Octavia Monaco: il mio primo libro

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Octavia Monaco, Il compleanno dell’infanta, Edizioni C’era una volta 1994

Octavia Monaco racconta l’avventura del suo primo libro:
Ricordo di aver ripercorso spesso, nei primi tempi, le circostanze che nel loro susseguirsi avviarono il mio destino di illustratrice. Le posso riconoscere come tracce di un disegno che, difatti, favorirono e permisero la realizzazione del mio primo libro illustrato. Se credessi al caso come unico fautore, potrei sciorinare un elenco di  coincidenze felici, ma io le ho sempre lette come occasioni di ritorni circolari. Premetto che mi sono affacciata al  settore artistico dell’illustrazione editoriale da autodidatta: una bambina che aveva scoperto il disegno come dimensione appagante di scoperta ed espressione, che anche la ragazza, nel crescere, non abbandonò.

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Octavia Monaco, inedito

Colui che  divenne il mio primo editore lo incontrai in una fiera del libro a Pordenone. La leggerezza dell’ironia di Alfredo Stoppa delle edizioni C’era una volta, di fronte ad alcuni miei lavori, mi ferì. Nemmeno lui  poteva prevedere che la vita mi avrebbe riproposta in altri luoghi per cui fu possibile interloquire rivedendo i piani del confronto.

Non passò molto tempo che  arrivò una sua telefonata, nei tempi in cui non era internet a veicolare le comunicazioni: Il compleanno dell’infanta di Oscar Wilde da illustrare… Fu gioia pura.

Mi dedicai alla progettazione delle illustrazioni con un profondo senso di gratitudine e anche di grande responsabilità, non solo verso l’editore che azzardava puntando su di me che non avevo qualifiche di nessun tipo a sostenermi, ma anche verso il racconto che attraverso e nell’intreccio con il mio lavoro sarebbe diventato un albo illustrato. Mi ponevo infinite questioni sul fare. Realizzai una quantità innumerevole di studi per individuare i volti per i protagonisti, i dettagli per i loro costumi o ancora per i luoghi in cui avrei dovuto animarli e soprattutto, ricercando, allora come tuttora, un valore di fondo da fare trapelare che fosse aderente al mio vissuto emotivo della storia. Il nano ricordo di averlo sognato. La dedizione al lavoro fu assoluta, seguita nel fare, passo passo, da Alfredo ad approvarmi.

Seguirono i miei primi quattro libri con le stesse edizioni.

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Octavia Monaco, Biancaneve ed. Arka  2007
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Octavia Monaco, Alice attraverso lo specchio, Principi&Principi 2011
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Guido Reni, Octavia Monaco, Un’intervista possibile, Bononia University press 2008

Non sono particolarmente assoggettata alle richieste della nostalgia, difficilmente ritorno sui libri che ho illustrato. Può capitare che li ripercorra con una sorta di pudore, quasi come li osservassi per prendere atto che sono mie creazioni, altre volte, invece, sfoglio le pagine ritmandole di affettività nel susseguirsi dei ricordi che richiamano.

Mi sento in perenne evoluzione e maturazione e ricerca espressiva, forse anche per questo, quando in occasione di una intervista di alcuni anni addietro, mi chiesero quale fosse il libro che più amavo, io risposi prontamente : “il prossimo”. Risposta che non è mai caduta in disuso…
Fine

sognoOctavia Monaco, Topo dopo topo ed. Fatatrac  2007

Ricordo che Octavia Monaco tiene corsi di illustrazione presso l’Atelier dei Giardini, via Porrettana 7/a – Bologna, (al Meloncello). 2 ore settimanali. Inizio corsi fine novembre 2011, durata 6 mesi.
per informazioni e iscrizioni:

www.octaviamonaco.com


The wonders of a toy shop, anonimo, 1850 circa

The wonders of a toy shop è un libro di cui si conosce solo l’editore e il decennio di pubblicazione: J.Q.Preble, 1850, New York. Lo trovo bellissimo. Guardate che forza cromatica si sprigiona dall’uso esclusivo delle due coppie complementari: blu, giallo-caldo; verde-scuro, magenta.

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Dove dormono i bambini? James Mollison

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Kaya, 4 anni, Tokyo, Giappone

Dove dormono i bambini è un libro-viaggio. James Mollison, fotografo, ha voluto fare un ritratto dei bambini di 24 paesi attraverso l’immagine delle loro camere. E’ un lavoro che data già qualche anno, ma l’ho conosciuto di recente.
Non amo la retorica che trapela da questo tipo di immagini (della serie: dimmi dove dormi e ti dirò chi sei), ma è comunque interessante rendersi conto di quanto un essere umano non possa, fin dai primi giorni della sua vita, essere libero. Idee, culture, religioni, filosofie familiari, dogmi pedagogici che si pensano assoluti, verità sulla creazione del mondo, colori, giochi, gusti degli altri… veramente, come scriveva Rimbaud : “Io è un altro“. E noi stessi: i nostri pensieri, i nostri gusti, quello che pensiamo giusto e bello, quello che pensiamo sbagliato… Come ci siamo arrivati? Ci mettiamo mai in discussione?

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Jasmine, detta “Jazzi”, Kentucky, USA, ha già partecipato a più di cento concorsi di bellezza

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nome sconosciuto, 4 anni, Roma, Italia

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Tzvika, 9 anni, Beitar Illit: un insediamento israeliano in Giordania
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Douha, 10 anni, campo-rifugio palestinese a Hebron, Giordania
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Nantio, 15 anni, nord del Kenya
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Ryuta, 10 anni, Tokyo, Giappone, è un campione di Sumo
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Dong, 9 anni, sud-ovest della Cina
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Ahkohxet, 8 anni, villaggio sul Rio delle Amazzoni
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Harrison, 8 anni, New Jersey, USA
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Bilal, 6 anni, West Bank, Israele
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Lei, 11 anni, provincia dello Yunnan,  Cina
Dove dormono i bambini
James Mollison
Storie e visi di bambini fotografati nelle stanze dove dormono
29,75 Euro (spedizione gratuita)

Intervista a Prìncipi & Princípi: identità di un editore

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Due libri della collana Piccola Biblioteca dell’Immaginario, Prìncipi & Princípi

Intervista di Anna Castagnoli ad Andrea Rauch, editore di Prìncipi & Princípi

Perché editori e perché editori per bambini.
Prìncipi & Princípi nasce come costola dello studio di grafica Rauch Design e raccoglie, in ogni senso, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista ideale, l’esperienza e, quasi, l’eredità dello studio. Bisognerebbe farne la storia e forse si capirebbero meglio i passaggi dalla grafica all’editoria.

Lo studio si era sempre occupato (dai tempi in cui, con Stefano Rovai, dividevamo la sigla Graphiti), di quella che all’epoca si era chiamata ‘grafica di pubblica utilità’ e che, nel corso del tempo, dalla fine degli anni ’70 in poi, aveva cercato di dare alla ‘cultura del progetto’ italiana non solo la dignità commerciale ma anche quella sociale e politica. Pensavamo allora, come pensiamo oggi, che la grafica sia ‘responsabilità’ e chi si mette all’anima il problema di comunicare deve essere sempre consapevole che le sue scelte saranno valutate, giudicate, esaminate, non tanto dal punto di vista della risultanza estetica quanto da quello dell’impatto sociale. Un manifesto, ben progettato e ben disegnato, un biglietto del tram leggibile e chiaro, un libro dalla forma e contenuto adatto ad ogni circostanza, una segnaletica che non ci faccia perdere la strada e non risulti insopportabile per la sua volgarità o ridondanza: tutte facce dello stesso sistema. La grafica ci sembra ancor oggi essere una delle cartine di tornasole per giudicare del grado di civiltà di un paese. Detto questo si può aggiungere come le esigenze del marketing si siano fatte strada nel mondo della comunicazione a colpi di machete, se non di bazooka, e abbiano ridotto il graphic designer, che un tempo si ‘sedeva al tavolo delle idee’, al ruolo di semplice, se non bieco, esecutore di strategie decise, masticate, digerite altrove (e mi si scuserà se evito di continuare in questa filiera gastrointestinale). Il grafico, in troppe occasioni, è ormai ridotto ad essere un ‘dito’ che sa accendere un computer e la sua ‘responsabilità’ sociale, è andata bellamente a farsi friggere. Un mondo che abbiamo tanto amato e che si è rivoltato contro di noi, offrendo della modernità solo il suo lato più superficiale e volgare, e certo non è più quella palestra di progettualità che si era sperata e cercata in altri momenti.

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Sophie Fatus, Buongiorno Oggi, Prìncipi & Princípi

L’ingresso nell’editoria è arrivato, per noi, in un momento di amara riflessione su quanto andavamo dicendo e ha rappresentato, in qualche misura, un’ancora di salvezza. Il momento cioè in cui è stato possibile riappropriarsi della nostra funzione di ‘progettisti’. Con i libri ci siamo seduti di nuovo al ‘tavolo delle idee’. Decidiamo da soli cosa fare, valutiamo se farlo e ci sentiamo sufficientemente liberi e padroni delle nostre azioni. Naturalmente poi la ‘nostra valle non è tanto verde’ ma non è questo il momento di considerazioni di tipo aziendale e produttivo. Almeno in questa dichiarazione d’intenti si può evitare di parlare dei problemi della distribuzione, della mancanza di visibilità e di attenzione al settore, e di tutti quei piccoli grandissimi problemi che costellano la nostra quotidianità.

Tornando comunque alla domanda; perché editori di libri per bambini? Lewis Carroll risponde molto bene nel primo capoverso di Alice in Wonderland: “Alice cominciava a sentirsi stanca di starsene seduta senza far niente: aveva, una o due volte dato un’occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non c’erano né dialoghi né figure e a che serve un libro, pensò Alice, senza dialoghi né figure?” Amore e attenzione quindi per l’oggetto libro, per le parole, per le figure. E attenzione, vorrei aggiungere, al mondo dell’infanzia.

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R.L. Stevenson e Roberto Innocenti, L’isola del tesoro, Prìncipi & Princípi

Quanti titoli in un anno?
Prìncipi & Princípi esiste da un anno e mezzo. Per adesso abbiamo pubblicato trentasette titoli ma negli ultimi mesi abbiamo rallentato il ritmo perché ci siamo accorti che con le nostre poche forze non riuscivamo ad occuparci come avremmo voluto dei singoli titoli, finendo per trascurare progetti e autori cui avremmo voluto e dovuto dedicare maggior attenzione. Credo che per il prossimo anno ci assesteremo sulle 15 uscite.

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? E’ uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
Quello che ci riproponevamo è abbastanza esplicito nella nostra ragione sociale: Prìncipi & Princípi. Con i ‘prìncipi’ che rappresentano il mondo dell’immaginazione, della fantasia, della figura e i ‘princípi’ quello della responsabilità sociale. Una parte della nostra produzione riguarda infatti classici della letteratura che hanno la possibilità di accendere e alimentare la fantasia. Libri non solo per bambini (Pinocchio, Alice, il Mago di Oz…) ma anche grandi classici dell’insolito e del misterioso, puntate nella letteratura moderna più stuzzicante e inquieta (da Hoffmann a Kafka) o quella più ariosa e coinvolgente (Stevenson, Conan Doyle…).

Sono libri di fattura ‘classica’, con tutti gli elementi che si prestano (speriamo) a farne un prodotto di consumo essenzialmente elegante. Il progetto grafico qui è talmente semplice che pare non esserci quasi. Il carattere di stampa è classico, i margini, le giustezze, l’interlinea, tutti gli elementi della tipografia quindi, calibrati, la carta leggermente avoriata, le illustrazioni mai invasive rispetto al testo. Sono testi che vogliamo siano letti e non solo sfogliati. Grandi letture e non raccolta di figurine. Figurine comunque che si devono a molti grandi illustratori, da Guido Scarabottolo a Fabian Negrin, a Gianni De Conno, a Roberto Innocenti, a Octavia Monaco, ai giovani Ale+Ale.

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Federica Iacobelli  e Chiara Carrer, Il dono di Alma, Prìncipi & Princípi

L’altra parte importante della nostra proposta, che abbiamo definito “Storie del nostro tempo”, riguarda i titoli che più si riferiscono a quegli intenti di responsabilità sociale cui abbiamo più volte accennato. Abbiamo pubblicato un albo sulla fecondazione assistita ‘spiegata ai bambini’ (una storia delicata e densa scritta e disegnata da Brunella Baldi), uno sui bambini in affido: Il dono di Alba (Federica Iacobelli e Chiara Carrer), un paio di storie sui problemi dell’immigrazione e della coesistenza (Marco Paci, Carolina D’Angelo, Serena Intilia, Antonio Ferrara), una storia per bambini molto piccoli sul problema dell’identità (Simone Frasca), uno sulla percezione del tempo (Sophie Fatus). Molti fili conduttori, come si vede, e non sempre si riesce a tenerli ben stretti. Anzi tendono a sfuggire di mano.

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Serena Intilia e Antonio Ferrara, In viaggio, Prìncipi & Princípi

Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cosa è che vi fa dire: “questo illustratore (autore) è per noi”?
Molti degli illustratori che stiamo pubblicando sono nostri vecchi amici. Con loro abbiamo condiviso nel tempo idee, lavori, esperienze. Con Roberto Innocenti, ad esempio, abbiamo diviso lo studio dal 1979 al 1983, con Guido Scarabottolo abbiamo progettato gli arredi dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze e quelli della Biblioteca di Scandicci. Era quindi naturale rivolgersi a loro per i nostri primi libri. Poi le proposte che ci arrivavano via via, di autori giovani (Marco Paci, Serena Intilia…) si inserivano perfettamente nel percorso che volevamo intraprendere e che abbiamo cercato di delineare. Diciamo che la nostra ‘linea’ editoriale è un mix abbastanza chiassoso di storia personale, di progettazione, di fortuna.

Nella situazione culturale e politica del vostro paese vi sentite inseriti in una rete che vi sostiene? Come la definireste? Quali sono i suoi fili principali?
La parola ‘rete’ presuppone una progettualità di sistema che non mi sembra ci sia nel nostro paese. O almeno, le reti che si possono riconoscere e individuare o sono cartelli di grossa editoria che allungano i loro tentacoli sulla distribuzione e sull’organizzazione dei punti vendita, o concentrazioni economiche e finanziarie del tutto, o quasi, disinteressate se non al business.

I piccoli editori sono il vaso di coccio tra vasi di ferro di manzoniana memoria: isolati, economicamente deboli, privi di visibilità. I pochi tentativi di fare sistema delle biblioteche pubbliche e delle istituzioni locali sono, almeno al momento, tentativi timidi, spesso caotici, e non sempre efficaci. I piccoli editori e le librerie indipendenti dovrebbero provare a ‘socializzare’ le loro esperienze, le loro capacità, la loro fantasia. Sarà possibile? Boh, non lo sappiamo. Al momento continuiamo a tastare il terremo. La situazione è sostanzialmente, almeno dal nostro punto di vista, confusa. Continuiamo a stare alla finestra, ma non possiamo limitarci a guardare il panorama.

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Biancaneve, la fiaba dei fratelli Grimm illustrata dallo scultore Sergio Traquandi, Prìncipi & Princípi

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché? Rispetto ai titoli che comprate e/o vendete ci sono differenze di accoglienza nei diversi mercati internazionali?
Siamo nati da troppo poco tempo per avere le idee chiare sul mercato internazionale, sull’acquisto o la cessione dei diritti con l’estero. I tentativi che abbiamo fatto, in maniera isolata, non hanno prodotto granché. Recentemente ci siamo comunque affidati ad un agente che, dall’ultima Fiera di Francoforte, ha portato almeno un portafoglio-contatti che cercheremo di attivare prima possibile, in entrata e in uscita. Staremo a vedere.

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.
Ci piacciono i libri. Ci piace il modo con cui si possono mescolare con il mondo dell’immaginario, con la vita reale, con le problematiche dell’infanzia. In genere ci piace la gente e i contatti, a volte le amicizie o le sinergie, che si possono attivare. Ci piace l’entusiasmo con cui molti reagiscono agli stimoli, da autori, illustratori, o lettori non importa. Ci piacciono tanti piccoli librai indipendenti che chiedono informazioni o vogliono collaborare e condividere la propria esperienza. Ci piacciono i giovani illustratori che si presentano con la cartella sottobraccio e investono sulla loro speranza di futuro.

Per dire quello che non ci piace ci vorrebbe forse un tomo grosso come l’elenco telefonico. Siete disposti ad ascoltare l’elenco delle lamentele?

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Guido Scarabottolo, Pinocchio, Prìncipi & Princípi

Le fate

Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si infranse in mille e mille piccoli pezzi, che si dispersero scintillando per tutto il mondo: cosi’ nacquero le fate. (da “Peter Pan” di James M. Barrie)

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John Anster Fitzgerald

Dirette discendenti delle Moire greche e delle Parche latine, le fate prendono il loro nome dal latino fatum. Infatti, presiedono alle nascite dei bambini e decidono del destino degli uomini.
Importante ricordare che le Parche erano tre: una filava, l’altra dava il filo a un nuovo nato, la terza tagliava il filo al momento della morte. Non è un caso che nelle fiabe ritorni, insieme alle fate: il fuso, il filo, il tessere e disfare, la morte per aver toccato il fuso…
Nel medioevo le fate portavano ricche vesti, cappelli a punta e una bacchetta in mano (memoria, quest’ultima, di uno strumento per filare?). Nelle fiabe italiane e francesi, sono creature generose ma permalose: offese, sono capaci di ritirare di colpo il loro aiuto e lasciare il protagonista in serie difficoltà. Non invitate a un battesimo, sono capaci di lanciare maledizioni al nuovo nato.
Nella versione di Cenerentola di Madame d’Aulnoy (fine 1600), alla fata madrina si devono portare in dono cibo e offerte.

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Francesco Salviati, Le tre Parche, 1550 circa


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Gustave Doré, La belle au bois dormant, 1897

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Edmund Dulac, La belle au bois dormant, 1897
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Fine 1800, Cendrillon, Francia, Images d’Epinal, autore sconsociuto (qui tutto il libro)

Le fairies inglesi, così popolari in epoca Vittoriana (vedi il caso delle fate di Cottingley, dove studiosi serissimi avevano dichiarato che le fotografie di fate scattate da due ragazzine erano autentiche), sono da molti studiosi ritenute creature diverse dalle fate che abitano le fiabe italiane e francesi. Piccole, con le alucce, bellissime, in stretto contatto con la natura, buone, alla peggio dispettose, le fairies sono forse più vicine alle Ninfe, che alle Moire.

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Le fate di Cottingley

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fitzgerald_marriage_detailJoahn Anster Fitzgerald, The Marriage of Oberon and Titania

Una cosa è certa, col cappello a punta, con campanellini appesi al collo, senz’ali o con alucce di libellula, le fate, non le ho mai potute soffrire. E’ qualcosa di assolutamente personale, e non lo so giustificare. Fin da piccola, la lunga sfilata di fate davanti alla culla della Bella Addormentata, mi annoiava mortalmente. Le fatine inglesi poi, al solo vederle, mi viene l’istinto di schiacciarle con uno schiacciamosche.
Ciò non toglie che possa restare incantata davanti alla maestria di alcuni pittori/illustratori che le hanno ritratte.

Se vi interessano le fate, un testo molto curioso è il “Trattato sulle fate, elfi, gnomi e altre creature fantastiche” attribuito all’autore quattrocentesco Ismaël Mérindol. Il libro accoglie anche altri scritti antichi sulle fate e le creature fantastiche.

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John Anster Fitzgerald The Captive Robin, 1864
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Richard Dadd
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Richard Doyle The Enchanted Fairy Tree

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Richard Doyle A Rehearsal in Fairyland
doyleRichard Doyle, The Fairy Queen’s Carriage
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W. J.Morgan, The Fairy Ring

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Nils Blommer
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Sophie Anderson

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John Atkinson Grimshaw, Spirit of the Night, 1879
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Arthur Rackham

arthur_rackhamArthur Rackham

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Barker

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Cicely Mary Barker

Il libro completo delle fate e dei fiori
Cicely M. Barker
Tutte le fate e i fiori di Cicely M. Barker (1895-1973)
22,10 (spedizione gratuita)
Trattato sulle fate, elfi, gnomi e altre creature fantastiche
Ismaël Mérindol
Una delle piu note raccolte di testi antichi sulle fate e le creature fantastiche. Testi del 1400
13,60

Parte “Libriamoci Mostra Internazionale di Illustrazione 2011”

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Quest’anno LIBRIAMOCI Mostra Internazionale di Illustrazione è dedicata a una raffinata artista del bianco e nero: Pia Valentinis (potete leggere una sua intervista qui).
La mostra avrà inizio  il 3 dicembre (h 18:30) e si prolungherà fino al 20 dicembre. Tante le attività collaterali, tra cui una nuova iniziativa chiamata “Tavolo d’autore”: incontri e tavole rotonde con i protagonisti del Master Ars in Fabula che racconteranno i loro percorsi artistici ad adulti e bambini. Presenti anche editori e illustratori più noti.

valentinisPia Valentinis

E’ vero che Macerata sembra lontana da tutto, ma quando sento dire ” è lontano” mi viene sempre in mente quel passo del Piccolo Principe, dove la gente prendeva pillole per non avere più sete e risparmiare tempo; dove il Piccolo Principe risponde: io, se avessi tempo, camminerei adagio adagio verso una fontana.
Ecco, andare a Macerata è un po’ questo: una frattura nel tempo. Che ci si arrivi in macchina, in treno, in bicicletta, ci si deve arrivare piano piano, curva dopo curva, salendo su per colline dolci come pennellate quattrocentesche. All’arrivo vi aspetta un’orchestrazione di idee e incontri intorno all’illustrazione. Prendete il tempo di andarci.

Qui potete trovare i corsi invernali con: Roberto Innocenti, Vittoria Facchini, Pia Valentinis, Davide Calì, Paolo D’Altan, Gabriel Pacheco.

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