Le lacrime di coccodrillo, André François, 1969

Le Lacrime di Coccodrillo di André François è un libro in formato lettera. Il formato “all’italiana” è piccolo, un vero formato lettera intercontinentale, lo si tiene su una mano. Pronto per essere spedito, con tanto di spazio sulla copertina per scriverci su il destinatario. Sulla quarta di copertina, accanto all’etichetta “ATTENZIONE FRAGILE” c’è scritto: contiene 1 coccodrillo.
E’ un libro? No! E’ un picture book!
Già abbiamo scoperto una qualità fondamentale del picture book: ci coglie di sorpresa.

Le lacrime di coccodrillo, André François, Delpire 1956

Siccome il coccodrillo era troppo lungo per stare tutto sulla copertina la coda è stata messa all’interno della prima risguardia ( che cosa dite? L’illustratore avrebbe potuto disegnarlo più corto? Ma questo è un coccodrillo vero!).

La storia incomincia così:

Queste sono lacrime di coccodrillo!
Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO?
Tu stai piangendo lacrime di coccodrillo.
Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO?

Ora te lo spiego cosa sono le lacrime di coccodrillo.

Provate a leggere il testo senza guardare l’immagine, il senso resta quasi intatto, ma con che intonazione leggere la domanda: Che cosa sono LE LACRIME DI COCCODRILLO? Con l’illustrazione a fianco, l’intonazione è lampante: è un UNUHEEE urlato dal bambino che frigna. E’ una frase sonora, un singhiozzo. Le maiuscole e la ripetizione della frase ne accentuano il suono in crescendo.
L’atteggiamento pacifico del padre sulla sedia a dondolo darà invece la giusta intonazione alla spiegazione delle pagine successive…

E’ facile catturare un coccodrillo;
ti serve solo una LUNGA CASSA DI LEGNO
e ti imbarchi per l’Egitto.

Una volta arrivato compri un fez e un dromedario.


Tutto l’universo della storia è retto da questa prima affermazione: E’ facile catturare un coccodrillo.
Affermazione chiaramente improbabile, ma…potere della parola scritta…l’affermazione decreta l’esistenza di un mondo. La storia è degna di una “Lezione americana” di Italo Calvino: veloce, minimale, imprevedibile.
Dopo alcune divertentissime pagine arriva il momento della cattura…

Infine, ti siedi tranquillamente fingendo di non guardare,
e tutti i coccodrilli provano la LUNGA CASSA PER COCCODRILLO.

Trovato il coccodrillo della taglia giusta, fatti i saluti alla mamma del coccodrillo, bisogna pensare all’uccellino che non vuole separarsi dal coccodrillo…

Così bisogna metterlo in una gabbia e inviare tutto per posta.


Senza essercene accorti siamo già entrati in un universo parallelo, del tutto simile al nostro ma dove è normale leggere un giornale seduti accanto ad un coccodrillo, o spedirne uno per posta. La confezione del libro in “formato pacco postale” contiene la storia di un coccodrillo che viene spedito per posta. Il pacco è dunque arrivato fino a noi? Eravamo proprio noi i destinatari? Da quando lo abbiamo aperto il nostro mondo è sempre lo stesso?

Non dovresti lavarti i denti nel salone!
E’ maleducazione.

I coccodrilli hanno uno spazzolino da denti molto particolare.



Seguono pagine che illustrano scene di vita quotidiana condivise col coccodrillo: I coccodrilli ti portano a spasso per la città, adorano il bagno con l’acqua tiepida, conoscono divertentissime storielle…
Sono scene comiche. Perché? Perché la vicinanza tra il coccodrillo e la famiglia è inversamente proporzionale alla distanza che sarebbe giusto tenessero le due parti. Più grande è un contrasto, più ridiamo. Qualcuno scrisse: “l’ironia è l’eleganza dell’ansia”.

I coccodrilli consegnati a domicilio
sono contenti di uscire dalla cassa
e mangiano felici la loro colazione.

…e ti portano a scuola.

E infine la conclusione, repentina, geniale: nella stessa situazione del bambino che piangeva LACRIME DI COCCODRILLO ora c’è un VERO COCCODRILLO IN LACRIME. E’ avvenuto uno slittamento metonimico. Quasi che ad aver evocato il coccodrillo (ad aver evocato tutta la storia) sia stata esattamente la qualità delle lacrime del bambino, la loro tipologia di lacrima non-seria, il loro nome specifico. L’infanzia non è già sempre un mondo dal significato slittato? Dove le parole non stanno per le cose, ma sono le cose?

Però se ti capita di pestare la coda di un coccodrillo,
si arrabbia terribilmente
e ti morde.

Dopo finge di essere molto dispiaciuto,
e queste sono le LACRIME DI COCCODRILLO.

Lo stile delle illustrazioni ricorda lo stile dei grandi vignettisti dell’epoca…ed ha la stessa urgenza del testo: quella di testimoniare l’assurdo con la più disinvolta naturalezza. Se ad illustrare il testo ci fossero state delle immagini liriche, poetiche, non avremmo avuto lo stesso risultato; saremmo stati trascinati in una dimensione che è quella della fiaba, e il libro avrebbe perso la sua forza.

Maurice Henry, Dessin, 1948

Raymond Savignac, You Get Fun Out of Life, 1954

Jean-Jacques Sempé, Le petit Nicolas (1956-1964)

Anche il testo si affranca da ogni accento lirico. Se ci fate caso non c’è mai UN coccodrillo in particolare a fare da protagonista (se abbiamo un protagonista c’è il romanzo, cioè l’irrealtà della letteratura), ma I coccodrilli.
Il soggetto è generico, come in un manuale di zoologia, o una cronaca di viaggio.
Il narratore, il padre (in pigiama nella prima tavola ed in elegantissima tenuta da catturatore-di-coccodrilli nelle altre), parla al tempo presente, senza pathos: In ogni momento, anche ora, (TU) puoi partire per l’Egitto a cercare un coccodrillo, è semplicissimo, basta comprare un fez Non è il racconto di un’avventura, ma la descrizione di una realtà.

Ed è questo che ci piace incommensurabilmente: che la storia è vera, che è documentata e che è indirizzata a noi.
La fantasia installata a pieno diritto nella realtà (la nostra).

I coccodrilli sanno raccontare divertentissime storielle.


Che cos’è un “picture book”?

Che differenza c’è tra libro illustrato e album illustrato? Che cosa è un picture book? Nonostante la confusione che regna a proposito potremmo dire con una buona approssimazione che un “libro illustrato” è una storia illustrata da immagini, mentre un album illustrato” o “picture book” è una storia illustrata da parole e immagini.

Negli anni 50 il raffinatissimo editore Robert Delpire si emancipa dall’idea largamente diffusa in Francia dopo la seconda guerra che il libro per bambini debba veicolare valori pedagogici. Vuole creare libri in cui l’immagine “parli” ad un pubblico di adulti e bambini, indifferentemente.

André François, On vous l’a dit?, Delpire 1955

Alain Le Foll, C’est le bouquet, Delpire 1964

Maurice Sendak, Delpire 1967
(prima edizione :Harper and Row, 1963)

Nella concezione di questi nuovi libri l’immagine non dovrà più essere subordinata al testo, ma integrarsi ad esso in una relazione di mutua esistenza. Non solo. Il ruolo dell’immagine non è più confinato dentro la tavola illustrata. Immagine è anche il carattere tipografico scelto, il formato del libro, gli spazi bianchi, le idee che intercorrono tra testo e figure. Tutto il libro è un solo unico palpitante insieme: il picture book viene definito.

Un esempio. La storia di Biancaneve possiamo ascoltarla tendendo gli occhi chiusi e non un solo respiro verrà perso della sua poesia, al contrario se ascoltiamo ad occhi chiusi la lettura di un picture book (album illustrato) il testo ne risulterà incomprensibile, o comunque molto impoverito.
Nel prossimo post curioseremo tra le pagine di uno dei più geniali e divertenti picture book della storia dell’illustrazione: LE LACRIME DI COCCODRILLO di André François.

Le lacrime di coccodrillo, André François, Delpire 1956

E il vostro picture book preferito qual’è?


Interviste illustratori a Fahreneheit, Radio 3

A Faherenheit (in diretta su radio tre ogni pomeriggio), si è inaugurato un nuovo spazio per gli illustratori. Ogni mercoledì alle 17 e 40 è ospite un illustratore. Un appuntamento da non perdere! (Si può seguire la trasmissione alla radio o direttamente sul sito). Sono già stati invitati: Giorgia Atzeni, Fabian Negrin, Beatrice Alemagna e Roberto Innocenti. Non mi sembra che per ora sul sito si possano scaricare le interviste passate, vi invito a fare un appello alla redazione per domandare che le pubblichino.
Potete scrivere a:
fahre(at)rai.it

Roberto Innocenti, La rosa bianca, 1990 c

Ieri nell’intervista Roberto Innocenti a proposito delle figure dei libri ha detto:
I film, i videogiochi, la televisione hanno immagini che educano a diventare “spettatori”, le immagini dei libri invece educano a diventare “lettori”. Perché stanno ferme e si lasciano esplorare.


Susanne Janssen racconta la sua opera, video “Ilustrarte” 2007

Ecco il video della prestigiosa mostra Ilustrarte 2007 (Portogallo), dove tra i vincitori viene intervistata Susanne Janssen, (primo premio). Vengono sfogliate alcune pagine del libro che stiamo analizzando. Spero che il video vi aiuti coglierne la magia.
Per chi non conoscesse il francese l’illustratrice pronuncia queste meravigliose parole:

La fiaba è lo specchio della nostra anima e anche, spesso, delle nostre ombre.
Tutto quello che possiamo vedere nelle immagini, leggere nel testo, lo portiamo in noi stessi, noi stessi
siamo a volte “il pericolo”, “la strega” e tutto questo…

In attesa delle prossime avventure di Hänsel e Gretel…


Susanne Janssen, Hansel e Gretel. Parte 11

(ritorna all’inizio…)

Hänsel gli salì sul dorso e disse alla sorellina di sederglisi accanto. “No” rispose Gretel, “sarebbe troppo pesante per l’anitra; ci trasporterà l’uno dopo l’altro”.

Susanne Janssen “Hänsel e Gretel” Éditions Être 2007 (diritti riservati)

Questa che vedete sopra è la tavola che chiude il libro. I due bambini devono affrontare l’ultima prova “attraversare la grande acqua” e saranno fuori dalla foresta.
Il libro si era aperto con un cervo ferito che vi entrava…

Susanne Janssen “Hänsel e Gretel” Éditions Être 2007 (diritti riservati)

Ricordate (potete rileggerla qui ) l’analisi della semiluna in basso? Ora la semiluna che reggeva il cervo trova la sua metà superiore nell’ultima tavola e chiude l’avventura di Hänsel e Gretel in una sfera perfetta. Il cerchio magico intorno alla fiaba si è chiuso. Il bambino (in alto a destra dell’ultima tavola) ne è fuori: ha conquistato la realtà.

Come in un sogno o incubo da cui ci si sveglia l’anitra che porta i due bambini fuori dalla foresta (perimetro simbolico dell’inconscio) è di nuovo un animale reale, come il cervo all’inizio. Mentre gli animali che la popolavano erano di stoffa, di metallo, colorati in modo bizzarro, proprio come nei sogni: assurdi e allucinati.

Il bambino che sfoglia il libro saprà dalla storia che i due protagonisti sono entrati nella foresta e poi ne sono usciti, ma è grazie alle immagini che potrà farsi delle idee sulle diverse qualità dei due mondi.

Bettelheim ne Il mondo incantato analizza perché gli uccelli (nella tradizione della fiaba figure amiche o salvatrici) hanno mangiato tutte le briciole di pane e perché è proprio un “uccello bianco come la neve“, simbolo di innocenza e speranza, a condurre i bambini fino alla casa della strega. La spiegazione è semplice. Perdersi nella foresta, lottare con la strega, vincere il desiderio di tornare a casa (di regredire ) era l’unica strada possibile per curare la ferita del cervo (la ferita ontologica dell’Esserci ).
Non ci potrà mai essere completezza, unità, interezza, se non ci si è confrontati con le forze rosso-strega che ci abitano dentro.

E’ questo messaggio che testo e immagini portano al lettore.

Abbiamo incontrato Hänsel e Gretel nel nodo difficile dell’indifferenziato. Uniti in una simbiosi faticosa, originaria.

Susanne Janssen “Hänsel e Gretel” Éditions Être 2007 (diritti riservati)

Ma grazie al grande coraggio di Hänsel e alla forza di Gretel (alla sua saggezza), grazie alla crudeltà necessaria dei genitori, degli uccelli, e grazie alle tensioni risolte dell’Es, magistralmente interpretato dalla strega, i due bambini si sono separati. Ognuno dei due può ora dire: Io.

Guardate che sintesi perfetta fa la Janssen del livello più profondo del testo: i due bambini sono diventati UNO. L’io unitario nella figura malinconica di Gretel (o Hänsel?) domina dall’alto il suo mondo infine pacificato. Le potenze inconsce (le pinne della carpa sono brandelli del vestito della strega) sono presenti ma innocue come lenti pesci di lago. Ogni cosa ha trovato il suo posto. Cielo, acqua, terra. Ciò che è interno e ciò che è esterno. Quello che sta sotto la superficie e quello che sta sopra.

M.C. Escher, Three Worlds, 1955

Il libro di Susanne Janssen si chiude così. Non c ‘è bisogno di mostrare il ritorno a casa, la ricchezza che verrà.
Era a questa “struttura pacificata” che tutta la tensione della fiaba tendeva.
Eppure Hänsel (o Gretel?) ha ancora gli occhi chiusi. Come in un ultimo difficile compianto, prima di incamminarsi definitivamente nel mondo della luce e della realtà.

Ritorna all’inizio dell’analisi…
Leggi l’intervista a Susanne Janssen

(Ringrazio Giovanna, Alba, Julien e Paolo per il contributo in pensieri e immagini. Tra qualche giorno ospiteremo l’intervista a Susanne Janssen. Se avete domande da farle, apprezzamenti, critiche, riflessioni, potete pubblicarle ora, di modo che io possa integrarle nelle domande che le farò. Vi è piaciuto il suo lavoro? Che sensazioni vi danno le sue tavole? E se foste bambini?).


Susanne Janssen, Hansel e Gretel. Parte 10

(ritorna all’inizio…)

Tutto il libro di Susanne Janssen è rosso scuro. Rossi sono gli insetti e i coralli che compaiono a punteggiare il testo, rossa la barba del padre, rossi gli sfondi, rosso il cuore del cervo, rosso il gatto siamese che spunta tra i gemelli, rossa la gonna della madre mentre sperde i bambini nel bosco, rosso il fuoco dentro cui Hänsel e Gretel si addormentano, rosso il tessuto che spunta dalla finestra della casa di marzapane (che è l’inanimato-strega pronto a trasformarsi, ancora più spaventoso della strega vera), rosso il cielo dietro il forno in fiamme…

(potete ingrandire le immagini per vedere le tavole originali)






Susanne Janssen, “Hänsel e Gretel”, Éditions Être (particolari)

Ogni momento del libro è una diversa incarnazione del rosso-strega.
Ma che cosa è la strega?

(prosegui l’analisi…)


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