DAVIDE CALÌ: SCRIVERE PER BAMBINI. PUNTATA 3

26 Gennaio, 2011

Ecco nuove risposte di Davide Calì alle domande dei lettori di LeFiguredeilibri sulla scrittura per bambini.
Leggi la puntata 1
Leggi la puntata 2

Maddalena Sodo

15 dicembre, 2010

Una domanda forse un po’ banale: è meglio che il protagonista (ad esempio il bambino) parli in prima persona o che si racconti in terza persona? (il famoso e consunto “c’era un volta?). In base alla sua esperienza, cosa in genere fa più presa sul lettore?
Maddalena
Cara Maddalena, non ci sono domande banali. Se una domanda ti viene in mente, vuol dire che ti occorre una risposta. Direi che non esiste un “meglio” tra le due cose. Con la prima persona si ottiene un certo tipo di racconto, con la terza un altro. Di solito direi che negli album illustrati le storie sono raccontate in terza, da una voce narrante. La prima è usata più nella narrativa che prevede forme anche molto tipiche della prima persona, come il diario o il dialogo diretto con il lettore. La prima persona non è esclusa dagli album ma più che per raccontare una vera e propria storia la userei per raccontare un sentimento o un desiderio come io ho fatto, per esempio, in Mi piace il cioccolato o in Moi j’attends.

moi_j'attends
Davide Calì e Serge Bloch, Moi, j’attends, Sarbacane 2005

Susanna
15 dicembre, 2010

Non so bene come formulare la domanda, ma vorrei tanto saperne di più sull’uso/la scelta del linguaggio, perché è qui che di solito mi blocco e mi viene fuori ogni tipo di dubbio.
Cioè, una volta che uno ha sviluppato una storia che funziona, com’è che si sceglie la lingua in cui scriverla, intendo proprio dire, come si scelgono le parole giuste, le frasi adatte e la sintassi che le lega?
Detesto quel modo di scrivere in cui la lingua è volutamente tenuta a un livello scandalosamente basso, offensivo per l’intelligenza dei bambini, ma allo stesso tempo ho anche paura di scrivere troppo difficile.
I grandi autori riescono a scrivere “semplice” senza essere semplicistici, c’è qualche modo/consiglio/trucco/esercizio per riuscire ad arrivare a questo?
A proposito, qualcuno mi ha detto una volta (forse è stato Tony Ross ma non sono sicura…) che quando si scrive per i bambini la cosa più importante è essere chiari, ed essere logici. Se si risponde a questi due requisiti, si può parlare di qualsiasi argomento! Sei d’accordo? Quali altre cose pensi siano importanti?

Rispondo cominciando dall’affermazione di Tony Ross, se è sua, con la quale mi trovo d’accordo. Quando ho cominciato a scrivere per bambini mi sono dato in effetti poche regole, che ho cercato sempre di rispettare. Raccontare con chiarezza è la prima: scrivendo con chiarezza si può spiegare qualsiasi cosa, anche difficile. Non esistono trucchi in questo senso, solo l’esercizio e l’autocritica. E ovviamente leggere molto. Le regole che mi sono dato le ho trovate leggendo tanti libri che mi sembravano scritti male. Mi sono detto: io, non voglio fare la stessa cosa.

Per quel che riguarda lo scrivere in modo “semplice” questo non vuol dire ovviamente scrivere in modo “semplicistico”. Sono due concetti diversi. Le mie storie di solito sono abbastanza semplici ma al tempo stesso complesse e piene di cose, di piccoli dettagli, di messaggi nascosti, di sottolivelli di lettura. Ogni volta che mi hanno chiesto di semplificarle per renderle “superficiali”, ho preferito abbandonare il progetto.

2 Risposte per “DAVIDE CALÌ: SCRIVERE PER BAMBINI. PUNTATA 3”

  1. 1 Tullio
    2 Febbraio, 2011 at 19:56

    Io non so dire se i corsi di scrittura creativa servano, ma i corsi di Davide sicuramente sì.
    Durante uno dei suoi corsi è la nata la storia con cui ho esordito nelle librerie “Una formica un po’ così…”
    Ora il libro è arrivato in Francia, che dire… grazie.

  2. 2 Anna Castagnoli
    2 Febbraio, 2011 at 20:17

    Bravo Tullio per la coedizione in Francia!