Dimmi come sbagli e ti dirò chi sei (gli ingranaggi segreti dell’album)

23 settembre, 2013

Esistono alcune modalità di lettura dell’album illustrato che vengono date per scontate dal lettore. Modalità che per abitudine, per un linguaggio narrativo ormai codificato,  sono o sembrano così evidenti che non si vedono; non ci si fa caso fino a quando qualcuno o qualcosa, o un errore, ce le fa notare.

Una scena di Rameau’s “Hippolyte et Aricie”, Opera de Paris

E’ importante far caso a queste modalità di lettura che si danno per scontate: dietro di loro si nascondo i cardini, gli ingranaggi e i macchinari che muovono l’album. Dovete pensare a queste abitudini di lettura come a nuvolette in un teatro barocco che nascondo il motore con cui viene tirato su nel cielo un attore; o come quei clown che vengono davanti al vostro naso per distrarvi da quello che sta accadendo in scena (qualcosa che non dovete vedere). La lettera rubata che tutti cercavano nei più minuti nascondigli, nel racconto di Edgar Allan Poe, non si trovava perché era sotto gli occhi di tutti, ben incorniciata: a nessuno veniva in mente di cercarla in un posto così evidente.
In questo post, ho cercato qualche esempio (ma potete trovarne anche voi nella vostra biblioteca).
Iniziamo dalla famosa manina che sparisce in mezzo al libro L’onda di Suzy Lee.

Suzy Lee, L’onda, edizioni Corraini

Nel suo eccezionale La trilogia del limite (uno di quei libri che non si può non leggere se si vuole capire qualcosa dell’album illustrato) Suzy Lee ricorda con divertimento come alcuni librai e bibliotecari volessero restituire le copie di L’onda pensando a un errore di stampa: la mano della bambina, a metà della doppia pagina, sembrava essere stata inghiottita dalla rilegatura. Un libro montato male?
Invece, Suzy Lee, lo aveva fatto apposta. Per lei, la linea di confine tra le due pagine rappresentava uno spartiacque tra il mondo della fantasia (il mare, il colore blu) e il mondo “reale” (la spiaggia, il bianco e nero).

Suzy Lee, L’onda, edizioni Corraini

La bambina osa mettere la mano là dove di solito c’è un luogo comune, cioè: la realtà della doppia pagina di un album, se tutta illustrata da una sola scena, è un unicum.
Unicum nel senso del quadro rinascimentale, quello della finestra albertiana, dove l’unità di luogo, d’azione e di tempo è rinforzata e tenuta insieme da alcuni trucchi: la prospettiva, la luce proveniente da una sola fonte, il tono dei colori, la linea d’orizzonte, etc…

Questa unificazione stilistica ha segnato così profondamente il pensiero dell’occidente (e viceversa) da farci credere che la realtà che abitiamo sia una e una sola, con la sua bella prospettiva corretta, e forme e leggi misurabili. Ma siamo così certi che sia davvero così?
Contentiamoci di dire, per ora, che la bambina di Suzy Lee mette il dito nella piaga.

El actor, Uday Prakash, Simone Rea, A buen paso 2011

Un altro luogo comune: la scena in copertina è sempre rivolta verso lo spettatore. Sì, sembra cosa ovvia, ma basta trovare su una copertina un personaggio che ci dà la schiena, come nell’album El actor illustrato da Simone Rea, e vengono fuori pensieri che danno le vertigini. Io ho provato a sondarne alcuni nel mio ultimo articolo per la rivista Fuera de Margen (che potete rileggere in questo post). Nell’articolo scrivevo:

“Ma allora, sono io lettore che sono dalla parte sbagliata? Quale è il lato “autentico” della realtà? Quello costruito dalla finzione narrativa, o quello esterno al libro? Già vacillo. Il sotto-testo culturale: “il libro è uno spazio di finzione” è messo in discussione fin dalla copertina.” (in Le maschere del discorso narrativo, 2013).

Un altro topos: in copertina deve sempre esserci un protagonista, o un’immagine. E se non ci fosse niente? Cosa significherebbe?

Greta la Matta, Carll Cneut, edizoni Adelphi

Oppure, ancora. La lettura dell’azione sulla pagina va da sinistra verso destra (in occidente). Ma cosa succede se un tagliaboschi non vuole andare avanti e si mette di spalle alla direzione di lettura? Non è un messaggio molto forte che sia l’ascia e non l’uomo che vanno nella giusta direzione del racconto? (è l’ascia che rappresenta la violenza matricida della matrigna di Hansel e Gretel, il povero tagliaboschi, fosse per lui, tornerebbe a casa).

 

Susanne Janssen, Hansel et Gretel, editions Être

Ci sono moltissimi album che giocano con questi topoi della lettura, e ne vedremo uno in particolare in uno dei prossimi post. Ma quello che mi piace di questi esempi è vedere come un solo errore, un solo sgarro, basta a mettere a nudo il sistema. Come il gatto nero che passa due volte davanti alla porta, nel film Matrix, e smaschera la realtà.
A volte, per rendersi conto di essere prigionieri di un modalità di lettura, basta uno starnuto.

Winsor McCay, Little Sammy

 

La trilogia del limite
Suzy Lee
Un’auto-analisi del lavoro di Suzy Lee
17 Euro

2 Risposte per “Dimmi come sbagli e ti dirò chi sei (gli ingranaggi segreti dell’album)”

  1. 1 piccikka
    23 settembre, 2013 at 10:28

    è sempre molto utile leggerti. è bello intuire le cose a cui non avrei mai pensato da sola, gli errori che non coglievo e i limiti che ignoravo…ma la libertà parte da qui. 1 sorriso e buon inizio di settimana

  2. 2 monicavannucchi
    23 settembre, 2013 at 16:10

    ed eccoti tornata alla grande dalle vacanze! meno male, mi viene da pensare, e che bello questo pezzo! alla fine mi sa che la trilogia del limite me la comprerò anche se io non c’entro nulla con gli illustratori…la trilogia del limite sarebbe un titolo stupendo anche per una coreografia però , che ne dici? besos, m.