“Turel√¨, turel√≤” di Elzbieta: un romanzo per bambini piccoli. Parte 1

25 Aprile, 2012

Le edizioni Ekar√© (che ho intervistato qui) hanno appena riedito un libro di Elzbieta del 2001: Turel√¨, Tuerl√≤ (titolo francese: Petit fr√®re, petite soeur, edizioni Albin Michel). Per chi non la conoscesse, Elzbieta √® un gigante dell’illustrazione francese, ne avevo parlato qui.
Già dalle prime pagine sfogliate, ho sentito che questo libro era un capolavoro. Ora vorrei provare a capire perché insieme a voi.
Non è un semplice libro illustrato per bambini, è un romanzo per bambini piccoli, con tanto di capitoli (7). Ora vi lascio godere del primo capitolo, senza interferenze se non quella della mia traduzione dallo spagnolo. Osservate con attenzione le illustrazioni.

LILI’ E L’UCCELLINO (primo capitolo)

Un uccellino chiama Lilì:
Рturelò, turelì.

– Che cosa vuoi, uccellino?
Рdomanda Lilì.


L’uccellino risponde che cerca, turel√¨,
un giardino, turelò,
per costruire un nido.

-Costruisci un nido nella mia casa, uccellino
Рdice Lilì
РMa tu hai un giardino, turelì?
– domanda l’uccellino.

No. Lilì non ha un giardino.
РAllora, turelò, me ne vado
– dice l’uccellino.

fine primo capitolo

 

Ecco, cos√¨ si chiude il primo capitolo di questo romanzo per bambini piccoli. La suddivisione in capitoli, lo spazio dato a ogni scambio di battute tra l’uccellino e Lil√¨ (cos√¨ minimale), danno alle battute un’incisivit√† teatrale (infatti, dal libro, √® stato poi tratto uno spettacolo). Ma √® il linguaggio, soprattutto, che detta la tensione della narrazione. Vi faccio un esempio, abbiate pazienza se rovino il libro, ma √® importante capire quanto √® fondamentale l’equilibrio del testo in un album.

Faccio un esercizio “alla Queneau”, riscrivo il primo capitolo cercando di scimmiottare uno stile che si incontra spessissimo nei libri per bambini molto piccoli.

LILI’ E L’UCCELLINO

Un uccellino chiama Lilì:
Рturelò, turelì.

E’ mattina. Lil√¨ sta ancora dormendo.
Un uccellino la chiama cantando:
– pio, pi√Ļ!

(Nota: Nella maggior parte dei testi per piccolissimi (e anche per pi√Ļ grandi) si dimentica l’enorme capacit√† delle immagini di saper parlare da sole. Elzbieta, al contrario, si √® fidata della capacit√† del lettore a interpretare la scena e non ci ha suggerito che √® mattina, e che se una casa ha le finestre chiuse √® perch√© il suo abitante dorme ancora).

– Che cosa vuoi, uccellino?
Рdomanda Lilì.

– Ciao uccellino, che cosa desideri?
Рdomanda Lilì affacciandosi alla finestra.

(Nota: la troppa educazione lasciamola nelle scuole. Un testo deve entrare subito nel vivo, nella carne del dialogo. Via i “ciao” e i “buongiorno”, via le presentazioni, via le maniere manierate dei bravi bambini. Ma non per questo si deve cadere nel versante opposto, altrettanto fastidioso: quello dell’impertinenza a tutti i costi. Ascoltate la purezza cristallina del testo di Elzbieta, niente di pi√Ļ dell’essenziale: Che cosa vuoi, uccellino? ).


L’uccellino risponde che cerca, turel√¨,
un giardino, turelò,
per costruire un nido.

– Pio, pi√Ļ, cerco un giardino per costruire un nido!
-risponde l’uccellino

(Nota: Bellissimo nel testo di Elzbieta lo stacco alla terza persona che precipita il ritmo in un rapidissimo. E’ l’arte del romanzo e dei punti di vista. Proprio come in un film, quando nel montaggio la telecamera cambia di continuo prospettiva e inquadra lo stesso dialogo da angoli diversi, cos√¨ fa il registro di un testo quando cambia il soggetto. Ora √® sparita la dolcezza del dialogo, c’√® qualcosa da dire e va detta, e si passa alla terza persona, senza storie: l’uccellino cerca un giardino, ecco che cosa c’√®, turel√¨, turel√≤ (Turel√¨, turel√≤ ritorna in tutto il libro come un accordo musicale (in francese √®: Tuireli, Tuirelo).

Ma non basta l’arte della narrazione per spigare perch√© si resta incantati/ipnotizzati dalla tensione di queste prime pagine. Bisogna mettere in conto la semplicit√† dei disegni, il caldo solare del giallo che gioca col bianco creando una luce quasi abbagliante. Non mi permetto di toccare i disegni di Elzbieta come ho fatto col testo, ma provate a immaginare di aggiungere verde nel prato e azzurro nel cielo, e qualche fiore colorato qua e l√†, e voil√†… sparirebbe quella nota musicale, acuta, sinistra, che accompagna tutto il libro.
Poi, se ci fate caso, Lil√¨ √® mezza nuda, nudit√† che sarebbe stata censurata da un mediocre editore, e che invece rimanda alla dolcezza dell’aria tiepida del mattino, alla fragilit√†, alla purezza di una vita semi selvaggia.

Sembrano disegni semplicissimi ma osservate bene il letto nella prima pagina, sotto il titolo del capitolo. Cosa sono quelle forme della spalliera simili alle forme che ha in testa la bambina? Sono treccine? Codini? Forse. Forse invece Lil√¨ non √® una bambina, ma un personaggio i cui codini sono stigma di appartenenza a qualche strana trib√Ļ. Forse √® una bambina cerbiatto. Forse non √® umana. Forse √® met√† umana met√† animale, per questo √® mezza nuda.


E questa casa a soli due piani? Vive da sola Lilì? Un bambino questi dettagli li nota subito, saprà subito che Lilì è, come lui, appartenente al mondo dei dèmoni divini.

“TOTO’ E L’UCCELLINO” recita il titolo del secondo capitolo…

Il libro continua con un nuovo capitolo. Non sappiamo se √® un continuum dell’altro o no, sappiamo solo che entra in scena un nuovo personaggio, e che dorme in un lettino simile a quello di Lil√¨, con la stessa testiera del letto.

In questo secondo capitolo, accade esattamente la stessa storia che nel capitolo precedente, scena dopo scena la stessa identica storia, con le stesse battute: L’uccellino chiama Tot√≤, gli dice che cerca di costruire un nido, gli chiede se ha un giardino, Tot√≤, che abita in una casa identica a quella di Lil√¨ (√® la stessa?), risponde che no, non ha un giardino.. Ma c’√® una novit√†:
Рla presenza in scena di un testimone che sa già cosa sta per accadere: Lilì.

Anche noi lettori siamo, come Lil√¨, testimoni di un d√©j√†-vous (identificazione col personaggio), grazie a questa identificazione ora non siamo pi√Ļ estranei al libro, siamo entrati insieme a Lil√¨ dentro il libro, ne sappiamo addirittura pi√Ļ del povero Tot√≤ su quello che sta succedendo.
Elzbieta √® davvero un mostro di bravura, guardate come fa “recitare” in scena Lil√¨, osservate la strana posizione nel quadro qui sotto, se la dovessimo tradurre razionalmente non potremmo (Lil√¨ √® leggermente piegata in due, ha un braccio sullo steccato), ma a un livello pi√Ļ inconscio sappiamo che quella √® la posizione di qualcuno che dice “No, ma ancora! Tot√≤ non sa che l’uccellino non vuole una casa, vuole un giardino. Oh povero Tot√≤, che come me poco fa √® pieno di entusiasmo. Ohi ohi, adesso l’uccellino se ne andr√† di nuovo!).


Quando, come prevedevamo, l’uccellino se ne va, non ci restiamo pi√Ļ con un palmo di naso come Lil√¨ nella prima scena, perch√© sappiamo che forse torner√† (√® gi√† tornato una volta, siamo nella ripetizione). Qualcosa in noi lettori, √® pi√Ļ rilassato. Allora, invece dello shok quasi zen del finale del primo capitolo, troviamo ora la dolcezza di un sentimento, quello della separazione.

Addio, Lil√¨, turel√¨. Addio, Tot√≤, turel√≤. Dice il testo. Non lo dice l’uccellino, ma la voce narrante fuori campo, e mescola nella stessa frase i nomi dei due bambini e il canto dell’uccello (ora, anche se separati, sono insieme).

Nel testo originale francese i due bambini sono chiamati “fratellino e sorellina”. Per capire tutto il retaggio culturale e simbolico di questa definizione, vi rimando a due miei articoli: quello su Hansel e Gretel di Susanne Janssen (il capitolo sulla simbologia dei gemelli) e quello sulla storia del binomio fratello-sorella (Seguendo le briciole nel bosco) pubblicato sulla rivista Hors cadre(s). Essere fratello e sorella nelle fiabe non √® una questione genetica ma una questione archetipica: nella coppia femminile-maschile ritroviamo tutta la potenza del mito platonico sulla nascita dell’amore, la forza genitrice degli opposti, la fatica della differenziazione dall’altro (se osservate bene, nel libro Lil√¨ e Tot√≤ vengono “generati” prima uno e poi l’altro da una ripetizione della storia. Nascono (nascono per noi nel libro) nello stesso letto e abitano la stessa casa (per√≤ non la abitano insieme, la casa √® per uno, vengono partoriti dalla casa in due momenti diversi, prima uno, poi l’altro). E non √® un caso se li ritroviamo uniti alla fine del primo capitolo. La coppia √® stata generata, ora pu√≤ generare.

Il secondo capitolo si intitola, forse non a caso: LILI’ e TOTO’ SEMINANO UN GIARDINO.

 

 

 

Segue…
Leggi la seconda parte dell’analisi

 

7 Risposte per ““Turel√¨, turel√≤” di Elzbieta: un romanzo per bambini piccoli. Parte 1”

  1. 1 francesca
    25 Aprile, 2012 at 19:31

    Sono proprio curiosa …

  2. 2 Carla
    29 Aprile, 2012 at 16:12

    ‚Ķsemplicemente geniale‚Ķ : ) !..grazie a te ho finalmente capito ‚Äúcome‚ÄĚ si puo imparare da un libro illustrato. Il ‚Äúquanto‚ÄĚ si possa imparare dipende pero da tante cose..La tua analisi e`magistrale..noti ogni sfumatura..e`fantastica, mi ha insegnato moltissimo.Oggi vado in libreria e ci provo : )!Grazie Anna!

  3. 3 Semola
    29 Aprile, 2012 at 16:13

    Bellissimo, come quando a scuola ascoltavo affascinata l’insegnante di storia dell’arte spiegare i capolavori dei grandi artisti.

  4. 4 Daniela Iride Murgia
    29 Aprile, 2012 at 16:15

    Grazie Anna, è sempre un piacere leggerti!

  5. 5 lin
    10 Maggio, 2012 at 14:31

    bellissimo in italiano….

    Bianca

  6. 6 Sara
    20 Novembre, 2012 at 10:13

    Ciao, ho una domanda: ma non esiste da nessuna parte in italiano? E nemmeno in Inglese?
    Vorrei prenderlo ma temo di non riuscire a leggerlo al mio bimbo. E’ facile?

  7. 7 Anna Castagnoli
    20 Novembre, 2012 at 14:23

    Sara, io concosco le copie in francese e in spagnolo, in Italiano sono sicura che non c’√®, in inglese non so. In tutti i casi penso che appuntarti a matita sul libro una traduzione sia facilissimo.
    Qui trovi la seconda parte dell’analisi:
    http://www.lefiguredeilibri.com/2012/04/30/tureli-turelo-di-elzbieta-un-romanzo-per-bambini-piccoli-parte-2-ultima/