Cartolina dalla Fiera di Bologna 2012 / parte 2

27 Marzo, 2012

Quest’anno non so se ero in forma io, o se era la Fiera a essere in forma, ma mi è sembrato che ci fosse un fermento nuovo rispetto agli ultimi anni. Non tanto in quantità di pubblico, quanto in qualità di cose sparse. Sarà che ringalluzzisce un po’ tutti sentire che l’editoria per ragazzi, anche senza l’aiuto della stampa (che anche quando prova a parlare di editoria italiana per ragazzi, si capisce che non sa di cosa parla), è in crescita del 2%, e funziona anche meglio dell’editoria per adulti, sarà che a furia di parlare di album illustrati su blog, riviste specialistiche, libri, si sta creando un sapere intorno all’album ogni anni più preciso ed esigente… fatto è che di belle cose ne ho viste proprio tante (anche di molto brutte, certo).

Lo stand della casa editrice Eli Readers

Ad esempio è stato un vero piacere essere invitata a conoscere la casa editrice Eli Readers dal suo direttore artistico Daniele Garbuglia. La casa editrice Eli Readers fa parte di quel gruppo di solito un po’ snobbato dai grandi illustratori che è l’editoria scolastica. Libri utili a imparare qualcosa, in questo caso una lingua. Non si sa perché, la scolastica, per tradizione, ha illustrazioni datate, stampe povere, impaginazioni e grafica delle peggiori. Invece Daniele Garbuglia ha voluto promuovere una collana di adattamenti linguistici (classici in versione ridotta con alcuni strumenti per praticare la lingua) di raffinatissimo gusto. Ha scelto con occhio infallibile alcuni dei migliori illustratori italiani e ha accolto le loro illustrazioni in un’impaginazione grafica gradevole e pulita (tra l’altro, tutti gli illustratori con cui ho parlato che hanno lavorato con Eli Readers, bisogna che si sappia, sono stati entusiasti della loro serietà e professionalità). Insomma, una casa editrice seria e ben diretta.

Bestiario accidentale, Guido Scarabottolo, Vànvere edizioni

Poi è nata Vànvere, di Stefania Camilli, una piccola ma già pungente casa editrice, che ha pubblicato come primo libro un grande album sugli animali, Bestiario Accidentale, illustrato da Scarabottolo. Prevede pochi ma ben pensati titoli all’anno e il prossimo sarà un libro fotografico pensato da e per i bambini. Ho ricevuto per posta, prima della Fiera, Bestiario Accidentale avvolto in un pacchetto decorato e una poesia di Fosco Maraini con cui Stefania Camilli spiega da dove viene il titolo della casa editrice:

Un giorno a urlapicchio

Ci sono giorni smègi e lombidiosi
col cielo drago e un fonzero gongruto,
ci sono meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infragelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi,
un giorno tutto gnocchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludérchiano coi fèrnagi tra i pini; è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigièro,
è un giorno a contilegi, ad urlapicchio, in cui m’hai detto: “T’amo per davvero”.

Quando una casa editrice nasce con queste premesse cosa si può fare se non tifare per lei?

Classici per adulti illustrati, la collana di Principi e Principi

Si conferma e si ingrandisce l’offerta di classici per adulti illustrati. In Spagna è ormai un fenomeno consolidato da un paio d’anni e in grande espansione, e mi sono ripromessa di parlarvene presto. In Italia, tra i piccoli editori, sta pubblicando molti classici illustrati Principi e Principi. E’ interessante assistere al ritorno delle immagini nei romanzi dopo una pausa di un secolo. Interessante sarebbe capire a fondo il perché. Mi sembra che si vada sempre di più verso una nuova era dell’immagine, che sta a poco a poco prendendo il sopravvento sulla parola scritta. Mi viene in mente un futuro fatto di suoni, oralità e immagini, nuovi linguaggi.

Rosso come l’amore, di Valentina Mai, anche in versione per iPad, Kite edizioni

A proposito di nuovi linguaggi, ho assistito a una conferenza sui libri digitali e il futuro del libro: Le strategie di iPublish per utilizzare al meglio la tecnologia al fine di incrementare le vendite di eBooks (c’è anche un articolo abbastanza interessante su Internazionale di questo mese: Oltre l’ebook). In America il mercato del libri digitali e delle app è letteralmente esploso, solo nell’ultimo trimestre sono stati venduti 15,4 milioni di iPad. Secondo una ricerca dell’International Data Corporation l’iPad detiene il 54,7% del settore delle tavolette digitali. Anche Kindle di Amazon (di cui sono grande fan) cresce e prende una fetta di mercato del 16,8%.
Numeri che fanno riflettere e che mi danno l’idea di un’onda tsunamica che tra pochi anni si abbatterà sull’Europa lasciando vivi solo (secondo me) due tipi di editori: quelli che si sono impegnati già da ora a produrre e pensare contenuti per le tablet digitali, e che hanno capito come usare i nuovi social network (nella conferenza si insisteva molto su questo, oggi un editore americano che non è presente su facebook, twitter, che non sa promuovere i suoi libri su you tube, che non vende direttamente sul suo sito versioni digitali dei suoi libri, è destinato a scomparire in breve tempo) e gli editori che invece hanno investito sulla carta ma con un’idea precisissima di prodotto di altissima qualità e di nicchia.

ebook, litografia di Anna Castagnoli

In Italia mi sembra che pochi editori abbiano capito l’importanza dei social network: Topipittori, che ha fatto del suo blog un luogo di cultura raffinato e aperto a una pluralità di voci e testimonianze, forte anche su Facebook. Principi e Principi che cura un blog centrato sulla storia dell’illustrazione e l’attualità italiana in questo settore. E Logos che è veramente fortissima nella capacità di interloquire con i suoi lettori sui social network: concorsi, giochi e dialoghi quotidiani su Fecebook, i loro libri sempre promossi su you tube, etc. (Se ve ne vengono in mente altri, ditemelo).
C’è ancora, da parte dei grandi editori, l’idea che i social network siano roba da ragazzini, invece sono uno strumento potente e, se usato bene, anche capace di produrre cultura.

Parlavo di linguaggi perché penso che sia veramente riduttivo cercare di portare un libro in versione iPad dando al lettore la sensazione di sfogliare le pagine, anche se lo sforzo è comunque lodevole (tanto di cappello a una piccola casa editrice come Kite, che offre alcuni dei suoi libri in versione digitale). C’è un linguaggio nuovo che deve essere inventato da zero, un linguaggio che è in una zona ancora tutta da definire tra la staticità del libro e la velocità del cinema, tra la linearità della narrazione scritta e quella pluridirezionale del videogioco.
E’ un territorio inesplorato di incredibile fascino e mi vengono ciuffi di capelli bianchi quando sento ancora qualcuno dire “oh, ma l’odore della carta…Oh, ma le librerie…Oh, ma il riflesso del sole alla spiaggia…”. Se lo dice mia zia va bene, ma se lo dicono conferenzieri in pubblico (in questa Fiera l’ho sentito) mi si gela il sangue: davvero, non si può più dirlo. Siamo sulla soglia di una nuova era del pensiero, del linguaggio, delle relazioni sociali, cerchiamo di essere curiosi.

Continua…

38 Risposte per “Cartolina dalla Fiera di Bologna 2012 / parte 2”

  1. 1 miguel
    27 Marzo, 2012 at 11:32

    Cara Anna, il tuo blog é sempre aperto a dibattiti interessanti (so che é banale dirlo di nuovo ma non bisogna dare per scontato niente).

    Come te amo il mio brutto kindle e seguo con molta attenzione lo sviluppo della tecnologia mirasol , e paper e tutti gli ereader ; so che la tecnologia andrà avanti ci piaccia o no . Dicono che sette anni in tecnologia adesso equivalgono a un progresso di 100 anni nel 1500. Ma… penso che il problema non sia la tecnologia ma le idee e come vengono raccontate ai bambini.

    Se tutti i “soprastimoli” che ricevono per raccontare una storia sono utili o pure no , se un bambino di 4 anni e pronto a sentire storia+musica+interattività+illustrazioni+animazione. Il fatto di poter farlo non significa che sia utile.

    È chiaro che la didattica sarà quasi tutta digitale, anche se non sono d’accordo in farla con bambini sotto i 4 anni perché non hanno ancora l’esperienza fisica delle cose.

    Non sono così radicale in dire che i libri cartacei saranno tutti sostituiti , penso che saranno sostituiti quelli che non hanno ragione di vivere in tre dimensioni . La cura del libro diventerà ancora più ricercata e migliorata (forse parlavi nel post precedente di Sunkyung Cho?)
    Per me col albo illustrato si aprono tre vie parallele e comunicanti :

    -Il libro cartaceo ( anche altri materiali) ma fisico, ancora più curato di adesso
    -Le apps interattive
    -Il libro digitale illustrato

    un caro abbraccio!

    M.

  2. 2 laura38
    27 Marzo, 2012 at 11:57

    Anche io voto a favore della curiosità e dell’evoluzione del linguaggio. Sarà emozionante.
    E a questo proposito riflettevo proprio in questi ultimi tempi che dopotutto mi capita molto spesso di trovare meravigliose alcune illustrazioni a video (viste sui blog dei vari artisti), e poi rivedendole su carta restare un po’ delusa. Credo che in quei casi l’ipad potrebbe dare una marcia in più alle figure, dato che ha uno schermo simile a quello dei monitor dei pc a differenza di quello degli e-reader che somigliano molto di più alla pagina stampata (e infatti stancano meno la vista). Non so se si capisce cosa intendo. E’ un fatto di maggiore o minore luce, luminosità, brillantezza, cose così.

  3. 3 Anna Castagnoli
    27 Marzo, 2012 at 13:05

    @Miguel dice:
    “Non sono così radicale in dire che i libri cartacei saranno tutti sostituiti , penso che saranno sostituiti quelli che non hanno ragione di vivere in tre dimensioni”

    Sì, sono d’accordo con questo. Ma perché un libro non abbia ragione di esistere in tre dimensioni deve giustificare la sua natura “fisica”. In questo senso il lavoro di Sunkyung Cho, o Komagata, o tanti piccoli editor-artisti va in questa direzione…

    Sulla iper-stimolazione dei bambini dobbiamo capire alcune cose:
    1) è vero che i bambini di oggi forse non sono così pronti
    2) i bambini di domani lo diventeranno.
    3) i bambini che non sono stimolati in questo senso resteranno indietro rispetto a un salto evolutivo che gli altri compiranno (ma non è un problema, non importa chi arriva prima, l’infanzia è preziosa ad ogni ritmo e in ogni caso).

    Ogni rivoluzione culturale o tecnica ha permesso e stimolato dei cambiamenti nell’evoluzione della specie umana. E questo passaggio cambierà non solo le abitudini sociali, ma anche il nostro cervello. (Oltre che il fisico… speriamo di non diventare tutti obesi :)

  4. 4 Anna Castagnoli
    27 Marzo, 2012 at 13:07

    @Laura:
    capisco cosa dici, e sono d’accordo sulla lucentezza.

    @Ancora per Miguel:
    -Il libro digitale illustrato

    La nostra sfida come illustratori e autori sarà inventarlo. Non dovrà assomigliare a un libro illustrato cartaceo, ma neanche a un videogioco! E neanche a un libro aumentato (inserti, video, etc).
    Tutta una grammatica e una sintassi da inventare.

  5. 5 miguel
    27 Marzo, 2012 at 16:21

    @Anna Attenzione ai salti evolutivi , non sono sempre al meglio, (forse ne anche te lo intendevi)

    Ti invito a leggere un articolo sul NYT sulla concentrazione e come le nuove tecnologia la stanno mettendo alla prova (http://www.nytimes.com/2010/06/07/technology/07brain.html?pagewanted=all)

    O questo uscito sul pais un paio di mesi fa (http://elpais.com/diario/2011/01/29/babelia/1296263535_850215.html) (in spagnolo) o in inglese (http://www.nicholasgcarr.com/)

    Questo problema é nuovo e ci obbliga a pensare , come dici te, a soluzioni immaginative per superarlo.

  6. 6 Anna Castagnoli
    27 Marzo, 2012 at 16:34

    Grazie Miguel, conosco questi studi, ma mi sembra che il loro prisma sia sempre quello di un giudizio su quello che reputiamo oggi un valore (la concentrazione e il pensiero come lo abbiamo conosciuto in questo millennio).
    Ma come facciamo a dire che sia un valore assoluto?
    La concentrazione è un valore che è sempre esistito? E se sarà sostituito da altre capacità che ancora non conosciamo? Idem per la profondità analitica.
    L’autonomia è un valore? Noi pensiamo di sì, ma vai a chiedere a un giapponese o a un cinese che cosa è l’autonomia per lui, ti darà una risposta diversa dal valore che gli dai tu…

    Pensa a come deve essere cambiato il cervello umano (almeno nelle sue capacità di memoria) quando da un’era tutta basata sulla trasmissione orale della conoscenza, si è passati a un’era della trasmissione scritta (con l’invenzione della stampa).

    Io non dico che sia male o bene, dico che un cambio ci sarà, e non credo che possiamo farci molto se non assistere. Capisco che metta in discussione molte delle nostre certezze.

    Pensa a come già è cambiata la nostra percezione della privacy, dell’intimità, del silenzio, con i cellulari… I ragazzi di oggi non sapranno mai che cosa è vivere senza un cellulare o internet, noi lo sappiamo. E’ già un cambio sociale incredibile…

  7. 7 Manuela
    27 Marzo, 2012 at 21:00

    ad Anna e Miguel
    Ho letto con interesse i vostri contributi e mi sono trovata molto vicina a Miguel, benchè condivida alcune “evoluzioni” della prospettiva proposte da Anna…E’ proprio sulla parola “evoluzione” che mi soffermo e sull’esempio che Anna riporta (quello su ragazzi e cellulari) e che conclude con: “E’ già un cambio sociale incredibile…” Chi fa l’evoluzione? Davvero il nostro ruolo è solo quello di stare a guardare? Possiamo essere noi a determinare cambiamenti, mutazioni negli organismi e nelle loro dinamiche? Quello che sta avvenendo, a partire dai cellulari, passando attraverso i social networks e loro uso-abuso, per proseguire poi con infiniti altri esempi, produce dei cambiamenti nell’essere umano e nella società che sono indotti primariamente da leggi di mercato e interessi economici più che da un interesse per l’individuo, la società e il suo vero progresso come essere “umano”. Io non starei a guardare impotente, io mi chiederei veramente se “vale la pena” direzionare tutti gli sforzi e le ricerche in una certa direzione, favorirne la diffusione di massa indiscriminata…Siamo sicuri che l’uomo stia migliorando, stia progredendo? E’ vero, la risposta può variare in base al contesto in cui mi trovo a vivere e scrivere, ma siamo sicuri che cambi davvero così tanto? La costituzione di un organismo umano, biologicamente, è sempre la medesima in tutto il mondo, in tutte le culture dopotutto…..Questo non significa frenare la curiosità umana, la ricerca, la scoperta, ma semplicemente compiere delle scelte e delle riflessioni “prima” di agire. Non si pone mai la questione della tecnologia in relazione alla sua diffusione, all’accessibilità universale che è destinata ad avere (per interessi economici più che per spirito di democrazia), all’assenza di misura che caratterizza soprattutto i giovani, alla larga “assenza educativa e affettiva” che caratterizza molti bambini e ragazzi…
    Tornando ad app, e-book e destino dei libri: Anna scrive “C’è un linguaggio nuovo che deve essere inventato da zero, un linguaggio che è in una zona ancora tutta da definire tra la staticità del libro e la velocità del cinema, tra la linearità della narrazione scritta e quella pluridirezionale del videogioco.” Io mi chiedo: perchè accanirsi a chiamarlo “libro”? Perchè non è possibile denominarlo in altro modo? Perchè continuare a entusiasmarsi per altre forme di narrazione, intrattenimento che ci incollano sempre e di nuovo ad uno schermo e una sedia?!?!?!?! E’ vero, il rischio di obesità universale è forse fuor di battuta! Vediamo chiaramente da anni alcuni pregi ma ancor più i difetti di una società tecnocentrica…Perchè ci entusiasmiamo ancora e sempre a questo?

  8. 8 laura38
    28 Marzo, 2012 at 11:56

    Vorrei condividere con voi un paio di riflessioni che da questi argomenti partono.

    Diciamo che sono un’illustratrice.

    Diciamo che vivo nel 21esimo secolo.

    Altri creativi di storie, come me in questi tempi fanno qualcosa che qui non esiste ancora ma è nell’aria già da un po’: cominciano a autoprodurre i propri libri di narrativa solo in formato elettronico, creando sul web portali aggregatori in cui autori, illustratori di copertine, editor, grafici si contattano a vicenda per produrre ebooks finiti. Cioè un autore ha bisogno di un editor che lo aiuti col testo? Lo trova. Poi di un illustratore per la copertina? Io sono sul sito e mi trova (e mi paga). Poi arriva un grafico. E alla fine voilà: l’ebook finito, bello, graficamente gradevole, con un testo valido, in due parole un prodotto di qualità.

    Ora, diciamo che anche io come illustratore voglio fare un ebook invece che un picture book cartaceo. Vado sul portale, cerco un bravo grafico, e uno sviluppatore che possa aggiungere alcuni effetti particolari alle mie illustrazioni. Forse del sonoro, forse la possibilità di tirare fuori il testo da un fiore o da una caffettiera, forse la possibilità di far andare avanti la storia muovendo il sole nel cielo per far avanzare il tempo. Roba del genere. Ed ecco che ho un picture book elettronico. Che tra l’altro costerà meno di quelli cartacei perchè non ci sono i costi di stampa.

    Oh certo è tutto più complicato di così, perchè poi bisogna distribuire il “libro” e considerare quanto farlo pagare, e il famoso dilemma della pirateria, eccetera, ma comunque ci sono delle grosse potenzialità in ballo, capite? Anche creative, certo. Per dire, si parla tanto di ritmo del libro… il gesto che si traccia sull’ipad non è ritmo? Gestuale oltre che visivo. Magari non lo fai fare nemmeno con un solo dito ma con due, tre, quattro, una specie di danza delle dita sullo schermo per aprire le “pagine” come origami invece che voltarle e basta.

    Davvero, è un regno di possibilità inesplorate, e io personalmente mi sento elettrizzata all’idea. Capisco però che non sia così per tutti e rispetto le opinioni discordanti.

  9. 9 Anna Castagnoli
    28 Marzo, 2012 at 12:38

    @Manuela:
    grazie per la tua prospettiva. E’ interessante.
    Personalmente non mi sento di mettere in discussione il fatto che internet e la nuova società teconologica rappresenti un progresso.
    “Che ci incollano sempre e di nuovo ad uno schermo e una sedia?!?!?!?!”
    Anche un libro ci incolla alla sedia! Non mi risulta si possa leggerlo correndo :)
    “Vediamo chiaramente da anni alcuni pregi ma ancor più i difetti di una società tecnocentrica”.
    Quali sono i difetti e quali i pregi?
    Vogliamo mettere in discussione la diffusione su scala mondiale (eccezion fatta per alcune censure in alcuni paesi) dell’accesso al sapere?
    Sono d’accordo però che si debba riflettere sul come questi strumenti vadano usati.

    @Laura: hai visto cosa ha fatto David Hockney con l’iPad?

  10. 10 laura38
    28 Marzo, 2012 at 12:50

    Sì ho visto delle immagini e video relative a “David Hockney: Me Draw On iPad”. La cosa bella è che non solo Hockney non è più giovanissimo, il che sfata il mito secondo cui non ci si può più tenere al passo coi tempi da una certa età in avanti, ma è chiaro che si diverte un sacco, e questo è bellissimo.

  11. 11 alicia
    28 Marzo, 2012 at 13:49

    Ma Hokney è uno che evidentemente ha molto da dire, se leggete i suoi scritti si scopre come rimetta in discussione tutta l’arte,senza buttare via niente, lo fa attraverso un pensiero che attua in forma nuova, e sperimenta tutto per dimostrare quel che crede, con l’ipod dice la stessa cosa che dice con i suoi collage di foto e i suoi paesaggi. Possiamo essere dei perfetti trogloditi tecnologici senza nuovi contenuti, questo dei libri sull’ipad è un problema commerciale, ci troviamo a creare un’idea che sfrutti il mezzo per non perdere l’opportunità di usarlo. Stiamo, che prima c’è il mezzo e poi, forse, se non restiamo trogloditi, l’idea. Una rivoluzione un po’ strana, certamente nuova pure lei.

  12. 12 Anna Castagnoli
    28 Marzo, 2012 at 14:06

    “questo dei libri sull’ipad è un problema commerciale, ci troviamo a creare un’idea che sfrutti il mezzo per non perdere l’opportunità di usarlo. ”

    Non mi sembra un problema commerciale, mi sembra un nuovo supporto che offre potenzialità inesplorate (variabile gps, variabile direzionale del libro: che può percepire i cambi di posizione nello spazio, variabile di interazione con il lettore, etc etc etc).
    Magari ora la sensazione che se ne ricava è quella che hai, ma semplicemente perché a nessuno è venuta ancora una buona idea narrativa.

  13. 13 Piero
    28 Marzo, 2012 at 16:53

    Sottoscrivo l’ironia conclusiva di Alicia: “ci troviamo a creare un’idea che sfrutti il mezzo per non perdere l’opportunità di usarlo. Una rivoluzione un po’ strana, certamente nuova pure lei”.
    Che almeno l’impulso iniziale di questa tecnologia sia di tipo commerciale lo dimostra proprio il fatto che non nasce da una necessità, ma la induce. Non mi pare che in questo momento storico siamo in presenza di meravigliosi contenuti e idee espressive che cercano disperatamente nuovi mezzi tecnici per essere comunicati (come è stato per esempio negli anni del dopoguerra con il cinema neorealista).
    Per lavoro uso (ahimè) molto il computer (grafica editoriale, progettazione e modellazione tridimensionale) e mi piace tenermi aggiornato. Subisco molto anch’io, come Anna, il fascino dato dalle enormi possibilità comunicative aperte dall’ipad e simili; il primo giorno di fiera ho assistito anch’io alla conferenza sulla creazione di libri interattivi al digital café. Eppure sono abbastanza sicuro del fatto che un certo tipo di competenze legate allo sviluppo dell’immaginazione (uso del colore, prefigurazione spaziale, ritmo narrativo) mi derivino, in ordine di importanza:
    1. dalla frequentazione infantile di boschi e montagne;
    2. dalla frequentazione infantile di mezzi di comunicazione incompleti come i libri (che come tutti completavo appunto con l’immaginazione, allenandola).
    Esprimere il dubbio che le app o libri interattivi per bambini, proprio per la loro ricchezza espressiva, tolgano qualche possibilità ai più piccoli, mi sembra assolutamente legittimo. Ma davvero Anna ti vengono ciuffi di capelli bianchi? Sono sicuro che saprai fare in modo che ti donino pure quelli…

  14. 14 alicia
    28 Marzo, 2012 at 17:18

    In effetti manca la buona idea perchè sia davvero rivoluzionario.

  15. 15 Susanna
    28 Marzo, 2012 at 18:34

    Vorrei invitarvi alla lettura di questo articolo http://www.tarabooks.com/blog/?p=717
    sul blog di Tara Books (editore di libri come Vite d’acqua e di La vita segreta degli alberi, stampati a mano in India), dove si riflette su quanto il problema sia anche di natura economica.

    Alcuni estratti che toccano il cuore della questione, secondo me:

    “Many of the questions and disputes listed above strike me as rather privileged in nature. These are, more often than not, issues raised by educated, middle class or affluent publishers, writers and media folk living in developed nations. Substantial populations within these nations can afford Kindles, Nooks and IPads – luxury items on which to consume ebooks. An even larger number of people within these countries can afford smart phones and computers – additional avenues to digital content.
    (…)
    How do ebooks, ereaders and “eliteracy“ reach/affect/engage the 15.1% of the US population now living beneath the poverty line? How do ebooks, ereaders and eliteracy reach/affect/engage the average student in India, Haiti, Chile, Gaza, Kenya or Afghanistan?”

    Ricordiamocelo che, per come stanno le cose adesso, stiamo parlando di giocattoli di lusso per una parte molto limitata della popolazione!

  16. 16 laura38
    29 Marzo, 2012 at 8:25

    @Piero
    Certo che l’immaginazione si nutre di tante cose, ma non è che il bambino non svilupperà più la sua fantasia se guarderà libri per ipad, e invece andando nel bosco ne svilupperà a pacchi. Tutto dipende da che “occhi” ha, che sguardo ha.

    E in ogni caso ti assicuro che uccidere la fantasia di un bambino è veramente molto molto difficile, per loro vivere in un mondo reale intersecato in profondità con quello immaginario è del tutto naturale. Ci sono bambini che a causa di abitudini acquisite o anche un po’ per indole non fanno tanto emergere questo aspetto del loro essere, ma anche loro si metteranno subito a “saltare” le crepe dell’asfalto del marciapiedi urlando ” ci sono i coccodrilli nel fossato!” non appena potranno.

    In quanto al fatto che non ci sia bisogno di nuovi mezzi, ma solo di nuovi contenuti…. in fondo avevamo il teatro, che bisogno c’era della tv? Avevamo i dischi, a che pro i cd? E c’era il videoregistratore, come mai sono arrivati i dvd? Perchè usare la lavastoviglie, la lavatrice, il cellulare?

    Certo, un libro non ha bisogno di essere “più comodo”, di far rispamiare tempo, ma che il progresso esista e che porti con sé cambiamenti non sempre essenziali è un fatto che è inutile cercare di contrastare solo perchè “è più bello come si faceva prima”.

    Una volta si facevano le chiacchiere coi nonni la sera, il cosiddetto “trebbo” davanti alla porta di casa o davanti al fuoco. Si raccontavano storie, si stava insieme. Non era meglio della tv? E però la tv ce l’abbiamo tutti e chi più chi meno la accendiamo se non tutti i giorni quasi. Anzi, non averla al giorno d’oggi sembra menomante per alcuni.

    Io direi di non confondere quello che non ci piace con quello che ci fa male. Ai bambini fa male essere soli, subire violenza, non essere amati. Poi ipad, carta, trebbo o tv, se c’è il buonsenso nell’usufruirne secondo me (opinione personale, sia chiaro) vanno bene tutti e non si escludono a vicenda.

  17. 17 La solita Simonetta
    29 Marzo, 2012 at 8:48

    Se non ti dispiace ho condiviso su FB il link a questo post. Sono particolarmente interessata all’argomento ebook-APP per bambini (ti avevo mandato inopportunamente uan mail pre-fiera Bo con qualche domanda in proposito). Mi sembrava utile per chi come me aveva bisogno/voglia di un parere da parte di un’addetta ai lavori come te ;)!
    A presto!

  18. 18 alicia
    29 Marzo, 2012 at 9:08

    Laura scusa, quel che metto in discussione è se effettivamente l’era tecnologica sia un vera rivoluzione per l’uomo. Avere questo dubbio quando in Italia, ci sono bambini di 4 anni non in grado di saltare, con capacità motorie molto limitate, senza parlare del linguaggio e con molti stereotipi nel loro immaginario, viene il dubbio che per una buona parte della popolazione, la maggioranza, un ipad faccia ben poco. Quando diventi mamma e ti trovi nelle dinamiche delle materne, asili, famiglie ecc, scopri che questo mondo primitivo, nel senso negativo del termine, non è sommerso come speravi. C’è ben altro da fare. Non c’è bisogno di essere dei nostalgici per capire questo grosso problema.

  19. 19 laura38
    29 Marzo, 2012 at 9:30

    Alicia, ma io parlo da mamma: ho due figli!
    Il discorso del non saltare e del non parlare non è assolutamente detto che dipenda da libri eletronici o visione di tv. Mia figlia ha cominciato a correre (che è diverso da camminare) dopo i 3 anni perchè prima non era proprio in grado. Ha un'”intelligenza motoria” molto limitata, ma in compenso da quando aveva due anni parla tale e quale a un adulto.
    Suo fratello corre adesso (ha un anno e mezzo) ma non dice una parola che sia una.
    E vedono entrambi pochissima televisione, sono cresciuti nella stessa casa, e sono senza dubbio figli degli stessi genitori.

    In quanto alla rivoluzione tecnologica, se sia o no un beneficio per l’uomo, io penso che in linea di massima lo sia. Internet, la scienza medica, i film di animazione, il pc, le auto a metano, per me son cose belle. Cito le prime che mi vengono in mente, eh. Altre cose sono meno belle, ma anche quando c’era meno tecnologia non è che tutto fosse stupendo a causa di questo. C’è sempre una parte di “bello” e una parte di “brutto” in ogni epoca. Non so se ti ho risposto.

  20. 20 alicia
    29 Marzo, 2012 at 9:58

    ripeto. non stò mettendo in discussione il progresso tecnologico, non ho detto che siano colpa della tecnologia certi problemi dei bambini, ma degli adulti. Riguardo a bambini che non sanno saltare parlo di quelli a cui non è pernesso farlo,non perchè non possono ma perchè certi adulti identificano come corretta disciplina un bambino che non si muove, colora entro i margini e ritaglia perfettamente i perimetri. Tutte cose forse sempre esistite, ma proprio perchè siamo in un era tecnologica e di espansione della cominicazione ci si stupisce di quanta popolazione vada in dietro invece che avanti.

  21. 21 laura38
    29 Marzo, 2012 at 10:09

    Ah beh, ma i bambini “dotati”, incasellati, ammaestrati e imbavagliati sono così “comodi” per gli adulti!

    In realtà questo modo brutale di intendere l’educazione è tale da generazioni e generazioni, non è che oggi denunciando certi abusi sull’infanzia denunciamo qualcosa di completamente nuovo e attuale, anzi.

    E’ bello però che attualmente vengano spiegati, smascherati e contrastati da vari professionisti. Cito sui due piedi Alice Miller, Carlos Gonzales, Maria Montessori, Odent, e chiunque promuova e pratichi l’attachment parenting.

    Ma qui siamo ampiamente fuori tema con blog e il post di partenza della discussione mi sa!

  22. 22 miguel
    29 Marzo, 2012 at 10:27

    @Susanna io penso invece che la tecnologia ci può aiutare e migliorare tante realtà usata bene , forse non é un ipad o un kindle a bambino ma basta immaginare un foglio elettronico a bambino e un computer per villaggio per educare e leggere per tutta l’infanzia e adolescenza .

    é un fatto di economia dei primi paesi ma ci sono anche delle opportunità da sfruttare. Ricordiamoci che anche i libri una volta erano un lusso.

  23. 23 Anna Castagnoli
    29 Marzo, 2012 at 10:56

    Sono d’accordo con Alice 38, e non vedo perché avendo un iPad non si possa lo stesso andare nei boschi.

    Piero teme che troppo stimolazioni limitino la fantasia del bambino, Bruno Bettelheim diceva esattamente la stessa cosa delle immagini illustrate nei libri, era completamente contrario e le accusava di limitare la fantasia del bambino. Quando è nata la fotografia ci sono stati anni di accese discussioni intellettuali contro la fotografia, perché uccideva l’arte, perché riproduceva la realtà senza nessun intervento creativo, etc… Idem per il cinema.

    Ogni progresso (non mi potete convincere del fatto che internet o le possibilità interattive di una tavoletta digitale non siano un progresso) porta sempre con sé un’ondata di reticenze e paure, perché quello che conosciamo è sempre più rassicurante (ha prodotto noi! e noi e il nostro sentire ci sembra sempre la buona misura di tutto).

    Non mi sembra che responsabile della frettolosa pedagogia odierna possa essere un iPad, vedo più gravi colpe in una società che non investe denaro e energie nell’educazione e nella protezione dei suoi futuri cittadini.

    Le tavolette digitali non sono nient’altro che uno strumento (anche un libro è un prodotto commerciale, e non così innocente). E l’accusa di essere un prodotto di lusso è buffa, perché anche il libro è stato per secoli un prodotto di lusso, destinato alla borghesia e alla nobiltà, non certo ai figli di mezzadri e commercianti.
    E’ diventato un prodotto a largo consumo quando la scuola è diventata obbligatoria, e quando alcuni editori hanno intravisto nel vasto pubblico degli scolari un target privilegiato per edizioni illustrate.

    Mi vengono i ciuffi di capelli bianchi perché mi sembra che per giustificare una posizione si investa il libro di valori che non ha mai avuto. Tara publisher, a quanto ne so, fa lavorare i suoi stampatori con sostanze tossiche proibite in Europa da molti anni. E non mi sembra che i bambini del terzo mondo muoiano di fame in mezzo alle edizioni di Père Castor o Corraini.

    IPad e Kindle in un futuro imminente saranno usati nelle scuole al posto di china e calamaio, e si spera che potranno usufruirne sempre più bambini.

    PS X MIGUEL: Abbiamo pubblicato insieme la stessa riflessione. :)

  24. 24 Piero
    29 Marzo, 2012 at 12:36

    @Laura38

    Scusa, ma non mi attribuire cose un po’ sciocche che non ho detto come “che non ci sia bisogno di nuovi mezzi, ma solo di nuovi contenuti”, oppure “è più bello come si faceva prima”, o “il bambino non svilupperà più la sua fantasia se guarderà libri per ipad, e invece andando nel bosco ne svilupperà a pacchi”.
    Quello che sostengo (d’accordo con Alicia) è che, per creare qualcosa di significativo, i contenuti e le idee dovrebbero venire prima e non dopo gli strumenti. Che ciò che conta è avere qualcosa di vero, di originale, anche di nuovo da comunicare, poi si può scegliere il mezzo tecnologico più adatto per farlo. Quando Alicia afferma “Ma Hokney è uno che evidentemente ha molto da dire” sposta giustamente il fuoco dell’attenzione su quello che lui comunica con la sua arte e non sul fatto che lo faccia smanettando con l’ipad che gli ha regalato suo nipote per Natale!
    Ti ringrazio per la rassicurazione che “uccidere la fantasia di un bambino è veramente molto molto difficile”: mi sento molto sollevato…

    @Anna
    Scrivi “non vedo perché avendo un iPad non si possa lo stesso andare nei boschi”. Devo dire che per quanto mi sforzi, sinceramente non lo vedo neanch’io. Forse è magari un po’ difficile andare a funghi mentre con l’ipad si cercano sul web nuove ricette di risotti (a parte il rischio di inciampare): così è probabile tornare a casa con la ricetta ma senza i funghi per usarla; quindi Anna mi raccomando: prima i funghi nel bosco e poi la ricetta con l’ipad! :)

    A parte gli scherzi, sono super-perfettamente d’accordo con te quando vedi “più gravi colpe in una società che non investe denaro e energie nell’educazione e nella protezione dei suoi futuri cittadini”. Il bosco l’ho preso forse un po’ troppo sinteticamente ad esempio proprio di quello che manca “nell’educazione dei futuri cittadini”, e non certo per colpa dell’ipad! Sono anche d’accordo con te e Miguel sul problema del “prodotto di lusso”, che è un falso problema. Aspettiamo il giorno in cui l’ipad e il software per farlo funzionare non sarà più un marchio registrato Apple ma chiunque potrà usufruirne senza chiedere e dovere niente a Cupertino.

    Esiste però, e non sono io a dirlo, una evidente cesura nel modo di apprendere e immaginare, nel senso più ampio del termine, grossomodo coincidente con l’avvento del computer. Non ha senso avere nostalgia del passato (e infatti non ne ho, anzi) ma credo che sia utile cercare di mantenersi lucidi nell’analizzare il cambiamento.
    È universalmente riconosciuto, e basta avere avuto un’esperienza diretta come educatore per constatarlo, come siano di recente molto diminuite (ovviamente nella media) alcune “potenzialità dell’essere umano” come la concentrazione, la libera immaginazione (diversa dall’immaginazione copia-incolla), l’elaborazione del linguaggio orale e scritto, il pensiero astratto. In parte sono nate altre competenze, certo, e come tu giustamente dici, molte altre potenzialità emergeranno nei bambini e ragazzi di domani. Però ripeto: sono convinto che saranno nuove visioni e idee a farle emergere, non il fatto che con l’ipad 15 si sentirà perfino il sapore virtuale del risotto ai funghi!

  25. 25 laura38
    29 Marzo, 2012 at 13:40

    Piero anche andando a rileggere quel che ho scritto prima non capisco per quale motivo ti risenti. O almento questo è quanto mi sembra di capire che ti sia successo dato il tono della risposta che mi dai qui sopra.

    Non intendevo indottrinarti (a che titolo?), né sollevarti da chissà quale dubbio. Solo mi pare che ci siano tanti luoghi comuni in circolazione quando si parla di bambini, e credo che sia utile liberarsene (dei dubbi, non dei bambini). Poi vedi te cosa preferisci fare.

    Tornando in argomento… Fermo restando che se non ti andrà di usare un ipad potrai evitare di usarlo e amen, anche per me senza contenuto valido a priori non serve cambiare contenitore, questa è un’ovvietà. Ma qui si tratta di capire se si può veicolare un messaggio in modo nuovo, usando un nuovo mezzo. E finchè non si prova non si può sapere quale sarà il risultato.
    Prima che arrivassero i film chi se l’immaginava che un’immagine potesse muoversi, avendo avuto sotto al maso sempre solo quadri fino a quel momento?

  26. 26 paolo
    29 Marzo, 2012 at 14:22

    La questione del rapporto fra il lavoro editoriale, i contenuti che produce e le nuove tecnologie ci tocca, in quanto editori, molto da vicino.
    Siamo convinti che le potenzialità delle app per iPad o Android o quant’altro possano essere strumenti straordinari.
    Il punto è che oggi noi (intendo i Topipittori) non abbiamo ancora idea di cosa si debba fare, e come, per sfruttare le enormi potenzialità, culturali e, inevitabilmente, economiche di questi nuovi strumenti. Così ci asteniamo dal digitalizzare prodotti culturali che sono stati pensati per un supporto diverso. Ma ci sembra prevalga oggi la convinzione che l’offerta crei la propria domanda, cioè che se si produce qualcosa, si finisce sempre per trovare qualcuno che se la compra.
    Non ci piace nulla di quello che abbiamo scaricato sul nostro iPad e siamo convinti che la smania di presidiare un mercato, puntando a vendere contenuti qualunque pur di essere “first adopters” rischi di essere controproducente.
    Ma, in fondo, lo stesso vale per i libri. L’editoria, italiana e non, sta facendo di tutto per presidiare gli scaffali, segmento per segmento, per cui vediamo fiorire albi “finto belli” apparentemente indistinguibili dai prodotti di migliore qualità. E che spesso finiscono per intasare di rese i magazzini dell’editore (e lo stesso vale per i gialli del filone scandinavo e per i ricettari di star televisive eccetera.)
    Sulla questione, mi pare assai demagogica, della democraticità del libro vs l’elitismo degli strumenti elettronici, credo valga la pena sottolineare un paio di semplici fatti:
    1) il 51 per cento del fatturato dell’editoria italiana è fatto dal 5% della popolazione. sono tre milioni circa le persone che reggono con le proprie decisioni di spesa, le sorti di un intero settore (a pensarci bene, un gruppo di una decina di promotori del libro potrebbe contattarli tutti almeno una volta ogni due anni). Quindi, la democraticità del libro mi sembra un concetto ampiamente discutibile. Anche il libro è, per usare la parole di Susanna, “un giocattolo di lusso per una parte molto limitata della popolazione,” e non solo in India, Cile, Haiti, Gaza, Kenya o Afghanistan.
    2) tablet e smartphone sono i beni a maggior crescita al mondo oggi.
    Potrà anche essere vero che lo strumento (tablet o smartphone) è costoso, ma evidentemente sono molti, nel primo, nel secondo e nel terzo mondo a pensare che sia una spesa che vale la pena di sostenere. Non sto qui a sondarne le ragioni.

    @ Miguel: quando ci vediamo per parlarne un po’? stiamo così vicini che varrebbe la pena sostituire la mediazione elettronica con un bicchiere di vino e una fetta di salame. Non trovi?

  27. 27 Susanna
    29 Marzo, 2012 at 16:08

    @Paolo
    Questa realtà la conosco bene, avendo lavorato in libreria per un paio d’anni. Trovo però che sia un problema diverso, non credo che,e non parlo per tutti ma senz’altro per molti, siano i 15 euro per comprare un libro a mancare, quanto semplicemente che l'”oggetto” non interessi… Ma la possibilità probabilmente ci sarebbe.
    400 euro per un Ipad, mah, sarò io, nel mio piccolo di insegnante stra-precaria, che in fondo in fondo non se la passa neanche tanto male, ci sono comunque mesi in cui a quella cifra non ci arrivo. Fino a questo momento, le persone che ho visto con questo oggetto fanno tutte parte di classi molto ma molto agiate, e le potrei contare sulle dita delle mani. Si tratta quindi di un’osservazione personale, basata su quello che vedo, la realtà del piccolo paesino dove vivo, gli studenti provenienti da tutto il mondo e di tutte le età della scuola in cui insegno, le mie colleghe e i miei coetanei, le case in cui vado a fare ripetizioni o anche la babysitter quando il lavoro è scarso, insomma il pezzo di mondo, piuttosto variegato per fortuna, che vedo in prima persona.

    @Piero
    “Aspettiamo il giorno in cui l’ipad e il software per farlo funzionare non sarà più un marchio registrato Apple ma chiunque potrà usufruirne senza chiedere e dovere niente a Cupertino.”
    Aspettiamo questo giorno con impazienza. Fino al quel momento, davvero non trovo tutta questione così interessante, anche perché dopo aver lavorato in libreria ho passato 5 anni circa in uno studio informatico.
    Erano gli anni in cui si cantavano sperticatamente le lodi e le possibilità dei cd-rom interattivi. Che poi sono scomparsi in un soffio, costi troppo alti per produrre qualcosa di buono. Poi con la diffusione capillare di internet ci fu il boom dei web-comics interattivi, di cui si diceva che sarebbero stati rivoluzionari, con le possibilità di aggiungere al fumetto musica, suoni, un po’ di movimento e di interattività. Tanto entusiasmo, tanti esperimenti, e anche questi sono scomparsi, erano solo fastidiosi, qualsiasi aggiunta alla fine non era che un disturbo alla lettura.
    Per questo, pur non essendo una troglodita né una luddista, pur amando internet e tutto quello che ci ha portato (lo dico perché Anna a un certo punto ha messo insieme internet e la tavoletta digitale, sono scettica su quest’ultima ma alla veneranda età di 35 anni suonati faccio fatica a ricordare come facevo prima del 2000!), mi riservo di essere un po’ dubbiosa su questa nuova “rivoluzione”.
    Come dice anche Paolo, finora si, tanti discorsi sulle potenzialità, ma davvero niente di buono tra quello che ho visto.
    Poi se qualcuno mi smentirà ne sarò più che felice. Attendo.
    Intanto, ci sono posti http://chrishaughton.com/skype-workshop-in-india dove si coltiva “a really interesting project developing inventive ways to produce quality cost effective picture books for families who would usually be unable to afford them”.

    @Miguel, e Anna, lo so che il libro per anni è stato anch’esso un oggetto di privilegio e prestigio. I sultani li usavano come regalo http://www.lacma.org/art/exhibition/gifts-sultan-arts-giving-islamic-courts, ho avuto la fortuna di vedere questi oggetti di persona, dipinti a mano uno per uno, dorati, una meraviglia destinata al massimo ad una ventina di persone in tutto il mondo, forse. Poi c’è stata la stampa, i caratteri mobili, il linotype, la fotocomposizione, la stampa digitale, e mano mano i libri sono diventati più accessibili, oggi è anche possibili stamparsi i propri a poco prezzo.
    In questa evoluzione mi sembra che la tavoletta digitale sia una strozzatura. Al momento ci sono diverse piattaforme proprietarie, e ognuna ha il suo negozio.
    Se si volesse fare entrare questi oggetti nelle scuole, che si fa, si fanno passare tutti i testi dall’Istore o come cavolo si chiama? Davvero? Sono solo io a pensare che sia uno scenario da Grande Fratello?
    Con questo ho espresso i miei dubbi, sparisco educatamente dalla discussione perché mi sembra di essere un po’ fuori dal coro “delle magnifiche sorti e progressive”.
    Non fraintendetemi, siete stati tutti educatissimi e vi ringrazio per la discussione costruttiva, ma sono io a sentirmi un po’ a disagio.
    Ma seguirò senz’altro gli sviluppi! Spero anch’io che alla fine ne nasca qualcosa che valga la pena…

  28. 28 Fran
    29 Marzo, 2012 at 16:30

    quoto in toto la tua riflessione sul linguaggio: stiamo per entrare in territori inesplorati, ed è elettrizzante!!

  29. 29 miguel
    29 Marzo, 2012 at 20:19

    @Anna ho visto , il tuo un pochino piu’ elaborato , mi rifugio dicendo che si tratta di un problema di lingua…

    @Susanna, ok , grazie per i link ma avere una opinione diversa fa bene alla salute del dibattito .

    @Paolo , vino+aperitivo+chat sarebbe fantastico, sopratutto con queste giornate magnifiche che abbiamo adesso a Milano. Sarebbe molto interessante avere uno di questi dibattiti in fiera. Lo proporrò alla prossima riunione del gruppo di lettura.

    Mi ha fatto un po’ male quel 5% , ho l’impressione di fare i libri per scambiare con gli amici che fanno libri.

  30. 30 Piero
    29 Marzo, 2012 at 21:03

    @laura38
    Macché risentito, figurati! Anzi scusa per il mio tono che a rileggermi sembra anche a me un po’ troppo puntuto…

    Trovo molto sagge le riflessioni di Paolo. I topi son sempre i topi!

  31. 31 Manuela
    30 Marzo, 2012 at 0:12

    Eccomi di ritorno, dopo lunga lettura dei vari interessanti interventi, cui rubo alcune frasi che condivido, per poi concludere con una domanda un po’ provocatoria (Anna, tranquilla, non litigheremo, ma attendiamo il tuo ritorno…)
    Neanche io sono una luddista e anche io vivo nel XXI secolo: di Piero condivido l’esperienza educativa e molto vicina alla lettura: sono bibliotecaria in una sezione ragazzi molto vivace e mi occupo da anni di promozione della lettura con bambini e ragazzi a livello professionale. Sono d’accordo quando Pietro scrive che di recente sono “molto diminuite (ovviamente nella media) alcune “potenzialità dell’essere umano” come la concentrazione, la libera immaginazione (diversa dall’immaginazione copia-incolla), l’elaborazione del linguaggio orale e scritto, il pensiero astratto.”
    Ne sono convinta anche io e aggiungo che a queste lacune si aggiungono una grande passività emotiva, una forte diminuzione nella rielaborazione critica della realtà…Da cosa saranno state indotte…? Nonostante si possano sviluppare mille altre competenze nei ragazzi nativi digitali in futuro, non credo sarà MAI sano il venir meno della capacità di elaborare un pensiero critico e autonomo. Nella storia dell’uomo, le evoluzioni tecniche non hanno mai prodotto una perdita di “facoltà psichiche” (se mi passate il termine molto generale e un po’ forte)pari a quella provocata dalla televisione (sì, proprio la “cattiva maestra”, ancora, nonostante tutti la si possieda e la si guardi :( dalla primissima infanzia –> vedete studi Nati Per Leggere al riguardo) e dal computer (in senso lato: internet, videogiochi e co.): non voglio lanciare queste accuse a tv e computer in astratto ma calarle in una realtà che è già troppo degenerata a livello educativo, relazionale, sociale..Una realtà che non si può ignorare! E’ vero che un bambino su cento saprà andare nel bosco con i-pad godendosi sia il profumo dei fiori che il videogioco del signore degli anelli e anche il libro letto sotto un pino, ma gli altri 99 saranno SOLO intenti a videogiocare con musica nelle orecchie e convinti di essere in camera loro sul letto, anzichè in una radura montana!

    Leggere ai bambini, ad alta voce, è un’esperienza sta cambiando rapidissimamente nel corso di pochi anni: gli stessi libri (quegli illustrati alla Leo Lionni e i vari evergreen)letti a bambini di contesti sociali ed educativi affini, alla medesima età, ma a distanza di alcuni anni(pochi, due o tre)sortisce effetti molto diversi! IN MEDIA, le risposte, i sorrisi, l’attenzione per tutta la durata della storia, la capacità di creare un finale alternativo, di inventare il nome ad un personaggio che non sia figlio di un videogioco o di un telefilm stanno calando e peggiorando drasticamente (soprattutto se si considera la giovane età di alcuni bambini…6-7 anni!!!) per lasciare spazio alla noia, alla passività, all’incapacità di comprendere nessi semplici, piccole ironie sottese alla storia, finali!!! E leggere autonomamente? A 10 anni? A 13 anni? Scegliere il libro da leggere(se volete vi descrivo i criteri di scelta per brillantezza della copertina…)? Valutare il numero di pagine? Non saper reggere un libro che utilizza i flash back perchè spezzano il ritmo concitato di un avventura(e vi cito TOBIA di de Fombelle, quinto libro migliore dell’anno, giuria Liber http://www.idest.net/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=1195&mode=thread&order=0&thold=0&topic=25 Libro-capolavoro che risulta impossibile da portare a termine per ragazzi di 11-13 anni! E il campione cui lo sottopongo da 4 anni è vario e numeroso (anche tornei di lettura)…..
    Posso ascrivere il “merito” di tutto quanto scritto fino ad ora alle modalità di fruizione di contenuti (oltre che alla qualità spesso, in media, scadente dei contenuti fruiti…VAle anche per i libri il discorso qualitativo, sia chiaro)cui i ragazzi si stanno affezionando con un modus che assomiglia sempre di più alla dipendenza? Molti studi lo dimostrano, studi provenienti da ambiti molto distanti: sociologia, neuroscienze, biologia, eccetera…

    Possiamo mettere sul piatto della bilancia questi “contro” e pesarli insieme ai tanto inneggiati”pro”? Possiamo avere il coraggio (e non la paura della caduta delle certezze) di definire chiaramente questi “cambiamenti” delle regressioni del cervello umano e del suo carattere, appunto, “umano”? Faccio notare che ho 28 anni, non 56 e sono abbastanza multitasking da sapere di cosa sto scrivendo.

    Vorrei a questo punto riallacciarmi più da vicino al discorso iniziale su apps, devices e grandi investimenti in questa direzione: cara Anna, è per i motivo di cui sopra che sono stanca dei semplici entusiasmi per forme di intrattenimento (che non chiamerei lettura)che ci incollano non solo alla sedia ma all’accoppiata sedia-schermo e rilancio con la domanda: non voglio sapere che cosa sia il libro e nemmeno “investirlo di valori che non ha mai avuto”…Vorrei sapere che cosa è “LETTURA” (forse così non ci si perde in cavilli su libro di carta, codex, volumen, i-pad)ma si arriva al succo di quel che davvero si rischia di perdere.

    Grazie dei molti stimoli!
    Questi 30 lunghi e ricchi(e non si fermeranno qui!) commenti sono la dimostrazione che siamo ancora in grado di farci un’opinione, discutere, dibattere, riflettere ;)

  32. 32 laura38
    30 Marzo, 2012 at 8:08

    @Manuela
    Io i bambini li ho in casa, non so che dirvi. Non sono speciali (cioè, per me sì, ma sono la mamma e quindi non faccio testo), forse è vero che rispetto a alcuni coetanei guardano poca tv. Io ne vedevo molta più di loro perchè ho avuto un’infanzia un po’ “particolare”, eppure inventare storie, finali alternativi, nomi, situazioni, è qualcosa che faccio da sempre in automatico. E almeno uno dei miei bambini (mia figlia) fa altrettanto e con la stessa naturalezza. E adora farsi leggere, farsi raccontare, stare all’aperto… Eppure è una bambina “del suo tempo”: la prima volta che ha visto Angry birds e ci ha giocato ha fatto un punteggio più alto di me passando schemi che io tutt’ora non sono in grado di superare. Difatti ho disinstallato il gioco dal mio smartphone presa da somma stizza!

    A questo punto non so che dire, forse noi siamo strani, la mia esperienza a questo punto non fa testo.

    @Piero
    Tranquillo, è che mi dispiaceva pensare che ci fossi rimasto male perchè non era assolutamente mia intenzione fare la scorbutica o la saccentona.

  33. 33 Filippo Aroffo
    30 Marzo, 2012 at 9:11

    Concordo con Anna quando scrive “Ma come facciamo a dire che sia un valore assoluto?”. Mentre lei si riferiva alla concentrazione, io credo lo si possa estendere a tutti gli argomenti toccati. Mi sembra infatti che si faccia proprio questo di fronte a novità come le tecnologie digitali che, che ci piaccia o no, modificano così radicalmente il nostro mondo.
    Il libro assurge a valore assoluto e universale (non di lusso), quando l’oggetto come lo conosciamo noi esiste da pochissimo (quello illustrato da meno di 100 anni) e anche solo 60 anni fa in alcune regioni italiane gli analfabeti erano ancora oltre il 25% della popolazione.
    I metodi educativi “classici” subiscono la stessa sorte, senza ricordarci quanta parte della popolazione attuale è cresciuta nell’Italia rurale degli anni ’50 lavorando nei campi anziché studiando a scuola.
    Insomma a me sembra semplicemente che la tecnologia digitale, come ogni cambiamento, stia portando “con sé un’ondata di reticenze e paure” perché mette in discussione tutto quello che conosciamo che “è sempre più rassicurante”.
    L’iPad, come ultimo arrivato tra le tecnolgie digitali, porterà dei cambiamenti profondi, che non saranno in assoluto né buoni né cattivi, come non lo sono stati quelli portati dalla scrittura, dal libro, dalla radio, dalla televisione, dai computer.
    Personalmente anzi trovo stimolante questo momento in cui non è ancora definito come sarà “il libro su iPad”, o forse è meglio dire “cosa sarà”. Vedere autori, editori, illustratori che sperimentano, prendendo cantonate terribili o sviluppando idee geniali, credo che sia un’occasione d’oro per chi ama i tradizionali libri e, ancor più, i libri illustrati.

  34. 34 Manuela
    30 Marzo, 2012 at 19:10

    Cari compagni di discussione, sono consapevole di aver scritto un commento lungo, ma vi chiederei lo sforzo di leggerlo con attenzione e di non travisare quanto è scritto: l’impressione che continuo ad avere è che ognuno risponda (non solo a me) sovrapponendo a quanto scritto un’ interpretazione un po’ deformata da proprie convinzioni, etichettando un po’ superficialmente le posizioni dell’altro (cosa che, anche nel commento al nuovo post, mi pare si stia ripetendo).
    Volendo prestare attenzione a quanto ho scritto, si può notare come io abbia preso una posizione ben precisa ripetto all’evoluzione tecnologica odierna e al nostro ruolo nei suoi confronti, posizione che mi pare ben lontana dal temere la caduta delle nostre certezze, infatti scrivo <>
    Io non trovo affatto rassicurante la realtà attuale!?! Vorrei iniziare a modificarla un pochetto (!), sempre convinta che le cose non vadano avanti da sole “che ci piaccia o no”! Soprattutto perchè (e mi ripeto)gli interessi che sono alla base di certi investimenti in ricerca e produzione di prodotti di intrattenimento, sono spesso di ordine economico (se non addirittura politico…Quanto è bello creare una massa di individui che faticano a elaborare un proprio pensiero critico e che creano le proprie convinzioni sull’onda dei messaggi passati dai media? Discorso vecchissimo direi….)
    Quando Filippo scrive: “L’iPad, come ultimo arrivato tra le tecnolgie digitali, porterà dei cambiamenti profondi, che non saranno in assoluto né buoni né cattivi, come non lo sono stati quelli portati dalla scrittura, dal libro, dalla radio, dalla televisione, dai computer.” io non sono d’accordo. Questi cambiamenti non sono cambiamenti “astratti”: non esiste “La TElevisione” o “Il Computer”, ma esistono “la televisone con certi contenuti negli anni 50, quella che ha contribuito ad alfabetizzare un popolo ” e “la televisione oggi, con i suoi contenuti scadenti, con l’attuale stato di solitudine ed isolamento in cui vivono molti bambini e ragazzi, perciò abituati a passarci ore e ore davanti” e lo stesso vale per il computer (e i suoi vari fratelli minori appena nati, i vari I-qualcosa). IO non me la sento di fare discorsi astratti su queste nuove tecnologie (con APP e compagnia annesse): abbiamo già innumerevoli esempi di come la massa si sta modificando (di come stanno cambiando cervelli e, lo sottolineo, non in meglio. Ho già speigato nel precedente post perchè ritengo il tutto una regressione)grazie a certa tecnologia diffusa senza limiti e senza criterio. Ricollegandomi anche al nuovo post creato a seguito dell’articolo sulla App di Tullet (quello postato da Anna a seguito del presente), io non credo affatto che si riuscirà a creare chissà quale nuovo linguaggio, magari legato alle immagini e non alla parola scritta (e io sono convinta comunque che la lettura abbia vita breve e con lei la parola scritta, se andiamo avanti così): o meglio, è probabile che si andrà sempre più verso una semplificazione e un appiattimento di forme e contenuti, perchè le modificazioni che il cervello sta subendo vanno in questa direzione. Come giudicate l’incapacità di molti bambini di apprezzare o almeno “decifrare” i libri di Topipittori o di Orecchio Acerbo o di chi sperimenta egregiamente con immagini e parole? Le biblioteche sono piene di libri di qualità, i promotori della lettura si danno gran daffare per introdurre nuove forme iconografiche che si stacchino dai modelli Disneyani e pacioccosi cui i bambini sono avvezzi (grazie alle solite care “maestre mediatiche”), eppure quei libri restano sugli scaffali, non vengono letti, non vengono nemmeno considerti, con gran tristezza nostra…E vostra credo. Non è solo una questione di contenuti proposti: non venite a dirmi che con le App di qualità, il problema si elude. La questione non è più questa, come non lo è con i libri: i libri di qualità infatti ci sono già, e anche parecchi, eppure i cervelli e le loro modalità di fruizione dei contenuti non sono in grado di sceglierli, gustarli, e, in futuro, crearli. Perchè? Perchè i ritmi imposti da tv e computer e le modalità schizofreniche di fruizione dei contenuti che essi veicolano stanno modificando le nostre strutture cerebrali (mi sto ri-ri-ripetendo, spero aiuti a comprendere la prospettiva più ampia che cerco di mostrare). Quindi, investire sempre e di nuovo su questi apparecchi non mi piace, non mi va, non lo voglio per il futuro dei miei figli.

    Inoltre, una cosa a mio avviso importante non è ancora stata detta: investire da una parte, significa scegliere ove indirizzare le proprie forze e risorse (limitate, per forza) a discapito di altri ambiti di ricerca e produzione. Io sfido a credere che, se davvero dilagherà il mercato di questi apparecchi e delle App, permarrà comunque un mercato (e pur di qualità) di libri o di forme di intrattenimento che non si appoggino a schermi(più o meno touch)e internet e rete. Non sarà possibile. Non sarà vendibile. Non sarà nemmeno comprensibile questa altra tipologia di prodotti e di modalità di fruizione. E questo, ribadisco, non è cosa che mi lascia indifferente: io una posizione la prendo, eccome e mi piacerebbe anche agire…Altre che stare a guardare!

    Di nuovo cito elementi usciti nella discussione al post di Tullet: fare qualcosa, intrattenersi, rischierà di essere sempre e solo un qualcosa che si farà seduti su quella benedetta sedia con davanti uno schermo! Non mi manca l’odore della carta, poco mi interessa di quella: io nominavo i colori a tempera e vestito che si sporca (invece del disegno su I-Pad), non per sciocchi sentimentalismi ma perchè credo che sia davvero impoverente una realtà creativa, immaginativa, ludica, di apprendimento che si svolga solo e unicamente su un pc!!! Spero sia finalmente chiaro. SOno convinta che gli uni non potranno permanere in compresenza con gli altri (quanti bambini e ragazzi vedete passare fette di tempo libero fuori dalla loro stanza? Adolescenti? Genitori?)
    Grazie di nuovo, ho scritto ancora troppo!

  35. 35 Susanna
    30 Marzo, 2012 at 20:51

    Grazie Manuela.

    Grazie innanzitutto per le tue prime righe, anch’io mi sono sentita etichetta ed inquadrata un po’ superficialmente, motivo del disagio di cui dicevo sopra.
    Il brutto di ritrovarsi in una categoria è che poi appunto non solo le persone non leggono tanto bene quello che scrivi, ma si trovano anche a fare passaggi che credono logici (se ha detto A, allora necessariamente pensa anche B C e D, e non sa che E F e G, e questo perché appartiene alla categoria H!) finendo per attribuirti cose che non hai detto. Non è carino, anzi l’ho trovato abbastanza avvilente e svilente.

    Poi grazie perché è bello sapere di non essere i soli a pensare qualcosa.
    Sono d’accordo con te su diversi punti, condivido lo scetticismo sulla nascita di chissà quali nuovi linguaggi (discorsi che mi fanno un po’ sorridere, ricordandomi come scrivevo ieri quelli già sentiti tante altre volte in altre situazioni nel giro di poco più di 10 anni…), ma soprattutto per me centri uno dei cuori della questione quando dici di non sentirtela di parlarne in termini astratti, anche per me si tratta di qualcosa di molto ma molto materiale, così tanto che capisco a stento come se ne possa discutere altrimenti (e francamente la discussione astratta non la trovo poi così interessante…).

    E cogli un centro pressoché perfetto quando parli di “scegliere ove indirizzare le proprie forze e risorse (limitate, per forza)”, è incredibile, è da ieri che rimugino su come proprio questo sia il cardine di tutta la questione.
    La discussione ha avuto almeno il (pur discutibile) merito di farmi capire dove voglio indirizzare le mie energie, dove credo sia giusto farlo.

    Grazie ancora.

  36. 36 laura38
    30 Marzo, 2012 at 21:01

    Manuela, adesso ho i secondi contati, ma provo a darti una prospettiva diversa: è uscito negli ultimi tempi un libro “i vostri figli hanno bisogno di voi” di Neufeld e Matè mi pare. Te lo riassumo all’osso.
    I bambini sono per natura portati a “orientarsi” agli adulti di riferimento. Cioè i genitori. Orientarsi significa dipendere da, ascoltare, seguire, avere voglia di interagire con, essere felici di stare con, eccetera. Ma se le figure di riferimento (con l’idea sbagliata in testa che i bambini debbano “socializzare” per essere felici) li spingono troppo a stare solo tra di loro, tra piccoli, succede che l’orientamento cambia. Cioè i bambini si orientano ai coetanei, gli uni agli altri.

    Adesso viene la parte che ti interessa. I bambini , i preadolescenti, e gli adolescenti orientati ai coetanei pur potendo “distinguersi” o “emergere” in qualcosa (studio, sport, hobby) non lo fanno. Perchè per essere “parte del gruppo dei coetanei” a cui fanno spasmodico riferimento non solo affettivo ma anche come guida e modello di vita (un undicenne che guarda a un altro undicenne come a un modello: i brividi lungo la schiena) non devono MAI far nulla per discostarsi dalla massa.

    E quindi invece che uscire dalle loro stanze, stanno incollati al pc per chattare coi coetanei. E se non possono non si sognano nemmeno di leggere qualcosa che possa far loro sentire che vuoto hanno dentro (l’orientamento ai coetanei genera il peggio del peggio in un bambino, in casi estremi il suicidio).

    Benvenuti quindi i pomeriggi ininterrotti ai videogame o alla tv, che stordiscono e attutiscono la percezione del disagio interiore.

    Insomma, secondo questo libro, e secondo me, la colpa di appiattimento e comportamento preoccupante dei bambini di oggi non è dell’ipad o della tv o della tecnologia che se usata con buonsenso è solo un mezzo e basta.
    E’ più una questione di relazioni, una questione di come si vive in famiglia. Di quanto tempo si sta coi figli. Di essere o non essere (ah, principe di Danimarca, tu sai tutto!) figure chiave per i figli o solo coinquilini sotto lo stesso tetto dal quale non si vede l’ora di fuggire.

    Torno dai miei piccoli.

  37. 37 Susanna
    31 Marzo, 2012 at 8:41

    Laura quello che dici è oro colato.
    Infatti personalmente non demonizzo neanche i videogiochi in sé, e vedo che i miei nipoti ora tra i 16 e i 20 anni nonostante ne abbiano fatto parecchio uso da piccoli, sono entrambi grandi lettori. Ma sono figli nipoti fratelli di persone che leggono tanto e che gli hanno sempre regalato libri. Magari leggendo anche gli stessi che leggevano loro, così da poterli condividere (e che scoperte meravigliose ho fatto grazie a loro!).
    E comunque ci sono dei videogiochi bellissimi (io sono incapace, ma rimanevo incantata a quello che mi raccontavano e mi facevano vedere i bimbi, alla faccia di chi dice che non stimolano l’immaginazione. Dipende. Ci sono dei giochi fantastici. Per Locoroco mi sono chiesta seriamente per 5 minuti se non avrei dovuto comprarmi la Psp. Ovviamente non l’ho fatto, ma quello era senza dubbio un contenuto che ti faceva venire voglia di avere il contenitore).
    Un altro aspetto buffo di questa faccenda per me è infatti come si parli di voler aggiungere a un libro suoni, movimento, interazione, però mio Dio che non sia un videogioco!!!
    E che cos’altro sarebbe, nella sua pura sostanza? Linguaggi nuovi? Mah.
    Possiamo anche dargli un altro nome, ma non mi sembra che ne sia uscito niente di diverso, per ora…

  38. 38 miguel
    11 Ottobre, 2012 at 20:24

    ed ecco il libro elettronico che solamente si può’ permettere una certa Elite. Il beagle. Costa 10 € e ha 4 giga (sono 500 libri più’ o meno ). http://tecnologia.elpais.com/tecnologia/2012/10/11/actualidad/1349967803_377638.html