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	<title>Commenti a: Mostra Illustratori Bologna 2009: Arianna Tamburini</title>
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	<description>dentro intorno a margine a capo del libro illustrato</description>
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		<title>Di: Riccardo</title>
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		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 10:32:10 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto ora la vostra discussione e devo dire che la questione è tanto complessa quanto interessante, per cui vi ringrazio. Mi avete portato a pensare a quanto sia difficile indagare sul modo esatto (ammesso che ne esista uno e uno solo) di descrivere un racconto usando i codici della parola e dell&#039;immagine. Ho pensato a quanto sia complesso trovare un linguaggio comune, comprensibile a tutti, e forse è impossibile. Ho pensato al fatto che effettivamente un&#039;illustrazione racconta già una storia, include in se un racconto, ma poi deve riuscire magicamente ad evocarne un altro nel momento in cui viene affiancato dal testo. Mi viene in mente la famosa &quot;Ceci n&#039;est pas une pipe&quot; di Magritte, e la questioni ha forse origini più antiche. Ma pensando e ripensando, posso dire di essere d&#039;accordo con voi, l&#039;immagine deve poter collaborare perfettamente col testo, ma evocare necessariamente già un suo senso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto ora la vostra discussione e devo dire che la questione è tanto complessa quanto interessante, per cui vi ringrazio. Mi avete portato a pensare a quanto sia difficile indagare sul modo esatto (ammesso che ne esista uno e uno solo) di descrivere un racconto usando i codici della parola e dell&#8217;immagine. Ho pensato a quanto sia complesso trovare un linguaggio comune, comprensibile a tutti, e forse è impossibile. Ho pensato al fatto che effettivamente un&#8217;illustrazione racconta già una storia, include in se un racconto, ma poi deve riuscire magicamente ad evocarne un altro nel momento in cui viene affiancato dal testo. Mi viene in mente la famosa &#8220;Ceci n&#8217;est pas une pipe&#8221; di Magritte, e la questioni ha forse origini più antiche. Ma pensando e ripensando, posso dire di essere d&#8217;accordo con voi, l&#8217;immagine deve poter collaborare perfettamente col testo, ma evocare necessariamente già un suo senso.</p>
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		<title>Di: Anna Castagnoli</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/04/28/mostra-illustratori-bologna-2009-arianna-tamburini/comment-page-1/#comment-3805</link>
		<dc:creator>Anna Castagnoli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 17:50:36 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Giovanna per il tuo commento che ha dato origine a una discussione così interessante. Mi sembra che siamo giunti alle stesse conclusioni e che la strada per approfondire questi temi sia lunga e allettante.


A questo indirizzo potete trovare una sintesi molto veloce ma piena di suggestioni sulle differenze tra immaginazione e fantasia nella storia della filosofia:
http://www.unesco.it/giornata_libro/2006/calcaterra.pdf</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Giovanna per il tuo commento che ha dato origine a una discussione così interessante. Mi sembra che siamo giunti alle stesse conclusioni e che la strada per approfondire questi temi sia lunga e allettante.</p>
<p>A questo indirizzo potete trovare una sintesi molto veloce ma piena di suggestioni sulle differenze tra immaginazione e fantasia nella storia della filosofia:<br />
<a href="http://www.unesco.it/giornata_libro/2006/calcaterra.pdf" rel="nofollow">http://www.unesco.it/giornata_libro/2006/calcaterra.pdf</a></p>
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		<title>Di: giovanna</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/04/28/mostra-illustratori-bologna-2009-arianna-tamburini/comment-page-1/#comment-3804</link>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 16:47:35 +0000</pubDate>
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		<description>Carissime, stanno venendo fuori una quantità di questioni molto ampie. Fra queste quella dei libri senza parole, sui quali ci sarebbe molto da dire. Per esempio, Martina, una delle cose che accade quando se ne fa uno, è che si fa continuo ricorso alle parole (pensate o dette o scritte) nell&#039;articolare la storia che l&#039;illustratore dovrà raccontare solo con le immagini. Quindi, anche in questi libri le parole non si vedono, ma sono ben presenti. Il penultimo numero della rivista francese &quot;Hors cadres&quot; era tutto dedicato ai libri senza parole: la consiglio perché era interessante. 

Quanto all&#039;autonomia dell&#039;immagine: forse andrebbe stabilito cosa s&#039;intende con i termini dipendenza e autonomia. Il fatto che una immagine possa comprendere anche altre direzioni di senso rispetto a quelle date dal testo, è indubbio (e inevitabile, fra l&#039;altro). E che l&#039;immagine abbia una grammatica, una struttura rigorosa che la sorregge, è altrettanto indubbio. Ma questa condizione non implica che l&#039;immagine non possa essere impiegata, insieme alle parole, per creare un ulteriore codice, di ulteriore complessità, che è quello, appunto del libro illustrato. Personalmente non mi viene da utilizzare i termini dipendenza e autonomia, perché questi sembrano implicare una prevalenza di un linguaggio sull&#039;altro (e io, come editore, sto cercando, da anni, con il mio lavoro, di comunicare che questo modo di vedere rappresenta una forte limitazione alle potenzialità del libro illustrato). Ma come dimostra il libro di cui parlavo prima, non è così: si tratta di una compresenza, di un intreccio. Forse per superare il problema bisognerebbe tener presente un&#039;altra unità di misura,nel considerare il libro illustrato: il racconto. Il racconto in questo tipo di libro è, oltre che intreccio nel senso di plot,anche intreccio di entrambi i codici, visivo e linguistico. 

Mi sembra che provare a indagare i possibili significati della parola fantasia potrebbe essere molto utile, in un sito come questo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissime, stanno venendo fuori una quantità di questioni molto ampie. Fra queste quella dei libri senza parole, sui quali ci sarebbe molto da dire. Per esempio, Martina, una delle cose che accade quando se ne fa uno, è che si fa continuo ricorso alle parole (pensate o dette o scritte) nell&#8217;articolare la storia che l&#8217;illustratore dovrà raccontare solo con le immagini. Quindi, anche in questi libri le parole non si vedono, ma sono ben presenti. Il penultimo numero della rivista francese &#8220;Hors cadres&#8221; era tutto dedicato ai libri senza parole: la consiglio perché era interessante. </p>
<p>Quanto all&#8217;autonomia dell&#8217;immagine: forse andrebbe stabilito cosa s&#8217;intende con i termini dipendenza e autonomia. Il fatto che una immagine possa comprendere anche altre direzioni di senso rispetto a quelle date dal testo, è indubbio (e inevitabile, fra l&#8217;altro). E che l&#8217;immagine abbia una grammatica, una struttura rigorosa che la sorregge, è altrettanto indubbio. Ma questa condizione non implica che l&#8217;immagine non possa essere impiegata, insieme alle parole, per creare un ulteriore codice, di ulteriore complessità, che è quello, appunto del libro illustrato. Personalmente non mi viene da utilizzare i termini dipendenza e autonomia, perché questi sembrano implicare una prevalenza di un linguaggio sull&#8217;altro (e io, come editore, sto cercando, da anni, con il mio lavoro, di comunicare che questo modo di vedere rappresenta una forte limitazione alle potenzialità del libro illustrato). Ma come dimostra il libro di cui parlavo prima, non è così: si tratta di una compresenza, di un intreccio. Forse per superare il problema bisognerebbe tener presente un&#8217;altra unità di misura,nel considerare il libro illustrato: il racconto. Il racconto in questo tipo di libro è, oltre che intreccio nel senso di plot,anche intreccio di entrambi i codici, visivo e linguistico. </p>
<p>Mi sembra che provare a indagare i possibili significati della parola fantasia potrebbe essere molto utile, in un sito come questo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Anna Castagnoli</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/04/28/mostra-illustratori-bologna-2009-arianna-tamburini/comment-page-1/#comment-3803</link>
		<dc:creator>Anna Castagnoli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 15:36:50 +0000</pubDate>
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		<description>Giovanna hai ragione!
Ti/vi rendete conto della complessità dei codici narrativi di immagini e parole?
Rispetto alla precisazione che fai sulla melanzana è proprio per questo suo essere &quot;uno spillo sulla realtà-farfalla&quot; che è si è sempre accusata l’immagine di uccidere la fantasia. 

Io però insisto con la mia teoria e apro un nuovo spunto di riflessione: &lt;strong&gt;che cosa è la fantasia? &lt;/strong&gt; Inventare? Immaginare? Creare nuove associazioni?
Io credo che esistano archetipi di senso e che testo e/o immagini vadano a stimolarli.
Quando un libro come quello di Lionni suggerisce con un&#039;immagine cosa è l&#039;amicizia, quel terzo colore che vedo (la fusione) io l&#039;ho già in me come archetipo. 
E&#039; vero che io senza testo non avrei il senso pieno del libro (l&#039;importanza dell&#039;amicizia), ma sono sicura che se si facesse fare un gioco di associazioni a dei bambini solo a partire dall&#039;immagine dei due cerchi incastrati, arriveremmo a qualcosa di molto simile all&#039;amicizia.
&lt;strong&gt;Testo e immagini insieme creano un plus valore,&lt;/strong&gt; un nuovo senso che illumina entrambi di nuovi sensi. Ma continuo a pensare che l&#039;immagine, a livello evocativo, (non se bella, ma se con un senso) può e deve danzare da sola.
E&#039; certo che non avrà &quot;quel senso lì&quot; ma avrà lo stesso un potere di evocazione.
Davanti ad ogni pagina di Piccolo Giallo Piccolo Blu, anche senza testo, potremmo inventare delle storie (certo meno belle o interessanti di quella perfetta creata da Leonni, ma non è il punto).
Tutto questo è più chiaro quando vediamo immagini che non funzionano, che non hanno quel potere evocativo... 
&lt;strong&gt;Per riassumere&lt;/strong&gt;: è certo che con parole E immagini (insieme) si riescono a creare sinfonie mille volte più potenti, ma per tutte le ragioni che ho provato confusamente a elencare, penso che delle illustrazioni debbano poter/saper stare in piedi anche senza un testo.
Sicuramente le immagini di Bologna prendevano un&#039;altra dimensione con il testo accanto, ma anche senza testo si poteva capire quando un&#039;immagine non funzionava e quando sì.
L&#039;immagine se funziona ha un senso: è interpretabile, è evocativa, stimola la fantasia. Se non funziona non ha un senso. E mi spingo più in là fino a dire che per funzionare, deve avere un senso. 
Proprio come una frase, per essere capita, deve rispondere alle leggi della sintassi, della grammatica, della logica, etc..
Faccio un esempio: se nell&#039;intersezione tra i due cerchi Leonni avesse messo dell&#039;arancione, invece del verde, l&#039;immagine non avrebbe funzionato, perché visivamente il verde è la somma che il mio occhio fa tra il blu e il giallo. Quelle di Lionni sono immagini elaboratissime da un punto di vista di composizione spaziale e cromatica. Hanno senso perché funzionano come immagini. Anche se poi, con il testo, hanno un senso più ricco e diverso.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanna hai ragione!<br />
Ti/vi rendete conto della complessità dei codici narrativi di immagini e parole?<br />
Rispetto alla precisazione che fai sulla melanzana è proprio per questo suo essere &#8220;uno spillo sulla realtà-farfalla&#8221; che è si è sempre accusata l’immagine di uccidere la fantasia. </p>
<p>Io però insisto con la mia teoria e apro un nuovo spunto di riflessione: <strong>che cosa è la fantasia? </strong> Inventare? Immaginare? Creare nuove associazioni?<br />
Io credo che esistano archetipi di senso e che testo e/o immagini vadano a stimolarli.<br />
Quando un libro come quello di Lionni suggerisce con un&#8217;immagine cosa è l&#8217;amicizia, quel terzo colore che vedo (la fusione) io l&#8217;ho già in me come archetipo.<br />
E&#8217; vero che io senza testo non avrei il senso pieno del libro (l&#8217;importanza dell&#8217;amicizia), ma sono sicura che se si facesse fare un gioco di associazioni a dei bambini solo a partire dall&#8217;immagine dei due cerchi incastrati, arriveremmo a qualcosa di molto simile all&#8217;amicizia.<br />
<strong>Testo e immagini insieme creano un plus valore,</strong> un nuovo senso che illumina entrambi di nuovi sensi. Ma continuo a pensare che l&#8217;immagine, a livello evocativo, (non se bella, ma se con un senso) può e deve danzare da sola.<br />
E&#8217; certo che non avrà &#8220;quel senso lì&#8221; ma avrà lo stesso un potere di evocazione.<br />
Davanti ad ogni pagina di Piccolo Giallo Piccolo Blu, anche senza testo, potremmo inventare delle storie (certo meno belle o interessanti di quella perfetta creata da Leonni, ma non è il punto).<br />
Tutto questo è più chiaro quando vediamo immagini che non funzionano, che non hanno quel potere evocativo&#8230;<br />
<strong>Per riassumere</strong>: è certo che con parole E immagini (insieme) si riescono a creare sinfonie mille volte più potenti, ma per tutte le ragioni che ho provato confusamente a elencare, penso che delle illustrazioni debbano poter/saper stare in piedi anche senza un testo.<br />
Sicuramente le immagini di Bologna prendevano un&#8217;altra dimensione con il testo accanto, ma anche senza testo si poteva capire quando un&#8217;immagine non funzionava e quando sì.<br />
L&#8217;immagine se funziona ha un senso: è interpretabile, è evocativa, stimola la fantasia. Se non funziona non ha un senso. E mi spingo più in là fino a dire che per funzionare, deve avere un senso.<br />
Proprio come una frase, per essere capita, deve rispondere alle leggi della sintassi, della grammatica, della logica, etc..<br />
Faccio un esempio: se nell&#8217;intersezione tra i due cerchi Leonni avesse messo dell&#8217;arancione, invece del verde, l&#8217;immagine non avrebbe funzionato, perché visivamente il verde è la somma che il mio occhio fa tra il blu e il giallo. Quelle di Lionni sono immagini elaboratissime da un punto di vista di composizione spaziale e cromatica. Hanno senso perché funzionano come immagini. Anche se poi, con il testo, hanno un senso più ricco e diverso.</p>
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	<item>
		<title>Di: martina</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/04/28/mostra-illustratori-bologna-2009-arianna-tamburini/comment-page-1/#comment-3802</link>
		<dc:creator>martina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 15:19:20 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d&#039;accordo con Giovanna. 
Se parliamo di un quadro ha senso che l&#039;immagine esprima quello che deve dire da sola. Ci sono è vero dei bellissimi libri solo con immagini e senza parole ma mi sembra che si contino sulle dita di una mano.
Se invece consideriamo i libri illustrati, il rapporto di testo e immagine è fondamentale e una buona illustrazione a parer mio risulta solamente arricchita dalla vicinanza del testo.
Penso non sia possibile giudicare &quot;criticamente&quot; un&#039;illustrazione senza avere il testo vicino, tant&#039;è che sia a Bologna che a Parigi vengono chieste due righe di riferimento, certo l&#039;immagine mi racconterà qualcosa anche da sola, ma come posso davvero sapere quale è stata la bravuta (o meno) di un illustratore senza leggere il testo a cui l&#039;immagine si affiancherà nel libro?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Giovanna.<br />
Se parliamo di un quadro ha senso che l&#8217;immagine esprima quello che deve dire da sola. Ci sono è vero dei bellissimi libri solo con immagini e senza parole ma mi sembra che si contino sulle dita di una mano.<br />
Se invece consideriamo i libri illustrati, il rapporto di testo e immagine è fondamentale e una buona illustrazione a parer mio risulta solamente arricchita dalla vicinanza del testo.<br />
Penso non sia possibile giudicare &#8220;criticamente&#8221; un&#8217;illustrazione senza avere il testo vicino, tant&#8217;è che sia a Bologna che a Parigi vengono chieste due righe di riferimento, certo l&#8217;immagine mi racconterà qualcosa anche da sola, ma come posso davvero sapere quale è stata la bravuta (o meno) di un illustratore senza leggere il testo a cui l&#8217;immagine si affiancherà nel libro?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giovanna</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2009/04/28/mostra-illustratori-bologna-2009-arianna-tamburini/comment-page-1/#comment-3801</link>
		<dc:creator>Giovanna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 15:01:23 +0000</pubDate>
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		<description>La faccenda è molto complessa, e il mio commento aveva appunto lo scopo di far pensare precisamente a quanto lo sia. Che poi, a mio avviso, è la cosa più interessante, rispetto al trovare immediate risposte (penso fra l&#039;altro che ogni libro illustrato rappresenti una risposta possibile alla complessa relazione fra parole e immagini). Riguardo al primo caso che fai: la faccenda si complica da subito. Perché la melanzana che affermo e quella che disegno sono già molto diverse. La parola, quando afferma &quot;melanzana&quot;, fa riferimento a tutte le melanzane del mondo. Ma quando disegno una melanzana, per forza di cose traccio il profilo di una specifica melanzana, perché mi è impossibile affermare attraverso il disegno un archetipo di melanzana, e questo perché l&#039;immagine comporta di per sé la definizione di una quantità di  caratteristiche specifiche delle melanzane che la parola lascia inespresse (a esse rimanda facendo appello a conoscenze pregresse dell&#039;ascoltatore). 
Per quanto riguarda il terzo caso, pensiamo a un libro molto noto: &quot;Piccolo giallo e piccolo blu&quot;. Abbiamo delle macchie di colore. Le immagini sono bellissime, potremmo appenderle in salotto, e deliziarci alla loro vista, d&#039;accordo. Ma le possiamo leggere nel senso specifico che gli ha attribuito l&#039;autore, solo se leggiamo il testo. Non si tratta di una bella composizione astratta, ma della storia di due bambini che scoprono che un&#039;amicizia non è la somma matematica di due personalità, bensì un terzo individuo completamente nuovo (il verde, appunto). Il testo attribuisce alla macchie nomi e identità, definisce luoghi, momenti e personaggi. E allora le immagini cosa fanno? Cose altrettanto importanti. Per esempio, giocano un ruolo fondamentale nel momento cruciale della storia: il nascere della amicizia è raccontato attraverso una perfetta metafora visiva: la fusione di giallo e blu, i colori che simboleggiano i bambini, che dà luogo al verde. Questa metafora visiva ha una immediatezza e una potenza che le parole non avrebbero avuto. Ma non solo. Pensiamo a cosa avrebbe potuto dire il testo: &quot;si divertirono così tanto che alla fine si dichiararono eterna amicizia&quot;. Deludente e astratto. Il verde invece riesce ad aggirare l&#039;asserzione retorica del valore dell&#039;amicizia, rivelando un aspetto molto profondo riguardo alla natura delle relazioni umane: ci dice che quando due persone che si piacciono molto fra loro entrano in contatto, a volte diventano la stessa cosa, e la cosa che diventano è diversa da ognuno delle due prese singolarmente. A questo livello di profondità Lionni accede usando le parole e le immagini e conduce una narrazione che richiede al lettore il ricorso simultaneo a entrambi i codici. Solo mettendoli insieme  il lettore può accedere al significato della storia. Il verde, infatti, da solo, a sé stante, senza le parole del racconto, come macchia di colore, seppur bella, cosa ci direbbe, di per sé di un&#039;amicizia?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La faccenda è molto complessa, e il mio commento aveva appunto lo scopo di far pensare precisamente a quanto lo sia. Che poi, a mio avviso, è la cosa più interessante, rispetto al trovare immediate risposte (penso fra l&#8217;altro che ogni libro illustrato rappresenti una risposta possibile alla complessa relazione fra parole e immagini). Riguardo al primo caso che fai: la faccenda si complica da subito. Perché la melanzana che affermo e quella che disegno sono già molto diverse. La parola, quando afferma &#8220;melanzana&#8221;, fa riferimento a tutte le melanzane del mondo. Ma quando disegno una melanzana, per forza di cose traccio il profilo di una specifica melanzana, perché mi è impossibile affermare attraverso il disegno un archetipo di melanzana, e questo perché l&#8217;immagine comporta di per sé la definizione di una quantità di  caratteristiche specifiche delle melanzane che la parola lascia inespresse (a esse rimanda facendo appello a conoscenze pregresse dell&#8217;ascoltatore).<br />
Per quanto riguarda il terzo caso, pensiamo a un libro molto noto: &#8220;Piccolo giallo e piccolo blu&#8221;. Abbiamo delle macchie di colore. Le immagini sono bellissime, potremmo appenderle in salotto, e deliziarci alla loro vista, d&#8217;accordo. Ma le possiamo leggere nel senso specifico che gli ha attribuito l&#8217;autore, solo se leggiamo il testo. Non si tratta di una bella composizione astratta, ma della storia di due bambini che scoprono che un&#8217;amicizia non è la somma matematica di due personalità, bensì un terzo individuo completamente nuovo (il verde, appunto). Il testo attribuisce alla macchie nomi e identità, definisce luoghi, momenti e personaggi. E allora le immagini cosa fanno? Cose altrettanto importanti. Per esempio, giocano un ruolo fondamentale nel momento cruciale della storia: il nascere della amicizia è raccontato attraverso una perfetta metafora visiva: la fusione di giallo e blu, i colori che simboleggiano i bambini, che dà luogo al verde. Questa metafora visiva ha una immediatezza e una potenza che le parole non avrebbero avuto. Ma non solo. Pensiamo a cosa avrebbe potuto dire il testo: &#8220;si divertirono così tanto che alla fine si dichiararono eterna amicizia&#8221;. Deludente e astratto. Il verde invece riesce ad aggirare l&#8217;asserzione retorica del valore dell&#8217;amicizia, rivelando un aspetto molto profondo riguardo alla natura delle relazioni umane: ci dice che quando due persone che si piacciono molto fra loro entrano in contatto, a volte diventano la stessa cosa, e la cosa che diventano è diversa da ognuno delle due prese singolarmente. A questo livello di profondità Lionni accede usando le parole e le immagini e conduce una narrazione che richiede al lettore il ricorso simultaneo a entrambi i codici. Solo mettendoli insieme  il lettore può accedere al significato della storia. Il verde, infatti, da solo, a sé stante, senza le parole del racconto, come macchia di colore, seppur bella, cosa ci direbbe, di per sé di un&#8217;amicizia?</p>
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