Tra grafica e illustrazione: un dialogo sull’album

20 dicembre, 2016
Sole, luna, stella. Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff, Topipittori 2016

Qualche tempo fa, Maria La Duca, redattrice della rivista Illustratore Italiano, ha invitato il grafico Giorgio Camuffo e me (Anna Castagnoli) a dialogare sugli album illustrati da grafici e designer, per il quarto numero della rivista, appena uscito.
Alla fine il dialogo si è concentrato sulla copertina di Sole, Luna, Stella di Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff. Eccolo.

la rivista llustratore Italiano

ANNA CASTAGNOLI
Sono appena tornata dalla Svizzera. Ho scoperto questo libro: Sun, moon, star scritto da Kurt Vonnegut e illustrato da Ivan Chermayeff, appena riedito dai Topipittori con il titolo Sole, luna, stella. Lo conosci? Mi ha folgorata. Sono subito andata a cercare se Ivan Chermayeff era anche designer. Vogliamo iniziare da qui?

GIORGIO CAMUFFO
Chermayeff è un designer, direi quasi “solo” un designer, uno dei più importanti del Novecento. È un’ottima idea partire dal suo libro, che io ho in versione originale. Chi parte? Vuoi partire tu? Proviamo. Sono curioso.

ANNA C.
Ti invidio la prima edizione del 1980. Sulla copertina originale, sotto la sovraccoperta, sole, luna e stella sono fatte di argento e oro, vero?

La nascita di Gesù bambino è forse la storia più conosciuta del mondo. Vonnegut la racconta con la sua voce disincantata, a tratti ironica.
Siamo abituati a vedere la piccola scena sacra dall’alto o dall’esterno – capanna, stella, pastori – invece la visione che ce ne dà Vonnegut è quella inusuale del neonato, che ancora non vede bene. Tutto il libro, mi sembra, è una riflessione sul vedere. Prima che inizino le immagini astratte di Chermayeff, infatti, troviamo l’illustrazione seicentesca di un grande occhio sezionato. Cosa significa vedere con occhi umani? Il libro ci interroga.

Presepe intagliato in avorio, Napoli, XVIII secolo c.
Sole, luna, stella. Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff, Topipittori 2016

Le immagini della nascita di Gesù sono immagini interne a noi (abbiamo talmente assorbito, in occidente il presepe, l’immagine di Maria madre, l’asinello, il bue), ma quando cerchiamo nelle illustrazioni di Chermayeff il riscontro di questi ricordi evocati dal testo, troviamo qualcosa di non corrispondente: immagini astratte. Siamo spaesati. Anche noi non vediamo bene, come il neonato.
Inoltre, il testo è stampato su carta nera, cromaticamente in negativo rispetto alla lettura abituale. Passando dal testo alle illustrazioni si ha come la sensazione di venir abbagliati.

Sole, luna, stella. Kurt Vonnegut e Ivan Chermayeff, Topipittori 2016

Ho avuto la sensazione, leggendo, di tornare a un vedere originario, più puro. Libero dal figurativo. Forse Kazimir Malévich, nel 1915, all’alba dell’Astrattismo, sognava lo stesso sogno quando appese, nel luogo sacro destinato per tradizione alle icone russe, un quadrato nero?

Kazimir Malévich, Il quadrato nero, 1915. L’inizio dell’arte astratta.

Sapevi che Vonnegut ha scritto il racconto partendo dai disegni di Chermayeff? A te che sensazioni ha dato il libro?

GIORGIO C.
Prima di rispondere alla tua domanda forse dovrei precisare, per chi ci leggerà, che sono un grafico e che la prima cosa che faccio quando prendo in mano un libro – illustrato o meno – non è tanto leggere la storia ma guardare, con curiosità e a volte con un po’ di invidia professionale, l’impaginazione, la tipografia, la carta, la rilegatura.
Insomma, cerco di capire come funziona il libro, l’idea o magari l’invenzione grafica che racchiude il racconto o sostiene l’esperienza del leggere-guardare il libro.
Questa curiosità con il tempo mi ha spinto a osservare con particolare attenzione i libri e gli albi illustrati per bambini realizzati da graphic designer, e a diventarne collezionista.

Per tornare alle tue domande, conosco bene Ivan Chermayeff, grande grafico e autore di molti libri per bambini. È uno dei designer-eroi per quelli della mia generazione. Quando ero un giovanissimo designer sono anche andato in pellegrinaggio nel suo studio newyorkese e ho avuto in dono un manifesto con illustrazioni molto simili a quelle di Sun, Moon, Star.

Non possiedo la nuova edizione in italiano – che da quello che ho potuto capire dalle immagini che ho visto nel sito web di Topipittori è alquanto diversa, almeno in copertina, dall’originale che sto guardando proprio mentre ti rispondo.

Dell’originale devo dirti – forse ti deluderò – che io non sono stato folgorato.
Non fraintendermi: il libro è bellissimo. Come si può non amare l’intelligenza e l’ironia di Vonnegut e la bellezza dei disegni? Eppure c’è qualcosa che non mi convince, che blocca la fascinazione. Non mi convince la stampa su carta super lucida, con un nero brillantissimo che inevitabilmente registra le impronte del lettore e, a causa del riflesso, rende perfino illeggibile il testo. Non mi fa impazzire perché è troppo perfetto, troppo lussuoso, con una rilegatura ricchissima più adatta a una monografia aziendale o a un libro di reportage turistico-fotografico che a un libro che racconta la storia di una famiglia povera.

Una pagina interna della prima edizione, 1980

Fra l’altro, io non credo molto alla storia che Vonnegut abbia scritto il libro partendo dai disegni. Mi pare più probabile che Vonnegut abbia visto una delle tante lune o stelle pronte per essere inserite in qualche lavoro di Chermayeff, magari proprio nel mio poster, e poi insieme i due abbiano deciso di fare un libro. Molti albi illustrati, sopratutto quelli dei grafici, hanno storie come questa, nascono da episodi di amicizia, di lavoro, di parentela e affetti.

A proposito della traduzione italiana Sole, Luna, Stella, poi, l’operazione che è stata fatta modificando la copertina, ovvero realizzandone una nuova originale – è di Riccardo Falcinelli – mi lascia perplesso e mi spinge a riflettere. Ho cercato qualche notizia in merito, ma per ora non ne ho trovate. (N.d.R: nel frattempo è stato pubblicato un post dove Falcinelli spiega le sue scelte).
Mi chiedo quali sono stati i motivi che hanno spinto Topipittori e Riccardo Falcinelli – casa editrice e designer editoriale che stimo molto – a cambiare la copertina. Mi chiedo se il ragionamento alle spalle di questa decisione sia l’uso di guardare alla copertina come una veste pubblicitaria autonoma, distinta dall’interno dell’opera.
La mia idea è che, però, e tanto più nel caso dei libri illustrati, e tanto più in quelli realizzati da grafici, pensare una tale separazione – fra interno e copertina – sia fuorviante, oserei dire scorretto…
Sarebbe stato allora meglio tenere il testo e rifare completamente il libro, sarebbe stata una bella sfida.

Tu che cosa ne pensi? Può andar bene che un libro illustrato, un libro progettato in maniera autoriale, come Sun, Moon, Star, ad esempio, con un segno forte che tiene insieme testo, disegni, carta, rilegatura, editori e copertina, venga modificato in questo modo?

La copertina della prima edizione, 1980
la copertina della nuova edizione: Topipittori, 2016

ANNA C.
La copertina dell’edizione originale è sublime. Sole, luna e stella sono allineati come in una frase: trovo che sia geniale, perché collega l’atto di vedere a quello di leggere un testo. È un peccato aver perso quel messaggio.
Un altro cambio che è stato apportato alla nuova edizione è la carta uso mano (opaca) per le pagine interne, da quello che mi racconti, potrebbe essere stata una buona scelta.
È più la norma che l’eccezione che una copertina di album venga cambiata nella speranza di accordarla ai gusti dei lettori di una certa zona geografica (o epoca storica). Sono d’accordo con te che l’album è un tutto, ma forse per l’abitudine di veder spesso, durante i miei viaggi, diverse copertine per lo stesso album, ho la tendenza a considerare la copertina come l’affiche volatile sul muro esterno di un teatro. Lo spettacolo è all’interno.
Un libro è anche un prodotto commerciale e una copertina che non vende è un problema.
Il font di Where the wild things are di Sendak, che Maurice Sendak aveva scelto con tanta cura, non è mai stato usato nelle diverse traduzioni, per fare un altro esempio. Ma capisco che come grafico ti possa sembrare un affronto all’idea creativa originale.

GIORGIO C.
Un vecchio editore diceva che la copertina è la prima pagina del libro stampata in una carta più pesante.
Forse anche noi, se smettessimo di chiamare “copertina” la copertina, risolveremmo il problema. Mettiamoci d’accordo: chiamiamo la copertina “prima pagina”. In questo modo forse una volta per tutte sarà chiaro a tutti che la copertina fa parte del libro.
Hai ragione, faccio il grafico e per me progettare un libro significa pensare all’oggetto libro. Storia, illustrazioni, prima pagina o copertina, carta, carattere tipografico, colore, formato, rilegatura sono tutte insieme e tutte insieme sono il libro.

Parade, Keith Botsford, Bob Gill, 1965

Proprio ieri ho acquistato su Abebooks Parade, un libro (o una cosa simile ad un libro) illustrato e progettato da Bob Gill nel 1965. Il postino non mi ha ancora consegnato il pacco ma, vedendo le immagini pubblicate in rete dal venditore, posso pensare che il progetto di Gill sia un buon esempio per quello che voglio dire. Parade non ha le pagine rilegate, le pagine sono libere. Non c’è una gerarchia, il lettore può prendere la copertina, che si riconosce perché c’è il nome dell’autore, è metterla alla fine, oppure a metà libro. In questo modo, astutamente, Gill si mette in salvo per sempre da tutti i futuri designer e dagli editori che cercheranno di cambiare le sue copertine e allo stesso tempo riconosce una continuità tra copertina e interno.
A questo punto ho anche io una domanda da farti. Ivan Chermayeff e Bob Gill sono due designer (più precisamente graphic designer) e tu sai che io colleziono libri per bambini, picture books, progettati, illustrati e qualche volta anche scritti da designer.
Pensi che questi libri hanno qualcosa di diverso dagli altri libri per bambini? E se si, cosa?

ANNA C.
Non lo penso. L’album illustrato nasce esattamente all’interno della corrente artistica che a partire dalla fine dell’ottocento cercò di riunire insieme arte e artigianato, decorazione e illustrazione, prodotto di lusso e prodotto per le masse: con il movimento Art and Crafts, sfociato poi nell’Art Nouveau. L’album è per antonomasia un crocevia tra arte e design.
Come sai, anche io sono una collezionista. La mia smania ossessiva si concentra proprio negli album di inizio novecento. Parlando con te mi rendo conto che è proprio l’equilibrio tra forma e contenuto che mi ipnotizza in quegli oggetti.
Però, amo anche dell’album il suo lato pop, naïf, a volte kitsch. Una certa goffaggine che, quando unita al desiderio sincero di raccontare una storia, mi commuove. Non so spiegarti perché.

Fine

La copertina di un libro tedesco, acquistato di recente, che per caso porta (circa) lo stesso titolo: Sole, luna, stelle. All’interno non ha illustrazioni. Autore: Werner Krewitz, 1947

Ps:

Riccardo Falcinelli ha spiegato su questo post sul blog dei Topipittori, cito un frammento:

“È stato subito chiaro parlando con gli editori che per la copertina si sarebbe usata una tavola interna al libro. La copertina originale – indubbiamente splendida – era infatti un po’ invecchiata: da questa riflessione si capiva chi era il lettore a cui bisognava parlare, qualcuno a cui proporre un classico ma con un linguaggio contemporaneo. La copertina aveva insomma bisogno di essere un po’ (appena un po’) spolverata. E trattandosi di Chermayeff era una responsabilità, nel mondo del design è come essere incaricati di ritoccare la Gioconda.”

e in privato, sulla discussione riportata in questo post, ha risposto:

“In verità sono daccordo con entrambi: come amante di libri di grafica non l’avrei cambiata, come lettore penso invece che la nuova grafica lo renda più fresco e adatto ai nuovi lettori, altrimenti sarebbe stata un’edizione anastatica solo per collezionisti.”

Fine

Illustratore Italiano è una nuova rivista cartacea che si occupa di illustrazione.
Maria De Luca, sul Manuale dell’illustratore (è uscito!), scrive:

“Ispirati alle riviste più celebri come “Corto Maltese”, “Linus”, “Il Corriere dei Piccoli” ma anche “IL” e “MANO”, abbiamo raccolto da ognuno lo spunto giusto e scelto di affrontare il digitale e il cartaceo sulla base delle potenzialità di entrambi gli strumenti. Velocità di diffusione e immediatezza da una parte, luogo di origine – e spesso di destinazione – e vera sfida progettuale dall’altra.

Il primo risultato è stato l’apertura di un blog WordPress, poi la costruzione del primo numero di “Illustratore Italiano”, pubblicato a marzo 2016.

La linea editoriale è stata chiara da subito: raccontare una professione e tutte le sue applicazioni, dall’illustrazione editoriale a quella per l’infanzia, passando per il fumetto, la street art, la grafica, il design e l’architettura dove il segno diventa mezzo di progettazione. Il disegnatore è inteso come un professionista della comunicazione visiva e ogni numero del trimestrale cerca di indagarne una caratteristica; dopo il primo numero introduttivo, il secondo parla di “narrazione”, il terzo di “disegno urbano”, mentre il quarto del grande tema dell’illustrazione per ragazzi.
Un luogo di approfondimento e confronto dove raccontare la professione.

Come acquistare:
Shop online illustratoreitaliano.bigcartel.com (singoli e/o abbonamento)
Elenco librerie dove trovare la rivista illustratoreitaliano.net/it/bookshops
Sito ufficiale illustratoreitaliano.net

Sole, Luna, Stella
Kurt Vonnegut, Ivan Chermayeff
La nascita di Gesù vista diversamente
20,40 euro

ps: la seconda parte del post sugli insetti ve la preparo dopo le vacanze!
Buone feste a tutti.

2 Risposte per “Tra grafica e illustrazione: un dialogo sull’album”

  1. 1 monica
    20 dicembre, 2016 at 23:00

    Buone vacanze Anna! anche a tutta la tua famiglia. con molto affetto, m.

  2. 2 enrica pilot
    14 gennaio, 2017 at 16:22

    Anna, in una parte di questo dialogo, ricordi che l’album illustrato trova la sua culla in quella necessità di riunificazione di arte e artigianato, decorazione e illustrazione, prodotto di lusso e prodotto per le masse. Mi sembra un elemento importante per capire il fine e il significato dell’album e del suo valore anche pedagogico e formativo.
    Qualche suggerimento per approfondire?
    Grazie come sempre!