L’arte per educare i bambini di strada: il racconto di un progetto educativo

Crediti progetto Axa

Mentre disegno mi scarico sempre qualche podcast di Radio tre, e ascolto. Romanzi, racconti, interviste, testimonianze, musica. Voci che mi fanno compagnia e mi nutrono. Oggi stavo ascoltando qualche episodio di Chiodo Fisso (sempre interessantissimi) e inciampo in questa toccante testimonianza:

SULLE STRADE DEL BRASILE L’ARTE E’ EDUCAZIONE. Cesare De Florio La Rocca, fondatore del progetto Axe, vive a Salvador di Bahia e racconta la sua radicale scelta di vita quando 40 anni fa decise di dedicarsi all’educazione dei ragazzi di strada in Brasile, fondando  la sua idea di recupero sulla psicologia del desiderio e soprattutto sulla convinzione che l’arte è educazione.

Ho pensato immediatamente di condividerla con voi, per la forza, la semplicità e la bellezza delle parole che pronuncia il fondatore di questo progetto educativo. Bambini senza desiderio a cui si accende di nuovo il desiderio di esistere dopo aver visto, per la prima volta, Il lago dei cigni di Tchaikovsky. E’ impossibile, dice La Rocca, educare senza arte: etica ed estetica non si possono separare.

Potete ascoltare la trasmissione (spero) cliccando qui:
http://www.radio.rai.it/podcast/A42423257.mp3
Qui potete leggere un’intervista a Cesare De Florio La Rocca
Qui , in un’altra puntata sulla povertà, potete ascoltare le statistiche di povertà infantile in Italia. Nel sud il 28% dei bambini è sotto la soglia di povertà. E’ importante capire cosa questo significa.


IL “GRAPHIC-NOVELIST” ACCIDENTALE di Shaun Tan – Parte 3 (ultima)

 IL GRAPHIC-NOVELIST ACCIDENTALE
di
Shaun Tan

Articolo pubblicato sul numero 49 della rivista Bookbird (Ibby) nell’ottobre 2011
(TERZA PARTE)

Traduzione di Federica Viti

Shaun Tan at the Subiaco Library (photo: Frances Andrijich).
Crediti: The University of Western Australia in Second Life

(Rileggi la prima parte di questo saggio).
(rileggi la seconda parte di questo saggio).

Un’identità sconosciuta

La nozione di viaggio non scritto/inedito è stata a volte una preoccupazione nelle storie dei miei libri illustrati, storie caratterizzate da personaggi e luoghi senza nome, temi di disorientamento e alienazione. Naturalmente mi sono chiesto spesso se questo fosse il mio personale vissuto: la risposta è sì, ma non in un modo semplice e ovvio. Sono cresciuto nella periferia urbana di una lontana città: Perth, nell’Australia dell’Ovest, uno dei due figli di una famiglia mista: mio padre cinese malesiano, mia madre anglo australiana. In quel tempo e quello spazio, essere mezzo cinese era insolito e mi faceva sentire abbastanza outsider, anche se è facile esagerare gli effetti del razzismo, è ancora più facile farlo con la benevolenza della medio bassa borghesia. Più criticamente, per quanto riguarda la mia immaginazione artistica, c’è qualcosa di interessante nel vivere in un posto isolato, con genitori dai passati tanto diversi, in un paese con una storia culturale di rimozione breve ma intensa. Tutto ciò tende a marcare questioni filosofiche sull’identità e l’appartenenza. Queste domande appaiono anche in scala minore, tipo come quando sono al parco a fare i miei disegni, o guido nella città, o visito un supermarket di periferia, o ricordo la costa della mia prima infanzia, correndo parallelamente alla linea dell’oceano indiano. Cosa significa appartenere ad un luogo, capire un particolare mondo, sentire che molti aspetti di questo mondo vanno oltre la tua comprensione e c’è qualcosa che non riesce ad esprimersi pienamente? Penso che questa sia una domanda che ognuno si fa nella propria vita, al di là dell’età, provenienza o educazione. È una domanda esistenziale fondamentale.

Shaun Tan, Oggetti smarriti

The Lost Thing è la storia di un ragazzo (che ricorda me stesso adolescente) e il suo incontro con una strana creatura abbandonata, che non è neanche possibile identificare. Così come noi seguiamo degli strani viaggi, in posti e popoli veramente strani, così il lettore può gradualmente diventare consapevole che la Lost Thing è più di un singolo personaggio, oggetto o idea. Rappresenta qualcosa che sta dietro alla portata della comprensione convenzionale, qualcosa che non può essere nominata o collocata, che just don’t belong (semplicemente, non gli appartengo). È un concetto che ho sentito di poter esprimere soltanto con immagini dettagliate ma inspiegabili, dove un soggetto è chiaro e ovvio, ma non può essere spiegato direttamente.

Bizzarra, senza nome e incapace di comunicare, la creatura rossa viene accompagnata nella città grigia, un luogo ossessionato da codici e misure, e può essere capita solo in silenzio attraverso qualche tipo di metafora sui problemi sociali, politici o personali. Anche quando pensiamo di aver capito bene, lì resta una costante necessità di reinterpretare l’immaginario. Questo desiderio continuo di meditare (to keep speculating) è in sé un necessario atto di comprensione creativa: come una idea immaginaria, la cosa perduta è liberata dall’attenzione e dall’immaginazione del lettore. Sono queste le cose che alla fine danno senso alla storia e ci ricordano quanto sia importante accettare positivamente le ambiguità quotidiane con mente aperta. Facendo così liberiamo/salviamo noi stessi dall’oblio dei significati chiusi: un fallimento letterario.

Verità senza nome

Dai libri illustrati ai graphic novel, l’impulso dello scrittore e dell’illustratore è lo stesso, trovare una forma per qualcosa che solitamente è elusiva o difficile da rappresentare direttamente. Ironicamente una buona illustrazione narrativa non è per niente “illustrazione”, nel senso della chiarezza visiva, della definizione o osservazione empirica. È qualcosa di incerto, dal finale aperto, sfuggente e vago. C’è un tacito accordo in molta graphic fiction per cui alcune cose non possono essere adeguatamente espresse attraverso le parole: un’idea può essere davvero sconosciuta, un’emozione così ambivalente, un concetto così innominabile che è meglio rappresentarlo non a parole, non con immagini che invertono parole, neppure usando una contrasto che allarga il significato. Le graphic stories sono spesso interessanti consapevolmente di per sé a livello comunicativo, si sa bene che ciò interessa lo spazio che c’è tra suono e parola, e tra la vista e le immagini. Spesso c’è dell’incompletezza tra queste due espressioni, qualcosa rimasto senza risposta, che invita, o anche costringe ogni lettore a dare forma ai propri ricordi e fare collegamenti in modo da trovare il proprio significato. Alla fine, questo è tutto sulla lettura. Sopra e dietro ogni singola storia o Medium penso che questa riflessione personale del lettore sia molto più importante dello stile o della categorizzazione del proprio lavoro.

Shaun Tan, Oggetti smarriti

La mia pratica come artista, autore, illustratore, graphic novelist – qualsiasi nome può essere dato all’impulso di disegnare storie per renderle poi disponibili pubblicamente –  mi coinvolge davvero nel creare uno spazio in cui i pensieri di un’altra persona possono fiorire, precisamente nei modi impossibili da concepire fino a quando non si inizia a leggere, scrivere o disegnare. Perché leggere o creare una graphic novel? Perché c’è sempre qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno ha mai visto: un mai detto alla ricerca di una forma, una texture, un colore, una voce.

Shaun Tan

Oggetti smarriti
Shaun Tan
L’amicizia con una cosa dimenticata e spersa
14,03 euro

IL “GRAPHIC-NOVELIST” ACCIDENTALE di Shaun Tan – Parte 2

 IL GRAPHIC-NOVELIST ACCIDENTALE
di
Shaun Tan

Articolo pubblicato sul numero 49 della rivista Bookbird (Ibby) nell’ottobre 2011
(SECONDA PARTE)

Traduzione di Federica Viti


The red tree, Shaun tan

(Trovate qui la prima parte di questo saggio).

Una voce per i senza voce

Ho detto che questa vivacità (N.d.r: nella prima parte: “Questo è qualcosa che quasi definisce la graphic novel: un esperimento vivace (playfulness), anche irriverente quando giunge a un equilibrio di forme e stile.”) ha qualcosa a che fare con un semplice dilemma: come raccontare storie su soggetti silenziosi. Intanto, noto che sia le mie pictures stories, e quelle degli altri graphic novelist, spesso parlano di personaggi che hanno difficoltà ad esprimere loro stessi, dai giovani “tribolati” di minoranze perseguitate, a quelli che soffrono per problemi emotivi, intellettuali o spirituali. Ho bisogno di dare soltanto un’occhiata alla mia libreria per trovare molti esempi. In Blankets, Craig Thompson esamina le restrizioni della sua rigida educazione tradizionale: il divieto di leggere molto da bambino. Persepolis della Satrapi esplora le repressioni della libertà in Iran, Pyongyang di Guy Delisle e Palestine di Joe Sacco usano disegni stilizzati per raccontare le vite di persone che vivono nascoste o oppresse,  per proteggere le loro identità.

Skim, Mariko e Jilliam Tomaki

Skim di Mariko e Jilliam Tomaki e American Born Chinese di Gene Luen Yang offrono dettagli molto intimi sulle vite di adolescenti che si  delineano come outsiders per ragioni di sessualità o razza. Stitches di David Small è particolarmente centrato tra silenzio letterario e senso metafisico. A volte l’autore disegna se stesso intrappolato nella sua stessa bocca chiusa, e segue la rimozione chirurgica delle corde vocali – è il più profondo trauma di crescere in una famiglia anaffettiva.

Stitches, di David Small

 


The red tree, Shaun Tan

L’immaginario di Smell mi ricorda il mio disegno introduttivo di The Red Tree, dove una ragazza cerca di parlare con un megafono ma le sue parole crollano in confuse o indecifrabili lettere; illustrare un aspetto della depressione, una perdita di volontà o la capacità di articolare sentimenti: “questo è il luogo senza parole”. Ci sono poi temi che sembrano muti in un altro modo, dovuto all’orrore e alla violenza come Waltz With Bashir, una storia della guerra libanese di Ari Folman e David Polonsky, o dovuta a segeti familiari come in Fun Home di Alison Bechdel, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick (dove l’idea della silent story è il tema chiave) e la meravigliosa divertente e triste My Mommy di Jean Regnaud e Émile Bravo, su una verità rimossa. In ultimo dobbiamo ricordare che molte idee e sentimenti restano taciuti, ma che occasionalmente si mostrano in altri modi, e questo è sempre una rivelazione rinnovata. È ciò che guida così molti di noi a leggere, scrivere, e disegnare, spesso senza sapere perché.

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick

Mentre molti di questi esempi possono sembrare tristi (forse riflettono il mio umore personale come nessun’altra cosa), è interessante anche notare il gioco bilanciato di humor e seriosità che compare in così tanti affermati graphic novelist. Sembra andare mano nella mano con un forte interesse per l’ironia, qualcosa che emerge naturalmente dalla discrepanza tra immagine e parola nel medium del comic stesso. Spesso i personaggi possono dire una cosa mentre l’immagine mostra il suo vero sentimento o pensano qualcosa di completamente diverso, o il punto di vista del lettore è contemporaneamente diviso in un modo che stimola molto la riflessione, oppure lasciato completamente indefinito. Questo si potrebbe interpretare come un cenno d’avvertimento dell’artista al lettore: non credere sempre a ciò che si vede o legge – almeno, non prenderlo alla lettera. Anche la rappresentazione più veritiera ha un elemento di congiuntura fittizia, in quanto è la natura stessa del disegno che lo vuole.

L’uso della scrittura a mano (un altro elemento persistente nei graphic novel, anche quando è facilmente disponibile un typesetting digitale) sottolinea costantemente questa idea, come anche il frequente impegno di ricordi autobiografi in cui lo scrittore disegna letteralmente le sue opinioni nella storia (questo in quasi tutti i comics citati sopra). Suggerisco che questo abbia qualcosa a che fare con il problema della fallibilità del linguaggio scritto e con l’invitare il lettore ad interpretare creativamente quello che vede. I migliori autori di graphic novels sono molto autoriflessivi, si confessano tanto sulle proprie abilità quanto sui loro soggetti.

L’approdo, Shaun Tan

Mi piace pensare che The Arrival (L’approdo) si trovi a suo agio in questa giocosa esplorazione del linguaggio visuale e l’esame di un argomento/soggetto senza voce, seguendo il viaggio di un immigrato illetterato (che causalmente è modellato sul mio aspetto). È un tema che chiede un approccio inusuale e alternativo, dato che i nuovi immigrati sono così spesso rappresentati nei media, specialmente qui in Australia, come qualcosa di anonimo e sono spesso de-umanizzati nei denigratori dibattiti politici. Mi sono chiesto se lo stesso anonimato potesse essere usato positivamente per generare empatia piuttosto che pregiudizio, dal semplice narrare nel singolo dettaglio la vita di un migrante e permettere al lettore di vedere le cose dalla prospettiva personale e generale allo stesso tempo, di camminare in scarpe sconosciute, e, più importante, evitare un dato linguaggio convenzionale per permettere un’interpretazione davvero aperta. Solo un calmo scorrere di immagini prive di commenti, pregiudizi o ideologia (political noise), come un albero, una nuvola o un’ombra. E’ disegno e basta.

Continua…

L’approdo
Shaun Tan
Un lungo emozionante graphic novel sul tema dell’emigrazione
18,70 euro
The red tree
Shaun tan
Una sequenza di immagini surreali
8,36 euro

 

Luca ci dice nei “commenti” che il graphic novel L’albero rosso, in Italia, lo si trova  in appendice al libro Oggetti Smarriti, che potete ordinare qui:

Oggetti smarriti (+ Lalbero rosso)
Sahun Tan
Due capolavori di Shaun Tan
15,30 Euro

IL “GRAPHIC-NOVELIST” ACCIDENTALE di Shaun Tan – Parte 1

 IL GRAPHIC-NOVELIST ACCIDENTALE
di
Shaun Tan

Articolo pubblicato sul numero 49 della rivista Bookbird (Ibby) nell’ottobre 2011
(PRIMA PARTE)

Traduzione di Federica Viti, (che ringrazio di cuore)

Alcuni anni fa, trovai un pacco sulla mia porta alla periferia di Melbourne, un piccolo ma pesante pacco quadrato con una nota di consegna scritta in francese, che io non so leggere. Naturalmente, ero incuriosito! Lo scartai e infilai la mano nelle piccole palle di polistirolo, tirando fuori uno strano gatto d’oro. Una buona premessa per una storia, effettivamente: il gatto dorato potrebbe iniziare ad aggirarsi per la casa come un piccola divinità realizzando una serie di misteriosi atti… ma era proprio un oggetto reale e più di tutto strano: una brillante scultura-fumetto con una grande e adorabile testa a forma di pompelmo, orecchie dal taglio triangolare e chiari occhi bucati. Alla fine ho riconosciuto di che si trattava: un trofeo dal prestigioso comic festival di Angoulême. Qualche mese prima il libro The Arrival aveva vinto il primo premio – notizia di cui sono venuto a conoscenza da lontano– seguito dalla traduzione francese Là Où Vont Nos Pères.

L’approdo, Shaun Tan

Uso la parola “traduzione” apposta, dato che il mio libro è interamente senza parole (quindi la traduzione è solo del titolo). The Arrival è la storia di un immigrato raccontata attraverso una serie di silenziosi disegni a matita, un libro che non sono mai stato capace di classificare. E certamente mai avrei immaginato di poter ricevere un tale strano premio dalla comunità di comics internazionale. In Australia, avevo inizialmente proposto il mio libro a un editore come picture book, perché era una forma molto familiare per me, come illustratore. Cinque anni dopo è stato ampliato a 128 pagine, ha perso il suo testo e cambiato il formato.

I diritti francesi sono stati venduti a un editore specializzato in BD,- cioè comics o graphic novels –così il mio lavoro è stato accolto in una diversa impaginazione, e da un più ampio pubblico adulto. Da qualche parte, in mezzoa tutto questo, The Arrival è stato venduto negli States come graphic novel per adulti con l’approvazione di questo tipo di genere di luminari come Jeff Smith (Bone), Marjane Satrapi (Persepolis), e Art Spiegelman (Mause) – cosa che mi lasciò un po’ stupefatto. Ero, abbastanza inconsapevolmente, diventato graphic novelist, solo perché un’autorità più grande di me l’aveva detto! Dopo tutto, il piccolo idolo-gatto d’oro francese era lì a dimostrare qualcosa!

Si sarà notato che ho usato il termine “comics” e “graphic novels” intercambiabilmente, perché non vedo molte differenze tra loro, entrambi questi termini descrivono un arrangiamento di parole e/o immagini come tavole che si conseguono su una pagina stampata (e può essere estesa includendo anche i picture books). Il termine graphic novel sembra essere diventato corrente in anni recenti, in parte per incoraggiare una considerazione maggiore per una forma che si è affermata da tempo, ma spesso popolare. Questo titolo riconosce che l’uomo-comics attualmente ha a che fare con temi seri, più vicini forse all’arte ricercata che non la pulp fiction, erodendo largamente i confini tra le due categorie. Questo problema di nomenclatura è argomento popolare presso conferenze e festival – ed è parte di una più ampia discussione semantica che tratta le espressioni come quella della letteratura visuale come multi letteratura, arte sequenziale, narrazione per immagini, e così via. Queste idee sono affascinanti e di sicuro aiutano la nostra consapevolezza su cosa succede dalla prospettiva generale della letteratura, dove così tanti libri illustrati sono saliti sugli scaffali e ora si godono il serio dibattito e focus critici. (The Arrival ha causato piccole controversie in Australia al momento del ricevimento dei premi di letteratura tradizionale, con proteste tipo: “come può un libro senza parole essere chiamato letteratura?”. Naturalmente non c’è molto interesse nei modi in cui questi libri possono essere categorizzati e definiti – forse dipendentemente dalle sue qualità estetiche, pubblico di destinazione, criteri di pubblicazione e marketing, grandezza delle pagine, formato fisico, ecc.- il graphic novel alternativamente descrive una forma d’arte o un movimento contemporaneo.

L’approdo, Shaun Tan

Cercare una storia

Da un punto di vista più personale, quello di qualcuno che scrive e illustra storie, io sono meno interessato da queste accademiche questioni. Semplicemente vorrei sapere cosa si chiedono anche tanti insegnanti, librai, e lettori generici quando entrano in una classe, libreria, o si siedono su una poltrona: perché leggere un graphic novel? È certamente la stessa cosa che chiedere: perché creare un graphic novel?

Risposta breve: a volte è il modo migliore per raccontare una storia.

Risposta lunga: Da quando ero piccolo, ogni volta che tenevo in mano una matita, ascoltavo una storia, vedevo un film, ero affascinato sia dalla scrittura che dalle immagini. Questa attrazione mi ha segnato nella vita adulta, nel lavoro, anche se seguii percorsi più contorti nella scelta di altre professioni (bioecnologo, tra le altre cose!). Fortunatamente sono ritornato alla mia ossessione infantile e ho scelto di vivere come illustratore e scrittore a tempo pieno. Tanto che i miei dilemmi erano meno finanziari e più estetici. In particolare, una domanda che mi chiedo molto spesso come artista: come posso unire narrazione scritta e l’arte visiva con efficacia, in un modo unico (unique)? Come può una storia illustrata fare quel che altre storie non possono fare, e come può aprire un mondo altrimenti inaccessibile? Luoghi dell’immaginazione, sì, ma anche esperienze sentite profondamente ogni giorno, ma spesso difficili da descrivere attraverso le sole parole.

I miei esperimenti con i picture books e graphic novels possono essere letti come tentativi di rispondere a questa domanda – alcuni dei miei più ripetuti tentativi, almeno –, domanda che emerge come una lotta proteiforme tra parola e immagine, e che prende posto nei miei taccuini tormentati/sciupati. 

The Arrival è un caso interessante se torniamo all’arrivo del gatto d’oro sul mio uscio di casa. Non mi sono preparato per creare un graphic novel come esercizio consapevole, è qualcosa che ho incontrato accidentalmente, una forma che funziona perfettamente per certe storie. Ho dato la caccia ai finanziamenti del governo per le arti per molto tempo, sembrava una buona idea. La mia richiesta ebbe successo ed ovviamente questo significava fare qualcosa di meritevole.

Iniziai a sviluppare le mie idee prima di tutto, testare differenti stili e formati. Nessuno di questi riuscirono a catturare l’essenza o la densità del mio soggetto, non quanto la mia delusione. Storie di vita di immigrati che ho ricercato, piene di difficoltà, vulnerabilità, complessità umane, rendevano le mie immagini semplicistiche e goffe ed emozionalmente insignificanti al confronto. Semplicemente, nei miei schizzi di picture book, non c’erano abbastanza continuità narrativa o dettagli per tradurre un viaggio da una vita a un’altra di un immigrato in modo significativo.
Ho iniziato ad aggiungere più pagine ai miei sketches e suddividerle per impaginazioni, giustapporre divisioni e tagli e sostituire singole illustrazioni con piccole sequenze di un uomo che apre la porta, prepara una valigia o cammina per la strada usando una serie di disegni invece di una singola immagine (che preferisco normalmente in un picture book artistico). Mi piaceva la strana sensazione del tempo e dello spazio che questo provocava da qualche parte tra libro e film – come un immaginario album fotografico. Suonava strano e interessante, qualcosa di un universo inesplorato.

Mi mancava ancora la confidenza per una tale radicale deviazione dalla mia idea originale. Soprattutto i miei disegni sembravano ancora troppo pomposi e io arrivai a mettere via il progetto del tutto, cadendo in una depressione artistica come spesso tendo a fare. In quel periodo inciampai in The Snowman di Raymond Briggs in una libreria locale (e il suo adattamento a film);

per qualche ragione era sfuggito al mio radar nell’infanzia, il che era probabilmente una coincidenza fortunata. Significava che potevo pienamente apprezzarlo come artista adulto, guardandolo per la prima volta. Aveva una semplice e magica premessa – un bambino costruisce un pupazzo di neve che prende vita – eppure è proprio il modo in cui il pupazzo di neve esplora ogni parte del mondo ad essere davvero accattivante, come fosse un ordinario interno domestico, o come un panorama invernale che improvvisamente si trasforma in un posto di scoperte miracolose per i due innocenti intrusi. Ogni silenzioso passaggio da un posto all’altro è altrettanto complesso che leggere un saggio sulla nostalgia, perché non ci sono parole, in gran parte. È un sogno? Un ricordo? Una desiderio o una realtà letteraria? Mi piace pensare che mai nessuno lo saprà.

The Snowman di Raymond Briggs

I paralleli con la mia incerta storia di migrante erano molto forti, un concetto scombinato di soglie incrociate, azioni che trascendono dal linguaggio e hanno una costante ambiguità. Briggs era arrivato indipendentemente alla soluzione simile di impostare la pagina, usando la semplice fatica di immagini multiple senza parole. Scoprivo che The Snowman mi dava la spinta che cercavo per perseverare con la mia immaginazione sventolante. Da allora ho rivisto molto del lavoro di Briggs, da When the Wind Blows a Ethel & Ernst, sospetto che anche lui possa essere considerato un accidentale graphic novelist. Le sue storie accadono solo per trovare la perfetta espressione in una data combinazione di immagini e didascalie (captions) e fumetti, fissate con dettagli visivi e semplici disegni dei personaggi. Uno stile tradizionalmente associato ai comic strips per bambini del “Sunday funnies”. Spesso usa queste associazioni in modo ironico, come quando una coppia anziana intrattiene il lettore, mentre siamo attenti a una minaccia non detta, un attacco nucleare imminente. L’innocenza della forma, la semplice presentazione delle parole e immagini, la sua intimità dei piccoli disegni di azioni fisiche: tutto questo è l’effetto brillante di una complessa suggestione emozionale nascosta sotto l’apparenza – e raggiunge ancora meglio la disturbante dissonanza (che può essere riprodotta anche in altri medium).

L’approdo, Shaun Tan

Un mio amico fumettista ha condiviso con me una riflessione, di recente, riguardo al famoso giovane avventuriero Tintin di Herge. “Tutti quelli che amano Tintin sanno che, a un qualche livello, non è solo rappresentazione, non è solo un ritratto di personaggio. Tintin è il disegno, lui esiste solo quando, e se, loro lo riconoscono sulla pagina. Non si trasporta su un altro medium.”

Le immagini non sono diverse dalle parole in questo aspetto, possono essere loro stesse oggetti, posseduti dall’unica impressione o voce, una realtà autonoma nella mente di ogni lettore. All’opposto, certe idee chiedono di essere espresse in altri modi: una conclusione cui sono arrivato di nuovo come lettore, critico, scrittore, e artista e senza dubbio un principio che guida così tanti artisti e scrittori alla constante sperimentazione, cercando di dare un nome tangibile e formare idee che possono altrimenti sembrare vaghe o nebulose. Qualcosa di unico spesso emerge da questa lotta.

Se esaminiamo un lavoro come Maus di Spiegelman, Jimmy Corrigan, The Smartest Kid on The Earth di Chris Ware, o Epileptic di David B., o ogni volume delle graphic novels premiate di recente che fanno parte dell’ultima generazione, ciò che hanno in comune è un’assoluta confluenza di forme e contenuti. Ecco: queste storie possono essere raccontate solo con una serie di disegni e parole fatte a mano, per invitare il lettore ad una interpretazione riflessiva e complessa, spesso fuori da linguaggi convenzionali.

Jimmy Corrigan, The Smartest Kid on The Earth

C’è qualcosa di indimenticabile nel modo in cui è disegnata la maschera animale dei personaggi di Maus o come una stanza distrutta è premurosamente organizzata in una pagina di Jimmy Corrigan, o come il mostro senza nome afferra il ragazzo sofferente in Epilectic, con la sua mano serpentina. Ogni linguaggio visuale è specifico per quelle storie.

Quando guardo il lavoro di altri autori, vedo sempre oltre la superficie della pagina e li immagino lottare come faccio io: pescare in mezzo a tanti diversi abbozzi di disegni e parole e scoprire che alcune composizioni funzionano, sembrano precise, verosimili ed evocative, mentre altre appaiono false, inarticolate o disgiunte. Dopo un po’ ogni artista arriva a capire che non sta soltanto realizzando un’idea, ma seguendo quell’idea sta progettando e confezionando un linguaggio personale. Per un illustratore, è un linguaggio che diventa immagine, testo, impaginazione, tipografia, formato fisico: un medium. Tutte cose che funzionano insieme in una loro complessa grammatica e disponibile a una costante reinvenzione. E questo è qualcosa che quasi definisce la graphic novel: un esperimento vivace (playfulness), anche irriverente quando giunge a un equilibrio di forme e stile.

Continua…

Articolo pubblicato sul numero 49 della rivista Bookbird (Ibby) il 4 October 2011. Traduzione di Federica La Zucca

L’approdo
Shaun Tan
Un lungo emozionante graphic novel sul tema dell’emigrazione
18,70 euro
Maus
Art Spiegelman
Il capolavoro di Spiegelman sulla Shoah
17 euro
Snowman
Raymond Briggs
DVD. Il viaggio di un bambino e un pupazzo di neve
11,23 euro
Jimmy Corrigan: Or, the Smartest Kid on Earth
Chris Ware
Il difficile rapporto di un uomo solitario con suo padre
21,95 euro
Epileptic
David B
L’autobiografia di un ragazzo malato di epilessia
9,74 sterline

Concorso “Narrare la parità”: il bando è stato aggiornato.

Carissimi lettori, le mail di protesta alle condizioni del bando “Narrare la parità” (vedi post precedente) sono state tante e hanno permesso, grazie anche alla pronta collaborazione degli attori di questo concorso, di migliorare le cose.
Ecco in breve i cambiamenti del nuovo bando:
РIl concorso ora ̬ gratuito
– Il premio resta quello di 500 euro
– L’editore Coccole e Caccole ha annullato la clausola che prevedeva la rinuncia alle royalties sulle prime 1000 copie del libro e specifica che le royalties saranno del 7%.
Grazie a tutti per la collaborazione!

Su questo post trovate la risposta di Coccole e Caccole e della rivista Andersen.
L’associazione Woman To be mi ha chiesto di pubblicare questa sua lettera:

Intervengo solo ora perché non è nel nostro stile entrare in battibecchi scarica responsabilità  che non ci piacciono e che spesso alimentano solo confusione.

Tuttavia poiché  di questa iniziativa siamo le ideatrici  tengo a precisare:

  • L’associazione “Woman to be” nata nel 2009 ha avuto la possibilità di lanciare questa iniziativa innovativa grazie alla regione Toscana che ha selezionato il progetto ritenendolo valido e fortemente innovativo, contribuendo al finanziamento di esso per l’80%, lasciando all’associazione il cofinanziamento del 20% così come prevede la legge regionale n.16 del 2009 (Cittadinanza di genere).  Queste informazioni sono pubbliche, essendo inserite sul sito della Regione Toscana, compresa la nostra selezione e relativa graduatoria.
  • Una delle case editrici che ha creduto fin da subito in questa idea è stata  Coccole e caccole, mentre altri tentativi con altri soggetti sono falliti perché ci veniva richiesto un contributo nostro per la pubblicazione che non potevamo sostenere.
  • Le spese per un progetto del genere sono tante (location, stampa, giuria, lancio, pubblicità,  premiazione ecc.) e anche il nostro 20% per un’Associazione come la nostra  diventa impegnativo, ma poiché ci crediamo, siamo sempre state  pronte a lavorare in modo volontario e a trovare le risorse economiche. Anzi tengo a precisare che  il progetto da noi presentato in Regione prevede come premio all’opera vincitrice la sola pubblicazione, ma  abbiamo pensato fosse giusto  assicurarle almeno  500 euro da parte nostra. In questo caso l’iscrizione che tra l’altro molti concorsi prevedono, serviva per coprire in parte questo costo.
  • Rispetto ad un  notevole  sforzo d parte nostra  di fare conoscere l’iniziativa, di coinvolgere la ricerca universitaria, i contatti presi affinchè  il premio diventi annuale coinvolgendo in progress soggetti diversi, associazionismo femminile, cooperative sociali, Fondazioni, servizi educativi territoriali, in questi ultimi giorni ci siamo sentite criminalizzare come se fossimo quasi un’associazione a delinquere, mettendo in dubbio addirittura la serietà e la veridicità dei nostri rapporti con la Regione Toscana ……

Io non conosco bene il mondo della letteratura per l’infanzia, ma  questa esperienza mi ha lasciato un po’ interdetta……

Abbiamo apprezzato comunque la decisione della Casa editrice di modificare e migliorare per i partecipanti le clausole della partecipazione, mentre noi come Associazione  abbiamo deciso di rinunciare ad ogni tassa d’iscrizione per facilitare al massimo la partecipazione soprattutto di chi non può permettersi 20 euro di iscrizione.

Nonostante  queste impreviste difficoltà siamo convinte che  l’iniziativa abbia un forte significato non solo per l’innovatività della tematica, ma  anche per la ricaduta che avrà all’interno dei servizi educativi territoriali della prima infanzia. Inoltre ci incoraggia la  disponibilità che stiamo trovando ad accogliere presso sedi importanti e significative di enti del territorio nazionale,  l’iniziativa stessa e l’opera vincitrice, successivamente alla premiazione.

La Presidente di Woman to be
Maria Grazia Anatra


ILLUSTRAZIONE (…) lo stato del Racconto per immagini: convegno da seguire in diretta

Cari illustratori, questo appuntamento è molto interessante. potete seguirlo in streaming in diretta! Domani 2 marzo, dalle 10 alle 13, e dalle 15 alle 19.

ASSOCIAZIONE ILLUSTRATORI ITALIANA

 ILLUSTRAZIONE, FUMETTO, CINEMA D’ANIMAZIONE
lo stato del Racconto per immagini
PROGRAMMA DEL CONVEGNO
1. Le sfide del mercato e le problematiche che affliggono gli autori a livello globale
2. Rapporti con la committenza: professionalità ed etica, dalla tradizione al digitale e ai flussi di contenuti
3. La situazione legislativa e di mercato italiana in rapporto con quella europea
4. Le risposte possibili attraverso la co-operazione tra gli autori e le loro organizzazioni
5. 
Il Contratto per il Fumetto e i lavori in corso per la nuova AI
in occasione del Festival internazionale di fumetto BilBOlBul
Bologna, venerdì 2 Marzo 2012 
ore 10:00-13:00 / 15:00-19:00 presso la Sala Cervi, Cineteca di Bologna

L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming

(Solo in caso di mal funzionamento useremo quest’altro canale: http://www.livestream.com/associazioneillustratori)
 
RELATORI
Ivo Milazzo – Autore e Presidente AI – ASSOCIAZIONE ILLUSTRATORI ITALIANA
Paolo Rui – Autore e Presidente EIF – EUROPEAN ILLUSTRATORS FORUM
Enzo D’Alò – regista di film d’animazione
Raffaella Pellegrino – Avvocato esperta in diritto d’autore e proprietà intellettuale
Conduce e modera Luca Boschi, fumettista e giornalista
Saranno presenti all’incontro, far gli altri, l’On. Fabio Porta, Mauro Marcheselli della Sergio Bonelli Editore, l’animatore e illustratore Michel Fuzellier, Gianfranco Manfredi, Giulio Peranzoni ex Presidente AI (che parlerà di computer animation), Andrea Mazzotta della NPE (sul tema della distribuzione di fumetti in fumetteria e nelle librerie di varia), l’Associazione Traduttori, i responsabili della Casa Editrice Tunuè… oltre a tutti coloro che desiderano confrontarsi in un dialogo di condivisione e senza inutile conflittualità, per un migliore ed equilibrato futuro produttivo
Chiuderanno il convegno gli interventi di Paola Gorla e Daniele Barbieri.