Una bibliografia per capire a fondo l’album illustrato e l’illustrazione

È da tanto tempo che i miei alunni mi chiedono una bibliografia per imparare l’arte dell’illustrazione. Finalmente ho vinto la pigrizia ed eccola.
Tutto quello che si può leggere e studiare sull’arte, sul fumetto, sull’animazione cinematografica, come anche sulla critica letteraria, è importante per capire come funzionano le immagini in sequenza, quindi l’album illustrato.
Non so, però, se studiare basti per diventare bravi illustratori.
Realizzare un disegno che abbia una propria forza compositiva e narrativa è un atto misterioso che richiede fede in senso Kierkegaardiano: la capacità, cioè, di fare un salto oltre se stessi (su questo salto, vi consiglio di leggere Gioco e Realtà di Donald Winnicott); è necessario, quindi, lavorare su di sé, sui propri blocchi, sulla propria apertura e fiducia verso il mondo.

La bibliografia che segue è personale: è quella che è servita a me ed è piaciuta a me. Non è in nessun modo esaustiva e se avete libri che vi sono piaciuti o che pensate importanti, segnalateli nei commenti!

Teoria dell’arte e della percezione. Fondamentali:
La storia dell’arte, di Ernst H. Gombrich
Arte e illusione. Studio sulla psicologia della rappresentazione pittorica, di Ernst H. Gombrich
Arte e percezione visiva, di Rudolf Arnheim (di Arnheim leggete tutto quello che potete; bello, anche: L’immagine e le parole)
L’invenzione del quadro, di Victor Stoichita (stupendo)
Punto, Linea, Superficie, di Wassily Kandinsky (un po’ difficile ma fondamentale)
Guardare pensare progettare, neuroscienze per il Design di Riccardo Falcinelli (scorrevole, ricchissimo di riferimenti e spunti)

Teoria dell’arte. Fondamentali ma un po’ più tecnici e difficili:
The Hidden Order of Art, di Anton Ehrenzweig, 1967. (Stupendissimo. Un approccio psicanalitico alla creatività e all’arte. Importante per capire l’arte astratta). Lo trovate in inglese per KINDLE qui, e in francese, cartaceo, qui.
La prospettiva rovesciata e altri scritti, di Pavel Florenskij
La prospettiva come forma simbolica, di Erwin Panofsky
Tre saggi sullo stile. Il barocco, il cinema e la Rolls-Royce di Erwin Panofsky
Arte del colore, di Johannes Itten

Specifici sulla teoria dell’album e dell’illustrazione:
La trilogia del limite di Suzy Lee (STUPENDO, lo avevo recensito qui).
Il libro del fumetto di Scott McCloud (Fondamentale per la narrazione sequenziale)
Lire l’album di Sophie Van der Linden (in francese. Discorsivo e pieno di immagini: tutto su come è fatto e funziona l’album)

Suzy Lee, La trilogia del limite, Corraini edizioni (crediti foto)

– Tutti i numeri della rivista Hors Cadre(s), curata da Sophie Van der Linden (in francese):
n°1: Hors cadre. n°2: Blanc (mars 2008); n° 3: Album sans texte; n° 4: Apparition/Disparition; n° 5: Carnets et esquisses; n°6: Imaginaire d’enfants; n° 7: Noir; n° 8: Le Temps; n° 9: L’illustration des contes; n°10: Zoom sur cinq ans de création; n° 11: Lde minuscule; n° 12: La narration aujourd’hui; n°13: La couleur n°14; Metamorphoses du documentaire; n°15: L’écriture litteraire.
Per ordinarli spedire una mail a laure@revue-horscadres.com.

Discorsivi su: modalità di lettura dell’album; rapporto testo-immagini; storia dell’illustrazione
Guardare le figure di Antonio Faeti
Albi illustrati, di Marcella Terrusi
Ad occhi aperti. Leggere l’album illustrato, AA.VV, Hamelin
– Tutti i numeri del Catalogone. Le parole e le immagini di Topipittori, che potete scaricare gratuitamente a questo link.
I libri citati qui sopra li trovate recensiti su questo post

In inglese, su come funziona l’album. Fondamentali:
How Picturebooks Work,
di Maria Nikolajeva
Picture this. How picture works,
di Molly Bang (recensito qui)

– Più discorsivo: Children’s Picturebooks: The Art of Visual Storytelling, di Martin Salisbury

 Esercizi e tecniche per imparare a disegnare o per sbloccarsi, utilissimi:
La via dell’artista. Come ascoltare e far crescere l’artista che è in noi, di Julia Cameron. Lo potete comprare qui per KINDLE.
Disegnare. Corso per geniali incompetenti incompresi. Di Quentin Blake e John Cassidy
Disegnare con la parte destra del cervello, Betty Edwards

Altri, bellissimi e importanti:
L’ovvio e l’ottuso di Roland Barthes
Elementi di semiologia di Roland Barthes
Lascaux. La nascita dell’arte, di Georges Bataille
Trattato del segno visivo. Per una retorica dell’immagine. Gruppo Mi (difficile ma molto bello)
I canoni dello sguardo. Storia della cultura visiva tra Oriente e Occidente, di Hans Belting
Modi di vedere, di John Berger
Il recente: 100 Great Children’s Picturebooks, di Martin Salisbury

In spagnolo (En español):
– Alcuni numeri di Hors Cadre(s) sono stati tradotti in spagnolo dall’associazione Pantalia con il titolo Fuera (de) Margen
La sintaxi de la imagen. Introduccion al alfabeto visual, di D. A. Dondis

Sempre a cura di Pantalia, i tre numeri monografici sull’album illustrato:
Esto no es una novela gráfica, es una pipa, di Olalla Hernández (Sulla novella grafica)
Páginas mudas, libros elocuentes. Tramas visuales y discurso, di Ana G. Lartitegui (Sull’album senza testo)
En el laberinto de la palabra. Guia de viaje, di Arianna Squilloni (Sul valore delle parole scritte)
Potete contattare Pantalia qui

La sintaxi de la imagen. Introduccion al alfabeto visual, di D. A. Dondis (bello su come funzionano la percezione e la composizione)


Workshop con Evelyne Laube! Bologna, 24-25 gennaio 2015

Udite, udite, Evelyne Laube una delle più avanguardiste artiste europee di illustrazione tiene un corso di due giorni a Bologna, presso l’associazione Hamelin. Se siete nei dintorni non perdetelo!
(Di un corso che avevo fatto con Evelyne e la sua collega Nina vi avevo raccontato in questo post).

It’s rining elephant, Nina Wehrle e Evelyne Laube

Testo di presentazione dell’associazione Hamelin:

Evelyne Laube e Nina Wehrle compongono il duo It’s raining Elephants. Le due disegnatrici fanno parte della scena più interessante e originale dell’illustrazione contemporanea in un lavoro che cerca di spingere sempre più avanti l’orizzonte dell’’illustrazione.
Vincitrici di numerosi premi internazionali, fra cui il Grand Prix BIB all”International Biennial of Illustrations‘ di Bratislava nel 2013, il prestigioso International Award of illustration SM, alla Bologna Children’s Book Fair nel 2012 e il  CJ Picture Book Award  in Corea nel 2011.

Nel workshop saranno creati un set di timbri e si giocherà con la ripetizione, la variazione e la combinazioni, per sperimentare diversi formati e semplici metodi di narrazione.

Per partecipare inviare la richiesta via mail all’indirizzo: ilaria.tontardini@hamelin.net
Le richieste verranno accettate fino a esaurimento posti; una volta confermata l’avvenuta iscrizione al laboratorio i partecipanti dovranno versare un acconto di 60 euro. I corsi sono aperti a un massimo di 20 persone. Vitto, alloggio e materiale tecnico artistico sono a carico dei partecipanti; gli iscritti riceveranno un elenco con il materiale da portare.

24-25 gennaio 2015 h 10-13 / 14-17, spazio Z 15 (via zamboni 15, Bologna)
Costo 130 euro, sconto 10% studenti, 15% per chi ha già partecipato ad un workshop di BilBOlbul.

INFO QUI

Per informazioni e iscrizioni
scrivete a:
ilaria.tontardini@hamelin.net

 


Un libro-catalogo monumentale sulla storia dei giocattoli in legno svedesi


Swedish wooden toys, Amy F.Ogata e Susan Weber editors, 2014

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors 2014

Prendete un villaggio povero con tanti bambini e una piccola scuola. E boschi. Boschi. Boschi senza fine tutto intorno. È il 1870 o giù di lì. A scuola le direttive arrivate dalla capitale suggeriscono di far lavorare i bambini con il legno perché il lavoro manuale stimola l’intelligenza, la creatività, ma anche le virtù morali dei più piccoli. Una pedagogia rivoluzionaria che prenderà il nome di ‘ Sloyd ‘ e verrà esportata in tutto il mondo.
A casa, il papà lavora nella segheria dietro la stalla a fare cestini; il cavallo, quando ci passi vicino, ti scalda per un attimo con il suo nitrito di saluto; in cucina, la mamma mescola qualche tubero in una ciotola di legno per la merenda.
Il pomeriggio, non resta che uscire nella neve a giocare con le racchette di legno o restare in casa a giocare con un cavallino di legno. Legno. Legno. Boschi e legno senza fine tutto intorno.
Siamo a Osby, in Svezia, il paese dove la famiglia Bengtsson edificherà uno dei più grandi imperi mondiali del giocattolo: BRIO.

La famiglia Bengtsson, dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors 2014
Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014

Negli stessi anni, poco lontano da Osby, l’illustratore Carl Larsson immortala l’infanzia in uno nuovo stile realista che ispirerà intere generazioni in tutto il mondo.

Carl Larsson, 1984, Svezia

Durante le vacanze natalizie, a Parigi, ho visitato la mostra Les jouets en bois suédois al museo Des Arts Décoratifs.
Più di 350 giochi provenienti dalla storia del giocattolo svedese (materialmente, provenivano dalla collezione di foto e giocattoli della Sovrintendenza Capitolina dei Beni Culturali di Roma – che non sapevo esistesse ma che a quanto pare è un giacimento di tesori per bambini). Allestimento elegantissimo della mostra a cura della designer Matali Crasset.


Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014

La mostra si è conclusa lo scorso 11 gennaio e se vi state mangiando le mani per averla persa, ho due buone notizie:
1) Nonostante fosse vietato fare foto, il guardiano gentile e annoiato che controllava le tre sale mi ha strizzato l’occhio e si è girato dall’altra parte: vi ho fatto decine di foto, alcune le trovate su questo post, altre le metterò sulla pagina Facebook delle FiguredeiLibri (la state seguendo, vero?!).
2) È stato pubblicato un libro-catalogo della mostra che va ben al di là della mostra stessa. Un libro gigantesco di più di 400 pagine che fa un giro a trecentosessantagradi della storia del giocattolo svedese.

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors 2014

– Centinaia di immagini di giocattoli, di bambini, di interni di case, di illustrazioni, quadri, fotografie d’epoca.
– La storia della pedagogia svedese (Ellen Key!) e i suoi intrecci con la forma e il tipo di giocattoli creati.
– La nascita e la storia delle maggiori industrie di giocattolo svedesi (Gemela, Kahr, BRIO).
– La rappresentazione del bambino e dei giocattoli nell’arte, nell’illustrazione e nella fotografia svedesi (Carl Larrson!)
– La storia dell’infanzia, in Svezia, dal 1600 al 1900; bellissimo l’approfondimento sui bambini assoldati per fare numero nella folla che seguiva i funerali, nel 1700, e sulle scuole che nascevano e proliferavano con l’unico scopo di togliere per qualche ora bambini furfantelli dalla strada (frammenti di Dickens per le strade svedesi).
– Un intero capitolo sulla storia delle case di bambole
– Educazione e gioco. Inverno, sport e giochi per la neve.
– E molto altro…

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors 2014

È uno dei libri più curati, ricchi, completi e belli che abbia mai letto sulla storia del giocattolo, del gioco e dell’infanzia.
Vi faccio una foto dell’indice per darvi un’idea della ricchezza del libro e vi posto un po’ di foto.
(Ah! Il libro è in inglese, ma se sono riuscita a leggerlo io e capirlo con il mio inglese primitivo, ci possono riuscire tutti).

Indice di Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
 
Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Josabeth Sjoberg, dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
Carl Larsson, dettaglio. Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
David Klocker, dettaglio. Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
Josabeth Sjoberg, dal libro catalogo Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
Ospedale delle bambole Erik Holmén, 1936. Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors
Ospedale delle bambole Erik Holmén, 1936. Swedish wooden toys, ©Amy F.Ogata e Susan Weber editors

Chiude il catalogo un capitolo intitolato: Bambini e giochi nella fotografia svedese: una cinquantina di fotografie provenienti dalla collezione della Sovrintendenza Capitolina dei Beni Culturali di Roma. Tutte stupende.


Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014
Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014
Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014

Questo qui sotto è un giocattolo BRIO contemporaneo: spiega ai bambini cosa è Internet (!).

Dalla mostra Les jouets en bois suédois, Musée des artes décoratifs, Parigi, gennaio 2014

Altre foto su Facebook LFdL

Swedish Wooden Toys
Amy F. Ogata, Susan Weber
La storia del giocattolo svedese
45,05 Euro

Una riflessione personale sull’attentato a Charlie Hebdo

The Dead Bird. By Margaret Wise Brown e Remy Charlip, 1958

Sconvolta, come tutti, dal massacro di Charlie Hebdo, non posso riaprire il blog senza fermarmi a riflettere sulla responsabilità che abbiamo noi tutti, e in particolar modo noi che ci occupiamo di cultura dedicata ai bambini, o di bambini, verso quello che è successo.

Non voglio ridurre la complessità e l’enormità di questo attentato ad una dimensione individuale e psicologica, ciò nonostante, è un ricordo personale quello che è sorto durante le ore dell’assedio a Vincennes e Dammartin.
Prima di diventare autrice e illustratrice, sono stata responsabile per qualche anno di un centro che si occupava di dare accoglienza a donne senza dimora, a Genova.
Quando abbiamo aperto il centro ci aspettavamo di ricevere le ‘barbone’. Invece, la maggior parte delle donne che arrivavano, erano ragazze di diciotto anni. Avevano passato l’adolescenza, e spesso l’infanzia, in un qualche istituto statale: diventate maggiorenni, non potevano più essere accudite dallo Stato e arrivavano da noi.
Leggendo la storia dei fratelli Kouachi, rimasti orfani giovanissimi (un educatore che li aveva in carico in un istituto poco dopo che avevano perso la madre, li ha descritti come due ragazzini educati, molto legati tra loro, persino motivati nello studio), ho ripensato alle ospiti del dormitorio che dirigevo, alle loro storie, così simili.
Mi ricordo l’espressione dei loro visi – a tavola, o durante una partita a carte, o parlando di un fatto accaduto durante il giorno –  quando mettevano da parte, per un attimo, la corazza che li faceva imbronciati, sussiegosi, impenetrabili: una vertigine di paura e solitudine.
Un vuoto siderale di riferimenti, di affetti, di prospettive sulla vita che avevano davanti. Ma anche il bisogno disperato, ormai agli sgoccioli, di potersi ancora fidare di qualcuno. Di poter essere accolte, adottate, viste, riconosciute nella loro unicità.
(A proposito di questa ‘adozione’ mancata e sulle sue conseguenze, vi invito a guardare la bellissima conferenza dello psicanalista Massimo Recalcati intitolata L‘amore malato).

È facile pensare che i fratelli Kouachi e Coulibaly fossero dei terroristi, dei barbari, delle bestie. Lo sono diventati, forse.
Ma è così facile, chiamandoli bestie, terroristi, barbari, metterli in una casella a parte; una casella lontana da noi anni luce; da noi giusti, da noi dalla parte dei giusti, mai razzisti, sempre tolleranti verso i punti di vista e le idee diverse dalla nostra (davvero?).
Più difficile sarebbe avere tra le mani una loro fotografia a quattro, cinque o sei anni. Incontrare i loro occhi di bambini: gonfi, come tutti gli occhi dei bambini, di domande, di sete di capire, di bisogno di affetto specifico, non generico. Di affetto per quella faccia lì e non un’altra.

Ho provato dolore per l’iperbole impazzita della vita di quei tre bambini: Chérif, Said, Amedy, che si è portata dietro così tante vite inestimabilmente preziose, la loro inclusa. Dolore e tardiva impotenza.
“Finché un uomo ti incontra e non si riconosce”, scriveva Fabrizio De André. Se solo qualcuno li avesse riconosciuti in tempo.

 

Anna Castagnoli


Buon inizio 2015 a tutti!

Ci ritroviamo tra pochi giorni.
Anna

 


Buone feste a tutti! Ci ritroviamo il 12 gennaio

Carissimi,
un saluto caro e Buone Feste a tutti voi.

Anna

Philip Giordano

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