Gli antenati dei picture books, di Paolo Canton. parte I

26 marzo, 2008

Ho aperto una nuova rubrica e l’ho chiamata Tribuna, la inaugura Paolo Canton, editore della Topipittori e appassionato bibliofilo. Chiunque possieda un sapere intorno al libro illustrato è invitato a propormi un articolo.

In nostri antenati, di Paolo Canton
Credo sia normale per un editore – ma anche per un autore o un illustratore – domandarsi dove affondino le radici dell’attività che ha intrapreso. Nel mio caso, però, questa legittima domanda si innesta su una tara genetica – la bibliofilia – con risultati sconcertanti. A furia di scavare, infatti, si rischia di finire al buio, oppure dritti dritti nella tana di Belzebu. E, infatti, ci sono finito.

Apocalisse xilografica – Olanda: 1430-1440. Glasgow University Library SP Coll Hunterian Ds. 2.3 – particolare della carta 38: il diavolo come lago di fuoco e lava.

Quello che vedete sopra è un dettaglio di una Apocalisse di San Giovanni, conservata nella Glasgow Library. È un cosiddetto block book, o libro xilografico, stampato prima dell’invenzione dei caratteri mobili da un unico blocco di legno inciso per ogni pagina.

Apocalisse xilografica (SP Coll Hunterian Ds. 2.3 ) ; particolare della carta 1: scene della vita di Giovanni Evangelista.

A me sembra un picture book. E a voi?
Certo, non era destinato solo all’infanzia. Lo usavano i predicatori dell’epoca (sorta di girovaghi, spesso eretici, che evangelizzavano le campagne) per spiegare le Scritture a un popolo di analfabeti. Lo stesso accadeva, in un contesto più istituzionale, qualche secolo prima con i rotoli di Exultet: manoscritti a rotolo, con grandi illustrazioni, che spiegavano a chi partecipava alla funzione pasquale, ma non conosceva il latino, che cosa significasse il borbottare del prete.

Quello qui sotto è un particolare dell’Exultet Barberini della Biblioteca apostolica vaticana: la Laus Apium (Lode delle api).

Rotolo di Exultet Barberini – Monte Cassino, circa 1087. Biblioteca apostolica vaticana; Codex Barberini Latinus 592

La cosa che mi pare più interessante dei libri xilografici è il rapporto fra testo e immagine.
Come detto, ogni doppia pagina era stampata da una matrice unica, intagliata nel legno (di solito di pero). I caratteri mobili erano di là da venire, quindi anche il testo doveva essere inciso con la sgorbia. Bella fatica. Soprattutto data la rozzezza degli strumenti da intaglio dell’epoca. Questo imponeva all’incisore la necessità della sintesi, tanto nel tratto grafico quanto nel testo. Quindi se le immagini sono archetipiche, quasi stereotipate, il testo si trasfoma in una sorta di scheletro o di struttura, sulla quale si innesta una narrazione per immagini.


Apocalypsis Sancti Johannis – Germania, circa 1470. Library of Congress: Incun. 1474. T45 Rosenwald Coll

Apocalypsis Sancti Johannis – Germania, circa 1470. Library of Congress: Incun. 1474. T45 Rosenwald Coll

Interessante notare come il testo sia spesso inserito in cartigli, sorta di antesignani dei balloon dei nostri fumetti. Quel che mi fa dire che di picture book si tratta, è la frammentarietà del testo, che risulta poco fruibile in assenza delle immagini. Lo dimostrano le note sul retro dei fogli (i libri xilografici venivano stampati solo al “recto”) dell’Apocalisse Rosenwald, dove una mano ignota ha compitato diligentemente il testo completo, come se ci fosse la necessità di leggerlo nella sua interezza per poterlo comprendere autonomamente.

Apocalypsis Sancti Johannis – Germania, circa 1470. Library of Congress: Incun. 1474. T45 Rosenwald Coll

E non è meraviglioso il fantasma dell’incisione, che compare insieme alle note manoscritte, come involontaria didascalia al testo?
Paolo Canton

Leggi: Gli antanati del picture books, parte II
Leggi: Gli antenati del picture books, parte III

2 Risposte per “Gli antenati dei picture books, di Paolo Canton. parte I”

  1. 1 Alex
    25 maggio, 2008 at 21:56

    grazie!molto interessante

  2. 2 maurizio gatti
    9 ottobre, 2012 at 19:06

    meraviglioso!
    grazie