Identità di un editore: intervista a Lina Vergara, Logos edizioni

6 Marzo, 2013

Pubblico di nuovo un’intervista del 2012 che era misteriosamente sparita dal database di questo blog.
Intervista a Lina Vergara, editrice delle Edizioni Logos.

Perché editori e perché editori per bambini?
Editori perché amanti dei libri, per bambini perché amanti di tutti i generi di libri.
In ogni modo, è importante per me precisare che pubblichiamo libri “illustrati”: preferisco non rinchiuderli in una categoria o in una fascia d’età.

Sorelle, Matz Mainka e Ana Juan, Edizioni Logos

Alla base di tutto vi è una considerazione per quello che sarà il futuro del pubblico lettore, uno studio dell’andamento del mercato basato più sull’intuizione e sull’osservazione che su numeri e statistiche: da una parte c’è la necessità di dare una spinta all’amore per la lettura partendo da quelli che saranno gli adulti del domani e quindi il futuro del mercato librario; dall’altra la convinzione che spesso e volentieri i cosiddetti “libri per l’infanzia” non sono letti solo dai/ai bambini ma hanno un pubblico ben più vasto, mentre libri che non sono considerati specificamente “per bambini” sono comunque fruibili anche da loro. Sono assolutamente convinta del fatto che se le librerie aprissero lo spazio riservato ai bambini indicandolo semplicemente con una scritta diversa, che dica ad esempio “illustrati” (un termine che a me piace molto), il traffico attorno a questi libri aumenterebbe, soprattutto da parte di quella fetta di pubblico che non legge moltissimo ma che apprezza comunque l’arte e le immagini, o che magari è intimorita dal libro perché questo, il più delle volte, viene considerato quasi un oggetto d’elite.

Il numero delle Bestie, Ericailcane 2008

Non è un caso che siano cresciuti considerevolmente nelle librerie gli spazi dedicati a fumetti, manga e graphic novels, e credo che appartengano allo stesso gruppo di prodotti, in cui inserirei anche i libri di fotografia, arte e arredamento.

Cosa succederebbe se vi fosse un unico spazio illustrati dove tutte queste tipologie di libro fossero comunicanti? Perché non passare da un libro di fumetti a uno di cinema, da un Selma della Salani a un volume di Neil Gaiman o di Edward Gorey? Questi libri sono tutti fruibili dai bambini, che ne guadagnerebbero se vicino ai loro testi potessero scoprire anche un libro d’arte, di fotografia, di cinema!

Il grande viaggio, Anna Castagnoli e Gabriel Pacheco, collana OQO, Logos

 

Quanti titoli in un anno?
Sono all’incirca 8/9 i titoli che coeditiamo con OQO Editora, e altri 4/5 li pubblichiamo in collaborazione con la galleria d’arte contemporanea modenese D406. Alcuni di questi sono a mio parere particolarmente indicati per i bambini; penso per esempio a Il numero delle bestie di Ericailcane che ha immagini così narrative da stimolare la nascita di una storia e quindi sviluppare l’immaginazione. Sono una sostenitrice dell’immagine come primo codice di lettura, perché dalle immagini-con-qualche-parola si passa inevitabilmente a molte parole, e da molte parole a moltissime! E magari, alla fine, a un pentagramma. Mi piace l’idea di una sorta di fame letteraria.

Da quest’anno abbiamo l’intenzione di aumentare il nostro catalogo con almeno un’altra collana.

Nella scelta dei libri che pubblicate potreste individuare un filo conduttore? Uno stile? Un messaggio? Un’idea? Un desiderio?
Indubbiamente è importantissima la qualità dell’illustrazione e cerchiamo sempre di avere anche ottimi testi: da qui la scelta di pubblicare in Italia i libri di OQO. Per la nuova produzione Logos vogliamo mantenere gli stessi parametri.

Il messaggio, in fin dei conti, è sempre quello dell’amore per il libro, un oggetto da condividere, regalare, leggere e scambiarsi all’interno della famiglia (servono quindi libri senza età); e il grande desiderio di rendere l’arte contemporanea più popolare, e l’illustrazione una forma d’arte contemporanea.

La capra matta, Pep Bruno, Roger Olmos Oqo collana

Quali caratteristiche deve avere un testo o un’illustrazione per sedurvi? Cos’è che vi fa dire: “Questo illustratore (autore) è per noi”?
Per quanto riguarda le illustrazioni: l’originalità, la capacità dell’immagine di portare chi la guarda in un’altra dimensione, di far sorridere ma non per forza… Quella sorta di soffio che ci solleva e ci porta verso viaggi lontani.
Per quanto riguarda il testo: l’intelligenza, i dettagli che fanno sorridere il nostro essere bambini e, speriamo, i bambini a cui sono diretti.
Immagini che si traducono in parole e parole che divengono immagini.

Le co-edizioni: che politica avete di vendita e acquisto dei titoli? Preferite creare i vostri libri, venderli e/o comprarli dall’estero? Perché? Rispetto ai titoli che comprate e/o vendete ci sono differenze di accoglienza nei diversi mercati internazionali?
Per quanto riguarda la collana OQO coeditiamo, mentre la D406 è nostra. Andremo avanti con le coedizioni, ma vogliamo lavorare anche sulla produzione propria.

La coedizione mi affascina: poter acquistare una meraviglia non solo per me ma per tutto un mercato, poterla condividere anche con chi non conosco; contribuire alla creazione di titoli nuovi diventa quasi una conseguenza dell’acquisto dei diritti, è un voler entrare anche negli altri mercati con un contributo proprio.

Riguardo alle differenze indubbiamente ce ne sono molte, per fortuna non tutti i mercati sono uguali ed è interessantissimo andare alle fiere per cogliere queste discrepanze, il diverso approccio da parte del pubblico ma anche degli editori e delle librerie, osservare realtà diverse che a volte potrebbero significare una svolta, una novità per il mercato in cui si opera.

Oltremai, Lorenzo Mattotti, Logos 2013

“Fabbricare cultura” nell’Italia di oggi, una missione, una sfida o una passione a perdere?
A mio avviso la cultura è fatta necessariamente di tolleranza, di rispetto e di realismo.

Io credo nella sfida: non è possibile che il libro perda terreno di fronte a un DVD o a un videogioco; penso che dovrebbero coesistere in armonia, perché sono tutte forme di intrattenimento, ma purtroppo il libro perde e credo che ne siamo responsabili un po’ tutti. Hanno più o meno lo stesso costo, necessitano più o meno della stessa concentrazione… e poi il libro è un oggetto simbolo di cultura, intelligenza, non credo esista una persona al mondo che non desideri che il figlio sia bravo a scuola, che sia uno che legge molti libri… allora perché arrendersi? Perché lasciare che il mondo continui a credere che leggere è noioso? Il discorso è lungo, aggiungerò solo una cosa: se ci fosse più apertura riguardo a quello che si deve o non si deve leggere, se non ci fosse tanta attenzione nel voler creare una razza di adulti ideale e si raccomandassero le letture con l’intento di far diventire, non solo educare, se si prendessero in considerazione la differenza generazionale o la coesistenza di molteplici gusti diversi, forse l’immagine del libro cambierebbe.

Una cosa che vi piace del vostro lavoro e una che non vi piace.
Adoro i libri da quando sono piccola e credo sia stato fondamentale il fatto che a casa mia ce ne fosse uno scaffale pieno (anche se non necessariamente per me), e che comunque nessuno mi abbia mai detto “Questo no, sei troppo piccola” o “Non è adatto a te”. Sono cresciuta credendo che al mondo ci possono essere molti pericoli, ma nessuno di questi può essere un libro, quindi la prospettiva di lavorare su uno degli oggetti che più mi affascinano è entusiasmante. Non solo mangiare le torte, ma anche imparare a farle.

Non mi piace incontrare sempre gli stessi ostacoli: vedere vetrine di librerie monotematiche, vendite di spazi di esposizione, librai che non leggono i libri che vendono e che sono i primi a sottovalutare il genere; non mi piace l’idea di un libro che è vendibile solo durante i primi tre mesi, quando è una novità, e che poi deve scomparire per lasciare spazio agli altri. Il libro non ha scadenza, non dovrebbe perdere valore e quindi non dovrebbe perdere spazio.

Un lavoro che richiede un grande impegno è accostare la passione alla necessità di far numeri in un sistema che tratta i libri come se fossero prodotti deperibili.

Lina Vergara Huilcamán

Logos edizioni, Modena
illustrati(at)logos.info
www.libri.it

N.d.r: Potete sfogliare tutti i numeri della rivista ILLUSTRATI qui.

 

Una risposta per “Identità di un editore: intervista a Lina Vergara, Logos edizioni”

  1. 1 AlmaCattleya
    6 Marzo, 2013 at 8:30

    Vorrei fare i miei complimenti per questa casa editrice. Da quando l’ho scoperta, mi sorprende con le sue uscite, sempre diverse e particolari.
    uno dei miei sogni è di poter pubblicare attraverso quella casa editrice, ma mi rendo conto che ho diverso lavoro da fare per far sì che succeda.