Magnifici costumi barocchi: Giovanni Tomaso Borgonio

Sempre per restare in tema di costumi meravigliosi, Anna Forlati, una affezionata lettrice di questo blog, mi ha spedito alcune immagini di Giovanni Tomaso Borgonio, costumista, scenografo, cartografo, paesaggista, calligrafo, nato intorno al 1630 ad Imperia. Le ho trovate superbe. I costumi che vedete qui sotto sono costumi per i balletti di Filippo D’Agliè (altra figura affascinantissima, che portò in Italia lo splendore dei balletti della corte francese).
Tutte le immagini che vedete sono conservate alla Biblioteca nazionale di Torino.

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Giovanni Tomaso Borgonio, La Fenice, Biblioteca nazionale di Torino

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Giovanni Tomaso Borgonio, L’unione perla peregrina margherita, 1960

Qui potete vedere lo studio completo del balletto L’unione perla peregrina margherita, realizzato nel 1660 per festeggiare le nozze di Margherita di Savoia con il Duca di Parma.

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Giovanni Tomaso Borgonio, Il tabacco, costumi per balletto di Filippo d’Agliè

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Giovanni Tomaso Borgonio, costumi per balletto di Filippo d’Agliè

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Giovanni Tomaso Borgonio, costumi per balletto di Filippo d’Agliè

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Giovanni Tomaso Borgonio, costumi per balletto di Filippo d’Agliè

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Giovanni Tomaso Borgonio, costumi per balletto di Filippo d’Agliè

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Giovanni Tomaso Borgonio, L’unione perla peregrina margherita, 1960

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Giovanni Tomaso Borgonio, L’unione perla peregrina margherita, 1960

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Giovanni Tomaso Borgonio, costumi per balletto di Filippo d’Agliè


Textures di abiti illustrati

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Carll Cneut

Non ricordo dove, una volta lessi il suggerimento di un illustratore affermato ad altri illustratori, a proposito dei personaggi illustrati: per favore – scriveva – non vestiteli come idioti. E invece eccoli saltare fuori dalle vetrine di qualche libreria di second’ordine, o affacciarsi al carrello di un supermercato – dove una mamma, di fretta, ha comprato un libro illustrato in offerta al prezzo di due banane- vestiti da idioti: con magliette troppo attillate, pantaloni anni ’70, sempre a righe o a quadri. E non so voi, ma io – faccio un mea culpa-, non so quante volte, nella fretta, cercando di infilare una maglietta a un personaggino alto tre centimetri, mi sono detta: gliela faccio a righe. Gli illustratori seri, ci pensano un po’ di più. Ecco una carrellata di magnifiche textures. Pensate. Curate. Amate. Che possano darci ispirazione!

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Carll Cneut

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Carll Cneut

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Isabelle Vandenbeele

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Lisbeth Zwerger

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Elena Odriozola

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William Steig

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Beatrice Alemagna

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Beatrice Alemagna

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Rebecca Dautremer

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Rebecca Dautremer

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Sara Fanelli

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Sara Fanelli

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Laurent Moreau

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Octavia Monaco

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Simone Rea

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Suzy Lee

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Philip Giordano

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Dusan Kallay

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Anne Herbauts

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Joanna Concejo

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Maurice Sendak

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Quentin Blake

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Louise Marie Cumont

Atelier pour enfants (un blog)

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Pari no kodomo di Takeshi Motai dal blog  Atelier pour enfants

Odile e Junko sono, rispettivamente, una grafica e un artista plastico. Insieme condividono due cose: la cura di meravigliosi laboratori per bambini nella città di Parigi, e la passione per raffinatissimi libri illustrati. Il loro blog Atelier pour enfants raccoglie immagini di laboratori (loro, e non solo) e immagini di libri illustrati (molto grafici) uno più bello dell’altro.

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Architektur für Kinder, dal blog Atelier pour enfants

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Modelli per decoupages, dal blog Atelier pour enfants


Candidature ai “nobel” dell’illustrazione

Nel mondo, ci sono due premi per l’illustrazione che corrispondono a un premio nobel: L’Hans Christian Andersen Award (da non confondere col nostrano premio Andersen) biennale, gestito dall’organizzazione mondiale Ibby (nel 2008 fu vinto da Roberto Innocenti e nel 2010 da Juta Bauer) e il premio Astrid Lindgren Memorial.
Oltre che essere premi cospicui in denaro (mi sembra che l’Astrid Lindgren si aggiri introno ai 500.000 euro), sono i più alti riconoscimenti alla carriera di tutto il settore.

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Francesco Tullio-Altan, La Pimpa

Ecco gli illustratori candidati per il 2012 all’Hans Christian Andersen Award:
qui la lista completa
Italia: Francesco Tullio-Altan
Spagna: Javier Zabala
Francia: Henri Galeron

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Gabriel Pacheco

Oggi, 13 ottobre, si è riunita la commissione per le nomine all’Astrid Lindgren Memorial, ecco alcuni candidati per il 2012:
Qui la lista completa
Italia: nessuno (?)
Spagna: Miguel Calatayud, Elena Odriozola
Francia: Olivier Tallec,  Claude Ponti
Belgio: Carll Cneut
Messico: Gabriel Pacheco
Germania: Wolf Erlbruch


E.T.A Hoffmann illustrazioni per il gatto Murr

Così, en passant:
Illustrazioni di E.T.A. Hoffmann per “The Life and Opinions of the Tomcat Murr“.Inchiostro e pennino.
(di E.T.A Hoffmann, da non confondere con Heinrich Hoffmann, avevamo parlato qui).

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I segreti del colore: seconda lezione con Francesca Chessa

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Farbstudie, Wassily Kandinsky, 1913

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“Tutti gli accostamenti di colori che mescolati non danno il grigio, sono espressivi o disarmonici” (J.Itten)

Gli studi teorici di Johannes Itten si inseriscono in tutta una tradizione di studi sul colore: basti pensare alla teoria di Goethe e agli studi di Isaac Newton. Alla fine di questi post, vi darò una serie di riferimenti bibliografici nel caso vogliate approfondire l’argomento.
Itten costruì la sua teoria partendo dagli studi di Isaac Newton sulla scomposizione della luce bianca del sole nei colori dello spettro (quello che noi chiamiamo comunemente “arcobaleno”).

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Colori nella fisica di Isaac Newton

In particolare, Itten basava la sua ricerca su alcuni studi dei processi fisiologici della percezione cromatica: se, ad esempio, dopo avere osservato per un certo periodo un quadrato rosso, chiudiamo gli occhi, ci apparirà nella retina un quadrato verde.
Possiamo ripetere l’esperimento con qualsiasi altro colore e allo stesso modo, chiudendo gli occhi, ci apparirà il complementare di quel colore.
Questo fenomeno accade perché l’occhio ha bisogno di ritrovare il colore grigio per sentirsi “bene”. Se mescoliamo un colore con il suo complementare, otterremo, infatti, il grigio. Il grigio è quel colore (o insieme di colori) che produce nell’occhio uno stato di equilibrio armonico, di pace.
Quando manca, l’occhio richiede sempre, oppure produce, il colore complementare per tentare di ricreare il grigio, e ristabilire l’equilibrio.

Itten osservò che i tre colori, la cui mescolanza generava il grigio e che quindi creavano equilibrio armonico, erano: il GIALLO, il ROSSO e il BLU. Definì quindi questi tre colori PRIMARI.
Per ogni colore PRIMARIO individuò il rispettivo colore COMPLEMENTARE: partendo dai tre colori principali, se ne sottraiamo uno, e sommiamo i due colori rimanenti, si ottiene un colore che, sommato a quello sottratto, genera di nuovo il grigio.
Se si sottrae il rosso, e si sommano il blu e il giallo, si ottiene il verde. Il verde è quindi il complementare del rosso.
Il complementare del blu è l’arancione (giallo+rosso).
Il complementare del giallo è il viola (rosso+blu).

I colori secondari (o complementari) sono dunque VERDE, ARANCIONE, VIOLA. I colori ternari si ottengono mescolando un colore primario con il secondario adiacente. Quindi il verde sarà compreso tra i colori terziari blu-verde e giallo-verde, il giallo tra il giallo verde e giallo arancio e così via. Itten costruì in questo modo il suo cerchio cromatico.

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I colori opposti all’interno del cerchio cromatico sono complementari tra di loro (quindi danno come risultante della loro somma, il grigio).
All’interno del cerchio cromatico possiamo ottenere vari accordi cromatici, di due o più colori.
Ad esempio, per ottenere un accordo cromatico a due colori, l’unica condizione è che i due colori si trovino in posizione simmetrica rispetto al centro.
Per ottenere accordi cromatici di tre colori possiamo ruotare all’interno del cerchio un triangolo equilatero o isoscele: i colori toccati dalle tre punte saranno triadi di accordi cromatici.

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Invece, scegliendo sul cerchio due coppie di colori collegate tra loro da linee rette perpendicolari formanti un quadrato o un rettangolo, si ottengono gli accordi cromatici armonici a quattro.

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In questo modo riusciamo a trasferire il concetto di armonia dei colori dal piano emozionale soggettivo ad un piano oggettivo.

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L’accostamento di due o più colori genera delle sensazioni in chi li guarda: i nostri sensi analizzano l’accostamento di colori e giudicano quell’accostamento con una sensazione. Si potrebbe dire che la sensazione visiva nasce e si rafforza proprio grazie all’accostamento di due o più colori. Possiamo chiamare questo accostamento un “contrasto”.
Come avevamo già scritto nel post precedente, citando Josef Albers: “Il colore è il mezzo più relativo in campo artistico”.
Così come una superficie sembra grande solo se è posta accanto ad una più piccola, così un colore non può considerarsi luminoso in assoluto, ma risulterà più o meno luminoso a seconda dell’accostamento con un altro colore. Oltre alla luminosità, il contrasto tra due o più colori, farà risaltare altre caratteristiche specifiche del colore: leggerezza o pesantezza, trasparenza o opacità, chiarezza o scurezza, etc.

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Partendo dal presupposto che ogni colore possiede una caratteristica e che questa caratteristica viene rafforzata dal contrasto con una qualità opposta, ecco che Itten formulò lo studio dei contrasti come un capitolo fondamentale della sua teoria del colore.
Si parla quindi di contrasto quando si avvertono differenze evidenti tra due effetti cromatici posti a confronto. I sette contrasti di colore di cui tratta Itten sono da intendersi come contrasti di colore in accordo cromatico armonico che tendono a dare come risultante della loro somma, il grigio.

Itten si interessò principalmente agli accordi cromatici armonici perché il problema dell’armonia era per lui centrale nello studio del colore e delle sue caratteristiche. Voleva liberarsi dalle limitazioni del soggettivismo ed esaminare il problema seguendo leggi più oggettive. Definito cosa era un accordo armonico era quindi più semplice definire un accordo non armonico. Come dice Itten nel libro Arte del colore “Esistono in pittura molti capolavori di carattere altamente personale, non composti secondo il principio di armonia cromatica qui definito e che risultano eccitanti e sconvolgenti (…) non è necessario che la composizione cromatica sia sempre armonica”.
Ma è solo definendo le regole per un accordo armonico che si può definire cosa è un accordo disarmonico. Secondo Itten: “Tutti gli accostamenti di colori che mescolati non danno il grigio sono espressivi o disarmonici”.

Analizziamo ora una prima coppia di contrasti armonici:
IL CONTRASTO DEI COMPLEMENTARI

Vi ricordo che sono complementari quei colori la cui somma dà grigio. Per la ricerca di un colore complementare potete anche farvi aiutare da questo bel sito www.olorschemedesigner.com dove con un semplice click riuscite ad avere il complementare di qualsiasi colore.
Le illustrazioni che utilizzano un contrasto di complementari sono illustrazioni molto armoniche e riposanti per l’occhio.
Eccone di seguito qualche esempio.
Qui sotto un contrasto di complementari rosso e verde, notate che la coppia rosso-verde possiede un uguale grado di luminosità e di lucentezza.

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Teatro a mezzanotte,  Kveta Pakoska, Nord-Sud edizioni

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Fabian Negrin, In bocca al lupo, Orecchio acerbo

La coppia blu arancio che mette in rapporto il colore caldo aranciato e il freddo del blu.
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Beatrice Alemagna, La promenade d’un distrait, Seuil Jeunesse

La coppia viola giallo dà luogo ad un forte contrasto di chiaro-scuro.
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Paul Gauguin

In questa figura di donna con mango è introdotto anche un altro contrasto, il contrasto di quantità…ma di questo parleremo nei prossimi post

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