Disegnare il movimento: dall’età della pietra all’illustrazione

12 dicembre, 2017

Quando nel 1877 Eadweard Muybridge  presentò al mondo le prime serie di fotografie sul movimento animale, gli artisti contemporanei, non senza un certo imbarazzo, si resero conto che fino a quel momento avevano sbagliato modo di disegnare i cavalli in corsa.

Eadweard Muybridge 

Il calssico cavallo disegnato a gambe tese, detto in inglese “Flying gallop”, nella realtà, non era mai esistito. Durante la corsa il cavallo non protende mai in avanti le due zampe anteriori allo stesso tempo.

Baronet, George Stubbs, 1794. Yale Center for British Art, Paul Mellon Collection, USA

Che ridere. Altro che osservazione dal vero! Gli artisti avevano sempre copiato il modo di disegnare di altri artisti, tramandando, di secolo in secolo, gravissimi errori anatomici.

Cina, Dinastia Tang, 618-907 d.C.

Qualche giorno fa ho visto un bellissimo documentario: Quando Homo Sapiens faceva il suo cinema (“Quand Homo Sapiens faisait son cinéma”, su Arte) e sono rimasta basita: i nostri antenati Sapiens sapevano rappresentare il movimento animale con molto più rigore anatomico, precisione e cura di tutti gli artisti che sono venuti dopo di loro!


Gli studiosi Pascal Cuissot e Marc Azéma, muniti di carta carbone e pile, si sono addentrati nelle più belle grotte affrescate di Portogallo, Spagna, Francia, per cercare prove di una teoria affascinante: l’uomo Sapiens aveva già inventato il cinema! Cioè, quella che Azéma chiama la scomposizione del movimento (décomposition du mouvement) per immagini successive.

Potete vedere due esempi nelle immagini qui sotto, tratti dalle grotte di Maxange e di Chauvet, in Francia.
Per molto tempo si era pensato che i diversi segni per rappresentare le gambe fossero errori o approssimazioni dell’incisisore preistorico. Grazie al lavoro metodico di ricerca di Azéma, oggi sappiamo che quei segni erano voluti: servivano a dare una sensazione più viva, realistica e corretta del movimento animale.

Qui sotto un fregio su osso di circa 30.000 anni fa, proveniente dalla Grotte de la Vache, Musée National des Antiquités Nationales: il leone è inciso sul fregio in posizioni successive. Non sono diversi animali, è lo stesso!

Un altro ricercatore, solleticato dalle ricerche di Azéma, ha scoperto il senso di alcuni cerchi in osso primitivi che, fino a qualche anno fa, non si sapeva bene a che cosa potessero servire.
Intrecciando un cordino al disco, il disco si mette a girare presentando in veloce successione un animale vivo e poi morto.
Il busto dell’animale, nelle due facce del cerchio, è disegnato nella stessa identica posizione, per permettere un miglior effetto di trasformazione stroboscopica: solo le zampe si muovono.


Alla fine del documentario, non si può che essere d’accordo con la famosa affermazione di Pablo Picasso: “Dopo Altamira tutto è decadenza“.

Alle intuizioni grafiche dei nostri antenati Sapiens, poi riscoperte e utilizzate dall’arte del ‘900 (pensate al Futurismo e al Cubismo), i bambini ci arrivano da soli, molto spontaneamente. Quando mio nipote Martin a 6 anni disegnò davanti ai miei occhi un uccello con tre zampe, gli chiesi quante zampe avessero gli uccelli e mi rispose: « Ma due!». Insomma, non era un errore anatomico, era la volontà lucidissima di disegnare in sequenza diversi momenti ravvicinati, per creare un maggiore effetto dinamico.

Martin, uccello in volo, 6 anni

Qui sotto il disegno di alcuni uomini primitivi di un’altra bambina mia amica, Lilie, 5 anni (le frecce sono più degli uomini in scena, è la stessa freccia in momenti diversi?).

Lilie, 5 anni

E qui due disegni con esempi moderni di scomposizione di movimento, di Giacomo Balla e di Duchamp.

Giacomo Balla, Dynamism of a dog on a leash, 1912 (c) Albright-Knox Art Gallery, Buffalo, NY
Duchamp, Uomo che scende le scale, 1912

L’arte per eccellenza che si è impossessata di queste tecniche di rappresentazione è quella del fumetto.

Roland Töpffer

Il disegnatore tedesco Roland Töpffer (1799-1846), precursore e inventore del fumetto, aveva capito che più le vignette (e quindi lo stesso personaggio riprodotto) sono ravvicinate, più si ottiene un effetto stroboscopico.
Le vignette ravvicinate dei fumetti, giustapposte sulla stessa pagina, servono a questo.

Little Nemo, Winsor McCay, 1910 c.
Maurice Sendak, In the Night Kitchen, 1970

Spesso il fumetto si serve anche della scomposizione del movimento in sequenze successive senza vignette che ne separino i tempi, per ottenere un effetto di estrema accellerazione, come nei casi del panico o di una fuga a gambe levate.

Topolino, Walt Disney, 1940 c.

Nonostante la scomposizione del movimento in sequenze successive ravvicinate  sia una modo di rappresentazione così vicino a quello dei bambini che disegnano, dei nostri antenati Sapiens, del cinema, dell’arte moderna e del fumetto, nell’illustrazione per bambini i casi di movimento dissociato sono rari.
Pare che, all’opposto, il linguaggio dell’illustrazione si sia sviluppato per isolare ad ogni pagina un solo gesto, rallentando il movimento dei personaggi.
Bisogna girare la pagina per trovare la sequenza del movimento, e spesso, tra un gesto e il successivo, è passato molto tempo.
Qui sotto tre pagine di Alors?, di Kitty Crowther, un capolavoro di tensione narrativa e di rappresentazione del movimento.
La scena è sempre la stessa, come a teatro, solo i personaggi si muovono, pagina dopo pagina.
L’effetto non è veloce, è come rallentato,  perché la distanza tra i gesti  non è di pochi istanti o secondi, ma di minuti o forse ore.
La luce che viene dalla finestra di destra e a poco a poco si inscurisce è il solo elemento che dà informazioni precise sul tempo: indica che tutta la storia è avvenuta nell’arco di un’intera giornata, dalla mattina alla sera.
(Le prime di immagini sono in sequenza, la terza è quasi alla fine del libro).

Kitty Crowther, Alors?, Pastel

Eppure, l’illustrazione è un’arte nata e sviluppatasi nello stesso periodo del fumetto e delle Avanguardie artistiche.
Sarei curiosa di indagare meglio perché è restata così fedele a una rappresentazione unitaria, statica, “classica” in senso rinascimentale, della realtà.

Il modo di rappresentare il tempo e il movimento nei libri illustrati ha forse un rapporto con l’idea di realtà che vogliamo offrire ai bambini? Cerchiamo nei libri illustrati, nella loro lentezza rassicurante, un’unità di tempo e azione per essere rassicurati noi, e rassicurare i bambini a nostra volta, sull’unità e sulla solidità della realtà?
O perché pensiamo che il bambino non possa capire la scomposizione di un movimento nel disegno, e lo legga al primo grado, come se il personaggio avesse più gambe e più braccia?
O semplicemente perché ci piace che ci sia un luogo, da qualche parte, dove il tempo scorre lento?

Beatrice Alemagna, Jo singe graçon, Autrement jeunesse, 2010

Personalmente, sono proprio questa lentezza del movimento e immobilità dell’immagine che amo nell’illustrazione per bambini: mi danno il tempo di pensare, di esplorare la scena, di immaginare. Sensazione che non provo quando leggo i fumetti o guardo un film.
Anna Castagnoli

ps: in un prossimo post vi posterò esempi di scomposizione del movimento nella stessa illustrazione, le eccezioni a quanto detto sopra ci sono, soprattutto negli ultimi anni.

Per approfondire:
Quand Homo Sapiens faisait son cinéma (ARTE), potete vederlo in streaming QUI, per pochi euro. Il documentario approfondisce molti altri sistemi dei nostri antenati di fare “cinema”.
The Cave of Forgotten Dreamsche di Werner Herzog, acquistabile su iTune + una recensione del documentario sul blog dei Topipittori.
Un interessante approfondimento sugli errori nel disegno del cavallo in corsa lo trovate a questo link.
Il mio articolo: David Hockney: fissare il mondo fluttuante.

Una risposta per “Disegnare il movimento: dall’età della pietra all’illustrazione”

  1. 1 maria angela gobbi
    5 giugno, 2018 at 1:06

    Bello-sempre pensato che i nostri antenati furono COME NOI,(come alcuni di noi!)assolutamente intelligenti e creativi,mai come raffigurati in certi filmastri.
    Grazie per questa bella pagina