Quando gli artisti interpretano le fiabe, 2

A seguito del post precedente, accolgo i suggerimenti di Daniela Iride Murgia, Andrea Rauch, Rossana Taormina, Marco, Marta, Nicoletta Menghi, e posto qualche nuova immagine di artisti che si sono ispirati alle fiabe. Grazie

SU BLACKWELL, Rapreonzolo

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ANNETTE MESSAGER: CASINO, opera ispirata a Pinocchio, Biennale di Venezia 2005

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MIMMO PALADINO, Pinocchio (Papiro edizioni)

paladino TIM WALKER

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SERGIO TRAQUANDI, Biancaneve (Principi e Principi edizioni)

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KEITH HARING, Big bad wolf, 1984

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SUZY LEE, The Rabbit Hole

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BAUHAUS, Automata and Dolls, c.1925

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MARC CHAGAL, Le mille e una notte, 1948

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JOSEPH CORNELL, Midnight party, 1938

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SALVADOR DALI’, Alice in the wonderland

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Potete vedere tutte le illustrazioni su Alice di Dalì qui.


Quando gli artisti contemporanei interpretano le fiabe, 1

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Kiki Smith, “Pool of Tears 2 (After Lewis Carroll), Moma Museum

Pochi giorni fa ho pubblicato la versione italiana del mio articolo sulle fiabe e la loro relazione con l’immagine, che ho scritto per l’ultimo numero della rivista Hors Cadre[s]. Mi è poi venuta voglia di esplorare come l’arte contemporanea si sia relazionata alle fiabe. Di alcuni artisti conoscevo già le fiabe trattate (Kiki Smith: Cappuccetto Rosso e Alice, Pat Andrea: Alice, David Hockney: le fiabe dei Grimm), altri li ho scovati navigando. Mi sembra che in questi lavori così potenti manchi quel “limite” che è, a volte, l’illustrare per bambini: questo permette a certi artisti di accostarsi a quel nucleo incandescente, primigenio, che abita le fiabe e di farlo vibrare nella sua ragion d’essere, fuori dai cliché narrativi dell’illustrazione classica. E se provassimo anche noi illustratori a spingerci… un po’ più in là?

KIKI SMITH

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Come Away from Her, Kiki Smith, 2003, Brooklyn Museum, Gift of the Prints and Photographs Council

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Kiki Smith, Born, 2002. Crediti: Moma Museum

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Kiki Smith, Companion, 2000, Edito e stampato da The LeRoy Neiman Center for Print Studies, Columbia University, New York
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Kiki Smith, Rapture, 2001
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Kiki Smith, Wearing the skin, 2002

SARAH MOON

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Sarah Moon, Little Riding hood
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Sarah Moon, Little Riding hood

EDGAR TYTGAT

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Edgar Tytgat . Dal blog At Swim Two Birds

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Edgar Tytgat, Dal blog At Swim Two Birds

YOSHIMOTO NARA

Yoshimoto Nara

Yoshimoto Nara, Little Red Riding Hood, Moma collection

DAVID HOCKNEY

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David Hockney, Grimm’s Fairy Tales 1969
DavidHockney_ThePrincessSearching_LGDavid Hockney, Grimm’s Fairy Tales 1969
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David Hockney, Grimm’s Fairy Tales 1969
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David Hockney, Grimms’ Fairy Tales 1969

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David Hockney, Grimms’ Fairy Tales 1969

WILLIAM WEGMAN

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William Wegman, Little riding hood

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William Wegman, Hansel and Gretel

ANNELIES  ŠTRABA

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Annelies Å trba, Nyima

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Annelies Å trba, Nyima 156

Annelies-Strba

Annelies Å trba, Nyima 271, 2006

MAURIZIO CATTELAN

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Maurizio Cattelan, i musicanti di Brema, 1995

DINA GOLDSTEIN

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Dina Goldstein, da Fallen Princesses

ADELA LEIBOWITZ

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Adela Leibowitz, Blackwell, 2007, Holster Projects, London

MARCELLE HANSELAAR

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Marcelle Hanselaar, Through the Looking Glass © Marcelle Hanselaar,  fiabe ucraine

FRANCESCA WOODMAN

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Francesca Woodman, Senza titolo

PAT ANDREA

Pat Andrea (22)
Pat Andrea, Alice in the wonderland
Pat Andrea (26)
Pat Andrea, Alice in the wonderland
Pat Andrea (23)
Pat Andrea, Alice in the wonderland
Pat_Andrea
Pat Andrea, Alice in the wonderland

Segue… Vai alla parte 2


Concorso coreano CJ: l’Italia vince di nuovo, Vidali e Negrin finalisti

Il premio coreano CJ, alla sua quarta edizione, sta restituendo una panoramica dell’illustrazione internazionale tra le più raffinate. Ecco i vincitori italiani.

CATEGORIA ILLUSTRAZIONE:
Potete vedere gli altri vincitori e i selezionati: qui
FINALISTA:
Valerio Vidali con Jemmy Button (libro realizzato a 4 mani con Jennifer Uman).

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Valerio Vidali, Jemmy Button

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Valerio Vidali, Jemmy Button

(Jemmy Button ha preso anche una menzione d’onore al premio indetto da The Magazine of Contemporary Illustration ed è stato selezionato alla Mostra illustratori di Bologna 2011)
Sempre all’interno del premio CJ Valerio Vidali è stato selezionato per i disegni di Don Quijote de la Mancha.
E nella categoria Nuove Pubblicazioni con il libro vincitore a Ilustrarte “Um dia, um guarda-chuva” (Planeta Tangerina) e Il Regalo (Topipittori).

ILLUSTRATORI ITALIANI SELEZIONATI:
Marta Iorio, Valerio Vidali (3 libri, di cui uno finalista), Silke de Vivo, Sonia Cattaneo, Annalisa Bollini, Michele Mannucci.

CATEGORIA NUOVE PUBBLICAZIONI:
Potete vedere gli altri vincitori e i selezionati: qui
FINALISTA:
Fabian Negrin con L’ombra e il bagliore, Orecchio Acerbo

Negrin
negrin_fabianFabian Negrin, L’ombra e il bagliore, Orecchio Acerbo

Fabian Negrin vince anche una selezione con Favole al telefonino, sempre di Orecchio Acerbo

CASE EDITRICI ITALIANE SELEZIONATE:
Edizioni Corsare (2 libri), Corraini (2 libri), Orecchio Acerbo (6 libri, di cui uno finalista), Topipittori (4 libri), Passepartout di Kite edizioni (2 libri), Zoolibri (1 libro).

Spero di non aver dimenticato nessuno. Complimenti a tutti!
Una lunga diatriba (qui) era nata sulla vittoria di Valerio Vidali a Ilustrarte: questa volta non si potrà che dirgli bravo (spero).


I segreti del colore: quinta (e ultima) lezione con Francesca Chessa

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Farbstudie, Wassily Kandinsky, 1913

Torna alla lezione 1
Torna
alla lezione 2

Torna alla lezione 3

Torna alla lezione 4

Ed eccoci arrivati agli ultimi due contrasti di colore: il CONTRASTO DI SIMULTANEITA’ e il CONTRASTO DI QUALITA’.

Come abbiamo detto nei precedenti post (più approfonditamente nella seconda lezione, che trattava il contrasto tra complementari), quando l’occhio osserva  un colore, ricerca, se non è presente, il suo complementare allo scopo di ricreare un’armonia cromatica. Ricordo che due colori complementari mescolati annullano la loro cromaticità nel grigio, che è il colore del “riposo” e dell’equilibrio dell’occhio. Provate ad osservare la figura qui sotto.

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Fissando attentamente, per circa un minuto, il punto nero centrale all’interno della sagoma verde, e spostando poi lo sguardo sul punto al centro della superficie bianca della figura sottostante, dopo alcuni istanti dovreste vedere apparire, sul vostro fondo bianco,  una sagoma avente il colore complementare della sagoma verde.

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Quella che vi apparirà è l’immagine che resta impressa nella retina dopo avere cessato l’osservazione. Ovviamente non aspettatevi di vedere una sagoma rossa satura, ma sicuramente riuscirete ad individuare una sagoma rosata. Questo sta a testimoniare che il vostro occhio sta ricercando l’equilibrio. Lia Luzzatto e Renata Pompas nel loro interessantissimo libro intitolato Il linguaggio del colore,

57_Luzzatto_Pompas

indicano quest’altro esercizio: inserendo in un quadrato colorato di 5 cm di lato un quadratino grigio-medio di 12 mm di lato, questo assumerà una sfumatura del colore complementare.

Osservando un quadrato giallo (attraverso un cilindro di carta che ripari l’immagine dall’incidenza della luce) il grigio del centro parrà tendere al viola, mentre nel quadrato arancione sembrerà velato di blu , in quello rosso si tingerà di verde e in quello verde di rosso. Così il quadratino grigio del blu apparirà riscaldato dall’arancione e quello del viola dal giallo.

Ecco qui lo schema generale per l’esercizio:

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Se siete curiosi provate a farlo!

L’effetto simultaneo non si produce solamente tra un colore ed un grigio ma anche tra due colori che non siano perfettamente complementari tra di loro. Per esempio un giallo ed un viola-rosso.

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Ognuno dei due colori tenderà a far percepire l’altro come suo complementare producendo, quindi, un’intensa vibrazione tra i due colori.
Il Divisionismo e il Puntinismo utilizzarono il contrasto di simultaneità esaltandone le sue particolarità.
Come ad esempio fecero nelle loro opere, solo per citarne alcuni, Georgers-Pierre Seurat

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La Grande Jatte, Georgers-Pierre Seurat

e Paul Signac

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Paul Signac,  The Lighthouse at Antibes

oppure il nostro italiano Giovanni Segantini

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Giovanni Segantini, L’ora mesta

Passiamo quindi al nostro ultimo contrasto: Il CONTRASTO DI QUALITA’.
Come cita Itten nel suo manuale “Per qualità cromatica si intende il grado di purezza ovvero di saturazione dei colori”. Quindi il contrasto di qualità si crea quando giustapponiamo colori intensi e luminosi a colori smorti e offuscati.
I colori saturi, come abbiamo già visto nella lezione tre, analizzando le tre variabili di colore, possono essere offuscati e apparire opachi e spenti mescolandoli con il bianco, con il nero, con il grigio e con il loro complementare.

Se noi mescoliamo un colore con il bianco possiamo renderlo più freddo,

63_ colore_mescolato_ bianco

possiamo spegnerlo  mescolandolo con il nero,

64_colore_tagliato_nero

con il grigio il nostro colore diventerà opaco

65_ colore_mescolato_ grigio

e infine tagliandolo con il complementare otterremo  dei grigi dalle interessanti sfumature.

66_colore_ tagliato_complementare

Non dimentichiamo comunque che il contrasto tra smorto e luminoso è come sempre relativo. Lo stesso colore può apparire luminoso accanto ad uno smorto o viceversa, smorto accanto ad uno luminoso.

67_colore_relativo

Questo contrasto, così come viene citato da Itten possiamo ammirarlo in questi dipinti:

Il Neonato di George de la Tour

68_ De_La_TourGeorge de la Tour

Il pianoforte di Henry Matisse

69_MatisseHenry Matisse

L’incantesimo dei pesci di Paul Klee

70_Paul_kleePaul Klee

Vorrei concludere queste lezioni con il bel passo dei Veda, che Itten cita nell’introduzione del suo manuale:

“ Ciò che si apprende dai libri o dai propri maestri è un veicolo. (…) Un veicolo che serve però a percorrere solo le strade battute; chi arriva al termine di quelle strade deve abbandonarlo e proseguire a piedi”.

Spero che vi abbia incuriosito tutto questo viaggio nel colore, ovviamente questo è solo un assaggio, potete approfondire l’argomento, consultando alcuni libri che vi inserisco più sotto in elenco.
Ma è soprattutto provando, sbagliando e riprovando che riuscirete a sentire sempre più vostri i contrasti e i loro segreti. Buon lavoro!

Arte del colore, edizione ridotta
Johannes Itten
Studi ed esercizi sull\’armonia del colore
18,70
Punto, linea, superficie. Contributo all\’analisi degli elementi pittorici
Vasilij Kandinskij
Uno dei più importanti studi sulla linea e la comosizione dell\’immagine
16,00 euro
Arte e percezione visiva
Rudolf Arnheim
Uno dei massimi studi del \’900 sulle leggi della composizione
24,23 euro (spedizione gratuita)
Conoscere e capire il colore
Lia Luzzatto
Una guida chiara per capire il colore e le sue leggi
12,75 euro
Conoscere e capire il colore (2)
Lia Luzzatto, Renata Pompas
Una guida chiara per capire il colore e le sue leggi
12,75 euro
Il colore persuasivo il colore
Lia Luzzatto
l\’importanza del colore nella comunicazione del messaggio
16,15 euro
Il linguaggio dell\’arte
Elena Tornaghi,
Capire il linguaggio dell\’arte, per la scuola superiore
13,77 euro
L\’arte del colore. Guida pratica all\’uso dei colori
Betty Edwards
Dall\’autrice di \”Disegnare con la parte destra del cervello\”, un libro che insegna a usare la forza del colore
20,91 euro
Lo spirituale nell\’arte (Testi e documenti)
Vasilij Kandinskij
Uno dei capolavori letterari sul colore del novecento
15,30 euro

Tutte le immagini dei vincitori italiani di Ilustrarte 2012

VALERIO VIDALI
PRIMO PREMIO ILUSTRARTE 2012
www.valeriovidali.blogspot.com
le immagini sono tratte dal libro: “Um dia, um guarda-chuva” edito da Planeta Tangerina.

Vidali1

Vidali2

Vidali

La lista completa dei selezionati potete vederla sul sito di Ilustrarte qui
e la lista completa dei partecipanti
qui
Qui potete leggere il racconto di Paolo Canton sulla sua esperienza di giurato.

Ecco le immagini degli illustratori italiani (o adottati dall’Italia!) selezionati al concorso Ilustrarte 2012. Mancano solo Chiara Carrer, Lisa Nanni, Michele Ferri.
Aggiornamento h17: Michele Ferri mi ha inviato le sue tavole, aggiorno il post

SIMONE REA
MENZIONE D’ONORE ILUSTRARTE 2012
www.simonerea.blogspot.com
le immagini sono tratte dal libro: “Esopo, Favole” edito da Topipittori

pipitopo

lupo e agnello

sole e rane copia

ANNALISA BOLLINI
www.flickr.com
www.annalisabollini.ultra-book.com

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ALICIA BALADAN
selezionata a Ilustrarte 2012
aliciabaladan.blogspot.com

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SILVIA BOLOGNESI
selezionata a Ilustrarte 2012
www.silviabolognesi.blogspot.com

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MICHELE FERRI
Biografia sul sito di Orecchio Acerbo

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STEFANIA LUSINI
selezionata a Ilustrarte 2012
www.stefanialusiniblogspot.com
immagini tratte dal progetto: Giocare è una cosa seria

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Stefania_lusini2

CLAUDIA PALMARUCCI
selezionata a Ilustrarte 2012
www.claudiapalmarucci.blogspot.com
Le immagini sono tratte dal libro “”La Rosa”  edito da Orecchio Acerbo nel 2011

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DANIELA IRIDE MURGIA
selezionata a Ilustrarte 2012
www.danielairidemurgia.com
mail: murgia(at)mplusb.eu

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OSCAR SABINI
selezionato a Ilustrarte 2012
www.oscarsabini.com

Le tavole sono tratte dal libro “Primo giorno di scuola” Logos edizioni

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DANIELA TIENI
selezionata a Ilustrarte 2012
www.fridainnamorata.blogspot.com/
portfolio online
flickr album

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Seguendo le briciole nel bosco: un mio articolo sulla rivista Hors Cadre[s]

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Il numero 9 della rivista Hors Cadre(s) è dedicato interamente alle illustrazioni delle fiabe classiche. Ho avuto l’onore di partecipare con un lungo articolo dedicato all’investigazione poliziesca delle briciole che alcuni protagonisti delle fiabe hanno, nei secoli, sparso nel bosco..

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SEGUENDO LE BRICIOLE NEL BOSCO
di

ANNA CASTAGNOLI
Hors Cadre[s] , numero 9, ottobre 2011

Lire l’article en français: pdf

Se forse una manciata di briciole di pane e qualche impronta nel terreno umido del bosco non bastano come prova di un delitto, quando il solo cadavere che abbiamo è quello squisitamente letterario del fantastico, possiamo lo stesso affermare che un unico filo lega le fiabe: Hansel e Gretel, Fratellino e Sorellina, L’agnellino e il pesciolino, raccolte dai Grimm a inizo ‘800, con la coeva fiaba russa Sorella Alionushka e fratello Ivanushka di Alexander Afanasyev, la fiaba napoletana Nennillo e Nennella pubblicata nel Pentamerone di Basile nel 1634,  Pollicino di Perrault, Finette Cendron di Madame D’Aulnoy, entrambe pubblicate nel 1697, e forse, ma con una radice più antica e perduta nella storia: Babes in the wood, ballata inglese firmata da Thomas Millington nel 1595, in cui due bambini abbandonati nel bosco muoiono di inedia.

Se alcuni cardini del racconto restano invariati attraverso i secoli: l’abbandono nel bosco per povertà, la furbizia del più giovane dei fratelli, l’incontro con un adulto cannibale, oppure, in altre varianti, la trasformazione di uno dei fratelli in animale (trasformazione di cui la fiaba conserva traccia anche quando è assente come tema dominante: il ritorno a casa sull’anatra nella seconda versione di Hansel e Gretel, il passaggio di Nennella dentro la pancia del pesce, Finette sul cavallo fatato che correva “si légèrement, qu’il semblait que ce fût un oiseau”), gli elementi più arcaici, crudeli e meravigliosi della narrazione vengono attenuati o eliminati nella misura in cui l’infanzia si definisce come categoria sociale e fruitore privilegiato delle fiabe, processo che ha inizio nel XVIII secolo e avrà la sua apoteosi nel XIX secolo (si pensi, ad esempio, all’appellativo “matrigna” che compare al posto della parola “madre” nella IV versione di Hansel e Gretel dei Grimm, quella del 1840).

Sarebbe affascinante tracciare una storia comparata tra illustrazione e testi letterari per vedere se il lento stillicidio del fantastico nelle successive versioni letterarie sia andato di pari passo con le sue rappresentazioni, ma è sicuro che nel XX secolo illustrazioni e testi sembrano coincidere nella volontà di edulcorare e razionalizzare la fiaba.

Nel XX secolo non resta che qualche rara traccia di Nennillo e Nennella, Finette Cendron, Fratellino e Sorellina, L’agnellino e il pesciolino, fiabe che probabilmente contenevano elementi troppo arcaici e irrazionali per l’idea di infanzia che dominava in Europa; sopravvive e spopola invece Hansel e Gretel, con una strega quasi simpatica, e una casetta di marzapane fresca di pasticceria.

Ma proviamo a improvvisare qualche esercizio di questa storia comparata. Il tema della cecità parziale dell’orco e della strega, che discende dall’episodio omerico del Ciclope accecato che cerca a tastoni Ulisse e i suoi compagni, si trasforma, in Perrault, nel più razionale cercare i bambini nascosti sotto il letto, o nel buio. Questa perdita della fisionomia mostruosa dell’orco si riflette in tutti gli illustratori di Perrault, dove l’orco ha le fattezze del tutto umane di un omone grasso e avvinazzato. Ma se il racconto di Perrault elimina l’orribile (ne resta traccia nelle figlie dell’orco), Gustave Doré, il primo grande illustratore di Perrault in senso moderno, lo recupera da un altro lato.

Siamo nel 1897, il romanticismo ha riportato in auge la fiaba, le recenti scoperte della gravure au bois de bout e gravure de teinte permettono a Doré di esprimere il fantastico attraverso la meraviglia dei chiari scuri e della delicatezza del segno.
Il bosco, luogo dove l’irrazionale e la magia agiscono con incontrastato potere è rappresentato dal nero, gli alberi non sono che il negativo (in bianco) di questa forza oscura.

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Gustave Doré, Le petit poucet, Hetzel 1867

Pollicino, separato dal gruppo, è investito da un cono di luce. La diagonale serpentina della coda di fratelli, con una potente energia dinamica, porta l’attenzione sull’ultimo riflesso di luce prima dell’entrata definitive nel buio: il bagliore dell’ascia, che prefigura il barbaro parricidio. L’ingegnoso ribaltamento prospettico delle figure umane, che vede quelle più lontane farsi più grandi, continua il filo di briciole che Pollicino sta seminando per terra, e lo trasforma in un cordone pesantissimo: impossibile, tirando l’esile filo di briciole, riportare la famiglia a casa, ritornare all’inizio della storia, frenare l’irreparabile.

Se nel racconto di Perrault l’orchessa è “une bonne femme” in Madame d’Aulnoy si preseneta come: “une vieille femme épouvantable(…), elle n’avait qu’un oeil au milieu du front, mais il était plus grand que cinq ou six autres, le nez plat, le teint noir et la bouche si horrible, qu’elle faisait peur ; elle avait quinze pieds de haut et trente de tour.”

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P. G. Eugene Staal, Contes des fées par Perrault, Mme d’Aulnoy…, Paris, Garnier frères (tra il 1850 e il 1880)

La rappresentazione dell’orchessa di Pierre Gustave Eugene Staal, traduce perfettamente la differenza di registro del racconto di Madame d’Aulnoy rispetto a quello di Perrault. La cecità omerica dell’orchessa è mantenuta nell’immagine di Staal, ma egli rinuncia alla caricatura e crea un mostro ancora più temibile cancellandole gli occhi. Sceglie per le tre sorelle lo stesso vestito e la stessa acconciatura (quando nel racconto Finette è vestita diversamente), dando allo spettatore un effetto stroboscopico simile a quello usato dal pittore Vittore Carpaccio nella sua fuga di preti, inSan Girolamo e il Leone nel convento. La  prospettiva dall’alto, insieme allo sbilanciamento dato dalla caduta in avanti dell’orchessa, mette lo spettatore in un posizione di disequilibrio: lo spettatore è “più in alto delle bambine spaventate” , quindi in una posizione di adulto gigantesco, ma nello stesso tempo “più in basso” del castello e dell’orchessa. Il lettore è interpellato dalla prospettiva straniante: è anche lui un adulto cannibale o è ancora il bambino che ha paura di essere divorato?
Prova della matrice più arcaica della versione di Madame d’Aulnoy è anche la presenza del filo come uno degli stratagemmi per non perdersi nel bosco. La fata madrina dice a Finette: “Tenez, vous n’avez qu’à prendre ce peloton, le fil n’en rompra jamais ; vous attacherez le bout à la porte de votre maison, et vous le tiendrez à votre main”, esattamente come fece Teseo su suggerimento di Arianna.

Dopo aver osservato i profondi chiari scuri di Gustave Doré e la fisionomia mostruosa della strega di Pierre Gustave Eugene Staal, tornando indietro di un secolo, ci chiediamo dove sia il meraviglioso nell’illustrazione di Pollicino di Clouzier, il secondo illustratore di Perrault in ordine cronologico, e il primo di cui ci resti il nome.

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Le Petit Poucet, Cluzier, 1697

Il tratto dell’incisione è grossolano, il gigante un tranquillo signore addormentato, il paesaggio grazioso. Per trovare il meraviglioso in questa scena, dobbiamo immedesimarci nei gusti di un lettore del 1697. Infatti, come ha suggerito la studiosa olandese Daphne M. Hoogenboezem in una appassionante saggio dal titolo: “Magie de l’image? Altérité, merveilleux et définition générique dans les contes de fées de Charles Perrault”, Clouzier avrebbe utilizzato volutamente questa povertà di segni e immaginario per ricreare un effetto di illustrazione medioevale, per dare un’aura di antico all’edizione di Perrault. In quegli anni, il medioevo era sinonimo di castelli, principi e meraviglia del tempo passato.

Anche Fratellino e Sorellina dei fratelli Grimm, sembra una versione più primitiva dello stesso tema di Hansel e Gretel, uno dei due fratelli non viene solo rinchiuso come un “cane” nella gabbia (livello metaforico) ma viene senza esitazione trasformato in capriolo dalla strega matrigna, e poi braccato dai cani durante una partita di caccia. Difficile, osservando gli illustratori di questo racconto minore (Arthur Rackham, Kay Nielsen, tra gli altri), con la fonte sempre presente dietro ai due fratelli (il fratello viene trasformato perché ha bevuto dell’acqua stregata) non pensare alle molte rappresentazioni delle Metamorfosi di Ovidio, quando Atteone, trasformato in cervo per aver guardato Diana alla fonte, è braccato dai cani e fugge nel bosco.

Uno dei più fervidi illustratori delle fiabe dei Grimm è stato Carl Offterdinger, nella seconda metà dell’’800.

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Fratellino e sorellina, Carl Offterdinger, Verlag Wilh. Effenberger, Stuttgart, fine 1800

Non più magia, ma colpo di teatro, nell’immagine conclusiva delle illustrazioni di Fratellino e Sorellina, Offterdinger “smaschera” l’irrazionale delle fiabe, come gli stessi Grimm, che versione dopo versione ne levigarono il fascino misterioso. Il barbaro incantesimo non era che travestimento, e i rassicuranti colori da Image d’Epinal sembrano traghettarci verso il kitsch delle coloratissime casette di marzapane del XX secolo.

L’interpretazione psicanalitica delle fiabe e gli studi morfologici del XX secolo non bastano a riportare il fantastico nelle pubblicazioni destinate ai bambini. Dovremo aspettare la svolta del secondo millennio, e illustratori come Lorenzo Mattotti, Susanne Janssen, Kveta Pacovska per ritrovare l’antico, terribile splendore della fiaba.

Mettiamo a confronto queste due illustrazioni tratte dalla stessa scena: la cattura di Hansel.
La prima, di Willi Plank, pubblicata in Germania da Lowes Verlag Ferdinand Carl, probabilmente intorno al 1954, è esemplare dell’immaginario novecentesco di Hansel e Gretel, la seconda, di Susanne Janssen, pubblicata in Francia dalle edizioni Être nel 2007, è decisamente innovativa.

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Willi Plank, Lowes Verlag Ferdinand Carl, Germania, 1954 circa e Susanne Janssen, Hansel et Gretel, Éditions Être 2007

L’immagine di Willi Plank sembra ritrarre un pic-nic in un bel pomeriggio d’agosto. I colori sono tenui e luminosi, un gattone fa le fusa alla strega, e quest’ultima è solo una vecchietta simpaticamente vestita, di proporzioni umane e con un paio di occhiali da miope sul naso (unico tratto inquietante, il colore scuro del viso, in contrasto con quello delle mani, che si ritrova in molte illustrazioni della stessa epoca). La posizione di Gretel è quella di una bambina che saltella allegramente per andare a raccogliere fiori. L’insieme della composizione si svolge su linee orizzontali e verticali, che comunicano un grande senso di equilibrio e pace. La casetta della strega è coperta di biscottini a forma di cuore.
Dove è la violenza di un imminente atto cannibale? Dove le forze oscure dell’inconscio che trasformano l’avidità orale nel suo opposto?

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Willi Plank, Lowes Verlag Ferdinand Carl, Germania, 1954 circa

L’immagine di Susanne Janssen, terribile, ci presenta una strega in primissimo piano, semi cieca, nella cui bocca spalancata, per effetto della prospettiva, sta già entrando Hansel. Il vestito è rosso intenso, e risalta dal monocromo della prigione. Gretel ha lo stesso viso di Hansel, come a riunire in un solo bambino il doppio specchio dei loro nomi: Nennillo e Nennella, Hansel e Gretel, Alionushka e Ivanushka, simbolo di un unità perduta che deve venir ritrovata. Entrambi ad occhi chiusi, come sonnambuli prigionieri di un incubo, aspettano la loro sorte. Le linee diagonali delle sbarre possono essere lette dal centro del libro verso l’esterno: come un’irradiazione della  terribile forza distruttrice della strega. Ma se lette dall’esterno verso l’interno, diventano altrettante lance che trafiggono la strega, anticipazione della sua morte imminente. E’ lei, non i bambini, ad essere catturata dalle sbarre, quasi inghiottita dal centro della doppia pagina, mentre i bambini sembrano più liberi di uscire ed entrare dalla scena. La posizione del corpo e della bocca, ricordano un mostro appena trafitto, paralizzato dalla consapevolezza della sua morte (il ciclope appena accecato?).

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Susanne Janssen, Hansel et Gretel, Éditions Être 2007

Per chiudere la nostra indagine di dilettanti investigatori di fiabe, risaliamo nel nord Europa, in Inghilterra. Nel 1595 Thomas Millington compone la ballata Babes in The Wood. E’ la storia di due bambini che restano orfani e vengono adottati da uno zio avido, che per sbarazzarsene ordina a due banditi di portarli nel bosco e ucciderli. Uno dei due furfanti si fa prendere dalla pietà, uccide il compare e abbandona i bambini nel bosco, ma questi, incapaci di nutrirsi, muoiono di fame e di freddo. I pettirossi copriranno di foglie i loro cadaveri.
Per l’assenza di qualsiasi elemento magico, questa ballata non può essere definita una fiaba. In comune con le varianti di Hansel e Gretel c’è solo la coppia fratello-sorella e l’abbandono nel bosco. Forse eco di un fatto di cronaca reale, forse eco di quei riti di abbandono di cui ci parla Vladimir Propp nel suo studio sulle origini delle fiabe, questa ballata ha avuto un successo inesauribile in Inghilterra: stampe e ristampe, film, cartoni animati e numerose pantomime, ma l’interpretazione più riuscita è forse quella di Randolph Caldecott, pubblicata da Frederick Warne & Co Ltd, a Londra e New York, nel 1879.

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Babes in The Wood, Randolph Caldecott, Frederick Warne & Co Ltd, Londra e New York, 1879 circa

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Babes in The Wood, Randolph Caldecott, Frederick Warne & Co Ltd, Londra e New York, 1879 circa

Stagliati su un bosco illustrato con un realismo quasi naturalistico (un botanico potrebbe enumerarci le specie di piante), i due bambini, piccolissimi di età, corrono e poi muoiono senza che sia dato loro il conforto di una sola fata. Solo i pettirossi hanno pietà di loro: uccelli che nella tradizione celtica simboleggiano il risorgere della primavera e sono incaricati dei riti di passaggio al nuovo anno. L’unico atto magico lo mette in scena Caldecott: il bosco, nell’ultima scena, è di colpo spogliato delle sue belle foglie di quercia, quando la continuità spazio-narrativa lo vorrebbe identico all’immagine precedente. Compianto della natura per i due bambini, o forse, svelato, il vero segreto della fiaba dei bambini nel bosco? Quello della metamorfosi della crescita, di quel delicato passaggio iniziatico che dall’età infantile porta a quella adulta: passaggio che richiede, come viatico, l’accettazione della morte.

Fine

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BIBLIOGRAFIA

Il racconto dei racconti ovvero Il trattenimento dei piccoli
Giambattista Basile
Il Pentamerone: la grande raccolta di fiabe del 1634.
15,30 euro
Dizionario delle fiabe e delle favole
T.Dekker, J.Van der Kooi, T. Meder,
Un testo fondamentale: riassunti, comparazioni, origini delle più note fiabe europee.
11,90 euro
La morfologia della fiaba
Vladimir Propp
Il famoso studio strutturalista sui meccanismi della fiaba.
13,50 euro
Il mondo incantato, Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe
Bruno Bettelheim
L’analisi psicanalitica delle fiabe, il loro messaggio profondo.
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Fiabe
J. e W. Grimm
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Sulla fiaba
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