Il fumetto ritorna per i più piccoli

8 marzo, 2011
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Art Spiegelman, Jack e la scatola, Orecchio Acerbo 2011

Quest’anno Orecchio Acerbo ha inaugurato una nuova collana, “Comics per i piccoli lettori”, con due libri eccezionali, sia per la loro qualità sia per la loro specificità: due grandi mostri del fumetto, infatti, quali Art Spiegelman e Jeff Smith, si sono cimentati con un target di piccolissimi. Ritroviamo colori e storie semplici, tipiche dei libri 0-3 anni, ma narrate attraverso l’arte del comic, arte che si sviluppa nei primi decenni del 1900 per un pubblico prevalentemente adulto: i  primi comics americani erano fogli stampati che venivano allegati alle maggiori testate giornalistiche per aumentare il numero delle copie vendute.

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Art Spiegelman, Jack e la scatola, Orecchio Acerbo 2011

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Art Spiegelman, Jack e la scatola, Orecchio Acerbo 2011
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Jeff Smith, TopoLino si prepara, Orecchio Acerbo 2011
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L’inaugurazione della mostra  “La nascita del comic” alla Montana Gallery di Barcellona

Proprio pochi giorni fa, alla Montana Gallery, una piccola galleria barcellonese, visitavo la collezione privata di Pascal Hanrion (se per caso passate da Barcellona non perdetela, fino al 26 marzo): una impressionante raccolta di pagine originali di giornali, illustrate da grandissimi come Winsor McCay o Richard F. Outcault, per citare i più importanti.
Pur non essendo una grandissima esperta di fumetti (non li so leggere), sono rimasta a bocca aperta per la genialità narrativa e la capacità di impaginazione delle pagine esposte. Erano inserti domenicali! Vi rendete conto? Le maggiori testate giornalistiche scoprivano e lanciavano l’arte del fumetto, perché, molto semplicemente, i giornali con inserti come Little Nemo o Yellow Kid, vendevano di più. Era arte popolare, arte di massa. Ma che fine ha fatto quel pubblico assetato di immagini e storie? Come è che l’immagine narrata e la sua capacità di leggerla sono diventate cose elitarie? Snobbate dai giornali?
Quando ho scoperto che Orecchio Acerbo lanciava una collana di fumetti per piccolissimi ho pensato che forse non tutto è perduto, una nuova generazione di lettori sta per rinascere in Italia, e io tra loro.

QUALCHE IMMAGINE DALLA COLLEZIONE DI PASCAL HANRION

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Little Nemo, Winsor McCay

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Little Nemo, Winsor McCay

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Little Nemo, Winsor McCay

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Little Nemo, Winsor McCay

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3 Risposte per “Il fumetto ritorna per i più piccoli”

  1. 1 IllaT
    8 marzo, 2011 at 18:12

    tema interessante. Se posso azzardare una risposta alla domanda “che fine ha fatto la sete di storie”, ho una teoria che spero di riuscire ad esporre:

    Il fumetto nasce come pur intrattenimento (uno specchietto per le allodole-acquirenti dei giornali), ma gli autori che li producono sono dei mostri di bravura. I fumetti appassionano sempre più persone, si sviluppano varie ramificazioni e correnti nazionali, dai supereroi americani ai mostroni giapponesi, dalle avventure bonelliane alle strips.
    Negli anni ’70 un boom incredibile, psichedelia e talenti sovrumani. Ma erano anni rivoluzionari in tutti i sensi.
    Oggi la società occidentale ha perso molto dello smalto di quegli anni, le ideologie ci fanno storcere il naso, non sappiamo più sognare, siamo una cultura in piena decadenza, acida e narcisistica.
    In letteratura, oggi c’é quello che viene definito “romanzo orizzontale”: un’autocelebrativo elenco di cose, non più storie, non più epica, niente eroi nè nemici, solo un’umanità molle e ripiegata su sè stessa.
    Nel fumetto capita la stessa cosa. Avete notato che adesso si dice “graphic novel” e non “fumetto”?
    Il fumetto ci fa pensare ad eroi ed avventure, cioè “le storie” di cui l’uomo é da sempre ghiotto, ma che ora vengono percepite come bisogni puerili.
    La graphic novel sta al fumetto come il romanzo orizzontale sta a Salgari, o a Conrad.

  2. 2 Anna Castagnoli
    8 marzo, 2011 at 19:49

    Interessantissimo spaccato IllaT! Domani ti rispondo se trovo il tempo.

  3. 3 Roberto
    9 marzo, 2011 at 13:21

    So che rischia di essere solo sterile polemica ma… perché continuare a puntare su illustratori “storici” e non dare spazio a giovani promesse? Ce ne sono tante!!!!
    Adoro le pubblicazioni di Orecchio Acerbo, ma non starà perseguendo una strategia un po’ troppo “snob”?