Lo storyboard: l’impaginazione

Scegliere come impaginare i vostri disegni è un atto creativo tanto quanto quello di scegliere un rosso per disegnare un cielo o una prospettiva paradossale per un tavolo da pranzo.


E’ la parte più difficile dello storyboard, un meraviglioso disegno mal impaginato può perdere completamente la sua forza. Dovete convincervi di questo: i confini del vostro disegno coincidono con i lati della doppia pagina (tutta!). Anche se il vostro disegno è solo sulla pagina di destra, l’occhio del lettore percepirà gli elementi della doppia pagina come un tutto.

Le jour où Zoe zozota, Pierre Pratt, Les 400 coups 2005

Ma come comporre questi diversi elementi? Che rapporto creare tra testo e immagini? Avete la più totale libertà, ma la composizione della pagina di un libro, più ancora di quella del disegno, è un’arte difficile da padroneggiare (io non ci sono ancora riuscita), basti pensare al fatto che la pagina non è sola, ma vibra e respira insieme a tutte quelle che la precedono e la seguono (ne parleremo più avanti).

Ecco alcuni esempi d’impaginazione:

Le grand désordre, Kitty Crowther, Seuil Jeunesse 2005

Melrose et Croc, Emma Chichester Clark, Gallimard Jeunesse 2006

Les vacances de Zéphir, Jean de Brunhoff, Hachette 1936

Hong Insu, illustrazioni di Lee Hyeri, La casa del bruco, Borim Press 2005

Iku Dekune, Das Meerhaschen, qui le referenze del libro

La Increíble Historia de la Niñapájaro y el Niño Terrible, Susanne Janssen, OQO 2008

Mille giorni e una notte, Fabian Negrin, orecchio acerbo 2008

Où est Maman?, Gerda Dendooven, Editions Être2006

Da tenere ben presente che:

 

    • 1) L’impaginazione bisogna pensarla e progettarla prima di fare i disegni definitivi. In ogni pagina calcolate esattamente quanto spazio dovete lasciare al testo.
    • 2) Il testo è un elemento della composizione. Sia perché graficamente ha un peso, sia perché sarebbe davvero scortese lasciargli uno spazio di serie b.

 


I bambini fanno ohh…, Simona Mulazzani e Melanie Daniels, Salani 2005

 

    • 3) Lo spazio bianco che ospita testo e/o immagini è un elemento della composizione. Sophie van Der Linden, nei suoi preziosi studi sull’album illustrato, definisce il bianco lo spazio adulto della pagina, contrapposto allo spazio bambino del disegno. (Si sta delineando una corrente stilistica, soprattutto in Francia e in Belgio, che dedica al bianco un posto da co-protagonista).

 

La grande domanda, Wolf Erlbruch, Edizioni E/O 2004

 

    • 4) L’immagine posta nella pagina di destra dà più equilibrio alla doppia pagina per delle ragioni di percezione visiva. Se scegliete di fare una pagina di testo e una di illustrazione sempre dallo stesso lato, tenetene conto (anche per creare effetti diversi).

Sembra che in un campo visivo gli oggetti posti a destra abbiano più peso perché lo sguardo bilancia il fatto che la parte più significante per lui è la sinistra. Lo spettatore si identifica con la parte sinistra del campo visivo, le attribuisce componenti amiche: a teatro il pubblico tenderà sempre ad immedesimarsi nel gruppo di attori a sinistra della scena, mentre si aspetta che il cattivo entri in scena dalla parte destra. Un lettore guardando la doppia pagina di un libro porterà lo sguardo subito a destra, come qualcuno che istintivamente si guarda da un angolo cieco, proprio perché è la parte sinistra che gli è più familiare. (Arte e percezione visiva, Rudolf Arnheim).

Lohengrin by Robert Wilson, Metropolitan Opera.

Ci sono componenti grafiche da tenere in conto, stili, mode, leggi ottiche, il ritmo e lo stile del testo, la vostra personalità artistica, ma non dimenticate che quello che deve riuscire alla fine è il trasferimento di un’emozione, di un significato, da voi al lettore. Il libro deve essere un ponte tra il vostro universo emotivo e quello del lettore, e l’impaginazione deve essere qualcosa di architettonicamente funzionante e funzionale allo scopo.

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Lo storyboard: numero pagine

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Di quante pagine fare lo storyboard?

Per pagina s’intende una facciata. Per calcolare quante pagine mettere al vostro libro dovete tenere presente che: le pagine devono essere sempre un multiplo di 8. Immaginiamo un album cartonato che ha 12 illustrazioni sulle pagine di sinistra e il testo sulle rispettive pagine di destra.

Pagina di destra illustrata e pagina di sinistra con testo
Anne Herbauts
, L’Ora Vuota, Fabbri Editori 2003

Questo album avrà in totale 24 pagine (tra testo e immagini) a cui dovrete aggiungerne 8: le pagine di servizio. Queste 8 pagine di servizio conterranno: 2 pagine a vuoto da incollare alla copertina, 4 risguardie (due all’inizio del libro e due alla fine), il controfrontespizio e il frontespizio.

Quando contate il numero di pagine, dovete contare anche le due pagine (facciate) che vengono incollate alla copertina, che sono il retro rispettivamente della prima e dell’ultima risguardia. Si conta così:

  • 1) Pagina incollata alla copertina
  • 2) Prima risguardia
  • 3) Seconda risguardia
  • 4) Controfrontespizio (che di solito contiene il colophon)
  • 5) Frontespizio (detta anche pagina dei titoli, spesso illustrata o decorata)
  • 6) Prima pagina di testo o prima illustrazione…
  • etc

Di questa sequenza tutto può variare, potete anche inventarvi un libro che inizi sulla prima risguardia. Oppure, come si usa a volte, mettere il titolo sulla seconda risguardia. L’unica cosa che non potete modificare è questa: il numero di pagine (facciate) dovrà essere sempre un multiplo di 8. Abitualmente gli album hanno 32, 40 o 48 pagine, ma ce ne sono anche di più lunghi.

Prima e seconda risguardia
Cristina Pieropan, Di punta e di tacco, Edicolors 2003

Le risguardie possono avere una texture, un colore unico o contenere un disegno. Se scegliete una texture o la tinta unita, è d’uso mantenere la stessa anche per le ultime due risguardie, a fondo libro. Se fate un disegno ricordate invece che potete modificarlo. In tal caso il disegno non è più solo una decorazione, ma può diventare una punteggiatura significante, un clin d’oeil rispetto a quello che è avvenuto nella storia.


Prime e ultime due risguardie
Anna Castagnoli, Caminos sin nombre, OQO editora 2007

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Lo storyboard: Il formato

Partendo dal presupposto che ogni regola ha per sorella di cuore un’eccezione, provo qui di seguito a delineare alcune linee guida per fare uno storyboard. Sono lineeguida-idee-sensazioni che mi sono fatta nel tempo, arbitrariamente e in modo del tutto personale. Quindi prendetele non come bibbia, ma come spunti per crearne di vostre.

Un errore che facevo all’inizio era quello di leggere il testo e mettermi davanti al foglio pensando da quale scena iniziare ad illustrarlo. La prima cosa da pensare quando si fa un libro è IL FORMATO. Così come ognuno di noi ha una corporatura che esprime meglio di qualsiasi parola come è, ogni libro ha la sua forma. Una persona cicciottella può da subito ispirarci simpatia e rassicurarci, una troppo magra può comunicarci una sensazione di grande dinamicità o di nervosismo e via dicendo. Il formato ci dice, ancora prima di aprire il libro, in che tipo di mondo stiamo per entrare.

35×25 cm Formato gigante

Un formato A4 verticale (il classico album Bohem Press, o Arka) mi rassicura, lo associo a qualcosa di conosciuto e classico… forse una fiaba tradizionale? E’ un formato che mi parla, non so perché, di buoni sentimenti e di storie edificanti. Anche quando ha una copertina tutta nera e dentro le sue pagine Greta la Matta si suiciderà offrendosi al diavolo (Greta la Matta, Adelphi 2005).

30,5 x 22 cm Formato classico (A4)

Se lo stesso formato A4 è tirato e molto allungato in altezza, mi aspetto una grande avventura dell’emozione. La stessa sensazione me la comunica un libro che si apre in verticale (Un lion à Paris di Beatrice Alemagna).

39 x 27 cm Formato allungato in altezza

Un formato “all’italiana” corto in altezza e molto lungo in larghezza è moderno, se è lunghissimo mi dice che sto per entrare in un mondo pieno di sorprese e sperimentazioni. Non mi aspetterò di trovarci dentro una fiaba di Perrault illustrata da Lisbeth Zwerger.

15 x 29 cm Formato “all’italiana”

Un libro quadrato è di nuovo rassicurante. Forse perché di solito viene usato per bambini più piccoli. Ma le sue grandi pagine possono essere teatro di una composizione ardita o di uno stile sperimentale (avrò però l’impressione di scorrerle senza troppa paura, rassicurata dalla sua forma amica).

21,5 x 21,5 cm Formato quadrato

Il formato gigante, simpaticissimo, è spesso usato per bambini più piccoli, a volte ha pagine spesse, cartonate.

36 x 28 cm Formato gigante

Ci sono poi formati storti, (Il libro sbilenco, Orecchio Acerbo), libri fisarmonica, libri animati, libri pop-up… siamo nel regno delle eccezioni. Se scegliete di raccontare la vostra storia in questo modo ricordatevi che in molti casi l’unica possibilità per un editore di ammortizzare i costi di manifattura di un libro così complesso sarà quello di far fare il libro in paesi dove al tavolo di lavoro ci saranno ragazzini sottopagati. Bambini. (Per vincere il concorso di Figures Futur, che è un libro virtuale, io non terrei conto di questo aspetto, pensate però che se il vostro progetto è bello potrà essere pubblicato. Dunque siate pure originali nella scelta del formato, ma vi consiglierei di fare dei progetti realizzabili senza costi troppo alti).

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Un libro è un messaggio. Che cosa volete dire con il vostro libro? Un libro è un messaggio per qualcuno. A chi destinerete le vostre emozioni, la vostra arte? A bambini piccolissimi? Alti? A bambine soltanto? A un solo adulto col cuore bambino? A tutti o a una élite di raffinati lettori? Sono domande essenziali da farsi quando si inizia a creare un libro.

Cornwall library

Per ogni risposta che vi darete cercate il formato che secondo voi corrisponde. Dopo di ché andate sui siti delle vostre case editrici preferite e cercate le misure con cui questo formato viene trattato (se lo trattano) e rispettatele. Non sia mai doveste buttare via tutto perché l’editore ha adorato il vostro progetto ma non ha in catalogo il formato che gli conviene.

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Mostra illustratori Bologna 2008

Quest’anno alla Fiera di Bologna ho trovato il livello della mostra illustratori veramente molto molto alto rispetto agli anni scorsi. Mi ha colpita la maestria tecnica dei lavori esposti e soprattutto una certa omogeneità nelle scelte della giuria. Il linguaggio dell’illustrazione sembra essere ad una svolta, propone nuovi codici. Campeggiano i monocromi, i bicromi, i bianchi e neri, le superfici piatte. Con qualche eccezione, l’illustrazione anni 2008 sembra sconfinare nei territori della grafica.
Non a caso come autore della copertina è stato scelto Einar Turkowski, già vincitore della Biennale di Bratislava dell’anno scorso. Algido, pieno di mistero come un giorno di nebbia, bravissimo.

Einar Turkoswki, Germania

Mi piace questo nuovo linguaggio, ma la mia domanda è: saprà entrare nel mondo del libro? Perché in moltissime tavole esposte quello che non mi convinceva è che sembravano tavole per la stampa (riviste, giornali, affiches) e non tavole prese da libri o capaci di entrarci. Le tavole a cui avrei dato un ipotetico primo premio sono quelle del giapponese Mitsuru Ishimasa. Nei suoi disegni ho visto una storia, dei personaggi, un mondo che iniziava e finiva ben oltre i limiti del foglio, invece in molti altri lavori, per quanto belli, vedevo il disegno, tutto quello che c’era da sapere era lì, ed io restavo sulla superficie.

Mitsuru Ishimasa, giappone

Io non credo di avere le conoscenze necessarie per definire quali sono i requisiti minimi di un’illustrazione per libro, ed è per altro molto difficile giudicare senza avere accanto il testo (il binomio testo/illustrazione o storia/illustrazione in un libro è imprescindibile, e questa è una lacuna della mostra di Bologna), ma mi vi invito alla riflessione: che cosa differenzia un disegno per una rivista o per un’affiche da un’illustrazione per un libro?

András Baranyai, Ungheria

Azzardo una risposta (e vi invito a darne altre): un disegno per una rivista (per una affiche in modo ancora più netto), deve dire tutto, iniziare e chiudersi con se stesso. Se vuole raccontare una storia può farlo, ma deve contenerla intera, come nella divertentissima illustrazione qui sopra. Invece il disegno per un libro deve per forza essere incompleto, deve darmi il desiderio di girare pagina, di entrare a sbirciare, di sapere come va a finire, deve in una parola: frustrarmi. In realtà non c’è un disegno per il libro. C’è il libro, che è una struttura di più disegni. Se prendo e isolo un solo elemento, per forza non potrà essere autosufficiente.

Qui sotto alcune delle tavole che ho preferito…

Franziska Lorenz, Germania

Tommaso Gorla, Italia

Simone Rea, Italia

Kumi Obata, Giappone

Inga Dorofeeva, Germania

Julia Chausson, Francia

Un’altra caratteristica di questo nuovo linguaggio che sta delineandosi è la mancanza di un punto focale nel disegno. Come nel fumetto, o in certe vedute dall’alto della tradizione fiamminga, sulla stessa tavola accadono più cose, ci sono più centri di interesse, ogni centro con un suo tempo. Un esempio lo si trova nello stile del libro vincitore dell’Award Ragazzi di quest’anno: Avstikkere di Øyvind Torseter. Ma anche nelle tavole del bravissimo Valerio Vidali. Io mi ci devo ancora abituare.

Valerio Vidali, Italia

Concorso Figures Futur 2008

Ecco la nuova edizione del prestigiosissimo concorso Figures Futur. Potete scaricare il regolamento sul sito del Salone di Montreuil (dove verranno esposte le tavole selezionate). E’ un concorso aperto a tutti i giovani futuri talenti dell’illustrazione. Qualsiasi illustratore può partecipare, se non ha ancora pubblicato più di 4 libri. Il primo e unico premio è di 7500 euro! Ma solo essere selezionati tra la quarantina di illustratori che parteciperà alla mostra, è già un successo enorme.

Quest’anno il tema è Anansi, il ragno, un personaggio della mitologia e dei racconti popolari africani. Una sorta di ragno o uomo-ragno. I testi proposti sono 3 :

  • A: Anansi e la morte (pdf in francese)
  • B: Perché si trovano sempre i ragni negli angoli del soffitto? (pdf in francese)
  • C: Qualsiasi testo che riguardi Anansi (in questo caso una versione francese o inglese del testo dovrà essere inviata con le immagini)

Vi ho tradotto i testi in italiano (!):

Anansi e la morte
(scarica il testo italiano)
Perché si trovano sempre i ragni negli angoli del soffitto?
(scarica il testo in italiano)

Un suggerimento: siate ORIGINALISSIMI. Figures Futur è davvero l’unico concorso in cui non guardano se sapete o meno fare bei disegni. Vogliono arte contemporanea, idee future sull’illustrazione… lasciateli a bocca aperta.
Se vi servono spunti, confronti, non esitate a lasciare commenti o scrivermi, trasformeremo questo post in una scuola di segreti per iniziati!

Gosia Machon (un’artista selezionata nel 2006 che mi piace moltissimo)

Intervista a Susanne Janssen sul libro Hansel e Gretel

(Leggi l’analisi di Hansel e Gretel…)

L’intervisa che segue è la trascrizione fedele di un’intervista telefonica, registrata in francese. L’utilizzo delle immagini mi è stato gentilmente concesso dall’editore e da Susanne Janssen, ogni riproduzione è vietata.

Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007

Finalmente la tanto attesa intervista a Susanne Janssen, dopo la lunga analisi (vi invito a leggerla qui) che abbiamo fatto del suo libro-capolavoro Hänsel e Gretel, edito dalle Edizioni Être.

Sono appena ritornata dal Salone del Libro di Bologna (ve ne parlerò appena arrivo a Barcellona, tra qualche giorno). Il tema più discusso alla fiera di quest’anno mi è parso essere quello intorno a una nuova corrente di album illustrati, fresca e innovatrice, finalmente arrivata anche in Italia: molti si lamentano del fatto che questi nuovi album non sono libri per bambini. L’intervista a Susanne Janssen mi sembra quanto mai cadere a proposito.

Susanne Janssen e i suoi tre bambini

Come è cominciata l’avventura di Hänsel e Gretel, è stato l’editore a proporti il testo o sei stata tu a proporlo all’editore?
E’ una storia simpatica, stavamo facendo una conferenza su Peter Pan (Editions Être, 2005), durante la conferenza Christian Bruel (l’editore) aveva parlato anche di Hänsel e Gretel… Alla fine della conferenza mi hanno chiesto quali erano i miei progetti, cosa mi sarebbe piaciuto illustrare, e ho detto: mi piacerebbe fare Hänsel e Gretel, e Bruel ha detto: bene, lo facciamo!

Susanne Janssen, schizzo preparatorio per Hänsel e Gretel

Susanne Janssen Hänsel e Gretel Éditions Être 2007

L’editore ti ha seguita durante il lavoro?
Mi ha lasciata completamente libera. Non potrei lavorare diversamente. Non lavoro su un’immagine alla volta, ma su tutto il libro allo stesso tempo. Metto tutti i disegni per terra e riprendo un’immagine o un’altra in funzione dell’insieme. A volte rifaccio un’intera tavola se sento che non funziona con le altre. Non sono capace di fare un vero storyboard.
E’ stato così anche con il libro che ho fatto con te (La Increíble Historia de la Niñapájaro y el Niño Terrible, OQO editora, 2008), l’editrice all’inizio voleva uno storyboard ed io non sapevo come farlo. Le cose mi vengono al momento… Non sono capace di lavorare altrimenti. Allora ho fatto alcune tavole originali, ho spedito quelle, poi ho rifatto tutto da capo.

Susanne Janssen, La Increíble Historia de la Niñapájaro y el Niño Terrible, OQO editora 2008
(testo di Anna Castagnoli)


Nel libro di Hänsel e Gretel ci sono immagini potentissime. Come ti sono venute idee narrative così originali? I gemelli ad esempio…

Tutto viene dal particolare di una fotografia che ho trovato in un libro: una bambina. Tutto il libro di Hänsel e Gretel gira intorno a una fotografia di Emmet Gowin.

Susanne Janssen, schizzo preparatorio per Hänsel e Gretel

Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007


Quanto tempo hai impiegato per finire il libro?

Un anno. Con qualche pausa, naturalmente. Il lavoro più lungo è stato all’inizio… trovare il linguaggio adatto, l’universo stilistico… dopo sono andata più veloce. E’ stato molto difficile liberarsi di tutto quello che era stato fatto prima su Hänsel e Gretel… ho dovuto strappare via molte cose per trovare le vere immagini.

Susanne Janssen, schizzo preparatorio per Hänsel e Gretel

Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007

Le immagini del libro, potentissime, sembrano venire de molto lontano dentro di te. Conoscevi le fiabe dei fratelli Grimm quando eri bambina? Se sì, pensi che le immagini e le idee che ti eri formata allora abbiano influito sul tuo lavoro?
Ho passato la mia infanzia accanto ai racconti dei fratelli Grimm, li avevo sempre con me. Sono tedesca. Possedevo un grande libro dei Grimm, senza immagini. Era un po’ come una bibbia per me. Lo leggevo e rileggevo sempre. Naturalmente c’era, tra gli altri racconti, Hänsel e Gretel. Sono racconti che fanno parte della mia infanzia. Era un universo che amavo molto e mentre facevo il libro ho avuto la sensazione di aprire una piccola porta, di ritornare a passeggiare un po’ nella mia infanzia. E’ stato come entrare in un ricordo.

Lavoro molto con il collage… fotocopio immagini su fogli trasparenti e poi li sposto e li incollo sul disegno. La foresta, ad esempio… A volte mi capitava di chiudere gli occhi e spostare gli alberi ad occhi chiusi, quasi a cercare esattamente qualcosa, un’immagine…

Susanne Janssen, schizzo preparatorio per Hansel e Gretel

Come se le immagini fossero già state dentro di te e si trattasse di ritrovarle?
In un certo senso sì. Si e no. Non posso dire che da bambina avevo visto esattamente le immagini che ho disegnato nel libro, ma posso dire che sono un riflesso di quello che avevo sentito allora. Ho creato le immagini ad occhi chiusi. Ho provato a farmi guidare da qualche cosa, non saprei dire esattamente cosa. Sono delle immagini della mia infanzia, l’infanzia di noi tutti, con le nostre sofferenze, le nostre angosce e la nostra liberazione.


Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007

Questo si sente chiaramente, c’è qualcosa di quasi psicanalitico nel tuo libro. Ad esempio nell’analisi dell’ultima tavola abbiamo notato come il libro si apre e si chiude con due semilune che circoscrivono il viaggio nella foresta in una sorta di perimetro simbolico, gli animali che sono all’interno della foresta (e del cerchio) sono onirici, irreali: di stoffa o meccanici… mentre il cervo e l’anatra che conducono i due bambini dentro e fuori della foresta, sono animali reali. Come se la foresta fosse lo spazio dell’inconscio. Immagino che in fase di preparazione del libro ci sia stato un progetto a questo proposito…
Assolutamente no, è stato tutto istintivo. Sono rimasta sbalordita quando ho letto la tua analisi, mi ha fatto quasi paura, mi è sembrato che tu sapessi più cose sul mio libro di quante ne sapessi io. Frida Kahlo, Piero della Francesca… sono partita proprio da loro. Avevo fatto una sorta di storyboard all’inizio, ma poi il libro ha preso un’altra strada.

Susanne Janssen, Hänsel e Gretel, Éditions Être 2007

Susanne Janssen Hänsel e Gretel Éditions Être 2007

Sono sbalordita anch’io a pensare che è stato tutto un lavoro istintivo… L’arte, secondo me, è la capacità di tradurre e portare alla luce i nostri sentimenti più profondi, più antichi, più nascosti. Grazie all’arte noi possiamo sapere che non sono perduti, che possono trovare una forma nella bellezza e questo ci libera. Ci restituisce un senso. Che differenze ci sono secondo te tra arte e illustrazione?
Nessuna differenza. …Che cos’è l’arte? E’ difficile definire veramente quello che è. Penso che non si debbano cercare differenze tra arte e illustrazione, piuttosto punti in comune. E’ molto importante dare ai bambini la possibilità di entrare nell’universo dell’arte passando dai libri. Kveta Pacovska ha detto: Un album è la prima galleria d’arte che un bambino può visitare. Mi piace molto questa idea. Si dovrebbe sempre cercare di fare qualcosa di forte per i bambini….non solo per i bambini, per tutti… per gli esseri umani. Perché così facendo si può forse aprire una porta, allargare un po’ un universo, una vita…
Bisogna dare ai bambini immagini adulte.

Ti ringrazio molto Susanne per la tua disponibilità e per le bellissime cose che ci dici. Mi spiace che tu non possa leggere i commenti in italiano al percorso che abbiamo fatto intorno al tuo libro, perché siamo tutti d’accordo nel dire che quello che hai fatto con Hänsel e Gretel è un vero capolavoro d’arte.

Susanne Janssen Hänsel e Gretel Éditions Être 2007

L’intervista a Susanne Janssen è stata realizzata per il blog lefiguredeilibri.com, l’utilizzo delle immagini mi è stato gentilmente concesso dall’illustratorice stessa. Ogni riproduzione, anche parziale, del testo o delle immagini, è vietata.

(Leggi l’analisi di Hansel e Gretel…)



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