‘Un regalo per Nino’. Perché illustrare. Di Francesco Chiacchio

10 giugno, 2016

Lilith e Francesco sono, rispettivamente, un’autrice e un illustratore. Sono anche una coppia. Insieme hanno fatto un libro che trovo stupendo, originale, antico e moderno allo stesso tempo: Un regalo para Nino, pubblicato in Spagna da A buen paso (spero che esca presto in Italia). È la storia di un postino che sogna di avere una figlia e a poco a poco riceve in dono frammenti della bambina, fino a che il sogno non si avvera: a ricordarci che ogni desiderio avverato è un dono del mondo che ci circonda.
Ho chiesto a Lilith e Francesco di raccontarmi come è nato questo libro.

Leggi anche: Perché scrivere, di Lilith Moscon

Un regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Perché illustrare
di
Francesco Chiacchio

Il giorno che ho letto per la prima volta la storia di Nino, ho amato molto il protagonista. Ci si affeziona alle storie perché ci si innamora dei loro personaggi, nel bene o nel male. Scatta un meccanismo bello, quello dell’immedesimazione, come una danza dolce che si fa sempre più vorticosa:  non lo si decide, ma è come se scambiassimo con i personaggi della storia i nostri occhi, gli orecchi, i movimenti, sperimentando l’opportunità speciale di scoprire il mondo sotto una nuova luce. A proposito di questa sensazione, mi piacciono tanto le parole che Francesco De Gregori canta in “Informazioni di Vincent”, rendono bene l’idea di quello che voglio dire: “ho affittato i miei occhi ad una banda di ladri, vedo quel che vedono loro”.

 

13_Nino-LUn regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Penso che un illustratore, quasi come un attore, e uno scrittore, debba calarsi nelle vie principali e nei bassifondi della storia che vuole mettere in scena, entrare nella testa dei personaggi per capire i loro desideri e dargli espressione. La prima volta che ho incontrato Nino, di lui mi hanno colpito la genuinità e allo stesso tempo una dolce malinconia, quel suo modo di stare al mondo fuori dagli stereotipi. Ho provato a disegnarlo molte volte, seguendo alcune indicazioni nel testo, cercando sempre più di fare mie certe sfumature.

Un regalo para Nino, Francesco Chiacchio, schizzi preparatori

Ne ho assunto la postura, le pose, cercando di amalgamarle con le mie. Ho provato a camminare per la casa come avrebbe fatto lui, ho cenato da solo, a fianco della mia finestra, sbirciando il mio riflesso. Infine ho aggiunto un naso lungo, simile al mio, una tuta azzurra e un berretto morbido. Ora che scrivo mi accorgo di quanto sia importante questo processo di preparazione, di immedesimazione. Ultimamente noto che la freschezza che cerco nel disegno, quella che anima il segno e lo rende autentico, nasce da una sensazione fisica, dall’urgenza di un gesto, prima ancora che dal pensiero. Proprio come se le prime immagini a cui vogliamo dare una forma scaturissero da un movimento fisico, guidato solo successivamente da un ragionamento.

 

Durante questa fase di immedesimazione sono stati fondamentali i miei quaderni, i fogli sparsi, dove Nino cominciava a definirsi.

Quale stile avrei utilizzato per disegnare questa storia? La malinconia di Nino si sarebbe sposata bene con la grana dei pastelli? E la sua meraviglia, la sua gioia, sarei riuscito a tradurle con il bianco e nero della china sul foglio? Con quale segno avrei potuto dare forma alla pace della strada che si apre davanti agli occhi di Nino, alla fine del racconto?

dav

Arianna Squilloni di A buen paso, in questo senso, mi aveva dato libertà assoluta, e allo stesso tempo la disponibilità ad un confronto aperto e stimolante. In un primo momento avevamo fantasticato un libro in bianco e nero, o forse con un solo colore. Mentre lavoravo allo storyboard, e ad alcuni disegni preparatori, il rosso della bicicletta indicato nel testo mi ha suggerito che non sarebbe stato male provare ad affiancargli il giallo caldo delle ecoline poggiate sul tavolo di fronte a me. A quel punto ho pensato che fosse una buona idea sfruttare l’equilibrio del rapporto tra i colori primari e di conseguenza ho scelto un azzurro brillante per la tuta da lavoro di Nino, e i suoi toni più scuri per la notte e le ombre. Con questi tre colori e le loro variazioni, mi sentivo pronto per cominciare: non avevo più tra le braccia solo una chitarra, adesso sentivo alle mie spalle anche un basso elettrico e una batteria.

Un regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

Tutto ha cominciato a definirsi nella mia mente, così come sulla carta. Le forme dei personaggi si sono ammorbidite, e i colori degli ambienti si sono accesi, come il palco di un teatro che si illumina all’inizio di uno spettacolo.

Francesco Chiacchio

Un regalo para Nino, Lilith Moscon e Francesco Chiacchio, A buen paso 2016

2 Risposte per “‘Un regalo per Nino’. Perché illustrare. Di Francesco Chiacchio”

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    20 luglio, 2016 at 18:04

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