Gli antenati dei picture books, di Paolo Canton. parte II

26 marzo, 2008

Ritorna alla parte I…

Paolo Canton ci regala un’altra affascinante tappa nel suo viaggio attraverso la storia dell’illustrazione (viaggio che ha inizio qui). Questa volta seguiamo sui fogli le tracce degli animali di Esopo

Walter Crane, Baby’s own Aesop, London, Routledge 1887

I nostri antenati II di Paolo Canton
Le Favole di Esopo è, insieme alla Bibbia, il libro illustrato con più continuità dall’inizio della storia della stampa. Diversamente dalla Bibbia, però, è di argomento laico e questo ha fatto sì che sia stato anche illustrato con grande diversità e libertà nel corso dei secoli. In conseguenza, possiamo immaginare di tracciare una storia dell’illustrazione attraverso l’indagine di un unico libro, osservandone l’evoluzione attraverso il tempo, le tecniche di riproduzione e gli stili.

Già prima dell’invenzione dei caratteri mobili, l’Esopo era stato diffusamente riprodotto in forma manoscritta. Per esempio, alla NYPL si conserva il celeberrimo “Esopo Mediceo” che riproduciamo qui di seguito…

L’Esopo della Spencer Collection alla New York Public Library (spencer 50) noto come “Esopo Mediceo”

L’edizione di Augusta del 1479 pur non essendo la editio princeps, né la prima illustrata, è il nostro punto di partenza, perché lo possiamo considerare il paradigma dell’illustrazione xilografica pre-rinascimentale.

Aesopi Vita et Fabulae, Augsburg, Anton Sorg, 1479

Qui appare evidente come l’incisore abbia ridotto l’immagine al puro contorno (outline) del disegno. Non si tratta della manifestazione di un nuovo stile, alternativo alla tradizione pittorica del manoscritto miniato, o di una preferenza personale, quanto piuttosto di un vincolo imposto dall’impossibilità di riprodurre meccanicamente il colore e dalla limitatezza dello strumento (la sgorbia), del materiale (una tavola di legno tagliata nel senso della vena) e della tecnica (asportare dalla tavola tutto ciò che non doveva essere stampato).

La limitatezza dei mezzi, costringe alla sintesi e, in certa misura, al grottesco. Ma è proprio in questa essenzialità che si trova la ragione del fascino delle prime illustrazioni xilografiche: dovendo rinunciare alla ricchezza del dettaglio e del colore che caratterizzava la miniatura dei manoscritti, l’incisore evoca simboli più che delineare figure.

Interessante notare come sopravviva, ancora a fine Quattrocento, l’uso medievale di rappresentare sequenze nel medesimo quadro. Qui sopra, il topo è simultaneamente fra le zampe del leone e a rosicchiare il lacciolo, ma capiamo benissimo che si tratta di una sequenza. In altre edizioni, che a questa si ispirano, i due topi sono l’uno nero e l’altro bianco, a sottolineare che la loro presenza si riferisce a tempi diversi.
Lo stesso accade con la volpe e la cicogna, qui sotto:

Questa stessa essenzialità, questo livello di sintesi, tornerà a fare la sua comparsa poco meno di cinque secoli dopo, con l’Esopo di Alexander Calder, del quale mostriamo due immagini, oltre alla copertina:


Fables of Aesop according to sir Roger L’Estrange with fifty drawings by Alexander Calder,
Paris, Harrison of Paris, 1933

Le incisioni dell’Esopo di Augusta sono state riutilizzate più volte, e copiate per altre edizioni. Sono state, in sostanza, il punto di riferimento per molte edizioni quattro- e cinquecentesche. Fra queste, quella di Basilea 1501, della quale esiste un esemplare in coloritura coeva, perfetta dimostrazione di come la xilografia pre-rinascimentale non fosse nata per il colore, che sottrae, più che aggiungere, all’espressività del disegno. (Si noti come il processo di copiatura, a pantografo, rovesciasse l’immagine rispetto all’originale).


Un confronto più puntuale sull’influenza di questo modello xilografico e le sue evoluzioni si può avere con queste tre immagini, relativa alla favola “L’asino e il cucciolo”, e, rispettivamente all’edizione di Augusta del 1479,

all’edizione di Basilea del 1501, (ma questa volta non disturbata dalla coloritura),

e di Siviglia del 1521

In questa sequenza di immagini è interessante anche notare come il miglioramento della tecnica e degli utensili abbia permesso di adottare in tempi rapidi la tecnica del tratteggio per riprodurre le ombre e attribuire volume a figure altrimenti bidimensionali.
A presto con I nostri antenati III, nel quale svilupperemo il discorso a partire dall’edizione di Napoli del 1485, (vedi sotto), seguendo l’evoluzione dell’incisione xilografica fino agli anni 1960, con le opere di Antonio Frasconi e Joseph Low.

A presto…
Paolo Canton

Leggi: Gli antenati dei picture books, Parte I
Leggi:
Gli antanati del picture books, parte II
Leggi: Gli antenati del picture books, parte III

5 Risposte per “Gli antenati dei picture books, di Paolo Canton. parte II”

  1. 1 Fede
    7 giugno, 2008 at 22:11

    Grazie! molto interessante. Soprattutto il parallelo tra illustrazione antica e moderna (Calder). Aspetto le prossime puntate.

  2. 2 cecilia
    16 giugno, 2008 at 10:13

    paolo, interessantissimo come sempre. evviva i topi, che come questo blog, sono dei veri dispensatori di cultura. grazie.

  3. 3 Andrea
    19 giugno, 2008 at 8:30

    Complimenti e grazie per questi approfondimenti che rendono ancor più nobile il mondo del libro illustrato.
    Nel post si parla de “La volpe e la cicogna” di Esopo…tempo fa ho illustrato questa favola in lingua inglese e sono rimasto sorpreso nel leggere che la rivale della volpe non era una cicogna, bensì una gru (si parlava infatti di “crane” anziché “stork”). Facendo una piccola ricerca sulle precedenti rappresentazioni della favola ho constatato effettivamente che molto spesso i due volatili sono intercambiabili.
    Sarei curioso di sapere se nelle antiche pubblicazioni o addirittura nelle remote trascrizioni di quel testo Esopo parlava di una cicogna o di una gru!
    Grazie per l’attenzione.

  4. 4 paolo
    20 giugno, 2008 at 10:41

    buongiorno andrea,
    come potrai leggere nell’illustrazione dell’edizione di Basilea 1501, la versione latina è De vulpe et ciconia.
    La confusione è facile, dal momento che esiste anche una favola De lupus et gruis (Il lupo e la gru).
    Anche le versioni tradizionali in lingua inglese parlano di cicogna: Caxton, Of the foxe and of the storke; sir Roger l’Estrange, A fox and a stork.
    E la versione francese di La Fontaine fa altrettanto.
    Che sia diffusa una certa leggerezza fra gli editor?
    ciao
    p

  5. 5 Andrea
    21 giugno, 2008 at 10:37

    Ti ringrazio Paolo. Accidenti, se avessi avuto meno dubbi riguardo l'”illegittimità” della gru all’interno della favola avrei potuto far notare l’imprecisione all’editore coreano prima di realizzare le illustrazioni! Un saluto