Analisi di ‘Une chanson pour l’oiseau’ di Remy Charlip. Parte 3/ultima

6 ottobre, 2015

Terza e ultima parte dell’analisi di ‘The dead bird” di Margaret Wise Brown e Remy Charlip, 1958 – riedito da Didier Jeunesse nel 2013 con il titolo Une chanson pour l’oiseau.
di Anna Castagnoli


Margaret Wise Brown e Remy Charlip, Une chanson pour l’oiseau, (dettaglio)

Ogni elemento di un album, dalla costa fino alla scelta dei caratteri, concorre alla narrazione.
Il formato di Une chanson pour l’oiseau di Remy Charlip è piccolo, rettangolare: ha la misura esatta di una scatolina in cui si potrebbe mettere a dormire un uccellino.
La storia dell’amorevole sepoltura di un uccellino morto da parte di un gruppo di bambini non sarebbe stata la stessa in un grande formato. Il lettore, leggendo il libro, ha in mano lo stesso peso che tengono i bambini quando portano l’uccellino: una manciata di grammi.

Un altro elemento che potrebbe apparire secondario – e scopriremo essere il più significante – è l’impaginazione.
Charlip ha deciso di separare in modo netto le immagini dal testo.
Le illustrazioni sono sempre a doppia pagina, senza nessun testo; il testo è sempre su una doppia pagina bianca, senza immagini.
Ho spiegato nel post precedente che Charlip ha separato drasticamente le parole dalle immagini per rallentare il tempo e rendere i bambini ancora più rigidi, ma vedremo adesso che la ragione di questa scelta è ancora più intrigante.


la firma di Van Eyck e la firma di Van Gogh

È sempre stato un grosso rompicapo, per artisti e illustratori, capire come giustapporre le parole scritte e le immagini.
Le parole, in quanto segni simbolici, galleggiano sulla superficie. Esse non vengono messe in prospettiva e non vengono ombreggiate.
Per questa ragione, il testo scritto minaccia sempre di smascherare il trompe l’oeil attraverso il quale il pittore/illustratore ci fa credere che su una superficie piatta ci sia profondità di campo.
Questa qui sotto è la pubblicità (trovata per caso su internet) di un negozio di cornici: il logo ‘Marciano Arte’ lo dobbiamo pensare lontano come le nuvole? Allo stesso livello del castello diroccato sulla destra?
Vediamo bene come il testo scritto vive e respira in una dimensione grafica completamente estranea alla scena rappresentata.


Avendo chiara questa differenza, preparatevi ad assistere a un salto tra parole e immagini tra i più geniali della storia dell’illustrazione.
Per apprezzarlo fino in fondo, è bene che oltre alla differenza grafica, ci fermiamo un attimo a riflettere sulla differenza che separa a livello semantico le parole dalle immagini. Non è grande. È un lampo.

In Une chanson pour l’oiseau è il testo – una voce narrante dolce e materna – che si incarica di descrivere le emozioni dei bambini e i loro atti (nelle immagini tutto è abbastanza congelato, rigido e primitivo).
I bambini, per liberarsi dall’incantagione ipnotica della morte, al pari della voce narrante, dovranno riportare l’esperienza vissuta nei recinti del linguaggio. Addomesticarla con le parole.
Se riguardiamo l’immagine dell’uccellino morto nella prima tavola, siamo colti dal lampo di un mondo extra-linguistico, ma questo lampo dura poco: anche se non venissimo accompagnati dalla voce che sta per iniziare a narrare, riporteremmo in breve tempo l’immagine verso il linguaggio, diremmo: Un uccellino è morto (soggetto, predicato). Citando Foucault:

“Senza questa analisi delle parole, le figure sarebbero restate mute, istantanee, e, scorte nell’incandescenza dell’istante, non avrebbero tardato a cadere in una notte ove nemmeno il tempo esiste.” Michel Foucault, Le parole e le cose, 1967.

Non c’è senso, per noi uomini, fuori dal linguaggio.

Margaret Wise Brown e Remy Charlip, Une chanson pour l’oiseau, dettaglio),  1958 – Didier 2013

A un certo punto della storia, la voce narrante dice che i bambini hanno cantato una canzone per l’uccellino. È la prima svolta narrativa.
La voce narrante cede il posto alla voce dei bambini. Essi, cantando, si sono impadroniti della parola.
La canzone che leggiamo nella doppia pagina bianca (in corsivo) è diventata la voce dei bambini.
Leggendo le parole, semplici come parole di bambini, ci sembra di ascoltare la loro voce commossa.

« Petit oiseau tu es mort / Tu ne voleras plus jamais / Tout là-haut / Avec les oiseaux dans le ciel / Nous chantons pour toi / Parce que tu es mort / Bel oiseau de plumes / Et nous t’avons enterré / Dans la terre /Avec des fougères et des fleurs /Parce que tu ne voleras plus jamais / Tout là haut dans le ciel / Petit oiseau mort ».

(Uccellino, tu sei morto, non volerai mai più lassù, con gli uccelli nel cielo. Noi cantiamo per te, perché sei morto, bell’uccello di piume. E noi ti abbiamo sepolto nella terra tra le felci e tra i fiori, perché non volerai più lassù nel cielo, uccellino che sei morto).


Anche l’immagine che segue rappresenta una svolta narrativa, questa volta su un piano figurativo. La cinepresa, che fino ad ora aveva ripreso le scene stando fissa a terra (un’inquadratura ravvicinata piuttosto claustrofobica) si è staccata dal suolo. È salita oltre le cime degli alberi e riprende un gruppo di uccelli in volo.

Che tempo storico ha questa immagine rispetto alle altre? È un flashback? Ritrae l’uccellino quando ancora volava insieme ai suoi amici? È contemporanea ai bambini che guardano in alto oltre alle cime degli alberi? O è un’immagine mitica? L’immagine del volo di tutti gli uccelli quando sono vivi? Gli uccelli disegnati sono silhouette, ombre leggere. Lisci come parole scritte.
A differenza delle precedenti, è un’immagine inscritta nel tempo, in un tempo dolorosamente umano. È un’immagine uscita dal canto commosso dei bambini, impastata di parole e lacrime. Sono gli uccellini che i bambini vedono volare – e non importa se nel ricordo, nel pensiero o nella realtà – dopo aver preso consapevolezza del tempo e della morte.
È un’immagine lirica.

Margaret Wise Brown e Remy Charlip, Une chanson pour l’oiseau, 1958 – Didier 2013


La storia continua. I bambini fasciano l’uccellino in una foglia di vite e lo seppelliscono con cura.
Lo ricoprono di terra e sulla terra mettono fiori (giunchiglie, viole e gerani) e una pietra.
Il testo, dopo aver descritto la sepoltura dell’uccellino nella pagina di destra, termina così: “Sulla pietra, hanno scritto:

Termina proprio così, con due punti sospesi nel nulla. Bisogna girare pagina per leggere cosa hanno scritto i bambini.
Girando pagina, troviamo questa immagine.
“Qui riposa un uccello che è morto”, recita la frase incisa sulla pietra.

Margaret Wise Brown e Remy Charlip, Une chanson pour l’oiseau,  1958 – Didier 2013


La parola scritta ha fatto un salto ontologico: galleggiava sulle pagine bianche come un simbolo astratto e ora è diventata immagine essa stessa. È diventata ‘cosa’.
È così reale, ora, che nella tavola successiva la vediamo messa in prospettiva.


Margaret Wise Brown e Remy Charlip, Une chanson pour l’oiseau, (dettaglio),  1958 – Didier 2013

In questo salto, in questa metamorfosi, si nasconde l’ingranaggio segreto del libro, il suo senso più profondo. Le immagini iniziali, rigide come frammenti senza tempo, si sono a poco a poco lasciate addolcire dal linguaggio. Sono diventate immagini-parola. Immagini liriche perché umane.

Nell’ultima tavola, intravediamo la tomba nel bosco, dietro a un albero. I bambini sono ritratti più lontani, la scena è movimentata e ricca di dettagli. Una bella crescita da quella prima immagine dove avevamo incontrato, in un paesaggio senza tempo, l’uccellino morto.

Margaret Wise Brown e Remy Charlip, Une chanson pour l’oiseau, 1958 – Didier 2013

 

Nel 1802 il filologo Georg Friedrich Grotefend decifrò la scrittura cuneiforme, una delle scritture millenarie più inaccessibili e impenetrabili, grazie a un’intuizione di una semplicità commovente: quei segni incisi sulle lastre tombali dovevano recitare più o meno le stesse cose che recitano oggi: qui riposa in pace…
Dall’abisso del tempo, attraverso i segni impenetrabili di una scrittura, saliva una voce umana.

FINE

Rileggi LA PRIMA PARTE dell’analisi
Rileggi LA SECONDA PARTE dell’analisi


Consigli di lettura per approfondire i temi di questo post:
Le parole e le cose: Un’archeologia delle scienze umane, Michel Foucault
La miniatura medievale. Una introduzione, Otto Pacht

Une chanson pour l’oiseau
Margaret Wise Brown e Remy Charlip
Seppellire un uccellino e parlare della morte
11,90

3 Risposte per “Analisi di ‘Une chanson pour l’oiseau’ di Remy Charlip. Parte 3/ultima”

  1. 1 Sofia
    6 ottobre, 2015 at 11:40

    Immenso. Libro e analisi.

  2. 2 Paola
    20 ottobre, 2015 at 23:30

    Commovente… L’immagine della tomba fa venire le lacrime agli occhi!

  3. 3 Anna Castagnoli
    21 ottobre, 2015 at 15:34

    Grazie Paola per il tuo commento. È commovente davvero questo libro delicatissimo.