Natalia Ginzburg: Senza fate e senza maghi

Della collana ¬ęTantibambini¬Ľ, edita da Einaudi dal 1972 al 1978 e diretta da Bruno Munari, in molti hanno scritto sottolineandone, perlopi√Ļ, il carattere innovativo.
Quella che potete leggere qui è la testimonianza di Natalia Ginzburg, che, con l’acume e il senso critico che le sono propri, opponendosi fortemente al manifesto pedagogico della collana, ne analizza il senso profondo, che è anche il senso profondo di tutta una letteratura.

Senza fate e senza maghi
di Natalia Ginzburg

post curato da Anna Martinucci

“L’editore Giulio Einaudi ha cominciato una nuova collana per bambini. Si chiama ¬ęTantibambini¬Ľ e la dirige Bruno Munari. Ne sono usciti quattro libri. Li ho avuti. Ho pensato che erano carini. Che costavano poco. Che erano piacevoli a vedersi e maneggevoli. Le illustrazioni pi√Ļ belle, mi sono sembrate quelle che accompagnano una scelta delle Poesie senza senso di Edward Lear. C’√® inoltre un libro di Gianni Rodari, un racconto in prosa, che si chiama Gli affari del signor Gatto. L’ho letto subito e l’ho trovato carino. Gianni Rodari √® uno dei pochissimi scrittori per bambini che ci siano in Italia. √ą molto amato dai bambini. Di lui, a dire il vero, io preferisco le poesie alle prose, ma i bambini amano anche i suoi racconti in prosa (o almeno i bambini che conosco io). Dunque fino a qui tutto bene. C’era per√≤ qualcosa che mi irritava e non capivo cos’era. Un altro libro si chiama L’uccellino Tic Tic. L’autore si chiama Poi. Non so chi sia questo Poi. Anche questo l’ho letto subito, si legge d’altronde in due minuti. √ą la storia d’un bambino che ha paura del lupo, ma l’uccellino Tic Tic d√† da mangiare al lupo, gli d√† molte cipolle, teste di sardine e scarpe vecchie, il lupo non ha pi√Ļ fame e diventa buono, il bambino non ha pi√Ļ paura. Una storia graziosa. A un certo punto mi sono accorta che quello che mi irritava erano le parole scritte sul retro di ogni volume. Queste parole dicono: ¬ęFiabe e storie semplici, senza fate e senza streghe, senza castelli lussuosissimi e principi bellissimi, senza maghi misteriosi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze¬Ľ. A poco a poco ho capito che queste parole non solo mi sembravano irritanti, ma le detestavo. Esse mi sembravano piene di una presunzione suprema. Ho pensato che se veniva offerto L’uccellino Tic Tic sbadatamente e senza attribuirgli importanza, e se era lecito aspettarsi da questa collana per l’infanzia libri di ogni natura e di ogni specie, bene, ma se veniva presentato L’uccellino Tic Tic con dietro un programma pedagogico e come bibbia delle nuove generazioni, allora L’uccellino Tic Tic io lo trovavo rivoltante.

Alla luce di questa irritazione, ho guardato ancora L’uccellino Tic Tic e non mi √® sembrato niente affatto grazioso. La morale dell’Uccellino Tic Tic √® che bisogna dar da mangiare ai lupi perch√© cos√¨ diventano buoni. Non √® vero. Chi l’ha scritto ha pensato che √® bene demistificare agli occhi dei bambini l’idea del lupo. Per√≤ i lupi esistono. Si possono sfamare quanto si vuole, restano lupi e usano mangiare gli uomini. Oltre ai lupi, esistono persone che assomigliano ai lupi e il mondo ne √® pieno. Non vedo quale vantaggio abbiano i bambini a pensare che i lupi diventano miti se gli si d√† da mangiare. Non vedo nemmeno quale vantaggio abbiano i bambini a non aver pi√Ļ paura dei lupi. √ą un errore credere che la paura sia un male. La paura, √® necessario soffrirla e imparare a sopportarla. Inoltre i lupi non mangiano le cipolle. Ora un lupo che mangia cipolle e scarpe vecchie, √® lontano dal vero non meno che le streghe o le fate. Cos√¨ vorrei sapere perch√© le streghe e le fate sono tenute al bando in questa collana, come superate e retrograde, e destinate ad antiche generazioni che si abbeveravano di fantasie e illusioni, e invece si lascia il passo a questo lupo che mangia le cipolle.

Alla luce di questa irritazione, ho riguardato tutti e quattro i libri di questa collana e ho pensato che se ciascuno di questi libri in s√© andava benissimo, la prospettiva di altri libri simili dava la sensazione di asfissiare. Tutto era prevedibile e predisposto. Una collana per l’infanzia dovrebbe essere avventurosa e libera come un bosco. Questa era invece come un’impalcatura di legno.

Non riesco a sentire una vera irritazione contro Bruno Munari, direttore di questa collana, perch√© non lo conosco di persona. Ma l’editore Giulio Einaudi √® un mio amico e mi √® carissimo. Nulla di quello che lui fa o pensa mi √® mai indifferente. Perci√≤ tutta l’irritazione la provo in verit√† contro di lui. Egli ha pubblicato anni fa il pi√Ļ bello fra i libri per bambini che siano stati scritti nel nostro tempo: Le fiabe italiane di Italo Calvino. √ą un libro stupendo. √ą pieno di fate, di maghi, di principi lussuosissimi e di castelli bellissimi. √ą pieno anche di contadini e di pescatori. Vi si respira l’aria libera della fantasia e insieme l’aria aspra e libera della realt√†. Non contiene insegnamenti morali se non quelli inespressi che ci offre ogni giorno la nostra vita reale. Non contiene intenzioni pedagogiche di nessuna specie. √ą scritto in una prosa limpida, lineare e concreta, una prosa esemplare perch√© √® cos√¨ che si deve scrivere per i bambini, una prosa totalmente priva di parole superflue. Sfido chiunque a trovarvi una sola parola superflua. Sfido chiunque anche a trovarvi una sola parola leziosa. Calvino certo non aveva in testa nessuna idea educativa, ma in verit√† nulla √® pi√Ļ educativo dello stile quando √® chiaro, rapido e reale. Le Fiabe italiane sono delle vere fiabe, create generosamente per la gioia del prossimo, e cos√¨ √® necessario che siano le fiabe per i bambini, inventate e create unicamente per la felicit√†. √ą vero che Calvino non ha propriamente inventato queste fiabe, le ha raccolte nella tradizione italiana e riscritte, ma avendole egli riscritte nella sua prosa rapida e limpida sono sue. Sulle Fiabe italiane, bambini di ogni et√† si estasiano e si sono estasiati. L’editore Giulio Einaudi, di questo libro ne ha vendute montagne. Non se ne √® dimenticato, perch√© lo ristampa di continuo. Si √® accorto, l’editore Giulio Einaudi, d’aver pubblicato un libro fondamentale nel campo della narrativa per l’infanzia? Lo sa o non lo sa? Se lo sa, come mai esce fuori adesso con la frase ¬ęsenza fate e senza maghi¬Ľ? Che √® come dire ¬ęvi daremo delle ottime torte senza farina, senza zucchero e senza burro¬Ľ.

L’editore e il direttore di questa collana avrebbero invece dovuto dire con onest√†: ¬ęScrivere per i bambini oggi √® difficilissimo. Non ci riesce quasi mai nessuno. Raduneremo i pochissimi che ci riescono. Fiabe nuove con fate e maghi non ce ne sono. √ą un gran peccato, ma non ce ne sono. Le Fiabe italiane di Calvino sono un capolavoro e un miracolo, ma i capolavori e i miracoli sono rari per forza di cose. Perci√≤ faremo del nostro meglio. Avrete quello che passa il convento¬Ľ.

Forse questa non sarebbe stata una buona frase pubblicitaria. Non importa. Se io pubblicassi o dirigessi una collana per l’infanzia, ci scriverei sopra a grandi lettere queste parole.

Le ragioni per cui oggi scrivere per i bambini √® cos√¨ difficile, sono infinite, ma una certo √® che √® nata in noi l’idea che ai bambini tutto pu√≤ far male. La fantasia (ci atterrisce perch√© √® avventurosa, imprevedibile e forte. Noi ne abbiamo poca, e per giunta l’adoperiamo con mani parsimoniose e schifiltose. Quando si scrivono o si stampano libri per bambini, per prima cosa si sbarrano porte e finestre. No alle storie di dolore perch√© il dolore fa male. No alle storie di miseria perch√© sono patetiche. No alle lagrime. No alla commozione. No alla crudelt√†. No ai cattivi, perch√© non bisogna che i bambini conoscano la cattiveria. No ai buoni perch√© la bont√† √® sentimentale. No al sangue perch√© fa impressione. No ai castelli lussuosissimi perch√© sono evasione. No alle fate perch√© non esistono. I bambini sono fragili e perci√≤ li nutriremo con vivande lavate e disinfettate. Li educheremo alla concretezza, avendo per√≤ sterilizzato la concretezza, avendo isolato nella concretezza ci√≤ che non manda n√© bagliori n√© lampi. Li nutriremo con sabbia, accuratamente filtrata e senza batteri. Li nutriremo col bicarbonato, col borotalco e con la carta assorbente.

Mi si dir√† che ai bambini piace il bicarbonato. Pu√≤ anche darsi che gli piaccia quando non hanno altro. Il problema per√≤ non √® che gli piaccia o gli dispiaccia il bicarbonato. Il problema √® invece come crescono con questo tipo di alimentazione i bambini. Nelle Fiabe italiane di Calvino, a cui non mi stanco di richiamarmi, ci sono teste tagliate, cadaveri, briganti, ladri, orchi, crudelt√† e orrori. I bambini ne sono deliziati. Questo perch√© le vere e belle fiabe sono in verit√† inoffensive. Esse sono situate nell’unico luogo dell’universo dove non esiste offesa, cio√® nei regni della vita fantastica. Quando mettono paura, √® la paura salubre e liberatrice della fantasia, paura di cui lo spirito ha desiderio e alla quale si protende come a una fiamma che lo riscaldi. Della vita fantastica, i bambini hanno fame e sete, le fate e i maghi abitano nel loro pensiero e il fatto che non esistano nella realt√† √® per loro giustamente irrilevante, perch√© i regni della vita fantastica sono popolati di oggetti comunque invisibili e intangibili. Nei regni della vita fantastica, anche le immagini pi√Ļ crudeli generano felicit√†. Si sa bene che la felicit√† √® fatta anche di spavento e di angoscia. Sopprimere lo spavento e l’angoscia, significa sopprimere anche la felicit√†.

Aggiunger√≤ che quello che detesto nella frase ¬ęsenza fate e senza maghi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze¬Ľ √® la retorica e l’ottimismo generazionale. Auguriamoci pure che le nuove generazioni siano costituite di individui liberi. Per√≤ non ne sappiamo proprio nulla. Inoltre non sappiamo affatto se sia un bene crescere senza inibizioni. Forse fra poco si scoprir√† che le inibizioni, di cui l’uomo di oggi si fa gloria di essersi sbarazzato, le inibizioni e le lotte dei singoli per superarle o vivere con esse, erano il pane e il sale dello spirito”.

aprile ’72

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Natalia Ginzburg, Senza fate e senza maghi in Vita immaginaria, Mondadori, Milano 1974, pp. 160-166.


Miniconcorso Trova il personaggio! Cover Bologna Evelyne Laube e Nina Wehrle

Siete drogati di illustrazione? Rubate i libri di Kitty Crowther o di Tomi Ungerer dalla camera del vostri figli? Avete appeso sul frigo un ritratto di William Steig? Avete la sezione “libri illustrati con dedica” nella vostra libreria? Passate le ore nel reparto “bambini” delle grandi librerie seduti per terra? Bene, questo gioco √® per voi!

La copertina 2014 dell’ Annual della Mostra¬† Illustratori di Bologna √® stata realizzata da¬†Nina Wehrle e Evelyne Laube, dello studio It’s raining elephants ed √® un omaggio alla storia dell’illustrazione.
Sulla copertina ci sono circa 40 personaggi (famosi e meno famosi) che sono comparsi in un libro illustrato: moderno o antico. Altri  personaggi, invece, sono stati inventati dalle due illustratrici per la copertina stessa (quindi sono fuori gara).

Come si gioca: Usate i commenti a questo post per elencare i personaggi che riconoscete. Bisogna specificare libro e illustratore.
Man mano, pubblicherò sul post la fotina del personaggio indovinato.
Ogni giocatore pu√≤ partecipare pi√Ļ volte, aggiungendo le sue scoperte ai precedenti commenti.
Scadenza gioco: 5 giugno.
Premio: Scopo del gioco è divertirsi insieme, ma se un vincitore ci sarà, sarà quello che indovina il maggior numero di personaggi prima del 5 giugno. Riceverà un libro di Nina e Evelyne dedicato a mano!
(Per gentile concessione delle due artiste, che sono state molto contente dell’idea di questo gioco).
Consiglio: Aiutatevi l’un l’altro, siate carini con i compagni di gara, barate pure (non so come, ma confido nella vostra immaginazione).
Ci divertiremo!

TROVA IL PERSONAGGIO!


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Trovati:

Ursli, Alois Carigiet

Ancora da indovinare…


Concorso internazionale di illustrazione Nami Island, Corea

Il 1 luglio si aprono le iscrizioni alla seconda edizione del NAMI il concorso coreano che vuol promuovere artisti dei libri illustrati provenienti da tutto i mondo.
La vincitrice della prima edizione √® stata Sung-hee Kim con le sue bellissime illustrazioni del libro The Magical Sound of a Moktak, che potete visionare nel sito dell’illustratrice.


Grand Prix 2013. The Magical Sound of a Moktak, Sung-hee Kim

Oltre al vincitore assoluto, che si aggiudica il Grand Prix, vengono assegnati altri premi. Tra i premiati della scorsa edizione c’era anche il Pinocchio della nostra Eva Montanari.

Special Prize 2013. Pinocchio, Collodi – Eva Montanari

 

Sul sito del concorso potete trovare tutte le informazioni sulla nascita e gli intenti di questo concorso che si svolge in Corea nella bellissima isola di Nami, che oltre ad essere una meravigliosa oasi naturalistica √® anche un attivo centro artistico-culturale e dal 2009, proprio per l’impegno profuso a sostegno e promozione della letteratura per l’infanzia, √® sponsor ufficiale dell’Ibby Hans Christian Andersen Award.
Rispetto alla prima edizione, di cui potete leggere qui, ci sono diverse novità, prima fra tutte una preselezione che verrà fatta sulle illustrazioni inviate in forma digitale nel periodo dal 1 luglio al 30 settembre. SOLO per la selezione finale, i cui esiti saranno pubblicati sul sito del concorso, si dovranno inviare gli originali delle illustrazioni selezionate o delle stampe di alta qualità delle stesse.

Cosa: da 5 a 10 illustrazioni di un unico progetto
Iscrizioni e invio digitale per preselezione: dal 1 Luglio al 30 Settembre 2014
Premio:¬† circa¬†7.320 ‚ā¨
Info e bando: www.namiconcours.com

Per i dettagli qui di seguito il bando tradotto.
Non vi rimane che leggerlo attentamente e mettervi all’opera! Buona fortuna!

 

 

Il concorso Nami 2015 vuole incoraggiare la creatività degli artisti e contribuire al progresso della qualità degli albi illustrati. Il concorso è organizzato ogni due anni da Nami Island, lo sponsor ufficiale di IBBY Hans Christian Andersen Awards.
Per la partecipazione alla fase finale del concorso vengono accettate sia illustrazioni originali che stampe digitali di illustrazioni originali (le opere inviate non saranno restituite).
I vincitori verranno selezionati da una lista di candidati emersi da una selezione preliminare.

La cerimonia di premiazione e la relativa mostra si terr√† durante il festival della letteratura per bambini di Nami Island 2015. Alla cerimonia di premiazione verranno invitati il primo qualificato al concorso, vincitore del premio Grand Prix, e i secondi qualificati, vincitori del premio Golden Island. Le spese di viaggio saranno a carico dell’organizzazione.
Per la promozione internazionale del concorso è prevista la pubblicazione di un catalogo contenente le immagini vincitrici e quelle degli artisti selezionati.

1. Chi può partecipare: Il concorso è aperto agli illustratori di tutto il mondo
2. Tema:
Nessuna restrizione
3. Quando iscriversi:
dal 1 Luglio al 30 Settembre 2014. Le opere devono pervenire
inderogabilmente entro la mezzanotte del 30 settembre 2014, ora
locale della Korea (KST, + 8 ore rispetto all’Italia).
4. Condizioni:

a) le illustrazioni devono riguardare una sola storia
b) numero illustrazioni richieste da 5 a 10
c) prima di inviare le opere è necessario compilare un modulo
di registrazione online
d) la dimensione dell’invio in digitale non deve superare i 20MB
in totale, il formato dei file deve essere RGB JPG.
e) nessun costo di iscrizione
5. Invio delle opere
 per la selezione preliminare:
a) le opere vanno inviate tramite caricamento delle immagini
digitali dalla pagina ufficiale del concorso, dopo aver effettuato
la registrazione online.
b) la pagina ufficiale è: www.namiconcours.com
6. Procedura di selezione:

Selezione preliminare: una giuria internazionale composta da rinomati professionisti del settore selezionerà una lista di candidati in numero fino a dieci volte superiore al numero dei vincitori finali.
Selezione finale: la giuria internazionale si riunirà per stabilire i vincitori del concorso.
7. Invio delle opere per la selezione finale:

a) possono partecipare i candidati che hanno superato
la selezione preliminare
b) invio delle opere entro la mezzanotte del 31 dicembre 2014
(ora della Corea)
c) materiale da inviare: originali o stampe professionali in alta qualità
delle opere inviate per la selezione preliminare
8. Premi:
1. 
Premio Grand Prix (Targa + premio in denaro di 10.000 USD
equivalente al cambio attuale a circa 7320‚ā¨)
2. Premi Golden Island (Targa + premio in denaro di 5.000 USD
equivalente al cambio attuale a circa 3660‚ā¨)
3. Premi Green Island (Targa + premio in denaro di 2.000 USD
equivalente al cambio attuale a circa 1464‚ā¨)
4. Premi (10) Purple Island (Certificato + Targa)
9. Elenco dei vincitori:

I vincitori verranno annunciati sul sito ufficiale del concorso

10. Note:

Le illustrazioni selezionate potranno essere utilizzate per le
promozione del concorso senza necessità di richiesta del consenso
preventivo all’autore. Non √® previsto alcun rimborso per questo
l’eventuale utilizzo delle immagini.

11. Contatti:

Nami Concours International Secretariat
Sito ufficiale: www.namiconcours.com
Indirizzo: 3F, Gallery Sang Bldg, Insadong-gil 17, Jongno-gu, 110-290 Seoul, Republic of Korea
Email: info@namiconcours.com
Telefono: +82 2 753 1245~6
Fax: +82 773 1481


Otto cartoline illustrate da Franz Marc, 1913-1914

¬†“Vidi l‚Äôimmagine che si perde negli occhi dell‚Äôuccello acquatico quando esso si tuffa, i mille anelli che circondano ogni piccola vita, l‚Äôazzurro del cielo bisbigliante che il lago beve, la deliziosa emersione in un altro luogo… Riconoscete, amici, che cosa sono i quadri: l‚Äôemergere in un altro luogo.”¬† Franz Marc

Two Foxes ‚Äď a Albert Bloch, Munich, 4 febbraio 1913


Two Sheep, a Wassily Kandinsky, Murnau, 1 maggio 1913

Two Lying Black Cats, a Erich Heckel, Senza data


The Tower of Blue Horses, a Else Lasker-Sch√ľler in Berlin, fine dicembre 1912/ inizio gennaio 1913

Black Cow Behind a Tree, cartolina scritta da Maria Marc (moglie di Franz Marc) a Elisabeth Macke (moglie di August Macke), Bonn, 21 maggio 1913


Three Horses in Landscape with Houses, a Paul Klee, Monaco, 8 novembre 1913


Two Cats, a Lily Klee , Monaco 6 marzo 1913


Four Foxes, a Wassily Kandinsky, Monaco, 4 febbraio 1913

Fonte: The ibtaurisblog


Telefono senza fili, di Renato Moriconi: divertentissimo

Teléfono descompuesto, Illan Brenman, Renato Moriconi, Fondo de cultura economico, Brasile

Nello scorso post vi ho annunciato che avrei parlato di due libri geniali di Renato Moriconi, un illustratore che ho conosciuto in Brasile. Ecco il primo: Tel√©fono descompuesto (Telefono senza fili), da un’idea di Ilan Brenman. La bella notizia √® che il libro uscir√† presto in Italia per Gallucci edizioni.
Tel√©fono descompuesto √® un libro senza testo, attraversato, come da una linea, dal segreto di una parola sussurrata. Avrete di sicuro gi√† giocato a telefono senza fili: scopo e divertimento del gioco √® vedere se la parola sussurrata da orecchio a orecchio arriva a destinazione intatta o se si storpia nel tragitto. Vi lascio guardare le prime sequenze del libro (mi dispiace un po’ togliervi l’emozione di girare le grandi pagine dal vivo – 28×37 cm – ).

A ogni pagina voltata veniamo sorpresi dal nuovo personaggio che entra in scena come destinatario: ho dovuto sfogliare il libro pi√Ļ volte per cogliere tutta la sottigliezza delle diverse accoppiate: non sono mai scontate e ovvie.
L’alternarsi profilo / faccia di fronte, il gioco delle forme (abiti, collane, pellicce, cappelli, nasi protuberanti, decori, stoffe, piume, spille) e dei colori (sempre chiari, pochi), sono tutti elementi che contribuiscono alla cadenza allegra del ritmo.
Il fondale nero e la cornice bianca, dal canto loro, contribuiscono a un gioco di meta-testo di cui parler√≤ pi√Ļ avanti.

Prima osserviamo da vicino le coppie di personaggi. Quello che rende interessante il libro √® che sono tutte coppie dove √® presente una tensione nella relazione, ogni volta diversa: giullare/Re (differenza di ceto sociale); Re/armatura (c’√® qualcuno dentro l’armatura? E’ sorda o ci sente, un’armatura?); armatura/palombaro (tra sordi…).

Salto alcune pagine per non togliervi tutto il gusto del libro. Arriviamo alle coppie: aborigeno/turista con macchina fotografica (un turista rispettoso dell’ambiente?); turista rispettoso dell’ambiente/ donna con pelliccia; donna con pelliccia che forse non vuole invecchiare/vecchina clich√©.
La vecchina, lo scopriamo nella pagina successiva, √® la nonna di Cappuccetto Rosso. Le ultime battute del libro (nonna/lupo – lupo/ Cappuccetto rosso –¬† Cappuccetto/cacciatore. Cacciatore/cane…) rallentano il gioco delle sorprese per portarci con pi√Ļ impatto verso la grande sorpresa finale.

Il gap relazionale tra i vari personaggi √® sempre mitigato da alcuni elementi che uniscono e amalgamano la distanza: uno stesso colore presente in entrambe le pagine; una forma che si ripete; il decoro sulla corona e poi sul petto dell’armatura, etc.
Questo è quello che succede dentro la scena. Possiamo immaginare tutti i personaggi presenti nello stesso tempo, come in un lungo corridoio nero: lo scorrere delle pagine è una cinepresa che passa davanti a loro con un lungo piano sequenza.
Pagina dopo pagina, cinematograficamente, noi percepiamo anche le teste in movimento, proprio come assistere alla catena di un vero telefono senza fili.
Che sia lo stesso sfondo lo si capisce anche da un particolare raffinatissimo: guardate il riflesso sul profilo dell’armatura, in entrambe le pagine. Nella prima pagina prende la luce bluastra del mantello del Re e, a destra, nonostante la pagina non sia ancora girata, riflette il giallo della tuta del palombaro.

Data questa unit√† di sfondo, la cornice bianca che inquadra ogni scena √® evidentemente posta su un altro piano di realt√†: quello della superficie della carta. Il realismo stilistico dei personaggi connota ulteriormente questo scarto. C’√® una cornice e, dietro, c’√® la scena che si muove. Ovviamente, anche quello che accade nel corridoio nero √® una realt√† di carta, una mera rappresentazione pittorica: non c’√® nessun tipo di dislivello tra il nero dello sfondo e il bianco della cornice, ma il lavoro del lettore (se l’illustratore √® stato bravo) √® dimenticarselo e credere alla realt√† di quello che avviene in scena.

La cornice sovrapposta √® un puro pretesto grafico, un modo per separare meglio i due personaggi e rendere pi√Ļ difficile, quindi pi√Ļ gustosa, la trasmissione del messaggio.
Il successo del gioco si basa sulla riuscita del passaggio della parola sussurrata: pi√Ļ ostacoli ci sono, pi√Ļ la tensione cresce, pi√Ļ c’√® divertimento.

Bartolomé Esteban Murillo, 1618 Р1682, Spagna; Autoritratto

Il modo di incorniciare un quadro (come la pagina di un libro) √® per√≤ fondamentale per la lettura del significato dell’immagine. La cornice segna il limite tra finzione e realt√†. La mano di Bartolom√© Murillo, nell’autoritratto qui sopra, posta fuori da una cornice dipinta, √® un gioco di scatole cinesi che confonde i confini tra realt√† e finzione, aprendo una breccia tra la realt√† della rappresentazione e quella vissuta dal fruitore (se non c’√® pi√Ļ confine, non ci sono pi√Ļ n√© realt√†, n√© rappresentazione).

Fino a qui mi seguite? Ora torniamo alla scena finale del nostro telefono senza fili.

Il cane d√† una leccata alla faccia del giullare (lo stesso giullare che ha dato il via al passaparola). La catena si √® chiusa, la parola √® ritornata a destinazione: tradotta in linguaggio canino, quindi mimico, noi possiamo finalmente VEDERLA. E’ una parola affettuosa, amorosa, forse √® una frase: ti voglio bene.
Nel corridoio scuro dove sono presenti tutti i personaggi, non √® successo nulla di eccezionale. Il cane ha semplicemente ripetuto la parola nell’unico modo a lui possibile: una leccata al giullare.
Come la mano di Bartolom√© Murillo trasgredisce il limite imposto dalla cornice, cos√¨ il cane, avvicinandosi al giullare, aumenta la credibilit√† della scena conferendo alla sua leccata affettuosa pi√Ļ forza e realt√†.

Il confine tradito però, in questo caso, non è tra lettore e quadro, ma tra quadro e quadro: il lettore non è aggredito dal dubbio sulla sua realtà.
Proprio per questo il lettore può ridere. Ride perché è sorpreso dal gesto del cane, perché è contento di aver capito il messaggio, e perché si rende conto di non aver visto la cornice bianca come un limite reale. Invece era reale. Era il colletto inamidato dei ruoli sociali, altro che mero gioco grafico!
Il lettore ha creduto di essere sordo alla parola sussurrata. Invece era anche cieco.

Bravissimo Renato Moriconi.

Winsor McCay

La copertina e quarta di copertina fungono da ulteriori meta-testi (ve li lascio scoprire).

Se vi interessa sapere tutto delle cornici e del loro valore simbolico nella storia dell’arte, leggete L’invenzione del quadro di Victor Stoichita.

L’invenzione del quadro
Victor I. Stoichita
La storia della finzione scenica in pittura
16 euro

“Conversas ao P√© da P√°gina” in Brasile: o di come leggere il mondo

“Il romanziere insegna al lettore a cogliere il mondo come una domanda‚ÄĚ *
Milan Kundera

All’aeroporto André Franco Montoro di São Paulo, in coda per il visto di uscita dal Brasile, quando il timbro ha impresso la pagina del passaporto, inaspettatamente, mi hanno pizzicata gli occhi due lacrime. Il Brasile mi ha stordita.
Il tempo deve scorrere in maniera diversa in quel frastuono di palme, grattacieli e macchine che è l’immensa città di São Paulo. Una settimana in Brasile è stata lunga un mese, un anno. Sono stata via un anno. Mi è piaciuto tantissimo.
Sul volo di ritorno sono stata affollata da ricordi frasi, sorrisi, abbracci, immagini di libri, dialoghi, sguardi aperti e curiosi. Un caleidoscopio caotico con al centro una sola parola: lettura.

Tutti gli ospiti della prima edizione 2014 di Conversas ao Pé da Página

Sono stata invitata al convegno sulla lettura Conversas ao P√© da P√°gina da Dolores Prades, redattrice della Revista Emilia e Patricia Pereira Leite, insieme ad Antonio Ventura editore de El Jinete Azul, Teresa Colomer, Cristina Correro del Master Gretel (Spagna), Elisabeth Lortic co-editrice de Les Trois Ourses (Francia), Aidan Chambers, scrittore di libri per ragazzi (Inghilterra), l’illustratore Gabriel Pacheco (Messico), il professore di letteratura Daniel Delbrassine (Belgio), e tanti altri ospiti dal Brasile.

Vi riporto in ordine sparso qualche impressione.

Gabriel Pacheco, Messico, © Henrique Lenza, Conversas ao Pé da Página

Gabriel Pacheco ha concluso la sua bellissima conferenza dicendo che la lettura (come la scrittura, come l’illustrazione) ha come scopo finale quello di aiutarci a trovare il nostro luogo: e, una volta trovato, a rispettarlo.
Come mi piace questa parola: rispetto. Mi ricorda il concetto heideggeriano di ‚Äúcura‚ÄĚ: prendersi cura. I libri belli ci aiutano a scoprire chi siamo.

Bruno Torturra, Brasile, ©  Henrique Lenza,  Conversas ao Pé da Página

Bruno Torturra, giornalista e fotografo brasiliano, ha raccontato di come i giovani brasiliani abbiano potuto accedere al mondo moderno, alla contemporaneit√†, alla cultura, grazie a internet. Mai come oggi un‚Äôintera generazione di giovani √® stata produttrice di testi (post, blog, messaggi, tweet, sms). Una riflessione ancora pi√Ļ vera in un paese dove la povert√† e l‚Äôanalfabetismo giovanile √® fitto come una favela.
Mi piace pensare ai giovani come a produttori di testi creativi, rumorosamente tweettanti, piuttosto che pensarli ‚Äúsdraiati‚ÄĚ, pigri e isolati, come vuole un certo stereotipo europeo, cos√¨ stantio, incapace di leggere questa nuova generazione digitale e le sue risorse.

Antonio Ventura, Spagna, © Henrique Lenza,  Conversas ao Pé da Página

Antonio Ventura ha usato questa metafora per indicare al mediatore il suo ruolo tra lettore e libro: ‚ÄúCompratevi una bussola e disegnate le vostre mappe‚ÄĚ.


Anna Castagnoli, Italia, ©  Henrique Lenza,  Conversas ao Pé da Página
Gabriel Pacheco, Anna Castagnoli, Dolores Prades, Renato Moricone, © Conversas ao Pé da Página

Gabriel Pacheco, Renato Moricone (autore totale di due libri stupendissimi di cui vi parler√≤ prestissimo) ed io ci siamo ritrovati in una tavola rotonda a discutere sul ruolo del libro illustrato nella formazione del lettore. Partendo dal presupposto che i libri, come diceva Kundera in un‚Äôintervista, dovrebbero insegnare al lettore a leggere il mondo come una domanda, siamo arrivati unanimi alla conclusione che l’album illustrato √® per costituzione una delle forme pi√Ļ adatte a veicolare questa domanda, lasciandola aperta.
L’album illustrato √® irriducibilmente un mezzo di comunicazione “ambiguo”, perch√© √® dialogo tra linguaggi profondamente diversi: quello della scrittura e quello delle immagini. E’ un ibrido. Questa ambiguit√† spiazza il lettore, lo costringe a un lavoro di interpretazione e di co-creazione del senso. E’ soprattutto il lettore adulto a dover imparare a leggere l’ambiguit√† dell’album. Il bambino, lui, sa leggere a meraviglia.

Durante l’incontro ho proiettato su un grande schermo esempi di come l’immagine possa lasciare uno spazio al lettore.
Eccone alcuni:

РQuando è parziale, incompleta o poco leggibile

– Quando gioca con i livelli di finzione scenica (dove √® posizionato il lettore davanti all’immagine? A chi si rivolge l’immagine?)

– Quando la scelta del tipo di rappresentazione prospettica, o l’assenza di prospettiva, determinano una precisa posizione del fruitore

Le conferenze e gli incontri si sono svolti in un grande teatro: pi√Ļ di 1000 i bibliotecari, gli insegnanti, gli educatori iscritti al convegno.

© Henrique Lenza, Conversas ao Pé da Página

Tra un incontro e l‚Äôaltro si √® discusso, riso, giocato, ci siamo lasciati intervistare. Il clima era frizzante, Antonio Ventura, instancabilmente allegro, inanellava barzellette con coltissime citazioni. Elisabeth Lortic de Les Trois Ourses ha frainteso l‚Äôora di un appuntamento ed √® scomparsa: eravamo tutti preoccupati, ma Dolores ha sfoderato un sorriso tra i pi√Ļ rassicuranti che ci ha tenuti lontani da ogni ansia. Dolores √® stata bravissima nel farci sentire a casa in una citt√† di 12 milioni di abitanti.
Ci siamo sentiti coccolati, viziati da tramezzini e sorrisi, lusingati dall’attenzione del pubblico o dagli illustratori che venivano nei camerini a domandarci una dedica.

Gabriel Pacheco con Dolores Prades, ©  Henrique Lenza,  Conversas ao Pé da Página
Teresa Colomer, Spagna

Il secondo giorno ho tenuto un corso su come funzionano il ritmo e il movimento nell‚Äôalbum illustrato. 39¬† alunni che dicevano di non saper disegnare: tutti inseganti e bibliotecari. Ma io ho la teoria che tutti sappiano disegnare, cos√¨ li ho messi al lavoro in una febbrile catena di montaggio, facendo produrre una quantit√† folle di montagne, fiori, nuvole, onde… Alla fine, ognuno ha potuto servirsi di quei frammenti di mondo (venuti benissimo) per costruire il suo: non √® questo il senso pi√Ļ profondo del disegnare?

Alcuni momenti del mio laboratorio sull’album illustrato, ¬©¬† Henrique Lenza, Conversas ao P√© da P√°gina

Teresa Colomer e Cristina Correo hanno parlato della lettura a scuola, anche Cristina ha tenuto anche un atelier sul libro illustrato.

Cristina Correo, Spagna

Elisabeth Lortic, finalmente riapparsa, ha presentato la storia de Les Trois Ourses, poi ha letto ad alta voce Si direbbe che nevica, di Remy Charlip: un libro dove al posto delle illustrazioni indicate dal testo ci sono solo pagine bianche. Siamo ai confini del linguaggio dell’album, l√† dove la sua neve bianca spalanca gli orizzonti alla fantasia del lettore.


Elisabeth Lortic, editrice de Les Trois Ourses, Francia, ©  Henrique Lenza,  Conversas ao Pé da Página

 

Aidan Chambers, Inghilterra, © Henrique Lenza, Conversas ao Pé da Página

Ma il vero pezzo forte di tutto il convegno √® stato l’intervento di Aidan Chambers, scrittore inglese di libri per ragazzi, venuto fino in Brasile nonostante l’agorafobia. Aidan ha 80 anni. Ha raccontato dal vivo, con uno spettacolo mozzafiato, la sua lunga vita di uomo e lettore.
Ha raccontato di quando ha imparato a leggere per la prima volta: quando il padre, indicandogli una montagna al fondo di un paesaggio, gli ha detto che la strada che si inerpicava su verso la cima era la coda di un drago (il grande libro, il primo, √® il mondo). Ha raccontato di quando, seduto sulle ginocchia di una maestra morbida, ha capito per la prima volta la relazione tra scrittura e voce (non c’√® insegnamento che possa giungere al bambino se non viene mediato dall’affetto e dalla passione). Ha raccontato della sua grave dislessia, della prima volta che √® riuscito a leggere un testo scritto (aveva 9 anni) e di come lo avesse folgorato capire che le parole, quei segni scuri, fossero immagini. Ha raccontato delle bombe che cadevano sull”Inghilterra, del suo primo amico, delle frustate sulle mani a scuola, del suo primo bacio, del suo primo impulso a scrivere, del suo primo amore. Libri e vita si confondevano in un unico, inestricabile, vitale intreccio.
Metà sala, me inclusa, ha finito di ascoltare la conferenza in lacrime.

© Henrique Lenza, Conversas ao Pé da Página

Ecco qui sopra l’√©quipe di Conversas al completo. Tanti ragazzi entusiasti di aiutare il SESC, il Servizio Sociale di Commercio che ha finanziato e ospitato il convegno: un organismo nato dal desiderio dei commercianti di poter offrire cultura e sport alle loro famiglie in una nazione dove il governo √® spesso distratto da problemi che sembrano pi√Ļ urgenti di quello della carenza di cultura. Il SESC oggi vanta enormi centri culturali, pieni di teatri, cinema, sale di conferenze, piscine, campi sportivi; in citt√† come in provincia.

Ci sono stati altri incontri per me sensazionali, uno tra tutti, quello con uno dei pi√Ļ importanti esperti di critica di illustrazione del Brasile, Odilon Moraes: un illustratore con una riflessione sull’album illustrato tra le pi√Ļ acute che abbia mai incontrato (per questo incontro ringrazio tanto l’illustratrice Laura Teixeira). Abbiamo parlato fitto fitto per un’ora e deciso che inizieremo una corrispondenza scritta sull’album: categoricamente via posta, perch√© Odilon, per scelta, non usa il computer neanche per leggere una mail. Sar√† appassionante.

Odilon Moraes, Brasile

Questa settimana mi ha lasciato un gusto meraviglioso: la consapevolezza di quanto la lettura possa essere un ponte capace di portare fuori dalla povertà, sia sociale che morale.
Essere autori e illustratori, ma anche critici, editori, insegnanti, bibliotecari, è una responsabilità altissima.

E’ con il tesoro di tanti amici nuovi e di un nuovo sguardo sull’importanza del mio lavoro che sono tornata a casa.


* Milan Kundera, ‚ÄúThe novelist teaches the reader to comprehend the world as a question‚ÄĚ in ¬ęNew York Times¬Ľ, 30 novembre 1980


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