Oliver Jeffers firma il “primo” libro illustrato digitale

23 novembre, 2010

Il grandissimo Oliver Jeffers firma quello che a mio avviso può considerarsi il “primo” libro illustrato digitale: The Heart and the Bottle. Primo nel senso che non una goccia della poesia stilistica di questo autore viene persa sul supporto dell’iPad, anzi. Avevamo visto in questo post alcuni primitivi esperimenti di illustrazione adattata all’iPad: ne era nata una vivace discussione dove nessuno di noi era troppo convinto della loro efficacia. Ora quello che Jeffers ci regala è un’anteprima di tutta la magia che i nuovi supporti digitali apporteranno all’illustrazione, un’anteprima delle possibilità di interazione tra lettore e autore, di interazione tra testo e immagine, di poesia, di creatività… e ci porta anche l’ennesima prova che i supporti sono solo strumenti, e che l’arte per farli vibrare, è sempre e solo in mano all’uomo-artista. E’ solo un inizio, ma nella buona direzione. Ecco il video pubblicitario messo in onda da HarperCollins, con la magica voce di Helena Bonham Carter. L’applicazione sarà disponibile da dicembre.

E per i nostalgici della carta… qui trovate un articolo che annuncia la scoperta di nuovi supporti digitali… fatti di carta!

31 Risposte per “Oliver Jeffers firma il “primo” libro illustrato digitale”

  1. 1 IllaT
    23 novembre, 2010 at 22:16

    bellissimo, ho visto oggi il video ^___^
    e l’articolo nel link sembra interessante, sarebbe ancora meglio se ci fossero delle immagini :D

  2. 2 Laura@popdesign
    23 novembre, 2010 at 23:56

    Stupendo, riesco solo a intravedere le possibilità infinite…

  3. 3 Anna Castagnoli
    24 novembre, 2010 at 0:06

    Anch’io, come un lampo meraviglioso.

  4. 4 Simone Rea
    24 novembre, 2010 at 9:54

    Secondo me è spettacolare soprattutto per noi “creativi” e per il nuovo rapporto di interazione che possiamo regalare allo spettatore.
    Comunque a parer mio è qualcosa di diverso dal libro illustrato e quindi difficilmente paragonabile a un qualsiasi formato cartaceo.

    Non so se sbaglio però il libro, pagina dopo pagina, mi fa sognare nuovi mondi, molte volte lontani dal testo o dalle illustrazioni..i personaggi si muovo nella mia mente per andare non so dove a fare non so cosa e questa potenza nasce proprio dalla presenza di immagini “immobili” che lasciano libertà di interpretazione o interazione alla nostra fantasia.

    Questo nuovo supporto al momento sembra che punti più a stupirci: facendoci giocare con i colori, facendoci muovere oggetti, personaggi, etc.
    Tutto questo però limitatamente alla creatività dell’ideatore.
    Sicuramente una buona storia ci trasmetterà comunque molte emozioni ma a parer mio faremo più fatica a coglierne l’essenza e a giocarci con la fantasia.

    Io comunque sto mettendo i soldini da parte per comprarlo. Bisogna approfondire, approfondire, approfondire!;):)

  5. 5 Anna Castagnoli
    24 novembre, 2010 at 10:56

    caro Simone, in parte sono d’accordo.
    Però Bruno Bettelheim diceva la stessa cosa per l’immagine illustrata, diceva che il testo senza immagini lasciava spazio alla fantasia del bambino, mentre l’illustrazione, la limitava. E non è vero.
    Un libro dove il lettore può intervenire attivamente non può frustrare la fantasia, a meno che gli interventi non vengano dettati a bacchetta (tipo: ora fai crescere dei fiori!) e questo dipende da come l’illustratore userà la libertà dell’animazione.
    Secondo me nascerà un nuovo prodotto, né animazione né libro immobile, qualcosa a metà strada che, secondo me, sarà ancora “libro illustrato”, anche se illustrato con un nuovo linguaggio.
    Io, ad esempio, come illustratrice, animerei pochissimo, ma con tocchi di magia: tipo vento che muove le foglie, un fiore che spunta mentre il lettore legge (ma quasi impercettibilmente) e farei sì che ad ogni lettura qualcosa di casuale e nuovo possa intervenire nell’immagine, non so come… inventerei un linguaggio perché si creino dei fenomeni apparentemente casuali, una foglia che cada solo alla “x” lettura, o che non cade mai…

  6. 6 Elena Favilli
    24 novembre, 2010 at 11:28

    Io direi che se Alice for the iPad era più un videogioco che un libro, e che quindi per molti versi faceva rimpiangere la lettura classica di Alice nel Paese delle Meraviglie, questo è un esempio molto riuscito di come, se ben progettati, i libri digitali per bambini non perdano nulla della magia dei libri tradizionali ma, al contrario, si arricchiscano notevolmente.

    E sono perfettamente d’accordo con Anna: un libro in cui il lettore può intervenire attivamente non può limitare la fantasia se ben progettato.

  7. 7 lucia
    24 novembre, 2010 at 11:35

    bello..bello!!..ho fiducia

  8. 8 elena carafa
    24 novembre, 2010 at 17:34

    Oggi non sono pochi i movimenti di ricerca verso l’utilizzo sensato della tecnologia nel campo dell’arte, ma sono ancora visti come delle eccezionalità, delle “concessioni stilistiche” da parte dell’arte con la A maiuscola (vedi videoarte, o pittura digitale,…). Nonostante la diffusione di ormai infiniti mezzi tecnici (possiamo stimare il 99% nella vita quotidana?),
    quando si parla di applicarli all’arte e alla poesia si crea immediatamente un cortocircuito, come se esistano strumenti e modalità più idonei di altre a sublimare l’idea della creazione e del bello.
    Sta a noi (utilizzatori e/o creativi) la scelta più intelligente, più entusiasmante, più rivoluzionaria delle cose che ci sono concesse di avere e fare.
    Attendiamo e/o partecipiamo.

  9. 9 Lisa
    25 novembre, 2010 at 9:42

    Sembra che l’iPad sia molto gradito dai bambini e sia sempre più presente nelle liste delle letterine per Babbo Natale…
    Il libro digitale, secondo il mio parere, se usato in modo misurato e attento è sicuramente un mezzo facile e immediato quanto un supporto cartaceo, ma con in più quel “tocco magico” che sicuramente non guasta.

  10. 10 Michela
    25 novembre, 2010 at 10:39

    Tutto molto stimolante visto da parte dei creativi (intriga anche me)… e la quotidiana battaglia dei genitori per staccare i figli dagli “schermi” ? ;)
    La tecnologia fa parte della loro vita, ne parlano continuamente, con i coetanei, la usano a scuola e a casa, hanno computer, giochi elettronici. Anche i libri ? No … i libri li tengo di carta. Come mamma non mi verrebbe mai in mente di proporre a mio figlio ANCHE questo. Il mio non è assolutamente un rifiuto del progresso è un non voler “sovraccaricare”. Che ne pensate mamme e papà ?

  11. 11 Lisa
    25 novembre, 2010 at 11:40

    In realtà un libro digitale non esclude a priori quello cartaceo: io non lo sostituirei mai!
    Ma a parità di contenuti l’idea di poter entrare “fisicamente” nel libro e di poter interagire con esso credo sia quel qualcosa di magico in più che non nuoce all’immaginazione, ma anzi la stimola.
    Michela ha ragione, anch’io sono d’accordo nel non sovraccaricare: ma potendo scegliere tra le tante “tecnologie” questa, forse, ai miei bambini non la negherei!

  12. 12 Chiara c.
    25 novembre, 2010 at 11:49

    Cara Michela, ti sono vicina! In effetti come madre non posso che condividere pienamente le tue perplessità, stesse perplessità che nutro da lettrice, essendo una odoredicartadipedente (figurati che uno dei “vizi” che mi porto dietro dall’infanzia è quello di non resistere alla tentazione di annusare un libro appena comprato!)Per non parlare delle sensazioni, dei brividi, delle vibrazioni che solo i libri riescono a darmi. Tant’è che difficilmente leggo libri presi in prestito e altrettanto difficilmente ne presto di miei! Patologica? Forse! Però c’è un però! Da creativa ti dico che anche l’illustrazione deve fare i conti col tempo che passa, con la tecnologia, con i nuovi sistemi di comunicazione. Ho guardato il video propostoci da Anna e devo ammettere di esserne rimasta affascinata. Sono sicura che mio figlio (14 anni) direbbe: FIGO!!!

  13. 13 Valeria
    25 novembre, 2010 at 12:40

    @Michela: come mamma ti direi perchè no?
    Secondo me la rivoulzione è già qui e ce ne accorgeremo d’un lampo. Penso che tutti gli operatori della filiera del libro si debbano far trovare preparati no?
    Vi segnalo un articolo forse un po’ tecnico rispetto al tono del blog di Anna ma che ho trovato interessantissimo
    http://ebookfest2010.bibienne.net/2010/09/11/e-drawings-un-nuovo-paradigma-dell%E2%80%99illustrazione/

  14. 14 Anna Castagnoli
    25 novembre, 2010 at 13:07

    “Questo perché l’e-book non è la sostituzione del libro cartaceo ma una sua evoluzione, un oggetto completamente nuovo che di conseguenza aprirà la strada ad un nuovo mercato editoriale.
    Di fronte a questa situazione inedita credo sia importante per noi illustratori italiani riflettere sulle tipologie di disegno che il nuovo scenario richiede, quali tecnologie usare, quali nuove soluzioni creative proporre ma soprattutto di non trovarsi impreparati a offrire un nostro prodotto.”di Giulio Peranzoni.
    ARTICOLO INTERESSANTISSIMO Valeria! Grazie mille.

  15. 15 Michela
    25 novembre, 2010 at 15:35

    Grazie davvero a tutti per le risposte e a Valeria per l’articolo! Mi aggancio allo spunto di Chiara C. : anche mio figlio di 11 anni direbbe: FIGO ! Ma non lo sostituirebbe mai al DS (nomino uno schermo a caso ..) lo AGGIUNGEREBBE ! e se gli dovesse piacere tanto, DOPO il DS chiederebbe ANCHE quello ! Per questo lascerei il poco tempo che resta ai bambini, dopo tutte le varie attività che riempiono la giornata (tecnologiche e non) da dedicare al libro di carta.

    Ripeto: da tutti gli altri punti di vista è un meraviglioso mondo da esplorare.

  16. 16 Sara
    25 novembre, 2010 at 16:33

    È bellissimo, davvero delicato! Però si deve calcolare che rispetto alla presentazione di Alice for the iPad c’è tutto un altro lavoro ma soprattutto un’altra sponsorizzazione, la voce di Helena Bonham Carter, la magia ecc… rende il libro illustrato digitale “impalpabile e dilacato” come un libro.
    Concordo pienamente con tutte le osservazioni sono state fatte e alla fine opterei per la scelta “che uno non escluda l’altro”.
    Però mi rimane sempre il dubbio che limiti la fantasia. Premetto che adoro la tecnologia ed confesso che io coloro con la tavoletta grafica ecc… ma con la tavoletta non creerò mai la sensazione di materia e le illimitate sfumature che si creano con le pennellate di colore, non strapperò mai un foglio, non lo accartoccerò, ecc… rimane sempre un freddo distacco che si può apprezzare oppure no. Finché si è adulti si può scegliere fra queste due opzioni ma per i bambini trovo più giusto la “veridicità di un foglio che la freddezza di un monitor”. Non saremo troppo intenti a muovere o far comparire oggetti e cose ecc… che la nostra mente tende più all’azione fisica e meno verso l’immaginazione?

  17. 17 farncesca ferri
    25 novembre, 2010 at 18:47

    anche io ero scettica, poi mi hanno chiesto di pensare contenuti per app x ipad e me ne hanno dato uno. i mei 3 figli di età diverse sono impazziti per questo coso. non lo hanno sostituito a nulla :ne’ alla tv ne’ al computer, alla playstation al ds…e tanto meno ai libri. Al di là dell’affascinazione che seduce tutti e che è alla base del marketing dell’I-pad credo che l’importante siano i contenuti.

  18. 18 Mauro
    25 novembre, 2010 at 19:21

    Alcune riflessioni da bastian contrario.
    Se accettiamo che un’immagine digitale animata sostituisca l’illustrazione tradizionale “immobile” dovremmo trovare altrettanto normale che una registrazione vocale (anche questa interagente col fruitore) scalzi il testo “tradizionale”… È logico pensare che i caratteri sovraimpressi diventeranno sempre meno indispensabili in questo genere di “impaginazioni”; ok, il contenuto, lo stile narrativo, la sintassi dello scrittore rimarranno gli stessi di prima, ma cambieranno forma comunicativa. La voce narrante (magari modificabile tra una vasta gamma di toni come nei navigatori d’oggi) sostituirà quasi in toto l’obsoleto testo che per essere fruito comporta comunque una fatica seppur minima.
    Mi chiedo inoltre, la figura dell’illustratore “analogico” è destinata a scomparire? Se per gli illustratori d’oggi è fondamentale trovare l’interpretazione visiva migliore attraverso anche accorgimenti tecnici che dialoghino con il supporto che andrà fruito (tra cui la composizione dell’immagine, la scelta della tecnica e della carta per la stampa, etc…), per gli illustratori del domani sarà indispensabile essere anche un po’ registi e animatori?
    Cerco di spiegarmi.
    Attualmente stanno imperversando in rete dei brevi filmati per presentare libri. Questi sono dei veri e propri trailer che utilizzano un linguaggio altro, cinematografico, per promuovere un prodotto di natura diversa. Non vorrei che il libro digitale si riducesse a mero scimmiottamento di altri medium finendo poi per essere fagocitato da questi ultimi. L’opera di Jeffers per quanto suggestiva mi sembra un ibrido in attesa di ulteriori evoluzioni che conducano il libro verso una sorta di videogame.
    Il libro (inteso in senso lato) in questa trasmutazione si evolve o rischia semplicemente di estinguersi?
    Queste le mie perplessità.
    Mauro

  19. 19 Anna Castagnoli
    26 novembre, 2010 at 0:11

    Interessantissima la tua analisi Mauro, grazie.
    Non sono d’accordo con chi (era Sara?) vede nella carta una “veridicità” che lo schermo digitale non ha. Sono due superfici altrettanto solide, reali,e penso che non ci possiamo basare su criteri affettivi/nostalgici per giudicare i nuovi supporti del libro. A noi piace la carta, ai figli dei nostri figli forse emozionerà lo schermo, che differenza fa? non sono solo oggetti che abbiamo investito di affettività?
    La domanda che formula Mauro mi sembra il punto nevralgico della questione: le nuove forme cambieranno i linguaggi fino a qui conosciuti (visivi e auditivi) del libro illustrato o no? Tra film di animazione e “libro immobile e muto” quale sarà la nuova forma?

    L’invenzione della scrittura, millenni fa, ha rivoluzionato la forma della narrazione, sedimentandola: mi immagino discussioni simili alle nostre quando a qualcuno è venuto in mente di incidere le prime parole sulla pietra: “oh! ma il testo non avrà la grazia della voce, non potrà veicolare le emozioni, la pietra è fredda… etc. Non è buffo? Ora forse torniamo a poco a poco verso una dimensione dell’oralità, con il suo calore di racconto musicato da corde vocali…
    Volenti o nolenti siamo di fronte a un cambiamento… Concordo con Francesca nel dire che sono importanti i contenuti. Ma anche la forma incide sui contenuti.

  20. 20 Chiara C.
    26 novembre, 2010 at 10:32

    Rispondo con piacere a Michela lanciandole una provocazione: e se queste nuove tecnologie(parliamo del libro illustrato digitale) fossero l’ultimo e unico modo che resta alla nostra generazione di “amanti dei metodi tradizionali” per avvicinare gli adolescenti “amanti del metodo virtuale” alla lettura? Sarebbe sicuramente un modo che non mi lascerei sfuggire considerando che ormai il mio quattirdicenne non tocca un libro da qualche anno malgrado le mie insistenze. Ma ieri quando gli ho parlato di questo ultimo ritrovato della tecnica si è subito illuminato. Mi dirai.” Certo! I ragazzi non perderebbero nessuna occasione per giocherellare con una novità tecnologica!” Forse, ma se giocherellando riuscisse anche a sbirciare qualche parola che miracolosamente stimolasse la sua curiosità tanto da indurlo ad approfondire la lettura, direi:”viva la tecnologia!”

  21. 21 Mauro
    26 novembre, 2010 at 11:07

    Anna, concordo pienamente con quello che dici. La comunicazione e i mezzi di comunicazione sono in continua evoluzione e lo stesso carico di “affetti” che riversiamo oggi sulla carta stampata e i libri, nel futuro si trasferirà su ben altri medium.
    La mia però voleva essere un’analisi più a bruciapelo, rivolta agli operatori del settore editoriale (editori, scrittori, illustratori, stampatori) di oggi. A quelle categorie cioè che si ritrovano a cavallo di due mondi e che per dirla in maniera schietta rischiano di non essere né carne, né pesce.
    Ognuno di loro investe tempo, denaro e fatica per progredire e offrire al pubblico il prodotto migliore in una continua proiezione futura. Sapendo fin d’ora che l’attenzione dei lettori (e degli investitori) si sta muovendo verso il mondo digitale come dovranno comportarsi di fronte a questa imminente rivoluzione? Se nel ‘400 gli amanuensi, dopo l’avvento della stampa a caratteri mobili, continuarono ancora per diversi decenni a trascrivere libri, oggi gli effetti delle rivoluzioni sono immediati. Basti pensare, per esempio, alla diffusione a macchia d’olio di internet e del cellulare nel nostro stile di vita… L’ amanuense quattrocentesco ha potuto “convivere” con Gutemberg lasciando la stampa alle generazioni future. L’operatore di oggi no, non ha tempo e deve, a mio parere, affrontare questo cambiamento sin d’ora. Per gli scrittori cambierà l’approccio alla narrazione che dovrà adeguarsi all’oralità, per gli illustratori meno alambicchi sulla scelta dei materiali e più nozioni su cinematografia e animazione, per gli editori una totale contaminazione con internet e tutto il i mondo digitale, per le tipografie il camposanto!
    Un “non-futuro” da ciabattino è il rischio più grande per chi rimanderà il problema?

    P.S. A Chiara: in questi ultimi tempi, grazie all’innovazione digitale, Dante e la sua Commedia stanno interessando moltissimi adolescenti, il che dovrebbe riempire di gioia i cuori di genitori e docenti… peccato che la fonte del loro interesse sia soltanto un videogioco con protagonista un Dante armato di falce che combatte le creature degli inferi per salvare la sua amata Beatrice!

  22. 22 francesca ferri
    26 novembre, 2010 at 22:42

    Mauro io sono felice di essere nata in questa epoca: 15 anni fa finita l’accademia ho posato la matita e ho comprato un mac. la rivoluzione digitale e del web era il futuro bisognava salire sul treno. Quello che io ho imparato sul computer sudando i primi anni, mio figlio 13enne lo sa già fare…il mondo cambia e si adegua. Nel frattempo sono già scomparsi i fotolitografi, i tipografi fanno i grafici e gli illustratori hanno la tavoletta grafica. Poi ci sono i programmatori che fanno gli illustratori e i grafici. I distributori e i librai che forse perderanno entrate, a causa di App store. Tutto è alla portata di tutti, questo è il bello con i suoi lati negativi. A noi spetta di cambiare forma ai nostri contenuti e di continuare a cercare di comunicarli in maniera intelligente.

  23. 23 michela
    27 novembre, 2010 at 10:21

    OK Chiara.
    Se fosse l’ultimo e unico modo che resta alla nostra generazione di “amanti dei metodi tradizionali” per avvicinare gli adolescenti “amanti del metodo virtuale” alla lettura, direi OK.
    Ma non voglio crederlo !!!
    Se questo fosse l’ultimo e l’unico modo sarebbe una visione dei giovani molto triste :(

  24. 24 Luppola
    27 novembre, 2010 at 13:18

    Roberto, io sono una di quelle che resta e non si schioda di qui. Chi la dura la vince!

  25. 25 Alice Barberini
    29 novembre, 2010 at 10:24

    Davvero bello il lavoro di Oliver Jeffers, ma non posso non ribadire la mia profonda tristezza per la nascita di questi nuovi “libri” per ragazzi. Non vorrei sembrare all’antica, ma fare un discorso da mamma.
    In un’epoca dove sempre più bambini vengono lasciati soli davanti alla tv o ai videogiochi, il libro è sempre stato un momento in cui l’adulto deve prendersi una pausa per accoccolarsi il proprio bambino sulle ginocchia e leggergli una storia. Magari facendo propro quella vocina buffa che solo la propria mamma riesce a fare così bene. Se ora il libro si racconta da solo, chi avrà più tempo e voglia di farlo al suo posto? La domanda che mi faccio inoltre è: ma i bambini hanno bisogno di questo? Perchè se libri per bambini si fanno, questo dovrebbe essere uno dei punti fondamentali. O siamo forse noi adulti che ne rimaniamo così affascinati, come quando in un negozio di giocattoli ci fermiamo a guardare il bambolotto di ultima generazione che parla muovendo gl’occhi, anzichè la semplice bambolina di pezza?
    Non lo so, concludendo in un mondo dove i bambini sono continuamente bombardati fin da piccolissimi da stimoli di ogni genere tv, nintendo e quant’altro, il nuovo e-book mi sembra l’ennesimo giocattolino tecnologico per lasciarli soli.

  26. 26 Michela
    29 novembre, 2010 at 14:39

    Alice, condivido completamente.
    Vieni al mio discorso fatto sopra: è un’ennesimo “schermo” … e non se ne sente il bisogno.

  27. 27 Alice Barberini
    1 dicembre, 2010 at 11:14

    Rileggendo tutti commenti mi viene da ridere che si possa pensare di avvicinare alla lettura i ragazzi con l’ e- book. I ragazzi si avvicinano alla lettura andando a leggere nelle scuole, leggendogli storie a casa, portandoli in biblioteca, ma questo costa purtroppo tempo, energia e voglia di farlo. Sedurli con un nuovo marchingenio tecnologico mi sembra invece una mossa molto più furba. Si sà i bambini ormai sono visti come piccoli grandi consumatori di oggi e di domani, che andranno ad ingrassare le tasche di tanti signori. Infine poi mi viene da fare un’altra considerazione: chi ricorda cosa dice Beatrice Alemagna nel suo bellissimo libro “Che cos’è un bambino?”. UN bambino è una persona piccola, ha piccole mani….perciò (io credo) è giusto che abbia strumenti adatti alle sue piccole mani. Perchè esistono i libri cartonati di piccolo formato? Perchè adatti alle loro piccole mani, perchè se cadono NON SI ROMPONO. Se cade l’ e-book?
    Concludendo io credo che ‘e-book sia una gran invenzione, per chi studia, per chi viaggia molto, per chi ne sente veramente la necessità. Ma non per i bambini, loro non ne hanno bisogno. Io sto frequentando un corso per lettura animata di fiabe, e nel corso dell’ultima lezione habbiamo letto un libro pungente e spiritosissimo: “E’ un libro” della Rizzoli, credo che farà scappare una risata anche ai fan dell e-book.

  28. 28 Anna Castagnoli
    1 dicembre, 2010 at 14:54

    Secondo me sono reazioni normali per qualcosa che è nuovo. Tutto quello che è nuovo fa sempre un po’ paura. Se è una questione di troppi attrezzi tecnologici, si butti via la televisione (che ormai non ha contenuti) e i vari videogiochi, che rimbecilliscono.
    Un libro digitale per me resta un libro, solo su un supporto diverso.
    Purtroppo non è l’ennesima trovata dell’industria tecnologica, è un supporto che molto prima di quanto immaginiamo scalzerà il libro in carta. In America le vendite di e-book stanno battendo record insospettati. Un’amica mi ha detto che sul metro newyorkese 4 lettori su 5 hanno un e-book in mano.
    Poi, quando penso che su un e-book ci stanno centinaia, migliaia di libri e questi libri rappresentano centinaia, migliaia di tonnellate di economia di carta (quindi alberi) vedo anche l’e-book come un supporto più ecologico, rispettoso dell’ambiente.
    Insomma, io sono fan :)
    L’unica obiezione valida mi sembra quella di Alice rispetto alla relazione mancante mamma-bambino se il libro viene letto da una voce registrata. Ma non è detto che debba sempre essere così, non sappiamo che piega prenderanno i libri illustrati digitali, per ora si fanno esperimenti.

  29. 29 Chiara c.
    2 dicembre, 2010 at 11:19

    Mi allaccio alle considerazioni fatte da Anna per rispondere ad Alice e a michela che hanno sollevato degli argomenti sicuramente scottanti: i genitori che non dedicano del tempo alla lettura per i propri bambini e la tristezza di una nuova generazione impigrita e debosciata a tal punto da non avere più nessuno stimolo dalla lettura. Non posso che essere daccordo con voi ma: per quanto riguarda il punto 1 parlo della mia esperienza personale, fatta di dopo cena distesa accanto alla culla prima e al letto poi leggendo, animando con le vocine e le canzoncine la lettura di storie per mio figlio, tanto che ancora oggi ricordiamo quei momenti come un rito. Ricordo ancora le ore nei fine settimana passate in libreria a sfogliare, lui seduto alle sedioline dei reparti bambini ed io inginocchiata al suo fianco ad ascoltare i suoi commenti ai libri che lo attiravano… la passione per i libri sulle stelle, sui dinosauri, sugli esperimenti, la magia… poi un bel giorno…lentamente…è diventato autonomo…gli interessi sono cambiati, i gusti sono cambiati, gli stimoli sono ovunque… a questo punto entra in scena il libro digitale e mi ricollego a quanto detto da Michela. I giovani, gli adolescenti, non sono ne vuoti ne tristi… sicuramente molti tra loro sono legati ancora al libro vecchia maniera, ma la stragrande maggioranza è “geneticamente” più avanti di noi, più aperta all’innovazione… non si tratta di non amare la lettura, ma di avere bisogno di stimoli e strumenti adeguati ai tempi. Credo comunque che il libro tradizionale non andrà in pensione! Grazie a Dio!

  30. 30 Lisa
    2 dicembre, 2010 at 13:07

    Chissà se è vero, forse tra qualche anno i “libri digitali” spiazzeranno quelli tradizionali.

    Credo sia giustissimo restare al passo con la tecnologia, continuo a sostenere l’ipad, ma sappiamo che tutto ciò che è digitale non è “fisicamente” eterno o comunque ha una resistenza molto bassa al trascorrere degli anni.
    A quanti di voi è capitato di doversi disperare nel non riuscire più a leggere un file irrimediabilmente danneggiato?

    Il libro digitale è una sorpresa capace di stupirci con la sua “magia”, ma non riesco a pensare di “sostituirlo” a qualcosa di prezioso e duraturo come invece può esserlo un libro di carta e un ricordo legato ad esso.
    Possiedo ancora qualche libro di quando ero bambina e ogni tanto mi fa piacere “risfogliarlo”.

    Ma è solo il pensiero di una nostalgica in estinzione…che compra libri, li conserva e che spera di comprarsi un giorno anche un ipad e di conservarlo.

  31. 31 Alboino
    1 dicembre, 2011 at 12:55

    Mi piace http://www.lefiguredeilibri.com/2010/11/23/oliver-jeffers-firma-il-primo-libro-illustrato-digitale/!