“Il libro d’artista fa ingresso a scuola” di Laura Anfuso

“Il libro d’artista fa ingresso a scuola” di Laura Anfuso è stato pubblicato sul numero 95 della rivista LIBER.
Quando l’ho letto, mi sono commossa davanti alla Meraviglia, con la M maiuscola, che le persone (in questo caso dei ragazzi) hanno nascosta dentro. Ma è possibile che tutti l’abbiano, questa Meraviglia e non si sappia? E’ possibile che il mancato incontro con un libro, o dei libri, o delle belle persone, costringa questi tesori nel segreto o -peggio- nella dimenticanza? Cosa possiamo fare, ognuno di noi, perché non ci sia più spreco? Non è, la bellezza, la responsabilità più alta?
Nota: Laura Anfuso e l’editore di Liber mi hanno gentilmente concesso il permesso di pubblicare l’articolo su LeFiguredeiLibri. L’editore Le MagnificheEditrici mi ha concesso la pubblicazione delle immagini. Grazie. E un grazie speciale a Laura Anfuso per aver dato spazio alle voci di questi ragazzi.

IL LIBRO D’ARTISTA FA INGRESSO A SCUOLA
di Laura Anfuso

L’universo dei libri tattili è un mondo affascinante, ma complesso e ancora da scoprire, spesso anche per gli addetti ai lavori. Soprattutto quando si tratta di libri d’artista, è molto raro che essi siano conosciuti e proposti nelle scuole. Il silenzio non è d’oro, il libro che Le MagnificheEditrici Edizioni d’Arte hanno realizzato nel 2011, in occasione del concorso tattile “Tocca a te”, ha suscitato l’attenzione dei ragazzi di una classe III della scuola secondaria di primo grado.

Stampato in 10 esemplari più due prove d’artista, è ospitato nella collana Giocarte che Manuela Marchesan e Paola Sapori hanno voluto dedicare ai libri d’artista per bambini. Le matrici di linoleum e le gomme industriali sono state assemblate secondo il gioco delle casualità. Il testo nasce da un gioco dadaista in cui colori e segni si mescolano in un racconto che si snoda seguendo il ritmo a leporetto del libro. La stampa a secco è stata eseguita con torchio calcografico in una sola battuta. Nel foglio, in seguito ripiegato, sono state inserite carte colorate e dalle diverse trame che contribuiscono ad aumentare il rilievo già ottenuto dalla stampa. Il testo in lingua italiana della copertina/scatola è stato stampato a mano con caratteri mobili in legno mentre il codice braille è stato stampato su carta diamant e, successivamente, inserito nella poetica confezione. Il silenzio non è d’oro è un libro suggestivo che fa nascere parole-emozioni dallo stupore.

I ragazzi hanno potuto guardare e toccare il libro con calma e, la musica classica a cui è stato fatto ricorso, per creare quell’isolamento che conduce alla possibilità di “sentire” in modo più profondo, ha consentito loro di soffermarsi sullo spazio interiore, di godere di quel tempo irrinunciabile per guardarsi dentro prima di affrontare la lettura condivisa. In seguito, per non spezzare l’atmosfera che si era creata in classe, si è preferito rispondere solo ad alcune domande concernenti il codice braille e la tecnica con la quale era stato realizzato il libro. Luisa, una ragazza sensibile, ha voluto descrivere così Il silenzio non è d’oro: «Le pieghe [del libro] hanno il sapore profondo del mare, la voce muta delle finestre di un castello, il dialogo d’amore che il sole e il cielo tessono tra le colonne di un tempio bianco». Alessia, la sua compagna di banco stupita, ha usato queste parole: «Che forte! Io ci ho letto cose diverse… Io non lo so se ho fatto bene… Io penso che l’anima abbia nodi, angoli, fessure, finestre e anche gli occhi misteriosi di un gatto che pensa».

Mirco, un ragazzo che la docente di lettere aveva definito «l’eterno distratto», ha partecipato con vivacità: «Ma ci sono altri libri così? Dove si comprano? Io non li ho mai visti! Mi piacerebbe averne uno tutto per me da guardare quando sono triste. Mi fa venire la voglia di chiudere gli occhi e di sentire la voce delle cose. Io ho pensato che il braille è una scrittura leggera, ma più potente del codice nero perché si può toccare. Io non so leggere il braille, ma quando lo tocco sento qualcosa e quindi vedo qualcosa. Perciò per un vedente che conosce il braille ci sono come tre possibilità di significato: una che si vede fuori, una che si tocca e si vede nella mente, una che si sente dentro. Lo so che sono strano e che non ci capisco nulla, ma so che questa cosa mi piace e la voglio imparare per leggere con gli occhi e con le mani e per scrivere in braille le cose che nessuno deve sapere. Perché nel mio castello non ci sono vetri azzurri, c’è una signora nera, ci sono le fiamme della rabbia, c’è un tempio di cielo vuoto che aspetta l’oro. Fuori c’è un gatto che non può entrare, a cui posso dare da mangiare di nascosto e che mi ascolta quando sono arrabbiato. Solo lui conosce le mie cose segrete».

 

Alexia, una ragazza con la gomma stretta tra i denti e con il viso velato di malinconia: «Ho pensato al tempio come a una coperta lunga ancora da realizzare. Lo so che non c’entra nulla, ma per me ci sono le stoffe, tante stoffe, frammenti del mondo. Sono tante e diverse, ma ancora da cucire e da comporre: l’angora morbida e affettuosa, il cashmere snob, la seta fredda e sfuggente, il tulle vanitoso che protegge solo se stesso, il lino che non sopporta alcuna pressione e sembra devastato anche dal contatto più leggero, lo chiffon ricco, ma fragile. Quando suona [la campanella], posso parlare con lei? Io ho scritto anche altre cose, ma non voglio leggerle ad alta voce. I compagni mi prenderebbero in giro».

Marika è stata in silenzio per tutto il tempo, ma ha ascoltato con attenzione i compagni che hanno voluto esprimere le loro emozioni. Poi, senza nemmeno alzare la mano, perché l’esigenza di parlare era diventata troppo forte, ha gridato: «Non ho parlato prima perché ero emozionata e avevo paura. Ho provato cose che non avrei mai immaginato e che mi sembravano strane, come se fossi diventata un po’ matta e lontana dal mondo. Ma poi ho visto che anche gli altri compagni erano diversi e che dicevano cose che non gli avevo mai sentito dire prima. Così voglio spiegare anch’io cosa mi è successo: è che questa carta è poesia che mi ha fermato il cuore, che mi ha costretto a pensare a certe cose con grande libertà come se i miei occhi potessero navigare liberamente per vedere che c’è l’immensità del cielo, ma che c’è anche la finestra che ti regala un pezzettino del mondo e che le colonne del tempio, anche quelle più alte e più dure, hanno bisogno del cielo e del sole per esistere. Mi scusi, ma non ce la facevo più! E la ringrazio per avermi fatto scoprire un libro che non avevo mai visto prima, nemmeno in biblioteca».

Laura Anfuso. Crediti: rivista LIBER, n°95.


Le mie tre splendide collaboratrici: Lisa, Gioia, Giorgia

Qualche mese fa avevo postato un annuncio sul forum delle Figure dei Libri chiedendo se qualcuno era interessato a collaborare con il blog, per aiutarmi nella parte relativa ai concorsi italiani, esteri e alle scuole e corsi di illustrazione. Stare dietro a tutto mi richiedeva troppo tempo (e poi sono poco metodica e una volta su due mi dimenticavo qualcosa). Ai collaboratori veniva richiesto di lavorare gratuitamente, di essere metodici, simpatici e di conoscere un minimo di linguaggio html.
Nel giro di pochi giorni  i miei desideri si sono metamorfizzati in (in ordine alfabetico): Lisa Massei, Gioia Marchegiani e Giorgia Brandimarte. Tre collaboratrici perfette che si occupano già da qualche mese di tenere aggiornate le sezioni: Corsi e scuole (Lisa), Concorsi esteri (Gioia), Concorsi italiani (Giorgia).

Lascio che si presentino da sole, con le loro parole e un sorriso bellissimo…

LISA MASSEI

Mi chiamo Lisa Massei, ho una laurea triennale in Psicologia del Lavoro e sono una libera professionista che opera nel settore della grafica pubblicitaria e delle arti visive da oltre 10 anni. Ho fondato lo Studio Grafico Iridee che ha sede a Livorno e Firenze. Attualmente mi sto formando come art-counselor presso l’Aspic di Roma, con l’obiettivo di unire le mie competenze psicologiche, artistiche e comunicative. Amo l’illustrazione perché lo trovo un pozzo infinito per stimolare l’immaginazione, un modo fresco di comunicare.

GIOIA MARCHEGIANI

Sono nata a Roma nel 1972 e sono diplomata in illustrazione all‘Istituto Europeo di Design di Roma. Dopo il diploma mi sono trasferita a Berna, in Svizzera dove, per 10 anni, ho lavorato prevalentemente come pittrice. Dal 2004 vivo a Roma dove lavoro come illustratrice e autrice di libri per l’infanzia, insegno disegno e pittura ai bambini e svolgo laboratori didattico-creativi e di promozione alla lettura con l’associazione Semidicarta da me fondata assieme all’amica e archeologa Cristiana Pezzetta.
Collaboro con Isabella Paglia nella sua bellissima rubrica “Piccoli lettori crescono” su Bookavenue, il social web che parla di libri.

Credo che dipingere sia un regalo che si fa a se stessi. Illustrare invece è come fare un bel regalo a qualcuno: bisogna documentarsi, ricercare,  trovare l’idea giusta e realizzare una bella confezione! Ma soprattutto lo si deve fare con passione!

GIORGIA BRANDIMARTE

Mi chiamo Giorgia Brandimarte, sono laureata all’Accademia di Costume e Moda di Roma e da circa due anni mi occupo di illustrazione. Sono una grande appassionata d’arte antica (in particolare di quella egizia e greca), adoro viaggiare, leggere, fare lunghe passeggiate in montagna e gironzolare per negozietti d’antiquariato. Ho partecipato a diversi concorsi di illustrazione per l’infanzia, e nel 2011 una mia tavola è stata selezionata per la mostra Scarpetta d’oro. Perché amo l’illustrazione? Perché trovo sia un ottimo mezzo per reinventare e rendere più allegra la realtà.

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Un grazie di cuore a tutte e tre!
Cerco ancora un collaboratore per una nuova sezione “Eventi”, fatevi sotto.

 


Nuovi laboratori di illustrazione all’Artelier di Padova (2012)

Paolo Domeniconi

In ottobre e novembre nuovi corsi di illustrazione ed editoria nella nuova edizione 4×4, presso l’Artelier di Padova.
L’iniziativa nata nel 2006 ha portato e porta a Padova professionisti dell’illustrazione italiani e stranieri; la formula del laboratorio è quella del weekend intensivo, in cui l’insegnante sviluppa un tema e una tecnica, arricchendola della sua personalità ed esperienza.

Sede laboratori e informazioni: Le lezioni si svolgeranno in Via Battisti, 54 a Padova, i programmi si possono consultare sul sito di Artelier a questo link.

Ai workshop si accede con una piccola selezione preliminare per formare dei gruppi omogenei, inviando le proprie richieste e due-tre immagini.
In questa edizione Artelier propone:

C’E’ ANCORA QUALCOSA CHE NON FUNZIONA – laboratorio di scrittura
Insegnante:
 Davide Calì
Programma:
“Ho pensato di concentrare questo workshop sullo spiegare come nasce un album per bambini, come si sviluppa e soprattutto come si blocca! Vedremo insieme come si superano i momenti di crisi, i cambi richiesti dall’editore, e i cambi di trama che la storia a un certo punto pretende da sé, perché le storie alle volte cominciano a galoppare per i fatti loro. Non sempre questo è un difetto. Anche i cavalli impazziti hanno un loro perché.” Davide Calì.
Date:
weekend: 13, 14/10/2012
Orario:
9.30-13.00 e 14.00-18.00 (15 ore)

PITTURA DIGITALE
Insegnante: 
Paolo Domeniconi
Programma
: Il corso intende fornire le basi per sviluppare il proprio stile illustrativo in ambito digitale su software Adobe Photoshop.
Si studierà come ricreare le qualità espressive delle tecniche tradizionali su carta e tela, per potere dipingere con naturalezza ed efficacia in un software che offre innumerevoli potenzialità, dall’editoria tradizionale alle nuove applicazioni multimediali.
Date:
weekend: 27, 28/10/2012
Orario:
9.30-13.00 e 14.00-18.00 (15 ore)

ILLUSTRAZIONE E LIBRI POP UP
Insegnante:
 Dario Cestaro
Programma:
Introduzione al pop-up, storia, tecniche, produzione, artisti ed editori. Approccio pratico alle tecniche base del pop-up. Progettare un libro pop-up.
Realizzare le illustrazioni ed i tracciati di fustella. Rapporti con l’editore e lo stampatore.
Date:
weekend: 07, 08/07/2012
Orario:
9.30-13.00 e 14.00-18.00 (15 ore)

LA COPERTINA DEL LIBRO
Insegnante: 
Antonello Silverini
Programma:
 il corso intende fornire gli strumenti per realizzare la copertina di un libro – dall’ideazione all’esecuzione di un definitivo – attraverso un percorso didattico che consenta agli studenti di apprendere le varie fasi del lavoro:

  • focalizzazione del tema da illustrare
  • ideazione e realizzazione del bozzetto
  • creazione dell’immagine definitiva

Agli studenti verranno fornite una serie di titoli e sinossi e ciascuno studente, utilizzando la tecnica che predilige, sarà guidato alla realizzazione di un prodotto finito attraverso una vera e propria simulazione di lavoro.
Date:
weekend: 08, 09/12/2012
Orario:
9.30-13.00 e 14.00-18.00 (15 ore)

ARTELIER – Via Cesare Battisti, 54 – 35121 PADOVA
tel 049 755976 cell 347 5394807

info@artelier.veneto.it
www.artelier.veneto.it
facebook Artelier Veneto

 (post curato da Lisa Massei)


La storia dei bambini-radice, di Sibylle von Olfers,1906

Ci siamo, l’estate è finita e l’autunno soffia le prime brezze fredde. Ecco un momento perfetto per parlarvi di Something about the children from the roots, di  Sibylle von Olfers, Germania 1906. E’ un libro curioso sul ciclo delle stagioni.
L’inverno sta finendo e Madre Terra sveglia dolcemente i bambini-radici addormentati, perché c’è del lavoro da fare: si devono fare belli, cucire vestitini, dipingere insetti e prepararsi perché a primavera tutto sia pronto per uscire dalla terra. La primavera arriva e i bambini-radice escono dal rifugio sotterraneo per andare a giocare in piena aria (strepitose le cornici dei quadri primaverili). Ma anche la primavera passa, passa l’estate, il vento d’autunno comincia a soffiare e annunciare l’arrivo del Vecchio Inverno: i i bambini-radice sono pronti a correre tra le braccia di Madre Terra, che li accoglie affettuosa per un altro lungo sonno…
Trovo inquietante e potente il gioco speculare degli alberi che si ripete in ogni immagine (a partire dalla copertina), che se da una parte si rifà ai decori liberty, dall’altra sembra riprodurre una macchia di Rorschach, dando al libro un sapore analitico, perfettamente coerente col tema morte-rinascita rappresentato dal ciclo delle stagioni. Vi ricordo che il gioco di interpretare macchie era ben precedente a Rorschach, che non ha fatto che sistematizzarlo. Era particolarmente in voga nei salotti tedeschi di fine ‘800.

Una macchia del test di Rorschach
Justinius Kerne, Poesie ispirate da libere macchie speculari, Germania 1879

Etwas von den Wurzelkindern
di
Sybille von Olfers

Particolare, pagina di destra

Story of the Root Children
Sibylle Von Olfers 6,90 euro

Imparando la tipografia: racconto di un corso con A. Balius e E. Manso

Andreu Balius, Carmen, Criditi Andreu Balius Typerepublic.com

Da anni mi lamentavo di non capire un h della tipografia. Non riuscivo a vedere le lettere, benché più di una persona avesse cercato di spiegarmi la differenza tra famiglie tipografiche. Nonostante avessi capito la differenza tra una lettera con serif (le grazie) o senza serif, le lettere continuavano ad apparirmi invisibili. E per qualcuno che fa libri, o li studia, o anche solo li ama, è un bel problema. A inizio settembre, su facebook, ho visto l’annuncio di un corso di tre giorni di tipografia, qui a Barcellona, indirizzato a persone che non avevano nessuna base: «De la letra al tipo». Tenevano il corso due famosi tipografi: Andreu Balius, autore della famosa famiglia di caratteri Carmen (stupenda) e Eduardo Manso; il corso era organizzato dalla rivista Monografica. Insomma, la qualità del corso si annunciava alta, e ho deciso di iscrivermi.

Il corso è iniziato un venerdì sera, con una lunga conferenza tenuta dalla professoressa universitaria Raquel Pelta (che è anche la redattrice di Monografica). Raquel ha tracciato la storia della tipografia del ‘900, raccontandoci dei grossi dibattiti filosofici e sociali che hanno accompagnato la sua evoluzione.
Prima bella scoperta: il mio non vedere le lettere non era poi così sconveniente, perché il grande dibattito che ha animato la tipografia fin dai suoi esordi è stato tra chi sosteneva che le lettere dovessero essere discrete e invisibili, per veicolare il più velocemente possibile il contenuto della parola scritta, chi invece sosteneva che la forma influenza il messaggio e la forma delle lettere avesse dunque una maledetta importanza.
Seconda scoperta: gli svizzeri hanno, se non inventato, codificato la tipografia moderna. La famosa famiglia Helvetica, l’hanno inventata loro (che ignorante ero!). Un po’ di storia la trovate qui. Terza scoperta: la tipografia contemporanea, che dopo decenni di sperimentalismo è ritornata a un classicismo elegante e depurato, è ormai governata da una caterva di dogmi. Spazio per la creatività sembra ne sia rimasto poco.
Quarta e ultima scoperta: ancora oggi, la tipografia si disegna a mano. Esistono molti programmi che poi sanno leggere lo schizzo, precisarlo e derivare altre lettere, ma la prima idea si disegna ancora a mano.

Un coup de dés jamais n’abolira le hasard,1897, di Stéphane Mallarmé, uno dei primi esperimenti in cui la tipografia diventa co-protagonista del testo.

Dopo la conferenza abbiamo terminato la serata conoscendoci (eravamo tanti), con birre offerte dall’organizzazione (vi ho già detto che in Spagna la cerveza è un must). Lo spazio che ci accoglieva era quello di uno studio di giovani designer industriali (Entresuelo primera), grande e luminoso, in una zona di Barcellona che conoscevo poco e che mi sembrava un po’ Brooklyn.

SECONDO e TERZO GIORNO
Il secondo giorno ci ha accolti ciascuno una graziosa cartellina con fogli, fogli vegetali trasparenti, carta millimetrata e matite. Ci era stato detto, infatti, che non dovevamo portare niente. I professori hanno introdotto il corso con una conferenza in cui veniva spiegata la fisionomia di alcune lettere, e la loro assonanza con altre lettere.

La a e la n hanno la curvatura superiore simile. La p, la d, la b, sono uguali o quasi sempre uguali (può cambiare lo spessore di una curva). Molte lettere come la o, la p, e altre lettere panciute, hanno bisogno di essere un po’ più alte delle altre lettere e di avere un impercettibile spessore in più in certi punti della pancia, per correggere un effetto ottico che le farebbe sembrare più piccole. Ci hanno indicato i nomi delle linee dentro cui stanno le lettere, che sono come righi di partiture musicali. Poi, finita la conferenza, ci hanno detto, bene: ora disegnate la vostra tipografia. Pensate a un fine (a dove volete metterla) e disegnatela. Partite dalla parola “alpino” minuscola, che è la parola che contiene più informazioni per poi derivare le altre lettere.

Mi siedo al tavolo un po’ perplessa. E da dove inizio? Intanto ho pensato che volevo disegnare un carattere per “Le Figure dei Libri”, dunque doveva essere qualcosa di elegante, ma non troppo freddo, e che desse una sensazione di “cultura”, ma senza che questa cultura fosse troppo seria.


Bene, partiamo da questo alpino… inizio dalla a. Prendo la mia brava carta millimetrata, la matita, traccio i righi di contenimento della lettera, e? di colpo mi sono resa conto che non sapevo disegnare una a! Provateci anche voi. A che punto deve inclinarsi la testolina in alto? E’ chiusa o aperta? E il ricciolo della gamba dove deve fermarsi? La pancia come deve essere?
Per fortuna i professori avevano portato due giganteschi libroni (Type Cosmic: Digital Type Collection) dove c’erano centinaia di tipografie, con serif e senza serif (li ho cercati su Amazon ma ne ho trovato solo uno usato, in America: quello senza serif). Inizio a sfogliare i libroni per cercare una a che mi piace. Ce n’è di ogni sorta! Decido che mi piace con serif. E’ già un punto di partenza.

Mentre disegnavo, ogni 20 minuti circa passavano a turno Andreu e Eduardo (instancabili), e mi correggevano. In realtà lo spazio di manovra per disegnare una lettera è scarsissimo. Non si può essere troppo creativi senza disturbare una qualche legge sull’equilibrio visivo che è già stata inventata. Accidenti. Ma seguendo le indicazioni dei due professori mi rendevo conto che avevano ragione: a poco a poco il mio alpino diventava più armonico e bello.

Sopra e sotto: il mio alpino prima e dopo le correzioni dei professori.

Non ve la faccio lunga. Ho disegnato e ridisegnato le lettere di alpino per 10 ore. Vedevo alpini da tutte le parti. Alle 10 di sera avevamo tutti gli occhi fuori dalle orbite, ma ancora abbastanza energia per appendere i lavori finali al muro e commentare la nostra avventura. Noi alunni eravamo soddisfattissimi e molto fieri. I due professori nascondevano con decoro la loro vertigine davanti ai nostri primi mostri tipografici :)

Il giorno dopo lo abbiamo passato a digitalizzare le lettere al computer. Io con mia somma vergogna ho dovuto dire che non sapevo lavorare con Illustrator in vettoriale, ma ho avuto un prode cavaliere che si è offerto di digitalizzare la mia tipografia dopo aver terminato la sua (grazie Carlos!). Per non dargli troppo lavoro ho rifatto tutto da capo e inventato un carattere senza serif.

La mia prima tipografia, che ho chiamato “Tipo Anna”.

Tornando a casa in motorino, e guardando intorno a me la città notturna, con tutte le sue insegne, i suoi cartelli, le vecchie scritte liberty, le austere lettere che dicono i nomi delle vie, la grande C di Correos, le P dolci delle panaderias … mi sono resa conto che finalmente VEDEVO le lettere. Eureka! Ero felicissima. Un altro velo caduto.

Chi fosse interessato, può vedere i lavori di ogni partecipante del gruppo su questa pagina della rivista Monografica.
Qui sotto il nostro bellissimo gruppo. Grazie a tutti!

Nota: al corso ci hanno indicato Designing Type come il migliore libro per imparare le prime basi della tipografia. C’è anche in edizione francese e spagnola.

Designing Type
Karen Cheng
Un libro che insegna a disegnare tipografia
26,62 Euoro. Spedizione gratuita

I burattini di Paul Klee

Tra il 1916 e il 1925 Paul Klee realizza una trentina  di burattini per il figlio Felix. A questi burattini, realizzati con materiale di recupero, stracci, cartone, gesso, scatole di fiammiferi…, Klee dà nomi come: ” il signore e la signora Morte”, “il fantasma spaventapasseri”, “il barbiere di Bagdad”, il “poeta coronato” o ancora “lo spirito della scatola di cerini”. A lungo, e a torto, questi burattini sono stati considerati un’opera minore di Klee. Finalmente, negli ultimi anni la critica si è ricreduta e oggi più di un libro d’arte è stata dedicato a questi commoventi burattini dal cuore umano.

Vi posto il commento di Gioia Marchegiani, che ha visto i burattini dal vero:

“Klee fa parte di un album di ricordi che mi porto nel cuore. Quante volte sono andata e ritornata a visitare la sua permanente al Kunstmuseum di Berna. Ed ogni volta con grande piacere mi trattenevo davanti a quei burattini. Come ipnotizzata. Ricordo che erano esposti in una sala buia. Le luci puntate su queste losche figure, conferivano loro un aspetto ancora più sinistro e rendevano il loro sguardo ancora più pungente. Come si può pensare che un bambino apprezzi un “gioco” simile? Fanno paura!
Ma proprio in questo c’è la grandezza del bambino che si fa grandezza dell’artista o viceversa. La capacità di fruire di queste immagini come di un concentrato di quel dualismo eterno rappresentato dalla vita e la morte, il bello e il brutto, il drammatico e il comico….
Nelle mani di un bambino può succedere di tutto ad uno di questi burattini, il bambino può sperimentare e immedesimarsi. E soprattutto può percepire un ‘immagine non premasticata e addolcita del gioco, che diviene così davvero occasione di analisi e di crescita.
Nel 2005 hanno aperto le porte dello straordinario Zentrum Paul Klee  progettato da Renzo Piano.
Ci sono tornata con le mie figlie. Ho fatto vedere anche a loro quei loschi personaggi e mi sono guardata loro che li guardavano. Poi ci siamo divertiti a partecipare tutti insieme ad un laboratorio per costruire burattini proprio come faceva Paul Klee. Con il cartone delle uova, pezzi di stoffa, tappi di sughero e oggetti non identificati; come nella migliore tradizione svizzera, ogni cosa si recicla e si riusa in un processo che forma non solo menti ecologiche ma anche e soprattutto creative e aperte. E non importa parlare la stessa lingua per dar vita ad un divertentissimo teatrino! (Gioia Marchegiani)”

Paul Klee Hand Puppets
Paul Klee
Libro fotografico sui burattini
19,79 Euro (Spedizione gratuita)