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	<title>Commenti a: Corso base di economia del picture book. Lezione 4</title>
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	<description>dentro intorno a margine a capo del libro illustrato</description>
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		<item>
		<title>Di: Manuela</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/07/30/corso-base-di-economia-del-picture-book-lezione-4/comment-page-1/#comment-4851</link>
		<dc:creator>Manuela</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 14:38:21 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Anna! grazie per il benvenuto, è un piacere seguire il tuo blog! 
Diciamo che plumers non è stato così caloroso nel darmi il benvenuto, non pensavo di essere stata così polemica, da generare questi grandi quesiti esistenziali: io e lei viviamo nello stesso mondo? 
Che dire, sicuramente no! Io vivo in un mondo dove i nemeri Istat e Aie, sono cosi lontani e cosi vicini da confondermi e allontanarmi da ciò che sono veramente. Vivo in un mondo fatto di passione per il mio lavoro, in un mondo dove la creazione ha preso il sopravvento.
Con questo non voglio assolutamente denigrare il suo punto di vista e la sua conoscenza (mi scuso per questo!)
Volevo solo farle notare che sono due visioni differenti, due tipi di passioni differenti, due modi di vivere il mondo in maniera diversa, non per questo l’uno annulla o smentisce l’altro.
Caro Plumers, io non sono un noto accademico inglese, ma credo di saper guardare!
Credo di aver sviluppato negli anni, una certa consapevolezza nel “Guardare le figure”, mi spiace ma forse lei non ha colto tra le righe quello che ha invece colto Anna. Quando sono in fiera a Bologna o nelle librerie italiane,  sono sempre affascinata e consolata guardando gli albi di alcuni editori italiani, che produco opere d’arte e albi illustrati sorprendentemente innovativi. Degni della Francia e di molti altri paesi. Di questo ne sono onorata e ottimista!
Ma gli altri editori quelli con la “E” maiuscola, non producono certamente numeri elevati di questi albi, e questi editori sono quelli che contribuiscono ad incrementare le cifre! Io credo!
Io non mi sono offesa, è bello finalmente poter parlare liberamente e avere la possibilità in un bellissimo blog come questo, di interagire non solo con gli illustratori ma con tutti quelli del settore e confrontarsi.
Dove c’è la possibilità di crescere e aprire gli occhi sulle verità di  questo “mondo”di sentire le opinioni di tutti con libertà.
Però, mi ha molto ferito questa frase: “lo straccio di libro da presentare alla mamma”.
Lei mi parla di scarso talento, io le parlo di libertà espressiva e credo siano due cose differenti, lei mi parla di numeri, io le parlo di passione, di creatività e della possibilità di rappresentare senza limiti la propria visione così come il proprio pensiero.
Chi sceglie questo lavoro non lo fa di certo per soddisfare i familiari, gli zii, i nonni e gli amici.
Chi fa libri per bambini, illustratore, scrittore, o entrambi, lo fanno per se stessi. 
Ma  anche per comunicare con gli altri e con la speranza di lasciare una piccola parte della propria esperienza nel mondo. Lo fanno perché è la loro vita ed è l’unico mezzo di esprimersi.
Quindi a volte è deludente vedere il proprio lavoro trasformato per paura di non vendere. Volevo solamente dire questo senza presunzione o altro. 
Cara Anna sono in pieno accordo con te, gli illustratori talentuosi prima e poi emergono, certamente perchè credono in loro stessi , io lo faccio e molti altri lo fanno, ma questo a volte non basta.
Però questo è un discorso personale! Come dice  Plumers  “Ma non sarebbe ora di smetterla di attribuire sempre la responsabilità di quello che non va agli altri” sicuramente è vero, lei ha ragione la mia non è una lamentela e solo una affermazione che faccio, nella speranza che le cose migliorino e su questo punto sono fiduciosa e positiva.
“L’erba del vicino non è sempre più verde” sicuramente, ci sono persone che hanno grandi giardini e persone che hanno piccoli e graziosi giardinetti, dipende sempre dal modo in cui uno se ne prende cura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Anna! grazie per il benvenuto, è un piacere seguire il tuo blog!<br />
Diciamo che plumers non è stato così caloroso nel darmi il benvenuto, non pensavo di essere stata così polemica, da generare questi grandi quesiti esistenziali: io e lei viviamo nello stesso mondo?<br />
Che dire, sicuramente no! Io vivo in un mondo dove i nemeri Istat e Aie, sono cosi lontani e cosi vicini da confondermi e allontanarmi da ciò che sono veramente. Vivo in un mondo fatto di passione per il mio lavoro, in un mondo dove la creazione ha preso il sopravvento.<br />
Con questo non voglio assolutamente denigrare il suo punto di vista e la sua conoscenza (mi scuso per questo!)<br />
Volevo solo farle notare che sono due visioni differenti, due tipi di passioni differenti, due modi di vivere il mondo in maniera diversa, non per questo l’uno annulla o smentisce l’altro.<br />
Caro Plumers, io non sono un noto accademico inglese, ma credo di saper guardare!<br />
Credo di aver sviluppato negli anni, una certa consapevolezza nel “Guardare le figure”, mi spiace ma forse lei non ha colto tra le righe quello che ha invece colto Anna. Quando sono in fiera a Bologna o nelle librerie italiane,  sono sempre affascinata e consolata guardando gli albi di alcuni editori italiani, che produco opere d’arte e albi illustrati sorprendentemente innovativi. Degni della Francia e di molti altri paesi. Di questo ne sono onorata e ottimista!<br />
Ma gli altri editori quelli con la “E” maiuscola, non producono certamente numeri elevati di questi albi, e questi editori sono quelli che contribuiscono ad incrementare le cifre! Io credo!<br />
Io non mi sono offesa, è bello finalmente poter parlare liberamente e avere la possibilità in un bellissimo blog come questo, di interagire non solo con gli illustratori ma con tutti quelli del settore e confrontarsi.<br />
Dove c’è la possibilità di crescere e aprire gli occhi sulle verità di  questo “mondo”di sentire le opinioni di tutti con libertà.<br />
Però, mi ha molto ferito questa frase: “lo straccio di libro da presentare alla mamma”.<br />
Lei mi parla di scarso talento, io le parlo di libertà espressiva e credo siano due cose differenti, lei mi parla di numeri, io le parlo di passione, di creatività e della possibilità di rappresentare senza limiti la propria visione così come il proprio pensiero.<br />
Chi sceglie questo lavoro non lo fa di certo per soddisfare i familiari, gli zii, i nonni e gli amici.<br />
Chi fa libri per bambini, illustratore, scrittore, o entrambi, lo fanno per se stessi.<br />
Ma  anche per comunicare con gli altri e con la speranza di lasciare una piccola parte della propria esperienza nel mondo. Lo fanno perché è la loro vita ed è l’unico mezzo di esprimersi.<br />
Quindi a volte è deludente vedere il proprio lavoro trasformato per paura di non vendere. Volevo solamente dire questo senza presunzione o altro.<br />
Cara Anna sono in pieno accordo con te, gli illustratori talentuosi prima e poi emergono, certamente perchè credono in loro stessi , io lo faccio e molti altri lo fanno, ma questo a volte non basta.<br />
Però questo è un discorso personale! Come dice  Plumers  “Ma non sarebbe ora di smetterla di attribuire sempre la responsabilità di quello che non va agli altri” sicuramente è vero, lei ha ragione la mia non è una lamentela e solo una affermazione che faccio, nella speranza che le cose migliorino e su questo punto sono fiduciosa e positiva.<br />
“L’erba del vicino non è sempre più verde” sicuramente, ci sono persone che hanno grandi giardini e persone che hanno piccoli e graziosi giardinetti, dipende sempre dal modo in cui uno se ne prende cura.</p>
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	<item>
		<title>Di: plumers</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/07/30/corso-base-di-economia-del-picture-book-lezione-4/comment-page-1/#comment-4840</link>
		<dc:creator>plumers</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 15:40:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/?p=2054#comment-4840</guid>
		<description>La cara Anna mi fa notare, privatamente, alcuni passaggi del mio commento esageratamente puntuti.
Non so darle torto.
Me ne scuso con tutti i lettori e, soprattutto, con Manuela, che spero non si sia offesa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La cara Anna mi fa notare, privatamente, alcuni passaggi del mio commento esageratamente puntuti.<br />
Non so darle torto.<br />
Me ne scuso con tutti i lettori e, soprattutto, con Manuela, che spero non si sia offesa.</p>
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	<item>
		<title>Di: Anna Castagnoli</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/07/30/corso-base-di-economia-del-picture-book-lezione-4/comment-page-1/#comment-4839</link>
		<dc:creator>Anna Castagnoli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 15:31:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/?p=2054#comment-4839</guid>
		<description>Gentile Plumers, parlo da illustratrice che ha una visione abbastanza panoramica dell&#039;illustrazione, vivendo in Spagna e viaggiando spesso a Parigi. Se non si hanno le cifre in mano che lei ha (davvero molto interessanti! Grazie per averle condivise con noi) è molto facile sposare la visione di Manuela sulla creatività delle case editrici italiane. Diciamocelo, a parte alcune case editrici (tre?quattro?) davvero spettacolari e innovative, in Italia il panorama è oggettivamente triste. Sono andata di recente alla Feltrinelli di Padova e ho stentato a trovare un album decente.
In Francia qualsiasi libreria, anche la più commerciale, offre un ben diverso panorama. 
In Francia ho visto code di mamme e bambini in fila per avere un libro autografato da un illustratore, in Italia sfido una mamma non &quot;nel settore&quot; a conoscere i nomi degli illustratori dei libri che compra. Ce ne saranno, ma saranno l&#039;eccezione. Non per lamentarsi, ma cifre a parte ed esperti a parte, la Francia ha davvero un panorama diverso da Spagna e Italia. Nel senso che la cultura generale che circonda l&#039;album illustrato è diversa, più ricca, più colta. 

Invece non concordo Manuela con l&#039;illustratore di talento che viene represso o non emerge, etc. Secondo me un illustratore di talento, ha il talento anche nel scegliere gli editori con cui lavorare, e un buon editore fa uscire il meglio dall&#039;illustratore, non il più commerciale. Sempre. E buon editori ce n&#039;è (parlo per esperienza personale) tanti.
Poi non ho mai visto nessun illustratore &quot;di talento&quot; non riuscire ad emergere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Plumers, parlo da illustratrice che ha una visione abbastanza panoramica dell&#8217;illustrazione, vivendo in Spagna e viaggiando spesso a Parigi. Se non si hanno le cifre in mano che lei ha (davvero molto interessanti! Grazie per averle condivise con noi) è molto facile sposare la visione di Manuela sulla creatività delle case editrici italiane. Diciamocelo, a parte alcune case editrici (tre?quattro?) davvero spettacolari e innovative, in Italia il panorama è oggettivamente triste. Sono andata di recente alla Feltrinelli di Padova e ho stentato a trovare un album decente.<br />
In Francia qualsiasi libreria, anche la più commerciale, offre un ben diverso panorama.<br />
In Francia ho visto code di mamme e bambini in fila per avere un libro autografato da un illustratore, in Italia sfido una mamma non &#8220;nel settore&#8221; a conoscere i nomi degli illustratori dei libri che compra. Ce ne saranno, ma saranno l&#8217;eccezione. Non per lamentarsi, ma cifre a parte ed esperti a parte, la Francia ha davvero un panorama diverso da Spagna e Italia. Nel senso che la cultura generale che circonda l&#8217;album illustrato è diversa, più ricca, più colta. </p>
<p>Invece non concordo Manuela con l&#8217;illustratore di talento che viene represso o non emerge, etc. Secondo me un illustratore di talento, ha il talento anche nel scegliere gli editori con cui lavorare, e un buon editore fa uscire il meglio dall&#8217;illustratore, non il più commerciale. Sempre. E buon editori ce n&#8217;è (parlo per esperienza personale) tanti.<br />
Poi non ho mai visto nessun illustratore &#8220;di talento&#8221; non riuscire ad emergere.</p>
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		<title>Di: plumers</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/07/30/corso-base-di-economia-del-picture-book-lezione-4/comment-page-1/#comment-4838</link>
		<dc:creator>plumers</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 14:07:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/?p=2054#comment-4838</guid>
		<description>Benvenuta Manuela,
il suo commento, pubblicato in ben due diversi post, mi fa sorgere spontanea una domanda.
io e lei viviamo nello stesso mondo?
Lei afferma che:
gli editori italiani non rischiano e non investono su nuove forme di espressione grafica;
gli editori stranieri lo fanno e sono premiati dalle vendite;
e che i giovani illustratori di talento vengono &quot;castrati dall&#039;editore affamato dal demone commerciale&quot; [sic!].
Sul primo punto, qualche giorno fa mi è stato presentato un noto accademico inglese, studioso di letteratura per ragazzi, autore di diversi libri dedicati all&#039;albo illustrato e all&#039;illustrazione.  Nel corso di una piacevole, anche se breve conversazione, questi mi magnificava la qualità dell&#039;editoria italiana, che a suo avviso è una delle più innovative del mondo, in questo momento. Si sbaglia lui o è lei che non sa guardare?
Sul secondo punto, mi risulta, dai dati pubblicati da Istat e Aie, quindi ufficiali e verificati, che l&#039;editoria per ragazzi italiana sia in crescita (+8% nel 2008, che era già anno di crisi) e lo sia in particolar modo il segmento degli albi illustrati. La crescita non è solo sul mercato interno, ma anche nella vendita di diritti a editori esteri. Di ben diverso tenore i dati che provengono da Francia (-10%) e Germania (-7%). Quindi, delle due, l&#039;una: o in Italia non c&#039;è la crisi, come dice l&#039;Egoarca, o gli editori italiani hanno una performance migliore almeno di quella di francesi e tedeschi. Ma forse lei si riferiva alla Grecia e all&#039;Estonia?
Non voglio qui sostenere, parafrasando Voltaire, che quella italiana sia &quot;la migliore editoria per ragazzi possibile&quot;.  Né che il successo commerciale sia un indice di qualità assoluto. Ma i numeri sono numeri e la realtà a volte è diversa da quella che pensiamo di vedere.
Sul terzo punto, temo che la responsabilità del fallimento di alcuni esordienti che lei riteneva promettenti ma che, alla prova dei fatti, hanno prodotto libri secondo lei insoddisfacenti sia da attribuire in buona misura allo scarso talento o alla perniciosa &quot;ansia di pubblicare&quot; che porta molti giovani a fare qualsiasi cosa pur di avere uno straccio di libro da mostrare alla mamma. E questo non lo dico io, ma lo diceva Italo Calvino
Mi creda, Manuela, non ce l&#039;ho con lei.
Ma non sarebbe ora di smetterla di attribuire sempre la responsabilità di quello che non va agli altri, di baloccarsi con l&#039;idea che l&#039;erba del vicino sia sempre più verde, e di guardare solo quegli aspetti della realtà che sono funzionali a un discorso personale?
Insomma, mio nonno Teodoro, che era più laconico di me, avrebbe detto: &quot;se ved la paiocca in di oecch di alter e minga el trav in di soò.&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuta Manuela,<br />
il suo commento, pubblicato in ben due diversi post, mi fa sorgere spontanea una domanda.<br />
io e lei viviamo nello stesso mondo?<br />
Lei afferma che:<br />
gli editori italiani non rischiano e non investono su nuove forme di espressione grafica;<br />
gli editori stranieri lo fanno e sono premiati dalle vendite;<br />
e che i giovani illustratori di talento vengono &#8220;castrati dall&#8217;editore affamato dal demone commerciale&#8221; [sic!].<br />
Sul primo punto, qualche giorno fa mi è stato presentato un noto accademico inglese, studioso di letteratura per ragazzi, autore di diversi libri dedicati all&#8217;albo illustrato e all&#8217;illustrazione.  Nel corso di una piacevole, anche se breve conversazione, questi mi magnificava la qualità dell&#8217;editoria italiana, che a suo avviso è una delle più innovative del mondo, in questo momento. Si sbaglia lui o è lei che non sa guardare?<br />
Sul secondo punto, mi risulta, dai dati pubblicati da Istat e Aie, quindi ufficiali e verificati, che l&#8217;editoria per ragazzi italiana sia in crescita (+8% nel 2008, che era già anno di crisi) e lo sia in particolar modo il segmento degli albi illustrati. La crescita non è solo sul mercato interno, ma anche nella vendita di diritti a editori esteri. Di ben diverso tenore i dati che provengono da Francia (-10%) e Germania (-7%). Quindi, delle due, l&#8217;una: o in Italia non c&#8217;è la crisi, come dice l&#8217;Egoarca, o gli editori italiani hanno una performance migliore almeno di quella di francesi e tedeschi. Ma forse lei si riferiva alla Grecia e all&#8217;Estonia?<br />
Non voglio qui sostenere, parafrasando Voltaire, che quella italiana sia &#8220;la migliore editoria per ragazzi possibile&#8221;.  Né che il successo commerciale sia un indice di qualità assoluto. Ma i numeri sono numeri e la realtà a volte è diversa da quella che pensiamo di vedere.<br />
Sul terzo punto, temo che la responsabilità del fallimento di alcuni esordienti che lei riteneva promettenti ma che, alla prova dei fatti, hanno prodotto libri secondo lei insoddisfacenti sia da attribuire in buona misura allo scarso talento o alla perniciosa &#8220;ansia di pubblicare&#8221; che porta molti giovani a fare qualsiasi cosa pur di avere uno straccio di libro da mostrare alla mamma. E questo non lo dico io, ma lo diceva Italo Calvino<br />
Mi creda, Manuela, non ce l&#8217;ho con lei.<br />
Ma non sarebbe ora di smetterla di attribuire sempre la responsabilità di quello che non va agli altri, di baloccarsi con l&#8217;idea che l&#8217;erba del vicino sia sempre più verde, e di guardare solo quegli aspetti della realtà che sono funzionali a un discorso personale?<br />
Insomma, mio nonno Teodoro, che era più laconico di me, avrebbe detto: &#8220;se ved la paiocca in di oecch di alter e minga el trav in di soò.&#8221;</p>
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		<title>Di: Anna Castagnoli</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/07/30/corso-base-di-economia-del-picture-book-lezione-4/comment-page-1/#comment-4836</link>
		<dc:creator>Anna Castagnoli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 10:50:27 +0000</pubDate>
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		<description>Benvenuta Manuela!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuta Manuela!</p>
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		<title>Di: Manuela</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/07/30/corso-base-di-economia-del-picture-book-lezione-4/comment-page-1/#comment-4835</link>
		<dc:creator>Manuela</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 20:55:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/?p=2054#comment-4835</guid>
		<description>Ho letto attentamente e con molto interesse tutti i commenti. Sono nuova nel forum e che dire ho gia sbagliato e pubblicato questa risposta nel dibattito sbagliato...perdonatemi:)
da illustratrice che lavora con tanta sofferenza, senza coperte alle spalle e senza stipendio fisso, mi trovo in assoluto accordo con papepi.
Trovo che le lezioni di Plumers sono illuminanti per chi come me, illustratore preferisce nascondersi a volte tra i colori e i pennelli,  per non atterrare troppo dolorosamente nella propria reltà. Ultimamente ho avuto la possibilità di lavorare con un editore molto importante e credo di essere stata veramente fregata per quanto riguarda il lato economico ma che dire come altri miei colleghi, quando ti si presenta un occasione “unica” sei disposto a venderti e purtroppo a lavorare “gratis”, perchè se sei senza “coperte” devi assolutamente uscire e farti vedere in un modo o nell’ altro!
Prima di entrare nel mondo lavorativo e iniziare con diverse pubblicazioni, Io come tanti altri, percorrendo le strade della gavetta (che non finiscono mai), ho partecipato a mille concorsi, Teatrio, Progetto libro,  ecc…, corsi di aggiornamento, come Sarmede ancora con la Teatrio  e quant’altri. Tappe fisse nella crescita di tutti noi illustratori. Mi sono spesso imbattuta in  giovani disegnatori, bravi, originali che osano, magari ancora grezzi nella rappresentazione e nella tecnica ma pieni di talento e innovazione… che poi nel momento del grande passo…”sono stato contattato per un libro”…vengono castrati dall’ editore affamato dal “demone” del commerciale e delle vendite e si ritrovano a partorire libri che non sembrano nemmeno loro craezioni, ma perchè?
Perchè nell&#039;editoria made in italy, c&#039;è sempre paura di rischiare, di sfidare il commerciale.
Come dice Anna riguardo a Rebecca Dautremer, sicuramente e lei una garanzia per gli editori. Ma guarda caso lei è un illustratrice francese e gli editori stranieri osano, osano  molto e investono su un tipo di illustrazione alternativa, e anche  sui formati. Loro osano e vengono ripagati con le vendite, perché il lettore deve essere educato ad una tipologia di libro “non commerciale” e soprattutto anche le famiglie educate al valore di un opera d’arte come lo è l’albo illustrato per ragazzi. Forse anche io estremizzo ma credo che solamente cosi le persone cambiano, con le novità e le innovazioni artistiche tutto muta e sicuramente in meglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto attentamente e con molto interesse tutti i commenti. Sono nuova nel forum e che dire ho gia sbagliato e pubblicato questa risposta nel dibattito sbagliato&#8230;perdonatemi:)<br />
da illustratrice che lavora con tanta sofferenza, senza coperte alle spalle e senza stipendio fisso, mi trovo in assoluto accordo con papepi.<br />
Trovo che le lezioni di Plumers sono illuminanti per chi come me, illustratore preferisce nascondersi a volte tra i colori e i pennelli,  per non atterrare troppo dolorosamente nella propria reltà. Ultimamente ho avuto la possibilità di lavorare con un editore molto importante e credo di essere stata veramente fregata per quanto riguarda il lato economico ma che dire come altri miei colleghi, quando ti si presenta un occasione “unica” sei disposto a venderti e purtroppo a lavorare “gratis”, perchè se sei senza “coperte” devi assolutamente uscire e farti vedere in un modo o nell’ altro!<br />
Prima di entrare nel mondo lavorativo e iniziare con diverse pubblicazioni, Io come tanti altri, percorrendo le strade della gavetta (che non finiscono mai), ho partecipato a mille concorsi, Teatrio, Progetto libro,  ecc…, corsi di aggiornamento, come Sarmede ancora con la Teatrio  e quant’altri. Tappe fisse nella crescita di tutti noi illustratori. Mi sono spesso imbattuta in  giovani disegnatori, bravi, originali che osano, magari ancora grezzi nella rappresentazione e nella tecnica ma pieni di talento e innovazione… che poi nel momento del grande passo…”sono stato contattato per un libro”…vengono castrati dall’ editore affamato dal “demone” del commerciale e delle vendite e si ritrovano a partorire libri che non sembrano nemmeno loro craezioni, ma perchè?<br />
Perchè nell&#8217;editoria made in italy, c&#8217;è sempre paura di rischiare, di sfidare il commerciale.<br />
Come dice Anna riguardo a Rebecca Dautremer, sicuramente e lei una garanzia per gli editori. Ma guarda caso lei è un illustratrice francese e gli editori stranieri osano, osano  molto e investono su un tipo di illustrazione alternativa, e anche  sui formati. Loro osano e vengono ripagati con le vendite, perché il lettore deve essere educato ad una tipologia di libro “non commerciale” e soprattutto anche le famiglie educate al valore di un opera d’arte come lo è l’albo illustrato per ragazzi. Forse anche io estremizzo ma credo che solamente cosi le persone cambiano, con le novità e le innovazioni artistiche tutto muta e sicuramente in meglio.</p>
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