Intervista a Zoolibri: identità di un editore

6 Gennaio, 2010
zooeditore_2007Zoolibri, illustrazione di Silvano Scolari

Intervista a Corrado Rabitti, editore di Zoolibri

Perché editori e perché editori per bambini?
Ho scelto di fare l’editore, o meglio “di far partire un’attività editoriale”, perché:
–    volevo fare un lavoro che credevo potenzialmente appassionante e commercialmente compatibile con il mercato nel medio periodo (10 anni),
–    volevo fare un lavoro che mi mettesse continuamente a confronto con il resto del mondo,
–    volevo confermare al mondo, se per caso ce ne fosse ancora bisogno, che gli italiani, in quanto a “genio e creatività”, non sono secondi a alcuno,
–    volevo confermare che l’impresa di qualità non dipende dalla sua collocazione geografica,
–    volevo impegnarmi in un lavoro che permettesse, nel tempo, di dare opportunità di futuro professionale a “nuovi giovani talenti”,
–    volevo lavorare “in cultura”, nonostante il paese in cui vivo,
–    volevo entrare in un settore abbastanza “familiare” per inserirvi libri abbastanza “diversi”,
–    volevo trovare e scegliere sul mercato internazionale “certi libri” che nessuno voleva scegliere,
–    volevo creare nel tempo un catalogo che sarebbe diventato una piccola galleria d’arte coerente e ovviamente molto personale.
Ho scelto nello specifico di fare l’editore “di illustrati per bambini e ragazzi” perché coincideva con le mie possibilità tecniche e economiche, con le mie conoscenze umane e professionali e con l’entusiasmo e la voglia di fare di tutti coloro che ci avrebbero poi lavorato assieme al sottoscritto.
In sintesi, volevo “scoprire nuovi mondi e arrivare là dove nessuno è mai giunto prima” (!).

Quanti titoli in un anno?
Quattro/cinque in media era l’obiettivo iniziale.
Alla fiera di Bologna 2010 saranno circa 50 illustrati a catalogo e quindi (2010 = decimo anno), il bersaglio è stato colpito!

Pinguino_zoolibri

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? E’ uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
I “nostri” libri devono, SEMPRE
:
– essere divertenti, sia per chi li legge direttamente (piccoli), che per chi li “deve leggere agli altri” (grandi), o magari a sé stessi,
– offrire diversi piani di lettura e d’interpretazione, superando il limite imposto dalla “fascia d’età indicata”,
– presentare una storia, un personaggio, più personaggi, che accompagnino il lettore e favoriscano l’attivazione di ambedue gli emisferi celebrali (i nostri lettori hanno neuroni e sinapsi attivissimi…),
– essere capaci “di sintesi”, non essere eccessivamente “diretti”, senza sforare mai nel troppo didattico, educativo, divulgativo, scolastico, noioso, pedante, banale, scontato, eccetera…,
– favorire una cultura di pace e comprensione, un pensiero di vita il più possibile “etico”,
– aiutare a affrontare e sconfiggere le proprie paure.
Il desiderio, l’aspettativa, è che un giorno qualcuno tra i nostro lettori si ricordi “quel bel libro che ha letto da piccolo” e che gli ha scatenata la voglia di leggere, di disegnare, di scrivere, di sapere, di chiedere, di girare il mondo e incontrare e scoprire gli altri…


Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cos’è che vi fa dire: “questo illustratore/autore è per noi”?

Innanzitutto, prima ci dedichiamo alla scelta del testo, della storia, e poi alla scelta di un/una illustratore/trice. Una volta trovata una storia che ci piace, la “digeriamo”, con l’aiuto del tempo; mentre pensiamo a chi potrebbe illustrarla, valutiamo se deve essere “ritoccata” in qualche modo e perché. Questo ci aiuta anche nella scelta di chi potrebbe poi fare le illustrazioni.
Da una storia dobbiamo essere sorpresi, spiazzati: trovarci impreparati di fronte a un nuovo scritto è una sensazione rara e sempre molto eccitante. E davvero sempre più rara…
Dal punto di vista commerciale, lo scrittore deve essere preferibilmente “unpublished”; oppure, se già scrive per altri, verrà da noi associato ad illustratore/trice con cui non ha precedenti editoriali.

In merito agli illustratori…
Facciamo la ricerca sempre in modo molto controllato e selettivo attraverso materiali in arrivo spontaneo, materiali in arrivo a richiesta, viaggi attraverso la blogosfera.
Abbiamo creato un nostro archivio interno di “preferiti” da tutto il mondo che teniamo sempre in considerazione e che possiamo di volta in volta interpellare. Anche dalle illustrazioni dobbiamo/vogliamo essere sorpresi, spiazzati: trovarci impreparati di fronte a come un/una artista propone/interpreta un personaggio o una situazione, è uno stimolo vincente per decidere di lavorarci assieme.
Come anche ricevere proposte che vadano a “completare” il testo: qualcosa in più.
Anche l’illustratore/trice deve poi, se italiano/a, essere “unpublished” o comunque agli inizi in ambito “albi illustrati”; se non italiano/a deve comunicare con una lingua “affine”, per ovvi motivi pratici.

Orso_zoolibri

Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Inesistente/resistente/sfibrata/bucata… Quali sono i suoi fili principali? (associazioni/biblioteche/riviste/fondi alla cultura…).
La rete è resistente, nel senso che resiste e resiste e resiste…! Quindi, visto il paese in cui siamo, la rete è ovviamente sfibrata e “esausta”.
Ci sostiene come può, spesso non ce la può proprio fare, presa da mille problemi che rischiano di comprometterne la sopravvivenza quotidianamente. Direi che la rete c’è e fa il meglio, e anche “di più”, di quello che può fare.
Nell’albo d’oro di ZOO libri ci sono quasi tutti, pediatri e NPL, biblioteche a volontà, varie riviste piene d’entusiasmo, vari giornalisti pieni d’entusiasmo, alcune associazioni… tanti bravi personaggi…

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché? Rispetto ai titoli che comprate e/o vendete ci sono differenze di accoglienza nei diversi mercati internazionali?
ZOO libri nasce con una vocazione internazionale fortissima: vorremmo ognuno dei libri da noi prodotti tradotto almeno in una lingua straniera; sempre mantenendo un alto livello di qualità e quindi su un catalogo di un editore “cercato” intensamente.
Perciò ogni libro è nato, nasce e nascerà per essere potenzialmente appetibile su più mercati; cosa che ci obbliga spesso a lavorare sulla costruzione del libro stesso.
Inizialmente questo ha fatto sì che molti autori si potessero sentire “sabotati” o “censurati”; problema che adesso non si pone proprio più, perché i risultati ci precedono sempre e le proposte in arrivo (ormai oltre le 170 annuali…), sono aumentate sia in numero che in qualità.
All’alba del nostro decimo anno (!) abbiamo solo due titoli non ancora tradotti su un totale di dodici prodotti; e altri quattro nuovi progetti in arrivo sono già “sotto valutazione” da vari editori stranieri. Abbiamo in uscita per Bologna 2010 altre traduzioni in lingue prestigiose e stiamo ampliando i nostri orizzonti ulteriormente: il mondo è vasto e ci sono ancora molte culture da scoprire.

Gigante_zoolibri

Su un catalogo di circa 50 titoli che avremo a Bologna 2010, circa il 20% è di nostra produzione e il resto è comprato all’estero da varie parti; prevalentemente Belgio (fiammingo), Olanda, Regno Unito, Francia, U.S.A.
Nel 2009 abbiamo dati alle stampe cinque titoli dei quali uno acquistato all’estero, due nuovi di nostra produzione e due ristampe ormai esauritissime (una di nostra produzione e una acquistata all’estero). Il 2010 seguirà questa tendenza.
Gran parte del budget iniziale è andato sul capitolo acquisti per potere costruire un proprio catalogo internazionale e creare la propria identità appunto sul mercato internazionale. E’ necessario, e prestigioso, che una casa editrice che opera sul mercato “globale” abbia a catalogo sia titoli “di propria produzione”, sia titoli tradotti “da fuori mercato”.
Anche perché non è facile scegliere bene da tutto il mondo e formare un catalogo che “funzioni” e venda in modo soddisfacente.
Per ciò che ci riguarda, alla fine del nono anno tutti i titoli vanno piuttosto bene, sia in Italia che all’estero, e questo indica che stiamo facendo le cose nel modo giusto.
Ma si può sempre migliorare…
Ora il piccolo budget si sta spostando sempre di più sul finanziamento delle nostre produzioni; il marchio ormai è fissato sul mercato internazionale e abbiamo davvero molte e qualificate richieste.

Fabbricare cultura nell’Italia di oggi: una missione, una sfida o una passione a perdere?
Se facessi l’editore per sfida o come “passione a perdere” dovrei essere ricco, molto ricco.
E non è così, purtroppo per me…
Una missione, per alcuni aspetti, questo lavoro lo può diventare: presentare un libro “abbastanza nuovo”, un certo illustratore “difficile”, uno scrittore “sconosciuto”, un carattere grafico mai visto.
E’ sempre difficile accettare che quello che presenti possa essere assolutamente “non accettato” dagli altri, addirittura da chi ti segue e ti sostiene.
Ma è molto formativo, se si colgono le indicazioni…
Personalmente tengo sempre ben presenti alcuni fatti:
–    con la casa editrice ci devo/dobbiamo vivere: si tratta di un’impresa privata, non di “uno svago”, uno sfizio.
–    la casa editrice è collocata in una zona “sconosciuta” agli addetti ai lavori italiani del settore.
E’ paradossale scoprire che all’estero conoscono la nostra città (Reggio Emilia, NdR) per la sua tradizione cooperativa, sociale, produttiva, mentre in Italia, dopo nove anni, sentiamo ancora “siete di Bologna, vero?”.
–    il nostro mercato va da ovunque a ovunque.

Buongiorno_zoolibri

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.

Mi piace vedere la luce che si accende negli occhi di un/una giovane quando vede il “suo” libro stampato e comincia a balbettare per l’emozione… è impagabile…
Mi piace annusare la prima copia di ogni libro stampato…
Mi piace che il lavoro offra l’opportunità di conoscere soggetti come Davide Calì, Klaas Verplancke e Hannes Binder e di scoprire che sono persone “enormi”; come i libri che fanno. Se penso poi che siamo diventati amici lavorando… beh, è una fortuna indescrivibile! Sì… mi piacciono un sacco di cose di questo lavoro… una bella fortuna.

Cosa non mi piace… Ho una cartella segreta che si chiama “vergogne” e contiene appunto le vergogne di ormai nove interi anni di lavoro: tre quarti di esse sono italiane. Basta così.


Corrado Rabitti
, editore di www.zoolibri.com

6 Risposte per “Intervista a Zoolibri: identità di un editore”

  1. 1 Gaia
    7 Gennaio, 2010 at 23:21

    Questo sì che è un editore e un post con cui cominciare l’anno! E’ entusiasmante leggere del coraggio e della visione di un imprenditore culturale.
    Buon anno a tutti i lettori del blog, che incontrino o creino immagini e storie con cui crescere!

  2. 2 wasp
    8 Gennaio, 2010 at 10:01

    Concordo!Libri poetici e freschi…fantastico”L’uomo d’acqua e la sua fontana”! uno dei miei preferiti!

  3. 3 carola
    8 Gennaio, 2010 at 16:17

    Hanno pubblicato O. Jeffers? Anna, ricordi quando ti proposi di scriverci un post, perchè desideravo leggere la tua analisi? E Bravi ai raggiani. Buon inizio d’anno

  4. 4 Gianluca
    12 Gennaio, 2010 at 15:49

    Grazie Anna di aver portato alla luce il lavoro di una persona così onesta e determinata. Lavorare con loro è l’esperienza più bella della mia carriera artistica.
    Buon inizo a tutti!

  5. 5 marco
    12 Febbraio, 2013 at 11:37

    Ciao,
    io trovo sempre problematico individuare la “coerenza della linea editoriale” di un editore. Non sempre, naturalmente, in alcuni casi è plateale, ma in molti altri ci sono libri che vanno dallo stile pittorico a quello vettoriale per cui non so mai se il mio (pseudo)stile sia adatto o se gli faccio perdere tempo!

    Forse non centra nulla con il post, ma stavo guardando il sito della zoolibri. :-)

  6. 6 Anna Castagnoli
    12 Febbraio, 2013 at 11:56

    Marco caro, a volte la logica non è solo nello stile, ma nelle scelte dei temi, oppure a volte è sottile e percepita solo dall’editore (magari è una logica sul significato che hanno i libri per i lettori bambini)…
    Non è sempre facile individuarla. Ma non ti fermare allo stile.