Analisi di ‘Une chanson pour l’oiseau’ di Remy Charlip. Parte 2/3

2 ottobre, 2015

Seconda parte dell’analisi di ‘’The dead bird” di Margaret Wise Brown e Remy Charlip 1958 – riedito da Didier Jeunesse nel 2013: Une chanson pour l’oiseau.
di Anna Castagnoli

Rileggi LA PRIMA PARTE dell’analisi.


Margaret Wise Brown e Remy Charlip, Une chanson pour l’oiseau, (dettaglio)

Nel post precedente abbiamo visto come i bambini, nel libro, sono ritratti in pose ieratiche e rigide. Essi ‘toccano’ la morte per la prima volta. La potenza atemporale della morte, il suo peso rigido e scultoreo, che minaccia la fluidità della vita, si  è come impadronita di loro. Essi avanzano in mezzo a tutta questa rigidità armati di coraggio: vogliono seppellire l’uccellino morto, vogliono prendersene cura, vogliono fare come fanno gli adulti quando qualcuno muore.
(Diventare grandi non è esattamente questo? Presa consapevolezza dell’ineluttabilità della morte, continuare a muoversi e prendersi cura delle cose, con coraggio?).

“Ils feraient une cérémonie et chanteraient, comme font les adultes quand quelqu’un meurt”
(Avrebbero fatto una cerimonia e avrebbero cantato, come fanno gli adulti quando qualcuno muore).

Recita la terza pagina del testo.

Nel libro di Charlip, pagine illustrate e pagine con testo sono rigidamente separate e si alternano.
È impossibile capirlo qui su internet, ma mentre si legge il libro la doppia pagina bianca è così bianca, così violentemente opposta ai colori delle scene illustrate, da dare la sensazione di un flash luminoso. Questo flash di luce fa lo stesso effetto di quando la luce di una discoteca si accende e si spegne a intervalli regolari e velocissimi, dando l’illusione che i corpi che danzano non siano più in movimento ma immobili, posa dopo posa.
(Scusate l’orribile accostamento, è un effetto che si usa anche nel teatro contemporaneo, ma credo ci sia più familiare quello della discoteca).


Margaret Wise Brown e Remy Charlip, The dead bird, edizione del 1958 (nell’ordine di questa sequenza mancano due pagine).

Obietterete voi: ma le immagini in un libro sono ‘sempre’ immobili posa dopo posa! (e pagina dopo pagina).
Certo, ma un illustratore farà di tutto per farvi dimenticare questa rigidità, userà tutti i mezzi grafici e espressivi che conosce per darvi una sensazione di vita e movimento dentro la scena.
Remy Charlip – che oltre a essere illustratore era ballerino e regista teatrale (aveva anche fondato una compagnia di teatro per bambini) –  era perfettamente consapevole che giustapponendo le pagine bianche a quelle illustrate avrebbe ottenuto una maggiore rigidità nelle scene.
La rigidità nel libro è tre volte presente: nel testo che dice che l’uccellino poco dopo la morte si è irrigidito, nelle pose scultoree dei bambini e nell’effetto che creano le pagine bianche alternate a quelle illustrate.
(Ricordate che il bianco, in molte tradizioni, è anche il colore del lutto).

Chiunque abbia assistito, sufficientemente coinvolto nel dolore, al rito di un funerale, sa tutto di questa improvvisa rigidità del tempo. Come se il tempo andasse a scatti, come se lo si dovesse spingere perché vada avanti.
Segue. Leggi la terza parte…

Rileggi LA PRIMA PARTE di questa analisi.

4 Risposte per “Analisi di ‘Une chanson pour l’oiseau’ di Remy Charlip. Parte 2/3”

  1. 1 Enrica
    3 ottobre, 2015 at 14:23

    Grazie per questa analisi! E per aver presentato un libro che parla dell’innominabile morte. Certo è un tema non facile e delicato, ma quale linguaggio migliore dell’illustrazione (di qualità come questa) per riuscire a comprendere argomenti complessi e profondi come questi?

  2. 2 Anna Castagnoli
    3 ottobre, 2015 at 15:02

    Grazie Enrica per il commento!

  3. 3 monica vannucchi
    5 ottobre, 2015 at 18:19

    ciao anna, grazie per questa lettura illuminante. ora comincio a scoprire quante connessioni esistono (a volte non svelate) tra la danza e l’illustrazione. Sapere che Remy Charlip è stato fondatore e membro della compagnia di Merce Cunningham illumina tutto di luce nuova e intrigante… a presto. m.

  4. 4 Anna Castagnoli
    8 ottobre, 2015 at 12:57

    Grazie Monica per il commento.
    Le connessioni tra teatro, danza, cinema e libri illustrati sono moltissime e ancora poco investigate.
    Un bacio