Beatrice Alemagna: “L’Italia, uno dei paesi più “sfortunati” nei quali lavorare”

17 ottobre, 2008

Beatrice Alemagna, dopo aver letto la lettera-denuncia di Roberto Innocenti, ci regala una lunga e appassionata descrizione del lavoro di illustratore all’estro, e ci scrive:

“Per quanto mi riguarda, e rispetto alle mie esperienze francesi ed estere, trovo che, certamente, l’Italia sia, attualmente, uno dei paesi più “sfortunati” nei quali lavorare.
In Francia il mio lavoro è rispettato ed ho la fortuna che sia anche ben voluto nonché espressamente richiesto. Non so se questo ha un legame diretto con i compensi. Non credo.

Credo che in Francia il nome di un autore ed illustratore non sia necessariamente legato al denaro, almeno nella maggior parte dei casi. Credo che la tradizione e la cultura francesi facciano sì che l’editore stesso desideri lavorare nel rispetto dell’illustratore. Nonostante, ripeto, le condizioni non siano affatto idilliache.
La Francia ha la fortuna enorme di essere un paese dove ci sono ancora sovvenzioni e fondi stanziati per la cultura (anche se col “piccolo Nicolas” sembra che le cose cambieranno presto). Per ora é così: quasi ogni città, ma almeno ogni regione possiede un qualsiasi “Salon du livre”. Gli autori ed illustratori sono richiesti e desiderati in quanto si chiede loro di intervenire nelle classi, di animare ateliers, spesso legati ai libri che gli stessi hanno pubblicato di recente.
Questa é la grande fortuna di noi che pubblichiamo in questo paese: il libro non muore dopo la stampa e qualche mese di esposizione negli scaffali; il libro é il centro di animazioni, creazioni supplementari, dibattiti e progetti ulteriori.
Di questo vivono moltissimi illustratori francesi; delle “conseguenze” dei loro libri.
Certo, questo implica una vita di spostamenti, viaggi, incontri e distanza dal proprio tavolo di lavoro, ma se si riesce a trovare un buon equilibrio, la vita d'”artista” risulta un po’ meno bohémien che in altri posti.
Comunque anche dopo undici anni di pubblicazioni, di premi, di recensioni, ecc…nell’esagono, questo non incrementa in maniera consistente il compenso del proprio lavoro.
Spesso ed ancora mi capita di rifiutare dei contratti francesi dove l’anticipo é troppo irrisorio rispetto alla quantità di lavoro richiesto.
Spesso ed ancora mi capita di dover insistere con i miei editori per aumentare la cifra dell’a-vance sul contratto :a volte va bene ma altre no.
Allora, per rispetto mio e di tutti quelli che fanno questo lavoro (dico io), rifiuto e chi s’é visto s’é visto.
Spesso ed ancora mi capita di dover scegliere tra la mia motivazione personale e il mio basso ma umano bisogno di soldi.

La passione che metto in quello che faccio non é legata affatto al numero di zeri che vedrò nel contratto, ma sarete tutti d’accordo con me nel dire che essere sottopagati è senza alcun dubbio demotivante e incide probabilmente e direttamente sulla qualità della creazione.
In Italia ho lavorato per un compenso iniziale bassissimo ( non é un segreto; i Topipittori sono i primi ad ammettere di non potersi permettere anticipi degni di questo nome), ma lì tutto nasceva dal mio desiderio irrepressibile di lavorare infine nel mio paese e di fare un libro italiano. Ho avuto fiducia in loro. La percentuale delle royalties é buona (per buona intendo una percentuale che va dall’8 al 10% quando si é fatto testo ed immagine).
In Francia la percentuale per un progetto totale é, in media, del 6% ma con possibilità di crescita al 7 e all’8 superate certe cifre di vendita..; e in casi in cui l’editore tenga particolarmente al suo autore e voglia “ricompensarlo”.
Diciamo che la crescita della royalties é considerata come una sorta di premio e viene attribuita in condizioni particolari.

In Giappone gli editori sono, a detta di tutti, correttissimi, attentissimi, puntualissimi. Basti guardare alla semplice civiltà nipponica per crederci.
le cifre per le quali ho accettato di fare il mio libro non erano esorbitanti, ma oneste e la cosa rincuorante é stata la percentuale che avrei avuto sulle vendite: il 10%.
Se un anticipo non é alto, ma la royatlies é così buona, si può parlare, a detta di molti colleghi, di un buon compromesso lavorativo.
Certo, se poi il libro vende pochissimo, si può restar con un pugno di mosche.

Per quanto riguarda gli inglesi (per i quali sto iniziando or ora a lavorare):gli anticipi son un po’ più alti di quelli francesi (ma comunque frazionati in più tempi), mentre le royalties sono molto interessanti.
La promozione dei libri é sempre, in ogni paese, a discrezione dell’editore.
E’ sua, purtroppo, la scelta e la responsabilità di mettere “in avanti” un titolo piuttosto che un altro.
Certo, non parliamo di nasconderlo alle vendite o di negarne la promozione, come sembra accada a volte in Italia!
Una cosa é certo:facendo un libro o due all’anno non si può vivere di questo mestiere in NESSUN paese del mondo (a meno che non si parli di grandissimi successi, ovvero libri che vendono al di sopra delle 20.000 copie e questo accade in prevalenza e quasi unicamente per libri anglofoni, che sono, cioè buttati in seguito sul mercato americano).
facendo libri che vendono quantità normali (parliamo di 5000-6000 copie) si devono imperativamente trovare altri sbocchi lavorativi: animazioni, conferenze, manifesti, copertine.
Quel che mi sembra chiaro e doveroso dire é che questo é comunque un lavoro “precario”, dove la sicurezza economica non c’é mai; dove ci sono mesi da nababbi ed altri da senza tetto. Purtroppo é così un po’ per tutti gli illustratori (eccezion fatta per grandissimi-apprezzatissimi come i Quentin Blake, Gli Ungerer, I Lucy Cousins, gli Sheffler che dormono sogni tranquilli sugli allori della loro notorietà)

Questo é quello che posso dire della mia esperienza.
Spero di non aver demotivato nessuno, anzi, vorrei dire che gli illustratori italiani hanno oggi, almeno, la fortuna di trovarsi un contorno interessante e ricco. Ai miei tempi (oups, come fa vecchietta!), beh diciamo quando ho iniziato io in Italia non c’era niente. Internet era lontano anni luce da ogni illustratore, non esistevano confronti in tempo reale, non c’era tutta questa solidarietà che mi sembra di leggere nei blog attuali.
Credo che perseverando ancora un po’ si potranno raggiungere livelli di rispetto più alto anche nello stivale.
Perché tutti gli artisti che lavorano onestamente siano considerati a tutti gli effetti come lavoratori e non hobbisty della domenica, e perché dei Grandissimi come Roberto Innocenti non abbiano più a subire tali umiliazioni.
E qui ne approfitto per mandare un grande abbraccio e una sentitissima congratulazione al grande maestro toscano. E un augurio a tutti i giovani illustratori.
Beatrice Alemagna

Nota: la lettera di Beatrice Alemagna è stata scritta in esclusiva per Le Figure dei Libri. Appuntamento sul forum per continuare la discussione!

Leggi l’intervista a Beatrice Alemagna…

5 Risposte per “Beatrice Alemagna: “L’Italia, uno dei paesi più “sfortunati” nei quali lavorare””

  1. 1 giulia sagramola
    17 ottobre, 2008 at 23:30

    che dire, Beatrice è stata confortante, chiara e anche cruda, ha detto tutto e ho apprezzato molto, da giovane “aspirante” illustratrice.
    grazie per le belle pagine di questo blog, come sempre e grazie a Beatrice per aver aperto il suo sito, che bello, finalmente! :)

  2. 2 Miguel Tanco
    18 ottobre, 2008 at 13:07

    Grazie Beatrice per la sincerità e l’onestà.

    No vi immaginate quanto sono importanti questi articoli in questo momento.
    Mi sembra che ci sia un magma sotto , sotto che si muove,
    e Forse si può approfittare questo brutto momento per far nascere qualcosa importante.

    Grazie!

    ps.che sito bellino!

    m.

  3. 3 ilaria urbinati
    19 ottobre, 2008 at 11:50

    Sono una giovane illustratrice e ho cominciato a lavorare in Italia da un anno e mezzo circa.Sono una grande ammiratrice di Beatrice e volevo ringraziarla per questo post.Ci si sente meno soli nel cecare di rendere il proprio mestiere un Mestiere vero.Complimenti per il blog.

  4. 4 Tulio
    19 ottobre, 2008 at 18:42

    Grazie Beatrice
    è molto prezioso quello che dici. Credo che sia un importante momento di messa a fuoco dei diversi problemi. Bisogna continuare a parlare e portare avanti questo discorso di vitale importanza. Sono stato ad un incontro dell’AI, purtroppo sono dovuto andare via prima della fine, ma da quello che ho capito c’è ancora molto da costruire. Ma il momento è buono, rimbocchiamoci le maniche e affiliamo le matite.

  5. 5 rui vitorino santos
    22 ottobre, 2008 at 22:30

    even don´t understand every thing because of my bad italian i agree with Miguel Tanco one of the thinks that we can easily take from yours words is that they very honest. A few days ago i was reading the book “Un lion à paris” and after read what you have said i really see a connection from yours words and your images.

    Adeus