Bellissimi corsi di illustrazione in Spagna (Bilbao)

In partenza in primavera tre corsi intensivi di illustrazione di 30 ore ciascuno, al Centro per le arti BilbaoArte (Bilbao, Spagna), organizzati da Francesca Cosanti.

Kveta Pakovska

ESERCIZI DI STILE
Insegnante: Isidro Ferrer (Spain)
Date e orari:

Dal 7 al 10 di Aprile 2015.
Dalle 9.30 alle 18.30.
Costo:
300 euro

L’INVEZIONE DELL’EROE E DELLA SUA STORIA, LA CREAZIONE DI UN ALBO ILLUSTRATO
Insegnante:
Kveta Pakovska (Repubblica Ceca)
Date e orari:

Dal 13 al 17 di Abrile 2015.
Dalle 9.30 alle 17.30.
Costo:
300 euro

L’IMMINENTE E L’ILLUSTRAZIONE, LA POSSIBILITÀ DEI MANCANTI
Insegnante:
Gabriel Pacheco (Mexico)
Date e orari:

Dal 20 al 24 di Aprile 2015.
Dalle 9.30 alle 17.30.
Costo:
300 euro

Le lezioni saranno in spagnolo, per il corso di Gabriel Pacheco e di Isidro Ferrer, e in inglese, per il corso di Kveta Pacovska.
Un interprete tradurrà le lezioni in inglese/spagnolo/italiano.

INFO:
www.bonitoeditorial.com

Per informazioni su prenotazione, offerte, viaggio e alloggio contattare
info.thehouseofarts@gmail.com
(per l’Italia)
bonitoeditorial@gmail.com (per la Spagna)

(post curato da Lisa Massei)


Il libro di figure. Una poesia di Nazim Hikmet

Questo week end sono stata a Gand, in Belgio, per vedere la mostra In my Head di e su Carll Cneut. Tra oggi e domani organizzo le foto e vi preparo un bel post.
Intanto, volevo condividere con voi una poesia che ho letto in viaggio, trovata citata su un libro di saggi di John Berger. La poesia è di Nazim Hikmet. Ho sempre pensato che la cosa più vicina a un libro con le figure sia la poesia, non per la forma, ma per lo stato in cui mi trovo sempre quando ne apro uno e lo sfoglio. Hikmet mi ha spiegato perché.

Mia amata, mio bocciolo di rosa,
il mio viaggio nella pianura di Polonia è iniziato
sono un bambino piccolo, pieno di gioia, pieno di stupore.
Sono un bambino piccolo.
Guardo il mio primo libro di figure
riscoprendo
gli uomini, gli animali, le cose
più colorate,
più belle.

(Nazim Hikmet. Lettres de Pologne. in Id., Il nege dans la nuit, Gallimard 1999)

Yasuzo Nojima, Child Sketching Peony, 1942. National Museum of Modern Art, Kyoto (qui)

A world of your own, di Laura Carlin. Un laboratorio di creatività


Laura Carlin, A world of your own. Phaidon 2014

Aggiornamento 2018:
Questo libro è stato pubblicato in italiano da Terre di Mezzo, con il titolo: Il mondo come piace a me.

***

David Hockney una volta ha scritto:

“Posto che la rappresentazione, l’urgenza della rappresentazione, fa parte della natura umana, come ci poniamo di fronte a essa? Quali metodi usiamo e quali posizioni prendiamo rispetto al rappresentare in questo o quel modo?”

Evidentemente, Hockney stava riflettendo sullo stile, ma voglio fermarmi qualche virgola prima, quando dice: “l’urgenza della rappresentazione fa parte della natura umana”.
È importante ricordarsi che il bisogno di una rappresentazione del mondo che ci circonda fa parte della natura umana, perché di solito, quando si parla di arte, si ha la tendenza a pensare che l’arte sia qualcosa che riguarda uno stretto nugolo di gente: gli artisti. Anzi, gli artisti e i bambini. E non gli esseri umani in generale.

Laura Carlin, A world of your own. Phaidon 2014

È curiosa l’associazione artisti-bambini. Di solito viene usata per sminuire l’urgente impulso di rappresentazione di un adulto: se si è appena arrampicato su una sedia per cantare; se è uscito una mattina per andare a comprare il latte ed è tornato – senza sapere bene perché – con tre tubetti di colore ad olio, una tela e due pennelli; se sta tamburellando con le unghie sul tavolo un motivetto inventato lì per lì; se mentre racconta aggiunge al racconto una rosa di dettagli del tutto innecessari alla narrazione,  -come farebbe un attore che prende la sua rivincita su un regista troppo pedante – gli si dice: non fare il bambino.
E viceversa, nei bambini, l’inclinazione a rappresentare in modo urgente il mondo in un modo tutto personale la si tollera fino a una certa età, o in certe ore del giorno ben compartimentate.
Poi bisogna crescere, fare i conti con la realtà.
Sì, ma cosa è questa benedetta ‘realtà’ se non il concerto di tante diverse rappresentazoni personali? Possiamo accedere a un mondo non rappresentato in qualche modo?

Questa lunga premessa mi serve per descrivervi il senso di profonda, improvvisa, legittimata libertà creativa che ho provato leggendo A world of your own (in francese è stato pubblicato con il titolo: Un monde rien qu’à toi. In Italia non mi sembra che sia uscito, ma spero venga tradotto presto), di Laura Carlin. Una specie di libro-laboratorio per la fantasia intorpidita.

Il libro si apre sull’immagine fotografica di una bambina (non è un caso che sia una fotografia) che dice:
Mi chiamo Laura, per creare il Mio Mondo, inizio guardandomi intorno. Ecco, questa è la mia casa nel mondo reale. Per prima cosa ne copio la forma. Poi, penso al modo di renderla più interessante, gli metto qualche piano in più. Le scale sono davvero noiose, così decido di metterci uno scivolo; e anche delle grandi finestre, così posso vedere cosa succede fuori“. Nell’illustrazione, la casa, all’interno si anima di figure poco domestiche… Un dinosauro, un serpente, un cavaliere a cavallo.

Questo è l’inizio di un libro che all’apparenza sembra pensato per far fare laboratori creativi ai bambini, e nei fatti viene anche utilizzato per questo (vedere questo post sul sito di Phaidon), e che è in realtà un’intelligentissima, brillante, riflessione sul ruolo della creatività e dell’arte nella costruzione della nostra visione del mondo. Nonché sullo stile.

Nel ‘nostro mondo’ possiamo fare quello che ci pare e piace.
La sua casa, Laura, la fa più alta di tutte le altre perché le piace sentisi importante, ci mette una piscina sul tetto e poi, non paga, la mette in cima a un albero.
Sì, perché nel mondo della fantasia si può fare quello che si vuole! La creatività non ha morale e limiti ed è giusto che non li abbia, sembra dirci Laura Carlin.
Finita la casa, Laura invita il lettore a fare lo stesso, disegnando.

Poi passa a guardare e reinterpretare (migliorandoli a suo piacimento) i vicini di casa; poi la città intera, con i negozi e tutto. Bando al politicamente corretto, siamo nel mondo della fantasia!
Nel ‘proprio mondo’ si può anche mentire per divertirsi. Infatti, a Laura piace ingannare i passanti. Dietro il muro con un’insegna di negozio di fotocopie mette un negozio di scarpe per supereroi. “Mi piace che nel Mio Mondo le cose non siano mai quello che sembrano”.

“Cosa ti piace fare durante il giorno? Che posti ti piace visitare? Che ne dici di una galleria di diversi tipi di nasi o di un museo di case sugli alberi?”
C’è anche una scuola nel ‘mondo di Laura’, ma vi si imparano solo cose importanti: come fare dolci, tagliare i capelli (vedere illustrazione associata), dipingere…

Dopo queste prime pagine che sono una vera e propria palestra di esercizi di fantasia, nella seconda parte del libro, Laura Carlin invita il lettore (bambino o adulto) a una riflessione su ‘come’ si possono rappresentare le cose. Una persona timida è meglio farla con tratto delicato, una sicura di sé con un segno deciso. Lo stile è un attrezzo che va usato come attrezzo: robusto, utile a trasmettere un’emozione o una visione del mondo, non un orpello estetico che serve a fare più o meno carino un disegno.


Dopo molti esercizi creativi in cui tutto il mondo reale è ribaltato per essere reinterpretato, il libro si chiude con questa domanda: Il lampione che vedi dalla tua finestra, sei proprio sicuro che sia un lampione?



Ho chiuso le pagine di questo libro davvero emozionata, con un senso di libertà creativa rivitalizzata, necessaria.
Un libro fondamentale per interrogarsi su che cosa sia la realtà; sul ruolo della creatività nella società; sui confini della realtà, che devono essere sempre permeabili al dubbio e alla creatività; sul senso profondo dell’arte, che è ponte per il confronto e la mediazione tra diverse e molteplici rappresentazioni del mondo.

Ma ho chiuso questo libro anche con un senso di sgomento pensando alla penuria di fantasia e creatività nella nostra società.
Se nei luoghi dove (si) crescono gli esseri umani (la scuola, ma anche la casa, la televisione, le riviste, i libri, la radio…) la creatività, che è prima di tutto esercizio del pensiero, viene limitata, censurata, non incoraggiata, il pericolo non è solo, come molti pensano, quello di futuri adulti poco creativi, depressi e poveri di idee. Il pericolo è che a qualcuno venga in mente che la propria personale visione del mondo è migliore di altre e che un nugolo di depressi poveri di idee la prendano per l’unica possibile.
Educare alla creatività e al pensiero è una questione di vita o di morte.

IL MONDO COME PIACE A ME
Laura Carlin
Un laboratorio di creatività
12,71

Micropausa fino a questo giovedì, seguitemi su Facebook

Devo imperativamente finire alcuni disegni.
Datemi un paio di giorni e vi parlo di un libro meraviglioso.
Intanto la pagina Facebook delle FiguredeiLibri, con più di 4000 followers, continua ad essere attiva.

Ian White Williams

“Capire come funziona l’album illustrato”. Corso con Anna Castagnoli. Milano

Udite! Udite! Se sono anni che sognate di fare un corso di illustrazione per capire l’album illustrato e non siete (o non siete ancora) illustratori, se passate le ore libere nascosti nel reparto bambini delle librerie, se siete librai, bibliotecari, educatori, autori e volete capire tutti i segreti dell’album illustrato… QUESTO CORSO È PER VOI!

“CAPIRE COME FUNZIONA L’ALBUM ILLUSTRATO
Corso teorico-pratico sui meccanismi della narrazione sequenziale
con Anna Castagnoli
MILANO, 28 febbraio, Libreria B**K

Restare incantati di fronte a un album è cosa facile. Illustrazioni bellissime, testi brevi che sembrano ricamati sulla carta come Haiku, antiche storie che vengono rivisitate in chiave moderna, portando l’eco lontana di boschi e voci. Ma capire perché ci piace un album, perché ‘funziona’, o saperlo spiegare, è già più difficile.
Nel corso scopriremo i meccanismi di funzionamento dell’album illustrato, i suoi cardini, i ‘sotto-testi’ che autore, illustratore e lettore condividono e danno per scontati, permettendo al messaggio di fluire e passare ‘dall’altra parte’.
Attraverso l’analisi approfondita degli album che hanno fatto la storia dell’illustrazione, le proiezioni di immagini dei grandi illustratori contemporanei e divertenti esercizi creativi, scopriremo insieme:

Il funzionamento delle immagini in sequenza.
– L’occhio percepisce la successione delle pagine illustrate come fotogrammi cinematografici; questo fenomeno permette il ritmo, il movimento, e la fluidità della narrazione.
– Alcune nozioni fondamentali della composizione dell’immagine e dell’immagine all’interno dell’album: potere del centro, dinamica occidentale di lettura, codici narrativi della composizione (sulla pagina, Cappuccetto Rosso partirà sempre verso destra, perché a sinistra c’è il passato, a destra il futuro).

La relazione testo-immagine
Come interagiscono immagini e parole.

Il potere espressivo del margine.
Ogni margine all’interno dell’album nasconde un limite simbolico: quello tra testo (la parte adulta del libro) e immagine (la parte infantile); quello tra interno del libro e esterno (limite tra realtà e finzione); quello della metà pagina. Studieremo a fondo come alcuni grandi illustratori hanno usato il margine dell’immagine per comunicare messaggi addizionali (Maurice Sendak, Suzy Lee e altri).

Matariale indispensabile:
– Molta curiosità
– Una matita
– Fogli bianchi (vanno bene anche quelli per la fotocopiatrice)
– Un ago sottile con un filo bianco
– Almeno due album che vi piacciono moltissimo (per creare una momentanea biblioteca).
Materiale facoltativo:
– Qualsiasi cosa usate di solito per disegnare se disegnate (matite colorate, colla, forbici, carta da collage, acrilico, pennelli)
– Un catalogo di una mostra di illustrazione che vi piace che abbia molte immagini di diversi illustratori

Anna Castagnoli

Con chi: Anna Castagnoli*
A chi è rivolto: a tutti gli interessati, in particolare: aspiranti illustratori, bibliotecari, librai, autori, illustratori mascherati da lettori, educatori, lettori stregati dall’album. Non è necessario saper disegnare, verranno forniti strumenti (collage, forme, stampi) per realizzare gli esercizi anche senza aver mai tenuto una matita in mano.
Min 10 persone – max 20
Età minima 15 anni.
(Si possono portare neonati se non si sa a chi lasciarli).
Programma: sul sito della libreria.
Dove: Il corso si terrà a MILANO, presso SpazioA!, in via Antonio Pollaiuolo 3, a due minuti a piedi dallo spazio-libreria B**K
Come iscriversi: per iscrizione e costi rivolgersi a Diletta e Chiara, libreria B**K
Quando: Sabato 28 febbraio 2015 dalle 10 alle 17 (con pausa pranzo insieme)
mail: info@spaziobk.com
telefono: 02 8706 3126

Anna Castagnoli, Escola de la Dona, trimestre 2014

*Un ripasso:
Anna Castagnoli è nata a Versailles (Francia) da genitori italiani. Si è laureata in Filosofia Estetica con una tesi sulla percezione delle immagini. Appassionata di letteratura, storia dell’arte, psicanalisi infantile, a trent’anni ha scoperto nel libro illustrato un universo capace di riassumere tutti i suoi interessi. Nel 2004, dopo aver frequentato alcuni corsi estivi a Sarmede, ha iniziato una fervida attività come illustratrice, scrittrice e critica di libri per ragazzi.
Oggi i suoi libri sono pubblicati in molti paesi. In Italia, è pubblicata da Topipittori e Logos; i suoi racconti sono stati illustrati da grandi nomi dell’illustrazione contemporanea, come Susanne Janssen, Gabriel Pacheco, Isabelle Arsenault, Carll Cneut.
Dal 2008 cura un blog di studi e ricerca sull’illustrazione: LeFiguredeiLibri.com, che diventa presto un punto di riferimento per gli addetti al settore e per molti giovani illustratori. Come critica, collabora con enti, associazioni, riviste internazionali.
Nel 2014 è stata giurata della prestigiosa Mostra degli Illustratori della Fiera del Libro di Bologna.
Attualmente vive e insegna illustrazione a Barcellona.

Studio di Anna Castagnoli su Maurice Sendak

“Nura’s children go visiting”, del 1943. Sono stata ‘avvelenata’

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

Doveva succedere. Dieci anni immersa nei libri illustrati senza essere mai punta è un record.
È successo a Parigi, un giorno di fine novembre, quando al Salone del libro di Montreuil ho visitato lo stand della libreria antiquaria di libri per bambini Michel Noret. Era tra le pagine di una prima edizione del Bilderbuch di K. F. E. von Freyhold (1908) e mi ha punto, la maledetta: la tarantola del collezionista.
Fino ad oggi, che un’edizione fosse vecchia o nuova non faceva differenza, per me. Che fosse in buono stato o con le orecchie alle pagine e uno scarabocchio di bambino sulla risguardia, mi era del tutto indifferente. Anzi, più un libro era maltrattato, più mi sembrava vissuto e quindi caro.
Ora è finita.
Ora un demone dentro di me, nuovo e sconosciuto, ha già ordinato e comprato su internet due prime edizioni antiche. Una è questa che oggi vi mostro, di Nura, raffinatissima e picassiana illustratrice degli anni ’40; l’altra non mi è ancora arrivata.

Ci ho messo giorni e giorni a scegliere l’edizione da comprare. Ho comparato i prezzi. Prima di avventarmi sulla preda, ho aspettato paziente come un ragno di trovare il prezzo più basso a rapporto di uguale qualità. Ho scelto una prima edizione. Ho pagato di più per un’edizione che aveva una dedica originale dell’autrice: Al mio partner nel crimine. Ho scartato edizioni più abbordabili perché la costa era un po’ sdrucita. Ho scritto una mail consistente al venditore, piena di raccomandazioni e malcelata ansia, per assicurarmi che facesse un pacchetto anti-esplosione-nucleare (ho ordinato i due libri dagli Stati Uniti).
Tutto, pur di rivivere di nuovo l’emozione provata davanti al libro di von Freyhold. Quella puntura, quella vertigine.

Come se la qualità e la freschezza di una prima edizione fosse un lascia passare per un viaggio attraverso il tempo; un viaggio che buca e annulla strati di caotici anni, guerre, nascite, vite, morti. Un tunnel spazio-temporale attraverso il quale quel libro è arrivato intatto fino a me. Attraverso quel tunnel, il suo autore, o illustratore, o editore, o tutti e tre insieme, sono arrivati con il libro in mano: muti, mi hanno consegnato il libro. Con un solo sguardo pieno di dolcezza e pena, mi hanno lasciato intendere di averne cura, poi sono scomparsi di nuovo nel misterioso abisso del tempo.

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

Nura’s children go visit racconta le visite al nonno da parte di un plotone di nipoti. Ogni nipote ha un nome e una pagina dedicata con una filastrocca che descrive chi è e cosa fa. Ne esce un divertente e sublime ritratto dell’infanzia; un concerto di affetto che riempie di senso la vita del fortunato nonno.
Le illustrazioni, 16 litografie originali, hanno uno stile che amalgama la volitiva geometria dell’illustrazione russa di inizio ‘900 con la giocosità rotonda di Picasso.

Nura sta per Norah Woodson Ulreich, moglie dell’artista americano Eduard Burk Ulreich. Dopo aver conosciuto il marito a Chicago, dove insegnava arte al Kansas City’s Art Institute, Nura si trasferisce con lui a New York e inizia una carriera come illustratrice di libri per l’infanzia (sei libri in tutto) e artista.
Da una nota alla fine del libro, sembra che ci sia stata, a New York, nel 1943, una mostra di suoi originali e sculture per bambini (le voglio trovare!).
Il suo libro più famoso, rarissimo, è Hay Foot Straw Foot, del 1930. Altri titoli: The Buttermilk Tree, del 1934 e The silver bridge, del ’37 (trovate alcune immagini su 50watts: qui e qui). Le sue litografie si possono vedere dal vero in alcuni grandi musei americani (esempio qui). Non ho trovato una pagina wikipedia a lei dedicata.

Non sono figure stupende?

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943

 

Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943
Nura’s children go visiting, The studio publications, inc. New York and London 1943