Saisons, di Blexbolex, Albin Michel 2009

7 dicembre, 2009
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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

Vorrei parlarvi di Saisons di Blexbolex, a mio gusto il libro più bello di questa stagione francese. A prima vista il libro sembra un semplicissimo imagier di stagioni, un catalogo di più di 90 pagine di oggetti e immagini associate a nomi. Le illustrazioni, raffinatissime e colte, spesso citano dichiaratamente momenti della storia dell’arte (da Hockney a Manet) in un stile da avangurdia russa colorata negli anni 50. Ci si perde dentro come in laghi luccicanti.

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

Ma l’emozione che sentivo nascere sfogliando le pagine la prima volta, fortissima, non era data solo dalla bellezza delle immagini e dalla qualità della carta (spessa e ruvida, piacevolissima al tatto), c’era qualcosa di straniante nel rapporto tra immagini e parole ad esse associate, eppure, distrattamente, nulla pareva sospetto. Sopra l’immagine di un grappolo d’uva c’era la parola grappolo, sopra quella di un ombrello, la parola ombrello. Ero di corsa tra un metro e un aereo e rimandai a più tardi una lettura più approfondita.

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

Stamattina mi sono alzata con l’idea di pubblicare un post su questo libro. Tempo previsto: un paio d’ore di lavoro (caricamento immagini incluso). Che ingenuità! Sono le cinque passate e non sono che lontanissima dalla soluzione della sciarada di questo album. 90 pagine ormai costellate di bigliettini e miei appunti che si confondono e si affastellano, dandomi la sensazione che non ne verrò mai a capo. Sento che le mie conoscenze in semiotica non sono sufficienti. Mi devo accontentare di “sentirlo” come si ascolterebbe un brano musicale. Ma lasciate che vi introduca almeno all’ingresso di questo labirinto di significati

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

L’inizio sembra facile, è fatto apposta per portarti per mano dentro le pagine senza che tu abbia paura. Le quattro stagioni sono nominate e illustrate con un cambio di paesaggio e colori sulla stessa scena. Poi inizia una sequenza di oggetti semplici come semi, foglie, bulbi di fiore, una rondine, una prugna, un pallone da spiaggia… Di appena più complesso c’è l’immagine di un bambino inginocchiato davanti a un vaso dentro cui nasce un fuscello con due foglie, la parola in alto dice: crescita. A immagini e azioni primaverili ne seguono altre estive, poi autunnali, etc.

Mentre il tempo passa (stagione dopo stagione il libro dura tre anni e una primavera),  le associazioni tra figure e nomi slittano su piani più complessi, proprio come per un bambino, che crescendo passa dall’imparare i nomi delle cose, all’imparare che le cose possono avere più nomi, e che  i nomi possono addirittura inventare le cose, trasformarle. Nascono metafore, metonimie, sineddoche. Sopra un albero d’autunno, che sembra un fuoco d’artificio di colori, c’è la parola: festa. Sopra l’immagine desolata di un bosco incendiato, la parola: tristezza. E siamo solo all’inizio.

Se quello che ci interessa in un album illustrato sono i rapporti tra testo e immagini, questo libro è la nostra enciclopedia. Di volta in volta il testo di questo imagier può indicare:

a) direttamente un’immagine (anguria/illustrazione di un’anguria)
b) un’azione (una siesta/un uomo che dorme in un bosco)
c) un’emozione scaturita da un’immagine (tristezza/bosco bruciato)
d)  il significato di una scena (inquietudine/un uomo che guarda le nuvole addensarsi oppure  amore/due cervi in un bosco)

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

Nel caso “c” (un’emozione scaturita da un’immagine ) ci può essere tutta una sinfonia di varianti. Da suoni più nitidi, cristallini, come tristezza/ bosco bruciato (che capisco immediatamente), ad accordi più complessi: la parola ubriacatura la troviamo associata a un meraviglioso ciliegio in fiore che occupa due pagine, fino ad arrivare a dodecafonie, non sensi: la parola débâcle (disfatta, rovina) la troviamo associata a un paesaggio di montagna innevato (quale è la sconfitta? Per chi questa montagna ha rappresentato una sconfitta? Sono forse io sconfitta nel mio non poter accedere al senso del rapporto tra la parola e l’immagine?).

Idem per il caso “d” dove il testo sembra chiarificare (o creare ex-novo) il significato di una scena. Si va da significati semplici come un amore/cervo e cerbiatta, a rapporti più complessi: nell’immagine qui sotto alla parola testardaggine è associato un albero che al momento del cambio di stagione non ha perduto le foglie (la parola contiene un giudizio).

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

A volte è l’immagine che dà senso a una parola, a volte è la parola che dà senso a un’immagine. A volte l’immagine ci sembra chiara ma la parola la offusca, la devia verso un nuovo significato. A volte la parola ci sembra chiara ma l’immagine la offusca, la devia verso un nuovo significato (come nel caso visto di ubriacatura). Il libro ci costringe con sottili meccanismi di ripetizioni segrete, associazioni, suggerimenti, a liberare le immagini dalle parole e le parole dalle immagini, per poi rilegarle di nuovo, in un gioco infinito che tratta di significati e significanti, ma anche del nostro rapporto alle cose, e della sua qualità.

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

Con un po’ di pazienza avrei potuto esaurire i giochi di combinazioni possibili (almeno nella forma, perché nella sostanza dobbiamo aggiungere un terzo fattore imperscrutabile, che è l’interpretazione del lettore delle metafore presenti. Il lettore si intrufola tra parola e immagine e crea a sua volta un’interferenza, un suono).

Ma tutto si complica ulteriormente quando ci accorgiamo che non solo ci sono diversi rapporti tra testo e immagini, ma anche tra immagini attigue nella doppia pagina, immagini perdute nel libro che si ritrovano mutate dalle stagioni, immagini di oggetti simili in contesti diversi, etc. Le pagine sono, (ma non sempre!), in relazione tra loro, con relazioni di diverso tipo:
–  relazioni di causa effetto: bambino che salta nella pozzanghera (un divertimento)/mamma che stende i panni (un lavaggio)
– con relazioni di familiarità: una foglia (una foglia)/un bruco su una foglia (un bruco)

– con relazioni di sequenza di tempo: l’esclamazione di un uomo davanti alla neve che cade (un grido)/una casa sepolta dalla neve (la neve)
Рcon relazioni di luogo: un campeggio/ un bambino che ̬ stato punto da una zanzara (una zanzara)
– con relazioni di forme o colori
– con relazioni metonimiche (contenitore/contenuto)

– con relazioni di sinonimi: potete vedere in basso la coppia storia/fiaba, illustrati da una mamma che legge una fiaba a sinistra e da una scena della piccola fiammiferaia a destra. Le due immagini hanno lo stesso peso, ma è bellissimo che la parola storia a sinistra nasca da dentro l’immagine (è l’immagine che dà senso alla parola storia), mentre l’altra discende dalla parola (è la parola fiaba che chiarisce il senso dell’immagine della piccola fiammiferaia).

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

Spesso è il contesto che cambia il significato. Lo stesso bambino (identico ma con due vestiti diversi, uno in maglietta, l’altro in sciarpa) rappresentato in un’espressione di starnuto, ha due parole associate diverse a seconda della stagione: raffreddore (per l’inverno), allergia (per la primavera).

L’ albero che in autunno chiariva la parola una testardaggine (perché non aveva perso le foglie, vedi immagine sopra) diventa in primavera un ritardo perché non ha ancora messo le foglie. E’ sempre lo stesso bambino che assiste alle due scene. Da notare che queste relazioni si scoprono solo dopo più letture, per caso, perdute dentro altre decine di relazioni più immediate e semplici.

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

Nessuna relazione è mai scontata e sfogliando questo gigantesco imagier siamo continuamente costretti a rallentare, tornare indietro, scontratrci contro, scorrere veloci, in uno stato di piacevolissimo straniamento quale solo può darci davvero un anno che passa, con quel ritmo del tempo mai uguale, che può rallentare dietro a vetri da cui si guarda scorrere la neve o andare più veloce in una settimana di scuola. Temporali, giochi, partenze e ritorni… pensavo, scorrendo incantata il libro, che c’è solo un’epoca della vita in cui tutto è così denso di significati, così presente a se stesso, così ricco di scoperte e nuove associazioni, in cui le immagini e le cose non sono solo strumenti, utensili del quotidiano vivere, ma pozzi di senso, culle del meraviglioso. Nell’ultima pagina ci aspetta infatti la chiave di lettura di tutto l’album, un germoglio che nasce ha questa parola associata: un’infanzia.

E’ questa cosa qui l’infanzia. Questa meraviglia del guardare. Questo senso che nasce dalle cose, dalle figure, dalla natura che muta e trasfigura nel pozzo del nostro sentire.
Un libro ricco come la vita stessa, davvero degno di un bambino.

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Saisons, Blexbolex, Albin Michel 2009

Unico neo del libro, la soluzione grafica delle lettere nella piega delle pagine, la quala a volte si mangia un’intera lettera.

(Dello stesso autore in Italia è stato pubblicato da Orecchio Acerbo il bellissimo Immaginario).

11 Risposte per “Saisons, di Blexbolex, Albin Michel 2009”

  1. 1 beatrice alemagna
    7 dicembre, 2009 at 22:19

    Anna, che strana coincidenza: ho visto questo libro proprio oggi e l’ho trovato strabiliante, commuovente, misterioso ed anche fascinosamente oscuro, e assolutamente avanguardistico, per la sua forma grafica, per i suoi incredibili giochi semiotici. Ero sicura che ti sarebbe piaciuto. Quello che non sapevo era che ne avresti parlato in questo modo:quello che dici é di una poesia paragonabile solo al libro stesso.

  2. 2 georgia
    9 dicembre, 2009 at 10:11

    è un libro bellissimo anche a me ha colpito molto in fiera
    mi chiedo sempre chi sia lui-lei, tanti??? sembra un nome finto…inventato…
    già immaginario era splendido e la cosa che mi colpì fu come i bambini lo sentissero ‘loro’, lo leggevano con cura, delicatamente, domandavano il significato di parole per loro fantastiche e surreali, osservavano convinti o dubbiosi, , si interrogavano, e poi incominciavano a loro volta a disegnare e dare nomi…. un grande e autentico viaggio. grazie blexbolex chiunque e ovunque tu sia….

  3. 3 giulia
    9 dicembre, 2009 at 14:41

    Complimenti cara Anna, una recensione approfondita e affascinante. Conoscevo Blexbolex per il suo lavoro con Orecchio Acerbo e per Nobrow (casa editrice spettacolare!), grazie per avermi fatto aggiungere un altro libro alla mia lista natalizia :)

  4. 4 CHIARA
    9 dicembre, 2009 at 21:34

    il libro è davvero molto interessante e ringrazio Anna per la sua analisi che mi ha fatto vedere degli aspetti che non sarei mai stata in grado di cogliere … grazie!

  5. 5 david
    10 dicembre, 2009 at 14:17

    Anna complimenti per l’analisi!
    Allora ecco un altro libro da ordinare su amazon. Ogni volta che consigli una novità (o un classico) non me la faccio sfuggire e non resto mai deluso!

    Ciao Anna e auguri!

  6. 6 Stefano
    10 dicembre, 2009 at 16:39

    Complimenti, un’analisi molto bella.
    Non conoscevo ancora questo blog e ne sono rimasto davvero colpito: ora ha un posto tutto suo tra i “preferiti”.
    Il libro poi è bellissimo!
    Lo trovo molto poetico, e vengono in mente anche quei bellissimi esercizi di straniamento del senso tra parola e immagine che faceva Magritte quando disegnava la parola “montagna” sul volto di una donna, “cielo” su una valigia, e via dicendo, solleticando l’immaginazione a correre oltre le semplici associazioni consuete.
    …Senza contare poi le bellissime illustrazioni.

  7. 7 Anonimo
    10 dicembre, 2009 at 22:58

    Non è mai troppo tardi per farsi un’infanzia felice

  8. 8 Stefano2
    13 dicembre, 2009 at 13:17

    A proposito della Nobrow, di cui ci parlava Giulia, vorrei segnalare un concorso indetto per gli iscritti a Flickr dalla stessa casa editrice. Su questa pagina “http://www.nobrow.net/flickr-competition”
    potete trovare il regolamento e il link alla gallery dei lavori fino ad ora presentati.
    La Nobrow richiede due tavole realizzate con qualsiasi tecnica vogliate e su qualunque supporto ma di dimensioni 115mm x 145 a 350dpi. Una tavola dovrà essere realizzata sul tema “persone che non ho mai incontrato” e un’altra sulle “conversazioni che non ho mai avuto”. Promettono di realizzare una book con la selezione delle migliori illustrazioni e, data la qualità delle loro pubblicazioni, mi sembra possa essere un’ottima chance per molti di noi. Spero di essere stato utile..ah, come ripeto bisogna essere iscritti a Flickr. Ciao.

  9. 9 marcella
    14 dicembre, 2009 at 11:46

    Stefano 2, grazie per la segnalazione, Giulia ha ragione: Nobrow è una casa editrice spettacolare.
    Il concorso che segnali è invitante.

    Mi sembra che funzionino meglio questi link.
    http://www.flickr.com/groups/1185256@N25/

    oppure questo
    http://www.nobrow.net/flickr-competition

  10. 10 francesca
    14 dicembre, 2009 at 13:45

    beatrice alemagna mi ha preceduto nel commento alla tua recensione…poetica è la prima parola che mi è venuta in mente dopo averla letta.

  11. 11 cinzia
    16 dicembre, 2009 at 22:50

    Debacle:per tua fortuna non comprendi cosa possa essere quando la neve ricopre ogni cosa con il suo freddo e il silenzio.Vederlo sul libro è molto bello,viverlo è forte,ma non te lo auguro.