Catalogo della mostra: Century of the Child, growing by design

Se vi capita di andare a New York prima del 5 novembre 2012, non perdete Century of the child: growing by design al Moma. Una mostra che investiga gli interessantissimi rapporti intercorsi nel ‘900 tra idee pedagogiche, design, architettura d’ambienti e giocattoli.
Ma siccome New York non è proprio dietro l’angolo, ecco la bella notizia: un catalogo ricchissimo di immagini è già disponibile all’acquisto on line. Scaricando questo pdf ne potete vedere le prime 59 pagine. Cliccando sul link in fondo alla pagina, invece, potete direttamente comprarlo su Amazon.

MINKA PODHAJSKa? (Czechoslovak, born Moravia. 1881–1963) Devil and Saint Nicholas. 1908 Painted wood, devil: 3 15/16″ (10 cm) tall; Saint Nicholas: 4 1/2″ (11.5 cm) tall Museum of Decorative Arts, Prague
Freehand drawing exercise, as reproduced in New Methods in Education: Art, Real Manual Training, Nature Study, by James Liberty Tadd (New York: Orange Judd Company, 1899). 1899 The Museum of Modern Art Library, New York

“Ciò che muove il bambino all’attività è un impulso interiore primitivo, quasi un vago senso di fame interna, ed è la soddisfazione di questa fame che lo conduce a poco a poco ad un complesso e ripetuto esercizio dell’intelligenza nel comparare, giudicare, decidere un atto, correggere un errore.” (Maria Montessori)

FANNY HARLFINGER-ZAKUCKA (Austrian, 1873–1954) Page from Schablonen Drucke (Stencil patterns). c. 1908 Single page: 9 5/8 x 8 3/4″ (24.4 x 22.2 cm) Cotsen Children’s Library at Princeton University Library
WILLIAM EUGENE DRUMMOND (American, 1876–1946) High chair designed for the architect’s residence in River Forest, Illinois. 1902 Stained oak and leather, 39 x 17 x 15 1/4″ (99.1 x 43.2 x 38.7 cm)
Price Tower Arts Center, Bartlesville, Oklahoma
Century of the Child: Growing by Design, 1900-2000
Moma
Il catalogo dell’esposizione
38,73 Euro

Appunti di lezioni di Pablo Auladell: come si illustra un libro. Parte 2/2

Nota: questo appunti sono stati presi da Laura Campadelli, in diretta, durante un corso di illustrazione tenutosi a Macerata nell’agosto 2012. Pablo Auladell ne ha gentilmente concesso la pubblicazione. Ricordiamo che per la natura stessa degli “appunti in diretta”, i contenuti di questo articolo non sono che parziali frammenti del pensiero  di Pablo Auladell sull’illustrazione.

ILLUSTRARE UN ALBUM: Lezioni teoriche e pratiche di PABLO AULADELL,
appunti di Laura Campadelli, Macerata, estate 2012

18/07/2012

Repertori

Disegnare è un lavoro di scelta e restrizione, anche se si disegna in stile realistico. Quando un’immagine non funziona non serve aggiungere qualcosa, rischiando di perdere la prima intenzione, di solito è sempre meglio ripartire da capo. Studenti e principianti sbagliano spesso in questo senso e si vede nel loro portfolio. Il loro portfolio sembra un catalogo di innumerevoli possibilità visive, dalle prospettive alle inquadrature ai soggetti, mentre il vero repertorio dell’illustratore professionista è chiuso, proprio, composto solo da alcune mimiche e punti di vista.

Tutti i professionisti hanno un repertorio chiuso e lo rispettano.

In L’anatra la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch i personaggi hanno una mimica da film muto, sono teatrali, ma collocati in un contesto pacato, filosofico. Il paesaggio è minimale, ridotto agli “arredi di scena” essenziali, quasi come in un palcoscenico di un teatro d’avanguardia.

Hansel e Gretel, Susanne Janssen, Être editiones

In Hansel e Gretel Susanne Janssen azzera le espressioni, il bosco viene sempre proposto come frontale, il viso dei personaggi non cambia.

Anche i pittori hanno tutti un loro repertorio, che è l’alfabeto di un linguaggio che li distingue in modo peculiare. Proprio come per le parole che sono tante ma fatte sempre delle stesse poche lettere, ogni pittore usa gestualità, arredi, temi che sono tipici, veri e propri schemi che si ripetono. Persino Picasso, così poliedrico, aveva per ognuno dei suoi periodi delle vere e proprie ossessioni che creavano un repertorio tipico per quel periodo. Quindi ecco gli arlecchini nel periodo rosa, i minotauri e le ninfe quando faceva le incisioni, la mimica classica durante il periodo blu e così via. Hopper aveva come repertorio tipico la luce del mattino che entra dalla finestra nella stanza, il faro, l’edificio isolato. Balthus aveva la ragazza.

Costruendo il nostro linguaggio dobbiamo insomma precisare l’alfabeto che serve a parlarlo, e questo alfabeto è appunto il repertorio. E’ quindi perfettamente lecito per noi sperimentare, ma sempre all’interno del repertorio, sempre con pochi elementi.
Pablo Auladell per esempio ha applicato la restrizione agli strumenti di lavoro, specificando quelli da usare per i lavori a matita, quelli per l’inchiostro, e così via, e alle dimensioni delle immagini che adesso non fa mai più grandi del libro finito bensì in scala 1:1. Inoltre ha iniziato a pensare al libro come a un tutto unico, non come a un insieme di tante tavole separate.

Detto questo, è anche vero che l’opera è qualcosa di vivo, e deve diventarlo sempre più man mano che ci si lavora sopra, quindi può accadere che essa chieda qualcosa di preciso (certi tratti, certi colori) mentre si è al lavoro. Nel corso degli anni va affinata la sensibilità di ascolto in questo senso, e ovviamente va assecondata.

19/07/2012

Lo stile

Lo stile è fondamentale, è un linguaggio. Dona sicurezza averne uno, ci rende riconoscibili proprio come accade per Lorenzo Mattotti o Saul Steinberg.
Cela
, premio nobel spagnolo, ha detto che quando entri in una stanza dove tutto il mondo ha lo stesso profumo, non devi profumare più forte, ma diverso. Quindi non serve “fare rumore” (inteso nel senso di disegnare meglio, cercando di superare qualcuno), bisogna solo essere diversi, avere un proprio stile.
In questo ci può essere molto utile andare a precisare qual è il nostro obiettivo. Alcuni esempi:

Paul Cézanne

Paul Cezanne aveva come obiettivo quello di fare opere di eterna bellezza, e quindi dipingeva quadri che rielaboravano lo stile classico, equilibrati come colori e come forme, che venivano rese più pure che nel mondo reale dal punto di vista geometrico. Il risultato è che i suoi quadri saranno sempre belli anche tra 1000 anni. Il suo obiettivo ne ha influenzato completamente il risultato: dato che il suo obiettivo per lui era più importante della realtà, per creare il suo mondo andava a distorcere la prospettiva, l’anatomia, e semplificare la forma.
Van Gogh voleva trasmettere emozioni, esprimerle, ed ecco che la sua pennellata e la scelta dei colori che usava si è modificata in questo senso.
Gauguin era alla ricerca dell’espressione della purezza, dell’innocenza, ed ecco che ha scelto di ritrarre soggetti di società primitive.

Pablo Amargo è un illustratore concettuale, per la stampa: alla narrazione di storie, preferisce la trasmissione di un concetto in modo chiaro e diretto, e per fare questo non lascia mai nulla al caso (lavora anche le macchie di inchiostro che gli altri di solito fanno a caso spruzzando della china).

Javier Zabala è tutto l’opposto, invece di trasmettere concetti, preferisce una narratività gestuale, che fa del caso un elemento importante durante la creazione delle immagini.

E noi?

Seguendo questi esempi illustri ci dobbiamo chiedere cosa ci interessa, e qual è il nostro obiettivo, tenendo sempre presente che il nostro limite in realtà è la nostra ricchezza. E dobbiamo imparare a rubare, senza plagiare ovviamente, ma operando furti più sottili, “alla Picasso”, che se c’era da rubare non si faceva scappare l’occasione. Ha infatti rubato a Cezanne per gli arlecchini, a Goya per Guernica (il grido di dolore della nazione spagnola decadente e in preda alla guerra civile è identico in Goya e Guernica).

Balthus ha rubato a Piero della Francesca la texture da affresco e la luce delicata, oltre alla mimica solenne dipinta nei suoi “angeli morbosi”.
Antonio Lopez ha rubato da Velasquez la luce tipica di Madrid.

Dave McKean ha rubato a Dalì modernizzandolo.

I furti possono quindi essere di luci, di sentimenti, di mimica. Quando li si compie va tenuto presente il consiglio di Bob Dylan: se ti piace qualcuno non ti fissare su di lui ma cerca chi è stato il suo maestro. Quindi se per esempio ti piace Moebius, vatti a vedere le incisioni di Gustave Doré.

C’è un solo pericolo quando si è raggiunto il proprio stile, ed è quello di confidare troppo nel proprio segno, nel proprio linguaggio, dimenticando che ogni lavoro ha le sue esigenze e la sua particolarità.

Fine.

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Imperdibile è anche il video della  conferenza tenuta a Macerata da Pablo Auladell: potete vederlo qui.

 


Appunti di lezioni di Pablo Auladell: come si illustra un libro. Parte 1/2

Nota: questo appunti sono stati presi da Laura Campadelli, in diretta, durante un corso di illustrazione tenutosi a Macerata nell’agosto 2012. Pablo Auladell ne ha gentilmente concesso la pubblicazione. Ricordiamo che per la natura stessa degli “appunti in diretta”, i contenuti di questo articolo non sono che parziali frammenti del pensiero  di Pablo Auladell sull’illustrazione.

Alas y Olas, Pablo Albo y Pablo Auladell, Barbara Fiore editora

ILLUSTRARE UN ALBUM: Lezioni teoriche e pratiche di PABLO AULADELL,
appunti di Laura Campadelli, Macerata, estate 2012

17/07/2012

Come creare un mondo

Illustrare un testo significa creare un intero mondo grafico per un album illustrato. E’ quindi necessario leggere il testo, inquadrandolo prima in un genere (poetico, drammatico, satirico, umoristico, ecc), e in seguito osservandone il ritmo, la musicalità, per cercarne l’anima.
Per fare questo il testo dato va letto più e più volte, con enorme attenzione, e durante la lettura vanno stabilite poco a poco delle analogie con altri testi, oppure immagini, film, brani musicali, avvenimenti e così via, al fine di creare un mondo grafico esclusivo, specifico.
Durante la creazione di questo mondo servono: un modello, una metamorfosi, un seme e una legislatura (ullallà!).

Un modello

Esattamente come accade nella storia dell’arte (dove continuamente si guarda al passato interpretando, migliorando, adeguando quanto fatto in precedenza da altri artisti per creare le proprie opere d’arte), così per creare il mondo grafico specifico per un certo testo si deve cercare un modello da cui partire, per poi adeguarlo, interpretarlo o migliorarlo.

Il modello è il punto di partenza per la creazione di tutte le illustrazioni dell’album. Può essere una parola, una scena di un film, un brano musicale, un sapore, un ricordo, un paesaggio. Praticamente qualsiasi cosa può essere un modello, se per noi è significativa rispetto al testo dato.

Alcuni esempi. Pablo Auladell ha usato la luce particolare dei quadri di De Chirico come modello per il lavoro su Isis (che infatti conserva quella luce ma nient’altro, non somigliando per nulla ai quadri di De Chirico sotto qualsiasi altro aspetto). La mimica dei film muti e il sapore dei biscotti (?) sono stati il suo modello per Rasmus e il vagabondo. La voce molto espressiva dello sceneggiatore (che lavora anche come speaker) è stata il modello utilizzato per fare il fumetto a partire da quella sceneggiatura. E così via.

Rasmus e il vagabondo, Pablo Auladell, Kalandraka editora

La ricerca del modello è faticosa e richiede parecchio lavoro, anche prima di avere il testo davanti. Si tratta di assumere un atteggiamento di continua ricerca, annotazione, sperimentazione. Un esempio illuminante:

Pablo Auladell annota nel suo ideario ( un piccolo taccuino in cui scrive solo parole, senza schizzi né disegni) tutto quel che può risultare utile non solo sul momento ma anche successivamente proprio per la ricerca di un modello.

Nel secondo notes, il taccuino da viaggio, fa schizzi veloci quando è fuori casa, anche solo al parco coi bambini, per tenere vivo il gesto e esercitato il segno, dato che la gestualità e la mimica sono fondamentali, danno vita ai disegni che siano fatti in stile realistico o meno, non fa differenza.

Quaderni di schizzi di Pablo Auladell

Infine nel terzo notes, il quaderno ottico, disegna soltanto, specificando anche dei “protocolli di lavoro” quando necessario, cioè scrivendosi tutti i passaggi tecnici e i materiali usati per fare un determinato disegno, e volendo evitare di dimenticarsi tutto quanto dovendo poi rifare l’immagine in un secondo momento. Nel quaderno ottico non prende a modello qualcosa che vede nel quotidiano, come accade nel taccuino di viaggio, ma fa delle illustrazioni vere e proprie, più o meno complete.

Tra tutti e tre, ideario, taccuino da viaggio e quaderno ottico, ha così a disposizione una grande quantità di materiale da far confluire nel suo lavoro e che può rendersi molto utile durante la ricerca del modello.

Una metamorfosi

E’ la seconda cosa di cui si ha bisogno per la creazione di un mondo grafico. In pratica si tratta di un aggiustamento del tipo che Lorenzo Mattotti opera quando passa dal pastello, al bianco e nero, alla pittura. E’ sempre lo stesso illustratore che le usa, ma ogni tecnica ha un suo aggiustamento che le è proprio e produce illustrazioni con atmosfere diverse.

Pablo Auladell, nel corso degli anni, ha fatto una tavola riassuntiva del proprio lavoro in cui ha evidenziato quali sono gli aggiustamenti da operare a seconda del lavoro che deve andare a fare. Dato che lui disegna illustrazioni o di genere lirico/poetico, o drammatico, oppure satirico (non fa mai nulla di comico perché non è il suo genere) nella tavola riassuntiva ha evidenziato una serie di illustrazioni di ogni genere da cui si capisce che nel suo caso la metamorfosi, l’aggiustamento, è una questione di usare il colore oppure il bianco e nero, oppure di usare un certo tratto piuttosto che un altro. Per esempio i disegni drammatici sono in bianco e nero, quelli satirici a colori. Ogni aggiustamento, poi, ha un nome che Pablo gli ha dato anche a partire da come gli “suona” quel nome, cioè la parola ha per lui un significato aggiuntivo, che insieme all’immagine di quell’aggiustamento forma un tutto unico, per lui chiaro.

Quindi Pablo compara il suo lavoro solo con il suo lavoro, e facendo quella tavola riassuntiva si obbliga a rimanere vivo.

Un seme

A questo punto, trovato il modello e avendo chiaro l’aggiustamento, serve l’illustrazione seme. Per trovarla bisogna, ovviamente, disegnare, finché tra tutti i disegni ecco che ne viene fuori uno che come un codice genetico reca in sé stesso tutto ciò che serve per fare le immagini di tutto l’album. L’illustrazione definitiva non deve per forza essere un’immagine definitiva, anzi, a volte può essere anche solo un segno.

In un ultimo taccuino, dedicato solo al lavoro sull’album illustrato in questione, Pablo cerca l’illustrazione seme. Anche questa ricerca, come quella del modello, tende ad essere faticosa da morire.

Susanne Janssen, schizzi preparatori per Hansel e Gretel

Susanne Janssen, per il suo Hansel e Gretel, ha usato come immagine seme una fotografia di una bambina a occhi chiusi (foto di Emmet Gowin), che è diventata tutto il perno del libro (non è sempre così, a volte l’illustrazione seme non ha così tanto a che fare con le immagini finali). Nel suo caso il seme ha condizionato il lavoro al punto da rendere Hansel e Gretel due gemelli identici, e la gestualità dei personaggi è diventata quella delle marionette dato che il viso era sempre lo stesso, fisso, a occhi chiusi, e per esprimere le emozioni si dovevano variare luci, fondi, e appunto gestualità dei personaggi.

Una legislazione stretta

Infine il mondo grafico ha bisogno di una legge, che va rispettata. La legislazione per ogni album è diversa e va dedotta dall’immagine seme, che la reca naturalmente in sé stessa (se è un’autentica illustrazione seme). Se non si rispetta questa legislazione lavorando vengono fuori illustrazioni sbagliate, che non funzionano.

Un altro esempio tratto dall’esperienza di Pablo Auladell. Per la cartolina da Alicante Pablo aveva iniziato la tavola a fumetti con una panoramica molto allargata che però non funzionava, ma cambiando la prospettiva e avvicinandosi di più al personaggio nelle prime vignette, ha raggiunto lo scopo.

Riassumendo

Trovato il modello, operata la metamorfosi, scovato il seme e applicata la legislazione, che si fa? Beh, ci si mette al lavoro, che altro!

Pablo Auladell a questo punto è pronto a fare la maquette del libro, una versione quasi sempre più piccola e maneggevole del libro finale, ma in cui si vedono già impaginazione e immagini. Fare la maquette gli serve a mantenere la concentrazione, il ritmo e la coerenza estetica per tutta la durata del lavoro.

Segue…

 


Richard Scarry: Je suis un lapin

 

Di questo libro meraviglioso vi avevo già parlato in questo post, in occasione di un mio viaggio in America. Volevo annunciarvi (con un certo ritardo) che il libro è finalmente uscito in francese col titolo Je suis un lapin.
E’ un libro semplicissimo, in cui un coniglietto attraversa le stagioni di un anno dicendo cosa ama della natura in ogni stagione. Niente di più. Ed è poesia allo stato puro. Se volete sapere cosa provavo da bambina sfogliando questo capolavoro, leggete qui.

Je suis un lapin
Richard Scarry
Uno dei capolavori di R. Scarry
8,89 Euro

Workshop e Moduli Tematici di Illustrazione al MiMaster di Milano

Kitty Crowther

La scuola Mimaster illustrazione oltre al Master della durata di 9 mesi a numero chiuso (cui si accede tramite concorso), offre anche Workshop e Moduli Tematici aperti agli iscritti esterni (posti limitati).

Ecco di seguito alcuni titoli dei workshop.

IL LIBRO SENZA PAROLE, FRA LA CARTA E L’E-BOOK: GIULIA ORECCHIA
QUANDO: 22, 23, 24, 25, 26 ottobre 2012
COSTO: 250 euro
L’INSERTO DOMENICALE: BEPPE GIACOBBE
QUANDO: 12, 13, 14, 15, 16 novembre 2012
COSTO: 250 euro
ILLUSTRARE PER BAMBINI: SERGIO RUZZIER
QUANDO: 19, 20, 21, 22, 23 novembre 2012
COSTO: 250 euro
LA SIGLA E TITOLI ANIMATI: GIANLUIGI TOCCAFONDO
QUANDO: 28, 29, 30, 31 gennaio 1 febbraio 2013
COSTO: 300 euro
GRAPHIC NOVEL: FRANCESCA GHERMANDI
QUANDO: 11, 12, 13, 14, 1, 5 febbraio 2013
COSTO: 300 euro
COPERTINE LIBRI: GIANNI DE CONNO
QUANDO: 18, 19, 20, 21, 22 febbraio 2013
COSTO: 300 euro
L’ALBO ILLUSTRATO, IL TESTO E LE IMMAGINI: FRANÇOIS ROCA & FRED BERNARD
QUANDO: 25, 26, 27, 28 febbraio 1, 4, 5, 6, 7, 8 marzo 2013
COSTO: 400 euro
ILLUSTRARE PER BAMBINI: KITTY CROWTHER
QUANDO: 11, 12, 13, 14, 15 marzo 2013
COSTO: 300 euro
ILLUSTRAZIONE ISTITUZIONALE: BRAD HOLLAND
QUANDO:8, 9, 10, 11, 12 aprile 2013
COSTO: 300 euro
IL MAGAZINE DIGITALE: EMILIANO PONZI
QUANDO: 15, 16, 17, 18, 19 aprile 2013
COSTO: 250 euro
ALBI ILLUSTRATI: JEAN FRANÇOIS MARTIN
QUANDO:6, 7, 8, 9, 10 maggio 2013
COSTO: 300 euro

MODULI TEMATICI: 
I moduli tematici sono dedicati alla progettazione e alla promozione del proprio lavoro sul mercato editoriale internazionale.
Ciascun modulo si compone di corsi workshop su di uno specifico ambito editoriale dell’illustrazione ed è correlato a incontri masterclass con editori e professionisti del settore.
Trovate qui l’elenco dei moduli tematici.

(post curato da Lisa Massei)


Concorso Talent Next 2012

Il Pisa Book Festival indice per il secondo anno consecutivo Talent NEXT – Premio per illustratori futuri, concorso di illustrazione finalizzato alla realizzazione di una mostra all’interno della X edizione del festival (che si terrà a Pisa dal 23 al 25 novembre 2012) ed aperto ad artisti emergenti che abbiano un massimo di cinque opere pubblicate.


Cosa:
ogni partecipante dovrà inviare una sola illustrazione originale ed inedita, realizzata con qualsiasi tecnica su carta o su cartoncino, nel formato massimo di cm 42 x 29,7.
Tema:
in onore del paese ospite del Pisa Book Festival 2012, il tema scelto per quest’anno è Olandiamo; ogni artista dovrà quindi comunicare attraverso l’illustrazione l’immagine dell’Olanda (vera o immaginata), la sua cultura, la sua arte, la sua storia, le sue città, i suoi paesaggi, i suoi fiori, senza dimenticare le fiabe, le regine ed i grandi pittori.
Quota di partecipazione:
La partecipazione al concorso è gratuita.
Scadenza:
30 ottobre 2012 (NON farà fede il timbro postale).
Premio:
La giuria, presieduta anche quest’anno da Roberto Innocenti, selezionerà tra tutte le opere pervenute quelle a suo giudizio più meritevoli, che saranno oggetto della mostra Olandiamo allestita al Palazzo dei Congressi di Pisa dal 23 al 25 novembre 2012. Tra queste verrà decretato un vincitore, cui spetterà un premio in denaro pari a 700 €, mentre al secondo classificato andrà un premio in denaro pari a 300 €.
Considerazioni aggiuntive:
Sia l’opera vincitrice che quella classificatasi al secondo posto resteranno di proprietà degli organizzatori e non saranno restituite ai legittimi proprietari; tutte le altre tavole originali potranno invece essere ritirate in fiera durante i tre giorni, fatta eccezione per quelle selezionate per la mostra, che saranno restituite soltanto a quanti ne faranno espressa richiesta nel modulo d’iscrizione.

Scarica qui il bando!

Scarica qui il modulo d’iscrizione!

Gioia Marchegiani, vincitrice della prima edizione del concorso Talent Next