Il “Senza nome” di Valerio Vidali: una intervista

18 Novembre, 2008

Valerio Vidali

Dopo la bellissima intervista a Silvana D’Angelo, l’autrice di Senza Nome, eccoci sull’altra faccia della luna, il libro visto dal suo illustratore: Valerio Vidali. Come si interpreta un testo? Come si mantiene un’unità di stile tra tavola e tavola? Valerio Vidali ci racconta l’avventura del suo primo libro illustrato.

 

Iniziamo dall’inizio. Tu Valerio hai realizzato tre tavole per il concorso Ilustrarte 2005, dove un uomo era sempre semi coperto e un cane faceva da protagonista nelle tavole. Immagino che in te ci fosse un’idea di storia legata a questo cane. Ricordi com’era?
Avevo il mio modo di vedere i protagonisti, immaginavo chiaramente il carattere del cane per esempio, i suoi modi di fare: lo ricordo come una presenza silenziosa, senza voce.La figura del padrone invece è una sorta di “non presenza” , di lui non sapevo praticamente nulla e la cosa mi divertiva, era come disegnare una lavatrice.. o una sedia..

Quando hai ricevuto il testo di Silvana, cosa hai provato? E’ stato facile entrarci dentro, o ci hai impiegato un po’ di tempo? Come hai fatto a dimenticare l’idea iniziale dei disegni e buttarti nella nuova storia?
All’inizio ero molto preoccupato, si trattava di una situazione piuttosto anomala in cui lavorare, e il timore che il testo potesse non piacermi era grande; quando poi finalmente è arrivato mi è venuto un colpo a causa della sua lunghezza! Come ho già detto, io i miei personaggi li vedo sempre molto silenziosi, quasi muti, e mi ci è voluto un po’ di tempo per abituarmi alla loro voce, a tutti quei pensieri su carta. La storia però mi è piaciuta da subito, penso che Silvana sia stata bravissima.

La mia idea iniziale di Reginaldo non l’ho mai dimenticata, piuttosto ho cercato di integrarla con quella di Silvana, dove questo era possibile.

Quando hai iniziato il libro, ad un anno di distanza, hai deciso di rifare completamente le tre tavole: è stato per accordarti meglio al testo o per una tua esigenza formale? (E’ molto interessante studiare i progressi che Valerio ha fatto nel frattempo, le prime tavole risentono ancora di un linguaggio “sporcato” dai codici del fumetto, nelle nuove siamo completamente dentro il linguaggio dell’illustrazione).
Le tre illustrazioni iniziali le ho rifatte per un discorso di coerenza con me stesso, era trascorso più di un anno e mezzo e sia io che i miei disegni eravamo cambiati. E poi il formato che avevo scelto per il libro era diverso…

Valerio Vidali, tavola selezionata al concorso Ilustrate 2006

Valerio Vidali, Senza nome, Topipittori 2008

Le tue illustrazioni sono ricche di mille cose che non vengono citate nel testo (piccole storie parallele). Riusciresti a dirci dentro quali limiti ti muovi nel tuo rapporto col testo? Quanto ti permetti di andare lontano dal testo e quali elementi del testo senti invece che proprio “vanno messi”?
È vero, a volte inserisco elementi estranei alla storia (e tu non manchi mai di farmelo notare!:-), rifletto spesso su questo aspetto del mio lavoro e sinceramente non saprei dire se sia un bene o un male: è una cosa che mi viene spontaneo fare, mi piace. Credo sia per il fatto che da piccolo passavo molto tempo guardando le figure dei libri, soprattutto di enciclopedie illustrate, disinteressandomi di quello che, insieme al testo, di concreto raccontavano. Non so, forse per i bambini è importante avere la possibilità di sfogliare un libro in questo modo, divagando, lasciandosi trasportare dall’immaginazione all’inseguimento di “protagonisti nascosti”.

Naturalmente la storia principale e le “sotto storie” devono viaggiare su binari diversi, con tempi di lettura differenti, altrimenti si rischia di fare una gran confusione, la discriminante è proprio questa: è un lavoro di gruppo, il “me” illustratore valuta attentamente ogni situazione, cerca di escludere ciò che potrebbe interferire con il testo; il bambino Valerio, invece, cerca di far passare tutti quegli elementi che secondo lui rendono il libro più interessante, più ricco.

Valerio Vidali, tavola selezionata al concorso Ilustrate 2006

Valerio Vidali, Senza nome, Topipittori 2008

“Senza nome” è stato il tuo primo libro. Quali difficoltà hai incontrato?
Di difficoltà ne ho avute tante.
Il fatto che un editore come Topipittori, si sia offerto di far scrivere una storia, partendo da illustrazioni già esistenti, certo la si può considerare una grande fortuna, soprattutto se hai 22 anni e non hai mai pubblicato nulla; ma sicuramente questa non è la situazione più semplice in cui lavorare. Prima di tutto ho dovuto ritrovare l’amore e l’interesse per quei personaggi, poi ho dovuto riprendere confidenza con un modo di disegnare vecchio di due anni : può sembrare una sciocchezza, ma a me in quei due anni sono successe un sacco di cose, i miei disegni erano diversi e le cose che volevo disegnare erano altre.

Inoltre io sono un eterno sprovveduto, senza metodo di lavoro… , ancora non ho iniziato e sono già in ritardo.

Normalmente, quando si deve illustrare un libro, si consiglia di iniziare dalle pagine verso le quali si nutre maggior interesse, per poi procedere in ordine sparso; in modo da avere una maggiore omogeneità di stile che vada dalla prima all’ultima pagina, questo è un ottimo consiglio che io non riesco a seguire, (è stato così per “senza nome” ed è così tuttora) io illustro un libro nello stesso modo in cui lo leggerei, partendo dalla prima pagina e procedendo in ordine fino all’ultima, questo mi aiuta ad avere tutto sotto controllo, o almeno mi dà questa sensazione…

Ogni volta che termino una pagina, metto tutte le illustrazioni per terra, poi cerco un libro da tenere in mano che abbia un formato simile a quello che sto illustrando, e lo sfoglio mentre guardo le mie illustrazioni nel giusto ordine. La coerenza stilistica è stata una lotta continua, pagina dopo pagina.

 

E’ molto bello il contrasto tra il testo e Silvana D’Angelo e le tue illustrazioni. Se Silvana spinge i suoi personaggi alla ricerca di un’identità, i tuoi invece sembrano sfuggirla (il cane è senza viso, il padrone non si vede mai). Perché questo sottrarsi?

Amo i misteri, le identità segrete, le timidezze…

Valerio Vidali, tavola selezionata al concorso Ilustrate 2006

Valerio Vidali, Senza nome, Topipittori 2008

Un illustratore non è un pittore, un illustratore “interpreta” un testo. Sapresti dirci cosa ti piace di questo lavoro di dipendenza da un testo, e cosa non ti piace?
“Dipendenza” forse è una parola un po’ antipatica, interpretare un testo è un privilegio: in fondo la possibilità di raccontare è ciò che realmente mi interessa dei disegni. Lavorare con un testo naturalmente significa avere delle regole, in un certo senso il lavoro dell’illustratore comincia proprio da li, dall’interpretare quelle regole, il giocare con loro…

Il testo è la spina dorsale del libro, e se lo si desidera è più flessibile di quanto uno non immagini, e intorno si possono creare spazi e libertà enormi; per il resto potrei fare un elenco lunghissimo di cose che non mi piacciono di questo lavoro, ma in realtà sono cose che hanno a che fare più che altro con il mio modo di lavorare, il tipo di illustratore che sono e tutti i miei limiti in generale.

Se tu avessi dovuto scegliere un nome per il tuo cane, che nome avresti scelto?
Parli del cane del libro o di un cane nella vita vera? Quello del libro era per me a tutti gli effetti un cane “senza nome”, se avessi dovuto dargliene uno forse lo avrei chiamato Biagio, o Giulio…

Nella vita vera non saprei: dovrei prima conoscere il cane.

Leggi l’intervista all’autrice del libro: Silvana D’Angelo…

4 Risposte per “Il “Senza nome” di Valerio Vidali: una intervista”

  1. 1 giovanna
    18 Novembre, 2008 at 18:08

    Accidenti! Noi editori siamo basiti.
    Voglio dire: ci eravamo accorti che Valerio e Silvana fossero intelligenti, ma non COSI’, intelligenti…
    Scherzo, naturalmente.
    Il che non toglie che entrambe le interviste siano sorprendenti anche per chi, come noi, “Senza nome” lo conosce nei dettagli.
    E’ una vera soddisfazione dare la possibilità di pubblicare a due persone così. Sono questi i momenti in cui uno è contento di fare l’editore e guarda nelle giusta luce tutte le difficoltà e le seccature che si sobbarca quotidianamente.

  2. 2 evvivaniente
    19 Novembre, 2008 at 23:28

    Bravo Valerio.
    Ottimo esordio.

  3. 3 homeyra
    24 Novembre, 2008 at 23:14

    hi. your works is very good & lovli.

  4. 4 mara
    20 Aprile, 2009 at 9:29

    Caro Valerio, ho voluto aspettare a farti i complimenti di avere finalmente tra le mani il tuo libro… anche se già le poche immagini postate qui mi hanno incantata…
    finalmente la piccola libreria della nostra città è riuscita a procurarmelo e che dire… di nuovo complimenti.. davvero molto bello..
    una curiosità.. ma nell’ultima pagina quelli in alto sotto l’albero siete tu bambino e il tuo cane?…