Illustrazione e cinema d’animazione, parte III: la lanterna magica

Questa ruota sotto la quale ruotiamo è simile a una lanterna magica. Il sole è la lampada, il mondo lo schermo. Noi siamo le immagini che passano.
Omar Khayyâm (1048-1131, Persia)

Avevano escogitato, per distrarmi nelle sere che mi vedevano un aspetto troppo infelice, di regalarmi una lanterna magica, con cui, mentre si aspettava l’ora del pranzo, coprivano la mia lampada; e, al modo dei primi architetti e maestri vetrai dell’età gotica, essa sostituiva all’opacità delle pareti impalpabili iridescenze, soprannaturali apparizioni multicolori, dov’eran dipinte leggende come in una vetrata vacillante e momentanea.
Marcel Proust (1871-1922 Parigi)

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Incerta è la nascita della lanterna magica, c’è chi dice che fu inventata già nel medioevo da Ruggero Bacone, il Doctor Mirabilis, chi colloca le sue origini ancora più indietro, individuandone la presenza in testi mistici e descrizioni di riti stregoneschi…
…chi invece ne colloca l’apparizione scientifica negli studi di Descartes e Kepler. Nel 1671 Athanasius Kircher, un gesuita tedesco, pubblica un ricco inserto enciclopedico dal titolo: Ars Magna Lucis et umbrae in mundo (La grande arte della luce e dell’ombra nel mondo). Kircher migliora la camera oscura di Descartes ponendo davanti alla scatola una fonte di luce artificiale, e sistemando davanti al foro d’ingresso della luce, immagini dipinte su una lastra di vetro. La lanterna magica come oggi la conosciamo fa il suo debutto.

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Una lanterna magica di fine ’800

Col tempo la lanterna magica subisce varie innovazioni, aiutate dalle scoperte scientifiche in campo ottico. Fondamentale scoperta è la persistenza retinica: un’immagine resta impressa nella retina più a lungo della sua reale presenza davanti all’occhio. Questa scoperta sarà anche alla base della nascita del cinematografo. (Bisognerebbe non trascurarla quando si sviluppano le tavole di un album illustrato).
Vengono via via inventati: il Mondonuovo, il Taumatropio (1824), semplice apparecchio dove la rotazione successiva di due immagini poste sui due lati di un dischetto rotondo creava un effetto di movimento, il Fenachistoscopio, il Cineografo e lo Zootropio. Le proiezioni avvenivano nelle piazze durante le fiere, o nelle case dell’artistocrazia europea. Il loro uso entrò anche nella pedagogia scolastica, per facilitare l’attenzione dei bambini.

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Lanterna Magica, raffigurati il principe di Orange (Willem V, Oranje Nassau 1748-1806) con la moglie e 3 figli.

Le illustrazioni dovevano rispondere a certi requisiti per facilitare l’effetto ottico, e allo stesso tempo dovevano adattarsi ai materiali su cui erano dipinte. Da qui i loro colori “piatti” e la loro vivacità, le forme semplici per una lettura immediata, etc. Caricaturisti ed illustratori venivano ingaggiati per creare questi meravigliosi vetrini colorati, e via via che la tecnica della riproduzione del movimento si perfezionava, anche il disegno cambiava, adattandosi alle esigenze. Gli sfondi si facevano bianchi o neutri per aiutare l’occhio a concentrarsi sull’oggetto in movimento, i personaggi venivano stilizzati per animare con semplicità bocca e occhi e movimento degli arti…
E’ facile immaginare quanto l’evoluzione di questo stile, insieme alle scoperte sul movimento, abbiano contribuito alla nascita del fumetto e più tardi al gusto dell’illustrazione moderna.

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Dalla collezione di Gerhard Honegger, Museo svizzero dalla macchina fotografica
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Sopra e sotto, vetrini ottocenteschi per proiezioni con la lanterna magica

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The Yellow Kid, Richard Felton Outcault, uno dei primi personaggi del fumetto, animato tra il 1894 e il 1896

Il cineografo, commercializzato già nel 1868, era una sorta di libricino dove girando velocemente le pagine si potevano vedere figure in movimento. Ne esistono versioni acquistabili ancora oggi, e non smetterò mai di ricordare agli illustratori che questo “effetto movimento” si crea automaticamente (anche se meno velocemente) nell’album illustrato, per via dello scorrere delle pagine. Un esempio di utilizzo di questo effetto lo troviamo in moltissimi album, come L’anatra la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch, o  Le petit chaperon rouge, la scène de la chemise de nuit di Jean-Luc Buquet, dove la collocazione dei personaggi sempre nello stesso punto della pagina, ripresi a intervalli regolari di movimento, crea un effetto cinematografico. Se scorrerete velocemente un pdf delle immagini di questi libri le vedrete “animarsi”. (Ci tengo però a precisare che in un’intervista Wolf Erlbruch negava di aver creato appositamente, nel suo libro sulla morte, una danza macabra, ma che alcune scelte stilistico-narrative avevano poi portato alla conseguenza di questo effetto).
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Wolf Erlbruch: L’anatra la morte e il tulipano, Edizioni E/O 2007

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Wolf Erlbruch: L’anatra la morte e il tulipano, Edizioni E/O 2007


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Il teatro ottico di Emile Reynaud, 1877

Nel 1877 Émile Reynaud modifica lo Zootropio e inventa il Prassinoscopio e il Teatro ottico. Nasce il primo cinema di animazione. Una prima proiezione di questa magia fu messa in scena da Reynaud il 28 ottobre 1892 al museo Grévin di Parigi. Possiamo vedere qui sotto uno dei suoi brevissimi disegni animati, che chiamò pantomime luminose.


Il teatro ottico di Emile Reynaud

Ecco, questa piccola incursione nel pre-cinema e nell’illustrazione si è conclusa, illuminando me (e spero voi) su certe influenze reciproche. Si potrebbe indagare oltre, ma un blog non è la sede più adatta.
Non ho però finito di annoiarvi! Ora mi è venuta un’irresistibile voglia di analizzare la storia del “movimento” nell’arte delle figure. Come viene “codificato” il movimento attraverso i millenni?

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Da non perdere la mostra:
Lanterne magique et film peint“, in co-produzione col Museo del cinema di Torino.
Dove : Cinémathèque française – Parigi
Quando : dal 14 ottobre 2009 al 28 marzo 2010



Michaël Dudok De Wit, cinema d’animazione “artistico”

Fino alla settimana prossima non riuscirò a scrivere il prossimo post sulla storia delle relazioni tra cinema d’animazione e illustrazione, vi lascio con questo capolavoro che mi ha fatto scoprire quest’estate Beatrice Alemagna: Padre e figlia dell’illustratore belga Michaël Dudok De Wit. Un capolavoro, ma preparate i fazzoletti che è impossibile guardarlo e non frignare!


Illustrazione e cinema d’animazione, parte II: le ombre cinesi

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J.F. Schenau, XVIII secolo

Possiamo pensare alla storia del cinema d’animazione, d’autore o “di massa” (i cartoni animati), come all’utilizzo che il fumetto e l’illustrazione hanno fatto degli strumenti via via più raffinati che il cinema e le scoperte tecniche mettevano loro a disposizione: l’invenzione del sonoro, del colore, di alcuni stratagemmi tecnici che permettevano una migliore fluidità dei fotogrammi o una maggiore profondità di campo, o una economia di disegni (l’acetato trasparente), e a livello di “ripresa” lo studio e la codificazione del “quadro” e del montaggio (i cartoni animati non fanno che seguire la sintassi narrativa del cinema classico: campo/contro campo, piano americano, piano lungo, primo piano, etc), e poi alcune invenzioni che facilitavano una maggiore espressività del disegno, come il disegnare direttamente sulla pellicola, l’inciderla… infine il computer…

Ma mi piacerebbe ricordare in questo post che 1) le “immagini animate” sono i precursori del cinema, e non viceversa. 2) disegni animati e cinema nascono entrambi dallo stesso antichissimo bisogno: l’esigenza di raccontare attraverso delle immagini, una storia. (Che è poi lo stesso bisogno che crea e anima l’album illustrato).

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Il teatro d’ombra nasce più di 2000 anni fa in Cina o Indonesia (non si conosce la vera origine geografica). Figurine ritagliate in diversi materiali venivano illuminate e mosse dietro un telo bianco, il pubblico dall’altra parte non ne vedeva che il profilo e un accenno di colore là dove la materia in cui erano costruite si faceva trasparente.

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Khmer shadow (antico teatro di ombre tipico di: Cambogia, Thailandia e Malesia), le figure erano ritagliate nella pelle.

Per immaginare quale stupore doveva provocare nello spettatore questo spettacolo, si pensi che per molti secoli queste rappresentazioni furono riservate ad usi religiosi, nelle grandi feste sacre dei calendari religiosi, per evocare i morti o scacciare gli spiriti. Il loro grande successo di pubblico permise il passaggio verso le rappresentazioni ad uso ludico, e la loro diffusione in altre aree geografiche, quali Mongolia, Turchia, Persia, Egitto, etc.
Verso la metà del 1700, grazie ad alcuni missionari che tornavano dalla Cina, quest’arte arrivò in Europa.

Non so quanto fossero presenti forme di teatro d’ombra in Europa prima del ’700, ma sono sicura che animazioni rudimentali come quelle date dall’ombromania (ombre animate attraverso le mani) o giochi simili, sono stati presenti in ogni epoca storica e a tutte le latitudini. Basti pensare al mito della caverna di Platone, con le sue ombre proiettate sul fondo della grotta, o al mito della nascita della pittura raccontato da Erodoto, dove la figlia di un vasaio disegna sul muro il profilo dell’ombra dell’amato, prima che questi parta per la guerra.

Insieme al teatro d’ombra, nel 1700 in Francia, diventa di moda l’arte della “silhouette”, cioè la caricatura fatta disegnando l’ombra del profilo della persona ritratta.

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Un’immagine di Etienne de Silhouette 1709-1767

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Un raffinatissimo e complesso spettacolo di teatro d’ombra, ricco di effetti speciali, fu messo in scena al cabaret Le Chat Noir di Montmartre alla fine dell’800. Lavorarono alla realizzazione dei vari numeri illustratori quali Henri Rivière e Caran d’Ache. Il cabaret era frequentato da tutta l’élite artistica della Parigi di quegli anni: scrittori, illustratori, poeti e pittori, ed è facile immaginare quale segno lasciò la meraviglia di queste serate nel loro immaginario figurativo.

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Il cabaret Le Chat Noir, in un’incisione del 1886

Qui sotto un esempio lampante dell’influenza del teatro d’ombre sugli artisti dell’epoca. In questa affiche di Toulouse Lautrec, non è forse una silhouette d’ombra l’uomo in primo piano? E non sono ombre di qualche semplice teatrino quelle sullo sfondo?

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Toulouse-Lautrec ,1890 circa

Già protagoniste colorate dei Toy Theater, queste figurine ritagliate entreranno presto nel mondo dell’infanzia, riproducendo maschere carnevalesche o animandosi per rappresentare fiabe classiche.

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Le carnaval à Nice (Ombre cinesi), pubblicato da Saussine, Parigi fine ’800 Coll. Musée de l’Image, Epinal

Tutta l’illustrazione di inizio ’900 testimonia del fascino per quest’arte. Pensate ai disegni ritagliati su fondo nero, tipici di molte copertine e frontespizi di album illustrati, o alle decorazioni delle pagine interne degli anni venti, trenta.

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Elizaveta Kruglikova, Russia 1914
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Dal libro della Marchesa Konstantin Somov, 1918
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Ashford Daisy, J.M, Barrie, The Young Visitors, New York George H. Doran Company 1919
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Arthur Rackham, Cinderella 1919

Il cinema non farà che offrire un sistema più rapido per animare i teatri d’ombra. Qui di seguito qualche magico frammento tratto da Hansel e Gretel di Lotte Reiniger, una delle pioniere del cinema d’animazione. Ma le influenze del teatro d’ombre, sia sul cinema che sull’album illustrato, sono molteplici, fino ad arrivare ai moderni: Principi e Principesse, del francese Michel Ocelot, (e Kirikou) o all’album premio Baobab 2008, La nuit du visiteur, di Benoît Jacques. Vi invito a trovare altri esempi.

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La nuit du visiteur, di Benoît Jacques, tradotto in Italia col titolo Aprite quella porta! da Orecchio Acerbo

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Illustrazione e cinema d’animazione, parte I

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Walt Disney e Albert Hurter davanti ai bozzetti di Pinocchio

Una lettrice del blog, nei commenti al post su Miyazaki, ha apprezzato il fatto che andassi leggermente fuori-tema rispetto all’illustrazione editoriale. Questo commento mi ha dato voglia di investigare gli strettissimi legami di filiazione che intercorrono tra illustrazione editoriale e cinema d’animazione. Lasciamo da parte per un momento l’animazione “artistica”, e mettiamo sul tavolo anatomico i famigerati “cartoni animati”. Quelli di oggi non li conosco e forse meriterebbero un capitolo a parte, parliamo dei loro padri: i cartoni animati della nostra infanzia, Walt Disney da una parte e il cinema d’animazione giapponese dall’altra.

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Isao Takahata – Hayao Miyazaki, 1973

Al di là di un’indiscutibile “semplificazione” del linguaggio dell’illustrazione vorrei sottolineare quanto entrambi i generi (disney e manga) affondino le loro radici nell’illustrazione classica, e siano addirittura strettamente imparentati tra loro (non parlo dei casi di plagio come Kimba il leone bianco, ma dei loro nonni e antenati comuni).

Ad esempio, forse non tutti sanno che Walt Disney intorno al 1930 compie un lungo viaggio in Europa: visita la Francia, l’Italia, la Svizzera, l’Inghilterra, i Paesi-Bassi e riporta in America più di 350 libri di racconti illustrati. Un vero “bottino” da cui trarrà tutta la sua filmografia (Grimm, Kipling, Collodi, Carroll…). Non pago, decide di assoldare i più grandi nomi dell’illustrazione europea dell’epoca: il danese Kay Nielsen, lo svedese Gustaf Tenggren e il caricaturista svizzero Albert Hurter, i quali diventeranno i disegnatori di film come Biancaneve, Pinocchio, La bella addormentata nel bosco, etc.

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Kay Nielsen, 1886-1957, immagine tratta dai racconti di Grimm, illustrati da Nielsen nel 1936
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Gustaf Tenggren, 1896-1982, immagine tratta dai racconti di Andersen illustrati da Tenggren nel 1935

Come potete vedere in questi due esempi sopra riportati, sia Nielsen che Tenggren erano eredi dell’età d’oro dell’illustrazione inglese, per citare due padri: Edmund Dulac e Arthur Rackham. E ora guardate nel video come la loro mano si è solo appena fatta “più semplice” per le esigenze del cinema d’animazione (vi ricordo che tutto era fatto a mano!), ma non per questo meno delicata e magnifica (soprattutto nelle scenografie). La dolcezza dei personaggi è loro, anche se alcune caratteristiche dei visi, gli occhi ad esempio, si allontanano dall’illustrazione classica, ispirandosi agli occhi delle grandi dive del cinema riprodotte sui manifesti dell’epoca, e ai comics.

biancaneve
Biancaneve, Walt Disney Company, 1937

pinocchio1Pinocchio,Walt Disney Company 1940

Ora un salto curioso. Quale è una delle fonti di ispirazione principali di Dulac e Rackham (tra gli altri), e poi di Nielsen e Tenggren?
Nel 1856 un incisore parigino, Félix Braquemond, rese pubbliche più di mille riproduzioni di stampe giapponesi (leggenda vuole che queste stampe venissero dalla carta di imballaggio di alcune ceramiche importate). Pochi anni più tardi, grandi esposizioni universali, a Londra (1862), Parigi (1878) e in altre città europee, furono allestite con oggetti e stampe giapponesi, e contribuirono ad accrescere negli artisti il fascino per l’arte del sol levante (si pensi a tutto l’impressionismo).
Se avete pazienza e voglia di cercare su internet alcune immagini di Hiroshige Utagawa, Utamaro Kitagawa e Hokusai Katsushika, vedrete quale omaggio ha reso loro l’illustrazione inglese di inizio secolo. In un gioco infinito di rimandi, questi artisti appartenevano al movimento culturale Ukiyo-e, che nel settecento, dopo l’apertura del Giappone ai primi scambi col Portogallo, si ispirò all’arte occidentale.

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Utagawa Kuniyoshi, The Stream of Asazawa in Spring, Giappone 1828
dulacEdmund Dulac, 1907

Per concludere, dopo aver visto quanto i cartoni animati affondano le loro radici nell’illustrazione classica, non dobbiamo dimenticare quanto l’illustrazione di oggi deve al cinema d’animazione (e al cinema in generale). Basti pensare ai “tagli prospettici” che ogni buon illustratore sa padroneggiare per non rendere monotono un album, quasi sconosciuti ad inizio secolo.

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Roberto Innocenti, Le avventure di Pinocchio, C’era una volta 1991, poi La Margherita 2005

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“Ponyo sulla scogliera” di H.Miyazaki, bozzetti

Quest’estate ho visto in lingua originale Ponyo sulla scogliera, un ennesimo capolavoro di Miyazaki, interamente realizzato a mano. A differenza di altre sue opere, dove il mondo fantastico (incarnato dalle forze animiste della natura) e il mondo reale  sembrano separati da una ferita originaria, qui i due mondi coesistono uno accanto all’altro fino alla fine del film in modo quasi gioioso. Miyasaki ci dice che non solo Ponyo, ma anche il rapporto tra fantastico e reale, è un ibrido che può trovare una soluzione se impariamo ad accettare incondizionatamente (e amare) la sua ambigua dualità (Sosuke nella dichiarazione finale accetta Ponyo come è, non importa se pesce o bambina).

Stupenda la scena in cui il mare in tempesta (già contaminato di irreale, vedi le onde-pesci) insegue insieme a Ponyo la macchina con dentro Sosuke. La minaccia delle onde si trasforma, grazie alla felicità di Ponyo, in un invito a lasciarsi travolgere dal fantastico, così pieno di energia e potenza vitale.

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Ecco alcune immagini tratte da  The art of Ponyo. Un libro che riassume questo titanico lavoro di animazione.
Ne approfitto per ricordare ai giovanissimi illustratori che quello di questi disegni non è il linguaggio dell’illustrazione per album
, ma il linguaggio del manga, il fumetto giapponese.

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Dal libro “The art of Ponyo”, immagine tratta dal blog Drawn
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Dal libro “The art of Ponyo”, immagine tratta dal blog Drawn
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Dal libro “The art of Ponyo”, immagine tratta dal blog halcyonrealms.com
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Hayao Miyazaki e i suoi studi di Ponyo, copyright Studio Ghibli

Concorsi in scadenza autunno 2009

Ecco alcune scadenze per questo autunno che inizia, da non perdere ASSOLUTAMENTE Ilustrarte, Bologna Mostra illustratori e CJ (Corea). I concorsi senza costo di iscrizione specificato sono gratuiti. Non scegliete i concorsi solo in base al premio in denaro,  essere presenti in un catalogo come quello di Bologna o quello coreano del CJ Picture Book Festival, è un premio molto alto.

PREMIO LAZARILLO
scadenza: 15 settembre 2009
Oggetto: progetto album illustrato
Progetto album illustrato: 5 illustrazioni + story-board + testo
Premio: 8.000 euro
Bando (in diversi idiomi spagnoli)

CJ, PICTURE BOOK FESTIVAL (Corea)
Scadenza: 30 settembre 2009
Oggetto: 3 illustrazioni inedite sullo stesso tema da inviare in formato jpg su questo modulo:   (solo nel caso si sia selezionati via posta).
Premio: pubblicazione di una delle 3 illustrazioni sul catalogo CJ
Bando (Inglese, Francese, Spagnolo, Giapponese, Cinese, Coreano)
Modulo per inviare le illustrazioni in jpg (meno di 5MB a illustrazione)

MOSTRA DEGLI ILLUSTRATORI BOLOGNA (Bologna book fair)
Scadenza: 2 ottobre 2009
Oggetto: 5 illustrazioni sullo stesso tema, inedite o edite
Premio: esposizione alla Mostra Illustratori della fiera di Bologna + due pagine nell’Annual
Formato massimo: cm 32 x 42 (o cm 42 x 32)
Bando

TAPIRULAN
Scadenza: 23 ottobre 2009
Oggetto: Roba da matti!
Una sola tavola, inedita. Formato quadrato, cm massimi 40×40, minimi 25×25
Premio: 1000 euro + pubblicazione sul calendario 2010 Tapirulan
Quota di partecipazione: 10 euro (gratuita per i soci)
Bando

CONCORSO ILUSTRARTE
scadenza: 31 ottobre 2009
Oggetto: tre illustrazioni inedite o edite dopo il primo gennaio 2007, misura massima 40×60 cm
Nel caso di illustrazioni edite inviare anche un esemplare del libro.
Ogni illustratore selezionato avrà due pagine dedicate nel catalogo, i suoi lavori saranno esposti alla mostra Ilustrarte, nella nuova meravigliosa sede di Lisbona, (marzo/aprile 2010).
Primo premio
: 5.000 euro
Bando (in: francese, inglese, portoghese, spagnolo)

CONCORSO GRAMMATICA DELLE FIGURE (G. RODARI) (Bologna book fair)
Scadenza: 30 novembre
Quest’anno parallelamente alla Mostra degli Illustratori è indetto un concorso per celebrare l’opera di Gianni Rodari
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Oggetto
: una sola tavola edita o inedita ispirata a uno dei lavori di Gianni Rodari
Premio: esposizione alla Mostra Illustratori Bologna + Catalogo
Bando



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