Mostra Illustratori Bologna 2009: un’analisi

6 Aprile, 2009
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Mostra Illustratori Bologna 2009

La giuria: John A Rowe (Gran Bretagna, illustratore), Won Bok Rhie (Corea, Illustratore, docente di illustrazione all’Università della California Irvine), Beatrice Masini (Italia, scrittrice, responsabile editoriale Fabbri e Rizzoli), Eduardo Filipe (Portogallo, ideatore e responsabile organizzativo Ilustrarte).

A prescindere dalla qualità più o meno alta delle tavole esposte, e fatta eccezione per alcuni disegni, la Mostra illustratori 2009 non mi è piaciuta, ho sentito una mancanza di coerenza nelle scelte della giuria, e un disordine conseguente (il disordine può anche essere arricchente, ma ero abituata a un messaggio più chiaro da parte delle giurie e sono stata spiazzata).
Molte, troppe illustrazioni non mi hanno raccontato una storia. Troppi disegni carini, puliti, ben fatti, che restavano sulla carta come un compito. Ma per non parlare sempre a vanvera, e di non si sa cosa, inizio questa carrellata con due immagini che non c’entrano nulla con la mostra e che ho rubato ad un libro di  Komako Sakaï.

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Subito, senza neanche fermarmi a pensare se il disegno è bello o non è bello, senza conoscere la storia, vengo catturata dal senso dell’immagine, non posso staccare gli occhi dalle forme, esse mi interrogano e mi chiedono notizie sull’identità di questo orsetto malinconico, sulla sua relazione con il minuto uccellino, voglio sapere. Guardate nella seconda immagine come è potente la relazione tra i due personaggi, c’è una tensione che mi cattura, e niente altro attorno, niente che non sia necessario.

Passeggiando per la Mostra illustratori 2009 vedevo disegni, non storie, non emozioni, non tensioni interne. Ero anche un po’ satura, devo confessarlo, di illustrazione. Avrei voluto vedere qualcosa di originale e invece la maggior parte delle tavole sembrava avere una di queste tre etichette: “disegno alla moda da rivista”, “realismo magico”, “stile filo-iraniano” (anche gli iraniani doc mi sono sembrati un filo troppo filo-iraniani!).  Per quanto riguarda il gruppo “realismo magico”, non ne basta una di Iku Dekune? Per quanto riguarda il gruppo “disegno da rivista” la selezione Figures Futur 2008 ci ha già mostrato che si può osare di più. Non che non si debba entrare sotto una di queste etichette (l’arte è sempre stata una corrente), ma che almeno lo si faccia con coraggio.

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Anna Fujihara, Mostra Illustratori Bologna 2009
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Zahra Sarmashghi, Mostra Illustratori Bologna 2009
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Valeria Valenza, Mostra Illustratori Bologna 2009
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Valentina Sozzi, Mostra Illustratori Bologna 2009
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Pablo Amargo, Mostra Illustratori Bologna 2009
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Laura Acquaviva, Mostra Illustratori Bologna 2009

Merita una parola a parte il lavoro di Glenda Sburelin. Ho trovato il suo angelo commovente. Con le sue lunghe ali fatte di cartelli pubblicitari stropicciati, la sua timidezza (lo vedete nascosto dietro il ritratto di  famiglia) sembrava trascinare con sé il disagio dei bambini di oggi, con la loro poesia ingombrante tra la folla dei passanti.

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Glenda Sburelin, Mostra Illustratori Bologna 2009
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Glenda Sburelin, Mostra Illustratori Bologna 2009
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Osamu Komatsu, Mostra Illustratori Bologna 2009

Un altro difetto che ho notato ripetersi è l’incapacità di creare e chiudere l’universo del disegno. Più l’universo del disegno è un mondo a sé (vedi Shaun Tan, o l’angelo di schiena di Glenda Sburelin), più dà le spalle al visitatore ignorandone lo sguardo come qualcuno che o non sa di essere visto o se ne infischia, più la nostra curiosità è viva. Non è forse sempre affascinante spiare illecitamente dentro le finestre di una casa? Nella scelta del taglio prospettico, nella scelta della profondità di campo, nella scelta, soprattutto, della distanza che decidiamo di porre tra lo spettatore e il piano più superficiale del disegno, apriamo o chiudiamo il mondo del disegno.

Immaginate un vetro che delimita la quarta parete del disegno (quella che separa lo spettatore dalla scena), e poi chiedetevi: quanto è vasto il mondo dell’illustrazione riprodotta qui in basso? Quanto è profondo? E’ tutto appiccicato al vetro. Tutto rivolto verso di noi.
L’illustratore ha voluto comunque creare una distanza: ha messo di sbieco le linee degli sguardi e le ha puntate dietro di noi, alla nostra sinistra. Non basta per incantarci. Forse se avesse osato far puntare i sei occhi delle tre donne sotto vetro dritti nei nostri, l’immagine sarebbe stata più coraggiosa, e dunque più forte.

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Yuri Mildeberg, Mostra Illustratori Bologna 2009

Nell’immagine di seguito invece (interessante la tecnica), l’ombra lunga delle zampe del gatto sposta il piano della scena molto più in là rispetto al vetro (virtuale). Ma, su questa scena in fondo, quello che accade è di nuovo confuso e poco interessante. Non solo dobbiamo costruire uno spazio teatrale, ma uno volta costruito dobbiamo far recitare bene gli attori, basta un attore mediocre, o posizionato male nello spazio, e l’illustrazione perde interesse.

Qui non si capisce la relazione tra il gatto e l’uccellino. L’uccellino sembra nascondersi, ma se il gatto (quello reale) è davanti a lui, gigante, lui non è nascosto per nulla. Se l’uccellino invece è appiattito dalla paura, allora è un attore poco convincente. Se la relazione è tra l’ombra che profila il gatto e l’uccellino, di nuovo, non ne capisco la natura (se la grandezza dell’ombra è minacciosa, la postura del gatto non lo è). Non importa se un testo potrebbe chiarire la faccenda. L’immagine deve sapere dire autonomamente (e immediatamente) qualcosa di leggibile.

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Matthias Doebele, Mostra Illustratori Bologna 2009

Interessanti i lavori di Igor Maier, un espressionista “digitale”. Ancora troppo rivolti “verso il pubblico” ma abbastanza coraggiosi da rimanere in piedi (morti a inclusi!).

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Igor Maier, Mostra Illustratori Bologna 2009

Ho aperto questa carrellata con due immagini tratte da un libro orientale, e chiudo con un altro esempio di Illustrazione con la I maiuscola, una potentissima immagine di Shaun Tan esposta in mostra. Di nuovo: l’immagine mi racconta qualcosa, è narrativa e io sento il privilegio (per nulla scontato) di assistere alla scena. Che non si dica che 5 immagini non bastano a raccontare una storia, o che ci vuole il testo per capire… una ben fatta è più che sufficiente. (Sono pedante ma lo ripeto: autosufficiente non vuol dire che debba reggersi da sola. Nell’immagine qui sotto io ho tutta una storia che segue da scoprire…).

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Shaun Tan, Mostra Illustratori Bologna 2009

Sto diventando troppo severa? Raccontatemi le vostre impressioni…

30 Risposte per “Mostra Illustratori Bologna 2009: un’analisi”

  1. 1 Ulla
    6 Aprile, 2009 at 15:24

    You are back! And what wonderful inspiration you bring… Can’t wait to chat…
    Hugs
    Ulla

  2. 2 Pois
    6 Aprile, 2009 at 17:50

    ciao Anna,
    sono d’accordo con le tue opinioni. Anzi hai trovato quasi le parole giuste per esprimere quella sensazione che io avevo avuto di disordine percettivo, e anche di essere come di fronte ad autori come dire “giovani”, con meno esperienza… o forse che mi facevano andare meno in profondità…non so se mi riesco a spiegare. Devo al contempo ammettere che ce ne era qualcuna davvero interessante.
    Ha compensato la meravigliosa mostra e i libri della super Corea!
    Volevo però anche ricordare il bell’incontro su “Le figure dei libri”. Anche se tu mi hai detto che ti aspettavi di più, per me è stata comunque un’emozione sapere che tra quelle persone c’erano degli affezionati al blog. Su quelle gradinate avevi unito illustratori affermati e principianti come me in un’atmosfera emozionata e gradevole.

  3. 3 Andrea
    6 Aprile, 2009 at 21:49

    Personalmente faccio sempre molta fatica a esprimere un giudizio complessivo su una mostra collettiva. É probabile che il mio approccio sia sbagliato e vada modificato per evitare quell’effetto “anestetizzante” che l’assimilazione di troppe immagini diverse, in poco tempo, procura all’occhio! Succede così di non riuscire ad apprezzare quelle opere poste a fine percorso che invece meriterebbero, magari, una maggiore attenzione.
    Forse una mostra di questo genere andrebbe assimilata a piccole dosi!
    Ciò nonostante, l’impressione che ho avuto dall’esposizione bolognese di quest’anno è che vi siano sempre più illustratori che attingono da bacini culturali comuni, standardizzati e superficiali (mi verrebbe da dire già “ri-elaborati” da altri illustratori). Molti si limitano soltanto a ripresentare soluzioni stilistiche e compositive “alla moda” carpite dai loro colleghi più noti.
    Spesso quelle immagini si decodificano con troppa facilità e non stimolano curiosità e interesse in chi le guarda.
    Quando, giustamente, si fa presente che i tre sguardi fissati sull’osservatore avrebbero caricato quell’illustrazione di maggior forza e tensione, penso a quanti artisti nel passato hanno adottato questo accorgimento per coinvolgere lo spettatore e renderlo partecipe della scena rappresentata. Queste constatazioni mi inducono a pensare che un maggior studio delle arti visive aiuterebbe l’illustratore ad osservare con occhi diversi la realtà e a interpretarla in modo più personale…

  4. 4 Anna Castagnoli
    7 Aprile, 2009 at 9:36

    Sono d’accordissimo Andrea.
    La mancanza di cultura di molti giovani illustratori rispetto alla storia dell’arte è palese e inspiegabile.

  5. 5 pois
    7 Aprile, 2009 at 12:07

    Super d’accordo con Andrea.

  6. 6 ilaria
    7 Aprile, 2009 at 12:21

    anche io sono rimasta un po’ delusa dalla mostra.E approvo in pieno i tre “filoni” che hai estrapolato i filo-iraniani su tutti!Anche io ho senntito molto la mancanza del racconto e della narrazione.Cosa per me fondamentale perchè io mi sento illustratrice principalemente perchè amo le storie. Una bellissima sorpresa è stato poter ammirare gli originali di Shaun Tan, grandissimo narratore per immagini.

  7. 7 Simone
    7 Aprile, 2009 at 14:22

    Leggendo i vari commenti e precisando che più o meno la penso come voi, mi è venuto un dubbio: quanti di noi conoscono l’età di questi illustratori selezionati?
    Io di molti non la so, però credo sia un fattore da non sottovalutare, molti magari hanno anche un certo livello di cultura della storia dell’arte ma ancora sono infatuati dai grandi, ancora sono agli inizi di una lunga ricerca, ancora sono a scuola, etc .
    Sarebbe molto interessante ascoltare e condividere il parere di alcuni dei ragazzi selezionati per capire cosa loro pensano della mostra.

  8. 8 cinzia
    7 Aprile, 2009 at 15:59

    Non posso dir nulla della mostra,visto che non ero a Bologna,come ormai da un bel po’ di tempo.troppo poco quello che si vede sul sito della fiera per emettere un giudizio.
    Voglio approfittare dello spazio per chiedere invece ad Anna di parlare dell’incontro a proposito del blog:sono molto curiosa di sapere com’è andato.Anche le delusioni,se questa è la sensazione,hanno qualcosa da dire.

  9. 9 Anna Castagnoli
    7 Aprile, 2009 at 16:17

    Cinzia, Pois, sto preparando il post sull’incontro blog, arrivo…

    @Simone: non saprei, cosa può dire un illustratore selezionato sulla sua propria selezione?

  10. 10 Simone
    7 Aprile, 2009 at 19:46

    Può dirci tanto parlando di se, non proprio solo della selezione.

    Anche un semplice giudizio riguardante l’allestimento non sarebbe poco.

    Non è detto che un ragazzo selezionato sia solo felice del risultato ottenuto, sarebbe troppo semplice.
    Potrebbe parlare di se, del suo percorso.

    Comunque credo arricchirebbe il nostro dibattito.

    I giudici che hanno scelto queste illustrazioni non ci fanno pensare?

  11. 11 Anna Castagnoli
    8 Aprile, 2009 at 8:25

    E’ di Komako Sakai il libro con l’orso!! Me l’ha confermato mia cognata che è giapponese.

    @Simone: sì è interessante. La facciamo. Qualcuno ha mica preso il catalogo e mi aiuta a recuperare qualche indirizzo mail?

    Non ho capito cosa volevi dire della giuria, a me sembra una buona giuria, solo che (l’ho letto nel catalogo) sembra che ognuno avesse delle idee diverse sulle motivazioni delle scelte…

  12. 12 Valentina
    8 Aprile, 2009 at 11:46

    Ciao Anna,
    seguo il tuo blog da tempo e lo trovo sempre pieno di spunti e attente riflessioni.
    Riguardo le mie illustrazioni,trovo giuste le critiche,ma mi stupisco di questa analisi così dura della mostra Illustratori 2009.
    Trovo in alcuni commenti una chiusura verso un dialogo che vorrei più costruttivo.
    Mi rendo conto che un confronto con ogni singolo illustratore selezionato non è possibile, ma appunto per questo farei attenzione a dare giudizi troppo drastici.
    Con questo intervento non voglio creare polemiche, ti ringrazio comunque per avermi citato nel tuo blog
    Un caro saluto
    Valentina Sozzi

  13. 13 Anna Castagnoli
    8 Aprile, 2009 at 12:57

    Valentina cara, non era personale, non ho fatto nessuna critica alle tue tavole.
    Ho privilegiato sul blog le immagini di alcuni italiani per patriottismo e tu semplicemente eri tra quelli.
    Certo che c’erano eccezioni, l’ho anche scritto. Ma come giustamente dici non posso analizzarle ad una ad una.
    Io ho dato un parere soggettivo (un blog è uno spazio personale), a me la mostra quest’anno è piaciuta poco. Punto.
    Non so, ho trovato tante cose banali, di basso livello, già viste. Questo non vuol mica dire che sia così davvero, è il mio gusto.
    Il tuo parere mi interessa tantissimo. Mi scriveresti per piacere a figuredeilibri(at)gmail.com così ti invio l’intervista che sto preparando?
    Grazie

  14. 14 mamimu
    8 Aprile, 2009 at 14:10

    anna, io il catalogo ce l’ho fammi sapere che ti serve che cerco di esserti utile!
    Mi sei piaciuta molto al caffè illustratori, peccato sono rimasta solo mezz’ora x via del treno di ritorno, ma grazie davvero.
    michela

  15. 15 Anna Castagnoli
    8 Aprile, 2009 at 14:25

    Grazie! Ti ho risposto per e mail (su quella che ho trovato nel forum).

  16. 16 valeria
    8 Aprile, 2009 at 19:18

    ciao Anna, sono Valeria (Valenza) una delle illustratrici selezionate, (ci conosciamo!!!)…mi sembra così strano vedere una delle mie illustrazioni nel tuo blog….non ho capito però se in questo contesto doveva essere l’esempio di un buon lavoro oppure no!!! ci terrei ad avere il tuo parere, capire cosa provi nel vedere un mio disegno, mi piacerebbe capire se sono stata in grado di trasmettere delle emozioni..(penso che sia una delle domande più frequenti che si pone chi fa il nostro lavoro). Chiaramente vorrei un parere sincero. Una critica costruttiva insegna sempre a crescere per quanto negativa essa possa essere. Anche a me non è piaciuto tutto della mostra. Riallacciandomi al discorso di Andrea, credo che troppi giovani illustratori oggi preferiscano ai libri di storia dell’arte la via più semplice per pubblicare….copiare uno stile di un illustratore che vende tanto è molto più semplice di mettersi con il sederino su una sedia e leggere del Bauhaus o essere incuriosito dal sapere che cosa sia un merzbau…….
    sono qui, aspetto.
    Buona Pasqua,Valeria.

  17. 17 paolo
    9 Aprile, 2009 at 10:49

    Ho visitato la mostra di Bologna. L’ho trovata insoddisfacente al punto che, per la prima volta da molto, molto tempo, non ho acquistato il catalogo.
    Non mi sono piaciute neppure le poche cose che Anna segnala.
    Com’è possibile? Deve essere colpa mia. O colpa di qualcun altro. Non possono essere solo gli illustratori: non possono essere peggiorati così tanto in così poco tempo.
    Anche perché di libri belli, anzi bellissimi, alla Fiera ne ho visti diversi.
    Mi vado convincendo che il problema sia altrove.
    Forse una giuria nella quale è mancato un elemento carismatico, o un forte contrasto fra i membri, che abbia focalizzato l’attenzione e condotto a una scelta più organica di quella effettuata.
    Forse un vizio intellettuale di fondo nella mostra, così come è concepita: se gli illustratori sono dei narratori per immagini (e non, come implica Valeria quando chiede sa ha trasmesso emozioni, degli artisti figurativi), quello che manca è proprio la dimensione narrativa. Diventerebbe così discutibile il fatto di proporre una mostra di illustrazione a tema libero, senza imporre di associare un testo, o almeno una trama, alle illustrazioni, e di presentare al tempo stesso uno storyboard o un modello del libro al quale l’illustratore (ogni illustratore) dovrebbe pensare quando fa l’illustratore, e non l’artista.
    Insomma, la mia delusione è simile a quella di chi, pensando di leggere un libro, restasse affascinato da un meraviglioso esercizio di tipografia, e cominciasse a leggere: “Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit.”
    Credo che la scelta di Figures Futures di proporre un tema e un testo, e di richiedere la progettazione di un libro sia più rigorosa, rispetto alla funzione della mostra, e più interessante in termini di risultato
    E non credo sia solo l’assenza di parole. Non a caso, esistono libri muti.
    Oltre alla frequentazione della storia dell’arte, ho la sensazione che molti illustratori dovrebbero prendere seriamente in considerazione la storia della letteratura e la prassi della comunicazione.
    A dirlo sembra quasi una bestemmia, ma Munari era un mediocre illustratore, dal punto di vista artistico. Ma sapeva raccontare storie e conosceva la comunicazione come nessun altro. Per questo non ci stanchiamo di guardarlo, dopo cinquanta o sessant’anni.
    Ma sarebbe stato selezionato a questa mostra di Bologna?

  18. 18 Simone
    9 Aprile, 2009 at 22:48

    Ciao Anna,
    scusami non avevo molto tempo e non sono stato tanto chiaro nell’esporre i miei pensieri.
    Purtroppo conosco molto poco le persone della giuria e non so i criteri usati per selezionare i partecipanti. Credo però che loro per primi abbiano creato queste distinzioni in filoni che abbiamo notato un po tutti.

    Se volessimo veramente guardare le immagini in modo più attento dovremmo leggere i testi ai quali hanno fatto riferimento gli illustratori (penso che non sempre il testo sia essenziale per raccontare in modo esauriente qualcosa ma viste le richieste del bando, dovremmo utilizzare anche i testi di riferimento ai quali gli illustratori si sono ispirati.
    Purtroppo questa è una grave mancanza nell’organizzazione della mostra e che lascia, all’occhio dell’osservatore,delle lacune
    Essendo un incontro professionale, quindi aperto agli addetti ai lavori non credo ci sia niente di male se ci fosse un approfondimento diretto vicino ai quadri..magari proprio la storia. Oppure per ovviare al problema puntere al testo unico che non lascerebbe troppi dubbi di interpretazione.

  19. 19 Anna Castagnoli
    9 Aprile, 2009 at 23:19

    Ciao Simone, ho inviato l’intervista agli illustratori dopo il tuo suggerimento.Sono curiosa.

    Per i testi allegati non sono d’accordo. Pensa ai bambini che sfogliano i libri senza leggere il testo. Le illustrazioni devono, secondo me, saper raccontare qualcosa anche senza testo allegato. Poi è vero che col testo vibrano di una nuova semantica…un nuovo livello. Ma è interessante vedere il livello dopo il testo, da solo.
    E poi non tutte le storie hanno bisogno di un testo scritto.

    Bologna, col regolamento cosi’ come è, è un bel banco di prova. Più difficile di Montreuil.

  20. 20 simone
    10 Aprile, 2009 at 14:13

    Cara Anna se avessi letto co attenzione quello che ho scritto avresti capito che anche secondo me le immagini raccontano qualcosa senza aver essenzialmente bisogno di un testo ma nel bando di boogna loro vogliono almeno due righe di riferimento e quindi sarebbe giusto o quantomeno curioso conoscere queste tre frasette.
    Comunque la maggior parte delle illustrazioni non mi è piaciuta affatto questo credo sia chiaro.

  21. 21 Anna Castagnoli
    10 Aprile, 2009 at 19:00

    Simone! Mea culpa! Non sapevo questa cosa del regolamento. Tre righe per tutti e cinque i lavori o tre righe per ogni disegno?

  22. 22 simone
    10 Aprile, 2009 at 19:49

    Eccomiii;)
    Le illustrazioni devono riguardare lo stesso argomento accompagnate ogniuna dalla parte del testo a cui fa riferimento l’illustrazione.
    ci sono cinque etichette dove applicare il titolo, il testo e il numero del disegno. Tutto questo è obbligatorio.
    La storia non deve essere obbligatoriamente conclusiva quindi anche le tavole possono rappresentare una parte a piacere della storia..
    Spero di essere stato chiaro, scustemi tantissimo se non posso approfondire la questione ma mi trovo a lavoro..
    comunque potete scaricare il bando e leggere tutto in maniera corretta

  23. 23 Anna Castagnoli
    15 Aprile, 2009 at 14:01

    Valeria Valenza, dopo avermi chiesto un’opinione sul suo lavoro qui sopra esposto, mi ha dato il permesso di pubblicare la mia analisi e la sua bella “difesa”:

    Rispetto all’immagine pubblicata sul sito l’avevo scelta perché era tra gli italiani, non era, devo essere franca, tra “i preferiti”. Sono molto critica, anche con me stessa. Non è facile essere grandi illustratori! E poi è il mio gusto e magari un altro ti direbbe un’altra cosa, ma:
    la tua immagine secondo me manca di coraggio. L’omino in basso a destra sta guardando gli alberi, ma l’unica cosa che io rimarco degli alberi sono i numeri. Per il resto non sono alberi molto
    interessanti, sono a due a due tutti uguali (il che mi porta una sensazione di “decorazione” e non di vita).
    Il lavoro che tu vorresti fare (se ho capito) è quello di creare un’energia, una tensione, con poche forme pulite e leggermente
    astratte. Benissimo. Ma allora andrei verso qualcosa di ancora più astratto, più forte. Non avrei messo la frutta a pallini per decorare l’interno, avrei scelto palle diverse per ogni albero, colori più forti o al contrario ancora più pallidi, quasi diverse tonalità di “scolore”…
    Se invece la tensione la dava il zig zag della linea creata in orizzontale dagli alberi, allora avrei esagerato col numero di
    alberi…
    Se la forza non ti piace, se quello che cerchi è ancora più delicato,
    allora togliere, togliere, ridurre all’osso..niente fiorellini, ghirigori.
    La tua immagine così come è è troppo equilibrata, troppo graziosa, non
    sceglie, non osa. Più vita! O più coraggio nella non-vita! Studia Kandinsky e P.Klee


    VALERIA VALENZA RISPONDE:

    cara Anna, insomma….avevo capito bene, il mio lavoro non ti è proprio piaciuto!!!!!mmmmm….,ti ringrazio per la tua risposta e la tua totale onestà. mi sarebbe piaciuto vederti all’appuntamento con la giuria il mercoledì della fiera, sarebbe stato interessante qualche tuo intervento, magari i selezionatori ti avrebbero potuto dare qualche risposta riguardo i criteri delle loro scelte, .
    Comunque, io che sono una persona molto curiosa, alla fine della premiazione ho chiesto loro in maniera diretta perchè avessero selezionato le mia illustrazioni.

    E’ bizzarro sapere che la loro risposta è stata (cito testuali parole) “Perchè abbiamo trovato il lavoro pulito e poetico nella giusta misura con un buon bilanciamento fra colore e composizione”…mi viene da ridacchiare al pensiero che quello che gli ha attratti la giuria è esattamente quello che tu critichi nel mio lavoro……questo mi fa capire che ci vuole anche una piccola fetta di fortuna!!
    per quanto riguarda poi il tuo consiglio di studiare klee o kandinsky, bhè, studiare non mi sembra il verbo più adatto.
    Ho sempre avuto una passione sfrenata per la storia dell’arte. Dopo l’accademia ho conseguito una specialistica e credo che le mie conoscenze a riguardo siano abbastanza buone.
    prima di iniziare un libro o un progetto guardo sempre quello che la storia dell’arte può offrirmi come spunto, da Giotto a Tristan Tzara, dal Surrealismo alla Transavanguardia fino ad arrivare ai più contemporanei Omar Galliani e Mirko Baricco (a mio avviso i due artisti contemporanei migliori), fino alle installazioni di Sophie Calle.
    Mio zio, che è stato un grande mercante d’arte, per anni è stato uno dei galleristi di klee per il mercato Italiano.
    Ho visto i suoi quadri originali fin da quando avevo 4 anni, ne ho respirato l’odore acre delle cromie quasi involontariamente. Ma malgrado questo, credo di essere una persona estremamente umile e ascolterò il tuo prezioso consiglio, perchè sono convinta che nella vita ci sia sempre da imparare e più si impara e più si ha la sensazione di non sapere.
    Per questo motivo andrò a RIGUARDARE il lavoro dei due grandi maestri che tu citi.
    Non vorrei però che dalla tua mail passasse un messaggio sbagliato.
    Non sono una illustratrice superficiale che mette quattro alberelli a caso. Credo più semplicemente di avere una visione compositiva differente dalla tua! Abbiamo forse due modi differenti di percepire le forme e l’equilibrio cromatico, tutto qui.
    E’ interessante confrontarsi, aiuta a crescere, e comunque mi sento di dirti che voglio difendere i mio lavoro, un po come mi verrebbe naturale difendere un figlio!
    ….ecco,non saranno stati i lavori più belli della mostra, ma tutto sommato li ho guardati con una puntina di orgoglio, a te non ha fatto lo stesso effetto quando sei stata selezionata?
    un abbraccio e buona pasqua,
    Vale.

  24. 24 Simone
    16 Aprile, 2009 at 14:18

    Grazie Valeria, sei stata gentilissima nel rendere pubblica questa mail!
    Le vostre parole, il vostro confronto, riflettono proprio due mondi, due modi di vedere e vivere l’illustrazione nient’altro.
    La cosa difficile credo sia ascoltare le critiche e i complimenti reagendo però con un certo distacco, ossia: cercando di imparare senza però intaccare la fiducia in se stessi perché gli altri del nostro lavoro sanno relativamente.

    Sono molto curioso,vorrei farti una domanda Valeria: Quale dei “giudizi” senti più vicino alla tua realtà? Quello di Anna, quello della giuria..?
    Se ti disturba rispondere non ti preoccupare è che qui mi sembra veramente un bel posto per scambiare esperienze.

  25. 25 valeria
    18 Aprile, 2009 at 15:57

    ciao, simone olàààà…….certo che ti rispondo, perchè non dovrei?
    il giudizio che sento più vicino alla mia realtà sta a metà strada fra quello di Anna e quello della giuria. Sono felice che la giuria mi abbia selezionata con quelle precise motivazioni, e altrettanto felice che Anna mi abbia spiegato il perchè dei suoi dubbi rispetto alle mie tavole.
    Entrambi i “giudizi” mi serviranno come bagaglio per crescere da punto di vista professionale. Sono certa che ho ancora tantissimo da imparare, sono stracerta che i miei lavori non possano piacere a tutti (d’altronde anche a me non piace tutto) e sono sicura del fatto che le mie tavole non sono le più belle dell’universo…ma neanche le più bruttine…………..non trovi?

  26. 26 Simone rea
    19 Aprile, 2009 at 17:13

    Ciao Valeria,
    vuoi che ti dico cosa penso dei tuoi lavori?
    Io ho visto solo le tavole a Bologna e non mi ricordo bene le tue cose quindi se vuoi mandarmi qualche tavola via mail, se sarò all’altezza di poterti dare qualche suggerimento sicuramente lo farò.
    Se vuoi che ti dica il mio parere qui nel blog osservando l’illustrazione postata allora fammi sapere.

  27. 27 Anna Castagnoli
    19 Aprile, 2009 at 21:36

    Ho cancellato alcuni commenti (miei inclusi) perché non inerenti alla discussione in corso e non scritti secondo una modalità di confronto e dialogo che mi piacerebbe fosse mantenuta su questo blog. Le chiose ai commenti, anche se espresse con rispetto, sono state cancellate perché isolate non avevano molto senso. Mi scuso con gli autori.

  28. 28 Teresa D'Elia
    6 Ottobre, 2009 at 10:56

    Sono anch’io illustratrice, ed apprezzo moltissimo l’analisi di lettura delle immagini che ci hai proposto. Debbo dire una cosa a tal proposito se vuoi ovvia, ma che nessuno ha voglia di dire forse per timore di essere retorico: spesso le illustrazioni sono francamente brutte, tristi. Io amo incondizionatamente la scuola russa, e con essa tutta la tradizione dei cartoni animati che la accompagna, e dico che nella maggior parte delle tavole “colte” degli illustratori manca l’allegria, il colore, la comunicazione schietta col testo. Abbiamo perduto per strada il senso giocoso, e molti illustratori brillano per spocchia e riempiono di nera foschia le loro tavole. Dove è finita l’immagine per bambini?

  29. 29 Anna Castagnoli
    6 Ottobre, 2009 at 11:27

    Gentile Teresa,questa è una discussione annosa. Ci sono immagini colorate per bambini colorati e immagini fosche per bambini foschi. Questa categoria “i bambini” è così vasta di bambini di tutti i gusti che sarebbe davvero un peccato se gli illustratori si limitassero a rimepire di fiori multicolori i libri.
    Non pensa?

  30. 30 Francesca Ferri
    26 Ottobre, 2009 at 12:11

    Ciao Anna,
    complimenti per il tuo blog. Mi piace leggere le tue riflessioni e le tue analisi. Anche io faccio questo mestiere , anche se forse il mio modo di farlo è più da “designer” che da artista”. Cito Munari non a caso, perchè mi trovo d’accordo con ciò che scrisse Simone su Munari.
    La mostra degli illustratori 09 mi ha lasciato un sapore di depressione. Non è una questione di fiori colorati e nemmeno forse di linguaggio stilistico, ma la mancanza di ciò che invece Munari riusciva a mettere nel suo lavoro: una chiave di lettura “altra” rispetto al testo e al senso. La mancanza di uno sguardo intelligente ed ironico capace di sorprendere. Non credo sia questione di tagli prospettici o composizione, credo sia la mancanza di qualcosa da dire.
    Ciao
    Francesca