Anne Herbauts: una riflessione sul libro illustrato (video)

19 Aprile, 2011

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Anne Herbauts

Vi ho tradotto qui sotto parte di un’intervista ad Anne Herbauts, perché trovo che dica qualcosa di prezioso: cioè che un libro è un oggetto tridimensionale, dove testo, immagine, pagine, contribuiscono in egual misura alla sua essenza. Sembra banale, ma è una consapevolezza fondamentale quando si vuole fare il lavoro di scrittore per album e/o illustratore, e troppo spesso dimenticata da autori e illustratori.

Anne Herbauts: Ho tendenza a dire che non sono né illustratrice né scrittrice, perché faccio dei libri, ma li faccio nel senso che li scrivo col testo E con l’immagine , e non sono né nel testo né nell’immagine, ma tra i due. Scrivo facendo una collisione di testo e immagine.  Quando costruisco un libro, dico “fabbricare un libro”, perché bisogna pensarlo come si fabbrica un oggetto, perché il libro si scrive col testo, con l’immagine, ma soprattutto con l’assemblaggio delle pagine, ed è questa la bellezza e la potenza del libro, che nel momento in cui apriamo un libro succede qualcosa non su una pagina, ma tra due pagine e dunque ci rendiamo conto che è gigantesco.

Poi parla del suo libro Les moindres petites choses (bellissimo) edito da Casterman.

6 Risposte per “Anne Herbauts: una riflessione sul libro illustrato (video)”

  1. 1 Totò
    19 Aprile, 2011 at 15:38

    Un’idea di libro a tutto tondo … grazie per aver inserito questa intervista.

  2. 2 Astera
    19 Aprile, 2011 at 19:34

    Secondo voi come evolvera’ questo concetto alla luce delle nuove tecnologie, dei Kindles e Nooks e degli iPads?
    Io non potrei mai rinunciare al piacere di sfogliare le pagine del libro tradizionale,sentirne il profumo, ammirarlo nel suo insieme…ma tanta gente e’ molto propensa alla transizione al libro elettronico. Forse siamo ancora lontani nel caso del libro illustrato, pero’…mi chiedo come/se cambierebbe la maniera di costruire il libro se il medium non fosse piu’ la carta…

  3. 3 Totò
    19 Aprile, 2011 at 21:48

    Forse, visti i tempi, il mio è solo passatismo ma non riesco proprio a fare a meno del libro nella versione cartacea conosciuta fino a ora; sulla tecnologia intesa come ideologia della tecnica mantengo delle perplessità e vedo più ombre che luci all’orizzonte.

  4. 4 daniela tordi
    19 Aprile, 2011 at 23:20

    Indipendentemente dall’evoluzione tecnologica, non credo che il mezzo fagociterà il Senso. E penso che la Herbauts, nel vedersi collocata a metà tra testo e immagini, nella semplice constatazione che il libro illustrato sia, in realtà, un oggetto… abbia risolto in modo felice il mistero. Ogni volta che apro un libro illustrato entro in un mondo compiuto, fatto di piani articolati e superfici che si spingono ben oltre le pagine. Un universo solido che mi avviluppa, aprendo e chiudendo il mio orizzonte. Nel suo cerchio di rimandi – esatti e congruenti – il linguaggio diventa lingua, le sottigliezze diventano spessore, le suggestioni s’incarnano in impressioni vivide e sensuali. E la cosa che più mi stupisce è come un colore, un effetto di luce, un graffio, una sagoma cambino via via la prospettiva in cui mi addentro. Ogni dettaglio è così significativo da connotare drasticamente la percezione. No sto solo leggendo, non sto solo guardando. Viaggio dentro una dimensione certa, delimitata da un confine. Una nuova terra emersa.

  5. 5 andrea daquino
    3 Maggio, 2011 at 17:21

    so many of my favorites here…very glad to have found your blog : ), grazie.

  6. […] ora quando Anna Castagnoli, a riguardo di quest’artista belga, sottolineasse la sua concezione tridime…: si ha l’impressione che Anne abbia usato uno scalpello per sbozzare il libro: la carta è […]