Intervista a Carll Cneut

12 Maggio, 2008

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Leggi l’analisi del lavoro di Carll Cneut…

Carll Cneut è nato in Belgio nel 1969. Ha frequentato corsi di grafica all’Istituto di Belle Arti di Saint-Luc, a Gand, paese dove vive tutt’ora. Dal 2000, dopo aver lavorato per qualche anno come art director in un’agenzia pubblicitaria, si consacra a tempo pieno all’illustrazione.

Carll, ci puoi raccontare perché hai scelto di fare libri illustrati? Perché proprio questa forma di arte e non un’altra? Cosa ti piace in questo tipo di espressione?

Gli album illustrati sono una delle poche occasioni nel mondo dell’illustrazione dove è possibile creare un intero universo tra due pezzi di cartone, e stare a fianco dello scrittore come “raccontatore”. Provo spesso a raccontare delle piccole storie diverse nei miei libri, di non raccontare solo quello che c’è scritto nel testo. Cerco di far respirare un libro. Di lasciare lo spazio per diverse interpretazioni. E’ questa grande libertà che mi attira così tanto negli album. C’è una grande differenza rispetto all’illustrazione per un romanzo o all’illustrazione per le riviste, dove non puoi essere un “raccontatore”. Non dico che questo valga per tutti gli illustratori, è il mio sentimento personale rispetto agli album.

Carl Norac e Carll Cneut, Mostro non mangiarmi!, Adelphi edizioni 2006

Carl Norac e Carll Cneut, Mostro non mangiarmi!, Adelphi edizioni 2006 (particolare)

Analizzando i tuoi libri abbiamo notato un rapporto molto particolare tra “superficie della pagina” e “disegno”. Non c’è mai una frattura tra i due. La scelta delle inquadrature, l’assenza di orizzonte, i fondi a tinta unita…creano un universo particolare che vive tra le pagine, come se tu avessi inventato “il mondo-album”. Puoi spiegarci cosa cerchi esattamente quando crei la composizione di un tuo disegno?
Non posso spiegare esattamente come faccio. E’ così e basta. Ma posso spiegare perché. Un aspetto importante dei miei libri è che cerco sempre di usare la fantasia del lettore, e di obbligarlo a partecipare al libro. Per questo lascio molte porte aperte. Delle porte attraverso le quali il lettore può entrare dentro il libro, attraverso le quali può appropriarsi della storia. In fin dei conti un buon libro illustrato contiene tre versioni di una storia: quella dello scrittore, quella dell’illustratore, e la terza, la più importante, quella del lettore, che si appropria delle due versioni (dell’autore e dell’illustratore) e vi aggiunge la sua fantasia, creando così la versione finale. Questo significa tante versioni quanti lettori. E’ questo che trovo interessante.

Edward van de Vendel e Carll Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi 2007

Spesso quando parliamo coi bambini scopriamo che situano la storia in luoghi differenti. O che aggiungono alla storia una parte nuova che hanno loro in testa.
Un buon esempio di questo è il mio ultimo libro Un milione di farfalle. Se si legge la storia e si fanno vedere i disegni (non hanno fondi e la storia si svolge senza che il luogo sia mai identificabile) a dei bambini, e dopo si domanda loro di fare dei disegni a proposito della storia che hanno letto…. i bambini disegnano l’elefante protagonista nella loro strada (con la loro famiglia e tutto il resto) o nella giungla (perché è là che vivono gli elefanti), etc… Questo mi intriga.

Edward van de Vendel e Carll Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi 2007

Non indicando troppo dove una storia si svolge il lettore va automaticamente ad immaginarsi una sorta di luogo,  anche se non è disegnato. Inoltre mostro sempre solo una parte di un mondo più grande. Che cosa succede oltre il bordo del foglio?

Edward van de Vendel e Carll Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi 2007

I miei album non sono che un piccolo frammento della vita e dell’universo dei personaggi dei miei libri.
Un altro elemento importante in questa direzione sono i vestiti dei miei personaggi. Spesso hanno l’aria usata. Non troppo moderna. Voglio che i miei personaggi o animali diano l’impressione di aver vissuto già tutta una vita. Il lettore può domandarsi da dove vengono, perché sono vestiti così, quale tipo di vita conducono.

Non sono luoghi e personaggi creati espressamente per il libro, ma piuttosto il contrario. Sono sempre stati là e ci concedono di guardare una piccolo frammento della loro vita.

Susanne Janssen (lntervista) ha detto che bisogna dare ai bambini delle immagini adulte. Questo concetto è messo in dubbio da molti lettori, i quali sostengono che alcuni album di oggi, come Hansel e Gretel o Greta la Matta (per citarne due che abbiamo sfogliato su questo blog), non sono adatti ai bambini. Come dovrebbe essere secondo te il rapporto tra album illustrato e bambino? C’è qualcosa in particolare che tu vuoi comunicare ai bambini?
Sono perfettamente d’accordo con Susanne. Bisogna dare ai bambini immagini infantili ma anche immagini adulte! Bisogna dare e mostrare entrambe.
In quanto illustratore penso che si debba prima fare il libro, poi il libro cercherà naturalmente il suo pubblico. Sono però perfettamente cosciente che alcuni dei miei libri non sono destinati a “tutti” i bambini o per tutti i giorni. Ma non bisogna sottostimare i bambini. Dipende in buona parte dall’entusiasmo degli adulti, o dei maestri o dei nonni, se un bambino è pronto a scoprire dei libri diversi, degli stili diversi. E’ responsabilità degli adulti far sì che un bambino sviluppi uno spirito aperto.
Un buon mercato di libri per bambini è un mercato dove libri accessibili a tutti, più scontati e facili, vivono a fianco di libri diversi, un po’ più difficili, e con stili differenti. Un mercato di libri dove ci fossero solo libri come Greta La Matta non sarebbe più un buon mercato di libri. Un mercato con solo libri commerciali o facili, neppure. Bisogna gustare tutto.


Pieter Bruegel il Vecchio, Dulle Griet, 1562 (Ingrandisci l’immagine)

Greta la Matta….è senza dubbio il libro più controverso che ho fatto. O si è pro o si è contro. Mai nel mezzo.
Quando lavoravo su questo libro non ero cosciente al 100% della controversia che questo libro avrebbe potuto creare, ma ero cosciente che avrebbe stimolato delle discussioni, il che è una buona causa. Ci servono libri per andare a fare la nanna, ma ci servono anche libri che ci sveglino. Libri che provochino una discussione, delle domande, un’emozione. Anche nei bambini, certo.
Greta la Matta è un libro che può essere letto su diversi piani. C’è il piano del paradiso e dell’inferno. Ma si può leggerlo anche come una storia che ci dice che dobbiamo amare chi ci è prossimo e chi è lontano da noi, (diverso per razza, religione,…etc.). Ho fatto centinaia di laboratori e incontri con i bambini in tutta Europa e ho spesso lavorato con Greta la Matta. E’ vero che se i bambini sono molto piccoli non leggo il testo interamente, ma uso la storia e le immagini per costruire una discussione con loro.

Non dimenticherò mai un momento straordinario, ero in Germania, più o meno due anni fa. Dopo aver mostrato le immagini e aver raccontato la storia di Greta, un bambino indicò col dito  l’aria  e mi chiese se pensavo che Dio esiste….
Poi è cominciata una discussione di un’ora e mezza tra questi venti bambini e me. Era commovente vedere un bambino di 6 anni spiegare l’Islam con parole semplici e infantili, e vedere un altro bambino fargli un sacco di domande che era tanto che forse aveva in testa ma non aveva mia osato fare (tipo perché tua madre porta il velo…etc). E poi un’altra bambina che raccontava di certi dolci di zucchero di una festa tradizionale e gli altri bambini con occhi grandissimi ad ascoltarla. Natale, Pasqua e le feste di ogni religione venivano raccontate. Abbiamo anche parlato della guerra. La loro conclusione fu che erano tutti meno diversi tra loro di quanto pensavano. Alla fine sentivo veramente che questa classe di bambini era cambiata. Che si capivano meglio. Non fosse che per questo episodio, valeva la pena fare Greta la Matta.

Geert De Kockere e Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Ma mi fermo. Potrei andare avanti ore a parlare di Greta La Matta, ma solo per quelli che vogliono leggerlo. Leggerlo bene e guardare bene, perché testo e immagini non raccontano la stessa storia. E il lettore deve trovare la sua. In una parola quello che cerco di realizzare coi miei libri è di provocare una discussione, o altre volte solo il piacere di guardare le immagini. Di fare leggere dei libri, o anche ri-leggere dei libri.
In ogni caso: fare dei libri che stimolino la fantasia dei bambini!

Brigitte Minne e Carll Cneut, La fée soricière, Pastel 2000

Quali sono gli errori che vedi più sovente nei libri illustrati?
Ouf. Domanda difficile. Non è il mio ruolo giudicare gli altri. Per essere sincero vedo raramente degli errori nei libri. Ho uno spirito aperto e posso apprezzare tutti i libri, dai più commerciali ai più artistici. La sola cosa che mi irrita molto è quando vedo tanti libri uno uguale all’altro e fatti in modo maniacale (di solito in uno stile pseudo-disney, anche se sono un grande fan di Disney!). Mi dà dei brividi e i bambini non meritano solo questo.

Che cosa fai per nutrire la tua creatività?
Viaggio sovente per promuovere  i miei libri. In generale mi ispira molto. Ma la più grande fonte di ispirazione sono i lettori, i bambini, quando faccio delle letture pubbliche o dei laboratori. Dappertutto.

Sappiamo che sei un grande illustratore ma anche un grande maestro d’illustrazione. Hai dei consigli per chi vorrebbe fare il tuo mestiere? Ci sono segreti per diventare grandi illustratori?!
Elementi indispensabili per diventare illustratori…vediamo…
Lavora molto
Cerca sempre dentro di te, soprattutto per trovare il tuo stile.
Se non provi piacere lavorando significa che non sei sulla buona strada (la tua).
Se lavori nell’illustrazione per bambini: non sottovalutare i bambini. Sii sempre aperto, generoso…  gentile.

Carl Norac e Carll Cneut, Mostro non mangiarmi!, Adelphi edizioni 2006 (particolare)

L’intervista a Carll Cneut è stata realizzata per il blog lefiguredeilibri.com, l’utilizzo delle immagini mi è stato gentilmente concesso dall’illustratore stesso. Ogni riproduzione, anche parziale, del testo o delle immagini, è vietata.

(Guarda la video intervista)

5 Risposte per “Intervista a Carll Cneut”

  1. 1 Giovanna
    11 Giugno, 2008 at 7:58

    Aperto, generoso, gentile: Carll in tre parole.
    Ah, dimenticavo: mostruosamente bravo…
    Giovanna

  2. 2 Tullio
    11 Giugno, 2008 at 12:03

    Grazie Anna
    Grazie Carll
    e non solo per questa intervista

  3. 3 Ju
    11 Giugno, 2008 at 14:26

    Grazie, e veramente una bella intervista :)

  4. 4 Miguel Tanco
    11 Giugno, 2008 at 15:43

    Fantastico, grazie a tutte due!

  5. 5 Simone
    17 Giugno, 2008 at 11:17

    Magico!

    Incredibile quanto un illustratore, una persona, un artista di questo livello, trasmetta e carichi di nuova energia il cuore e la mente di tanti altri illustratori.

    Ecco un energia pulita per tutti noi.

    Grazie Carll