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	<title>Commenti a: Schizzi</title>
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	<description>dentro intorno a margine a capo del libro illustrato</description>
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		<title>Di: Anna Castagnoli</title>
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		<dc:creator>Anna Castagnoli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 15:14:23 +0000</pubDate>
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		<description>Capito! E sono d&#039;accordo con te.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Capito! E sono d&#8217;accordo con te.</p>
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		<title>Di: stelladilaura</title>
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		<dc:creator>stelladilaura</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 14:52:50 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Anna, grazie per avermi risposto! 
probabilmente non mi sono espressa in maniera chiara, ci riprovo:
da esordiente, il primo scoglio riguarda i propri punti deboli e lacune da rinforzare e riempire, ne segue che il primo traguardo ovviamente è pubblicare un proprio lavoro, per essere fiera di quel lavoro non intendo considerarlo un &quot;capolavoro&quot; ma il frutto di tanto impegno ripagato dalla fiducia di un editore, la mia risposta era in merito a un concetto di un altro utente che sosteneva fosse importante lavorare a progetti spigolosi di cui non sentiamo l&#039;empatia per migliorarsi come &quot;artisti&quot;. io invece lo ritengo un errore, almeno agli inizi, (quando fai fatica già a delimitare il tuo stile o ad avere piena padronanza di linguaggio), sondando i propri limiti, è meglio ricercare il giusto inizio alla propria portata, tutto qui. l&#039;esempio che facevo di piccole case editrici non paganti, non era in senso di pagato poco, la gavetta è esperienza, come dici tu torna utile. intendevo &quot;case editrici&quot; che pubblicano quello che capita e che quindi hanno davvero dei prodotti spazzatura. Quindi se la mia meta è di pubblicare, lo sarà quando sarò all&#039;altezza di una casa editrice piccola ma seria che fa del suo meglio con pochi mezzi, mi vergognerei a pubblicare qualcosa che fosse spazzatura, non a pubblicare qualcosa che col senno di poi potrebbe migliorare ancora. Degli insegnanti di un master a cui ho partecipato, hanno cercato di insegnarci la differenza tra libri spazzatura e libri per ragazzi che tengono alto il nome della categoria. Purtroppo, forse colpa che volevo dire tutto velocemente, non mi sono spiegata affatto! : P
 per me un GRANDE traguardo sarebbe poter pubblicare per una delle mie case editrici preferite(orecchio acerbo, kite edizioni, topi pittori, giannino stoppani...)ma sicuramente la mia strada è ancora tanto lunga e a zig zag! 
&lt;3</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Anna, grazie per avermi risposto!<br />
probabilmente non mi sono espressa in maniera chiara, ci riprovo:<br />
da esordiente, il primo scoglio riguarda i propri punti deboli e lacune da rinforzare e riempire, ne segue che il primo traguardo ovviamente è pubblicare un proprio lavoro, per essere fiera di quel lavoro non intendo considerarlo un &#8220;capolavoro&#8221; ma il frutto di tanto impegno ripagato dalla fiducia di un editore, la mia risposta era in merito a un concetto di un altro utente che sosteneva fosse importante lavorare a progetti spigolosi di cui non sentiamo l&#8217;empatia per migliorarsi come &#8220;artisti&#8221;. io invece lo ritengo un errore, almeno agli inizi, (quando fai fatica già a delimitare il tuo stile o ad avere piena padronanza di linguaggio), sondando i propri limiti, è meglio ricercare il giusto inizio alla propria portata, tutto qui. l&#8217;esempio che facevo di piccole case editrici non paganti, non era in senso di pagato poco, la gavetta è esperienza, come dici tu torna utile. intendevo &#8220;case editrici&#8221; che pubblicano quello che capita e che quindi hanno davvero dei prodotti spazzatura. Quindi se la mia meta è di pubblicare, lo sarà quando sarò all&#8217;altezza di una casa editrice piccola ma seria che fa del suo meglio con pochi mezzi, mi vergognerei a pubblicare qualcosa che fosse spazzatura, non a pubblicare qualcosa che col senno di poi potrebbe migliorare ancora. Degli insegnanti di un master a cui ho partecipato, hanno cercato di insegnarci la differenza tra libri spazzatura e libri per ragazzi che tengono alto il nome della categoria. Purtroppo, forse colpa che volevo dire tutto velocemente, non mi sono spiegata affatto! : P<br />
 per me un GRANDE traguardo sarebbe poter pubblicare per una delle mie case editrici preferite(orecchio acerbo, kite edizioni, topi pittori, giannino stoppani&#8230;)ma sicuramente la mia strada è ancora tanto lunga e a zig zag!<br />
&lt;3</p>
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		<title>Di: Anna Castagnoli</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2008/04/29/lo-storyboard-domande-e-risposte/comment-page-1/#comment-8450</link>
		<dc:creator>Anna Castagnoli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 18:21:15 +0000</pubDate>
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		<description>Stelladilaura non mi ricordo più il filo di questa discussione, ma per rispondere al tuo commento:
 bisogna sempre aver la consapevolezza di aver dato il massimo, ma questo non significa che già due mesi dopo, con il libro finito tra le mani, non si pensi del proprio lavoro: potevo fare meglio.
Il punto è che si cresce e non si può pensare di iniziare &quot;già cresciuti&quot;. 
Avere l&#039;occasione di pubblicare un libro, anche inciampando in una casa editrice scalercia che fa male le cose e magari ti frega anche (come è successo a me agli inizi) è comunque un&#039;esperienza interessante e arricchente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stelladilaura non mi ricordo più il filo di questa discussione, ma per rispondere al tuo commento:<br />
 bisogna sempre aver la consapevolezza di aver dato il massimo, ma questo non significa che già due mesi dopo, con il libro finito tra le mani, non si pensi del proprio lavoro: potevo fare meglio.<br />
Il punto è che si cresce e non si può pensare di iniziare &#8220;già cresciuti&#8221;.<br />
Avere l&#8217;occasione di pubblicare un libro, anche inciampando in una casa editrice scalercia che fa male le cose e magari ti frega anche (come è successo a me agli inizi) è comunque un&#8217;esperienza interessante e arricchente.</p>
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		<title>Di: stelladilaura</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2008/04/29/lo-storyboard-domande-e-risposte/comment-page-1/#comment-8446</link>
		<dc:creator>stelladilaura</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 15:12:37 +0000</pubDate>
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		<description>anch&#039;io come Paolo, ho pensato subito a una inversione dei ruoli tra scrittore e illustratore. Forse anche perchè non sono una illustratrice!
E mi dispiacerebbe molto se l&#039;illustratore che (ipoteticamente)è stato scelto per un mio testo in realtà pensi che non sia nulla di che e accetta di illustrarlo solo per sbarcare il lunario... preferirei dicesse no dando la possibilità a qualcun altro in grado di regalarmi poesia. Perchè deve esserci armonia e una sorta di feeling tra testo e immagini (due voci e magari due punti di vista per la stessa storia) e allora un buon editore ne farà un libro. L&#039;editore professionalmente è in grado di scegliere certe storie piuttosto che altre, è giusto che altrettanto professionalmente gli autori facciano la loro parte. Credo che Andrea si sia un pò incastrato nel suo discorso, che a mio modesto parere è molto più teorico che pratico. Pubblicare, sopratutto per un esordiente non è certo facile. Però da esordiente credo di poter affermare in tutta sincerità che pubblicare qualcosa di mal riuscito non sia altro che una figuraccia. Ci sono alcuni editori che pubblicano &quot;gratis&quot; (forse questo avviene di più nel mondo del fumetto) un sacco di robaccia, ma se dal mio sacco non è uscito un lavoro di cui posso ritenermi fiera, che ho pubblicato a fare??? 
Per raggiungere la meta ci vuole molto lavoro, tanta umiltà e fatica. Perchè dovrei anche sbattere la testa su qualcosa che non mi si addice? Non è forse un ostacolo alla mia poesia interiore?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>anch&#8217;io come Paolo, ho pensato subito a una inversione dei ruoli tra scrittore e illustratore. Forse anche perchè non sono una illustratrice!<br />
E mi dispiacerebbe molto se l&#8217;illustratore che (ipoteticamente)è stato scelto per un mio testo in realtà pensi che non sia nulla di che e accetta di illustrarlo solo per sbarcare il lunario&#8230; preferirei dicesse no dando la possibilità a qualcun altro in grado di regalarmi poesia. Perchè deve esserci armonia e una sorta di feeling tra testo e immagini (due voci e magari due punti di vista per la stessa storia) e allora un buon editore ne farà un libro. L&#8217;editore professionalmente è in grado di scegliere certe storie piuttosto che altre, è giusto che altrettanto professionalmente gli autori facciano la loro parte. Credo che Andrea si sia un pò incastrato nel suo discorso, che a mio modesto parere è molto più teorico che pratico. Pubblicare, sopratutto per un esordiente non è certo facile. Però da esordiente credo di poter affermare in tutta sincerità che pubblicare qualcosa di mal riuscito non sia altro che una figuraccia. Ci sono alcuni editori che pubblicano &#8220;gratis&#8221; (forse questo avviene di più nel mondo del fumetto) un sacco di robaccia, ma se dal mio sacco non è uscito un lavoro di cui posso ritenermi fiera, che ho pubblicato a fare???<br />
Per raggiungere la meta ci vuole molto lavoro, tanta umiltà e fatica. Perchè dovrei anche sbattere la testa su qualcosa che non mi si addice? Non è forse un ostacolo alla mia poesia interiore?</p>
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		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2008/04/29/lo-storyboard-domande-e-risposte/comment-page-1/#comment-257</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2008 18:02:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/?p=85#comment-257</guid>
		<description>Apprezzo molto la replica e concordo con le tue riflessioni; l&#039;aspetto curioso che constato in questa piccola querelle è che nonostante la tua analisi possa sembrare per certi aspetti antitetica alla mia, in realtà la ritengo in linea con ciò che penso. L&#039;una non contraddice l&#039;altra in quanto trattano questioni diverse. Io parlo dell&#039;atteggiamento che dovrebbe avere l&#039;illustratore nel momento in cui gli viene sottoposto un testo, tu, invece della sua deontologia professionale con particolare attenzione alle drammatiche conseguenze che uno sperimentalismo irresponsabile può generare. Non ho mai parlato infatti di sperimentalismo in fase d&#039;opera (e me ne guardo dal farlo); sperimentare nuove tecniche o nuove soluzioni stilistiche nella realizzazione degli esecutivi, rischiando di mandare all&#039;aria tempi e investimenti preziosi, è da persone imprudenti e immature.
&quot;Rendere familiare un testo&quot; per me significa approfondire la sua lettura, studiando la forma e il contenuto, documentarsi sul contesto e i concetti espressi cercando ovunque, con famelica avidità. Da questa ricerca possono nascere nuove chiavi interpretative che prima non si possedevano. E&#039; in fondo l&#039;aspetto imprevedibile e affascinante di chi fa un mestiere creativo. Il mio metodo non si basa sullo &quot;sperimentalismo&quot; ma sull&#039;&quot;investigazione&quot;.
Per questo motivo dissento da chi illustra testi soltanto se questi risvegliano &quot;qualcosa&quot; dentro o risultano familiari di primo acchito.
Non dimentichiamoci che protagonista di questo post è lo &quot;schizzo&quot; e infatti, è proprio lo schizzo che riveste un ruolo importantissimo nella genesi dell&#039;illustrazione. Attraverso il bozzetto l&#039;illustratore materializzerà l&#039;idea che si è generata da tutti quegli stimoli che il testo e la sua &quot;investigazione&quot; hanno prodotto nella mente, e allo stesso tempo paleserà le sue intenzioni. Da ciò, l&#039;editore potrà appurare se l&#039;interpretazione dell&#039;illustratore è in linea con le sue aspettative o meno. Il libro illustrato nasce da un lavoro di squadra e il rapporto tra coloro che concorrono alla sua realizzazione dovrebbe essere interattivo. Se così fosse, il dialogo instaurato tra le parti eviterebbe sorprese indesiderate o fraintendimenti. Lo schizzo salvaguarda sia l&#039;illustratore che l&#039;editore da eventuali incomprensioni evitando perdite di tempo inutili a entrambi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Apprezzo molto la replica e concordo con le tue riflessioni; l&#8217;aspetto curioso che constato in questa piccola querelle è che nonostante la tua analisi possa sembrare per certi aspetti antitetica alla mia, in realtà la ritengo in linea con ciò che penso. L&#8217;una non contraddice l&#8217;altra in quanto trattano questioni diverse. Io parlo dell&#8217;atteggiamento che dovrebbe avere l&#8217;illustratore nel momento in cui gli viene sottoposto un testo, tu, invece della sua deontologia professionale con particolare attenzione alle drammatiche conseguenze che uno sperimentalismo irresponsabile può generare. Non ho mai parlato infatti di sperimentalismo in fase d&#8217;opera (e me ne guardo dal farlo); sperimentare nuove tecniche o nuove soluzioni stilistiche nella realizzazione degli esecutivi, rischiando di mandare all&#8217;aria tempi e investimenti preziosi, è da persone imprudenti e immature.<br />
&#8220;Rendere familiare un testo&#8221; per me significa approfondire la sua lettura, studiando la forma e il contenuto, documentarsi sul contesto e i concetti espressi cercando ovunque, con famelica avidità. Da questa ricerca possono nascere nuove chiavi interpretative che prima non si possedevano. E&#8217; in fondo l&#8217;aspetto imprevedibile e affascinante di chi fa un mestiere creativo. Il mio metodo non si basa sullo &#8220;sperimentalismo&#8221; ma sull&#8217;&#8221;investigazione&#8221;.<br />
Per questo motivo dissento da chi illustra testi soltanto se questi risvegliano &#8220;qualcosa&#8221; dentro o risultano familiari di primo acchito.<br />
Non dimentichiamoci che protagonista di questo post è lo &#8220;schizzo&#8221; e infatti, è proprio lo schizzo che riveste un ruolo importantissimo nella genesi dell&#8217;illustrazione. Attraverso il bozzetto l&#8217;illustratore materializzerà l&#8217;idea che si è generata da tutti quegli stimoli che il testo e la sua &#8220;investigazione&#8221; hanno prodotto nella mente, e allo stesso tempo paleserà le sue intenzioni. Da ciò, l&#8217;editore potrà appurare se l&#8217;interpretazione dell&#8217;illustratore è in linea con le sue aspettative o meno. Il libro illustrato nasce da un lavoro di squadra e il rapporto tra coloro che concorrono alla sua realizzazione dovrebbe essere interattivo. Se così fosse, il dialogo instaurato tra le parti eviterebbe sorprese indesiderate o fraintendimenti. Lo schizzo salvaguarda sia l&#8217;illustratore che l&#8217;editore da eventuali incomprensioni evitando perdite di tempo inutili a entrambi.</p>
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	<item>
		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://www.lefiguredeilibri.com/index.php/2008/04/29/lo-storyboard-domande-e-risposte/comment-page-1/#comment-244</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2008 13:05:15 +0000</pubDate>
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		<description>Visto che tanto si parla di alpinismo e arrampicata, mi sento chiamato in causa.
Ma la prima cosa che mi è necessario affermare, con tutta la forza che lo spazio generosamente messo a disposizione da Anna consente, è che, diversamente da quanto Andrea scrive sopra e Giovanna ribadisce, non sono affatto convinto che l&#039;illustratore sia al servizio del testo, né che, d&#039;altra parte, il testo sia al servizio dell&#039;illustratore. 
Tutte le professionalità impegnate in un progetto editoriale sono al servizio del libro che, come noto, non è pari alla semplice somma di testo e illustrazione.
Tornando all&#039;arrampicata:
Se un arrampicatore da 6c (difficile), desiderando arrivare al 7c (difficilissimo)  decidesse di affrontare subito la Via del Pesce in Marmolada o la Barmasse al Cervino , sarebbe un pazzo e metterebbe a repentaglio la sicurezza propria, di chi arrampica con lui, ed eventualmente dei volontari del soccorso alpino.
Lo spazio per gli esperimenti, nell&#039;arrampicata, è la palestra o la falesia, dove ci si può cimentare con la difficoltà in tutta sicurezza senza far correre a sé e ad altri rischi inutili.
Anche l&#039;illustratore deve trovare un proprio spazio per mettere alla prova le proprie capacità in ambiti tecnici o creativi che gli sono ostici, al fine di acquisire nuove competenze tecniche e capacità interpretative. Ma se partecipa a un progetto editoriale, tutte la altre professionalità coinvolte si aspettano da lui, legittimamente, serietà e preparazione all&#039;altezza della prova.
Quindi, la professionalità dell&#039;illustratore sta anche nel saper rinunciare a un progetto editoriale per il quale non è ancora maturo. Questo non significa che non ne possa affrontare altri con soddisfazione di tutti. O che non possa, dopo il necessario &quot;allenamento&quot;, affrontare quello che fino a ieri immaginava di non saper fare.
La sperimentazione di modi e tecniche nuove è senza dubbio fondamentale per la crescita dell&#039;illustratore. Ma nessun illustratore si dovrebbe permettere esperimenti in un progetto complesso, come un libro, se non con l&#039;espressa autorizzazione di chi altri vi è coinvolto. È semplicemente una questione di onestà e di chiarezza.
Quindi, per chiosare Andrea:  &quot;Se un testo non ti è familiare, rendilo tale! O quantomeno provaci&quot;, ma possibilmente senza far pagare ad altri il prezzo dei tuoi esperimenti.
D&#039;altra parte, immaginate il caso contrario (assai meno remoto di sembri, almeno nella mia esperienza): andate da un editore e gli proponete una bellissima serie di illustrazioni alla quale mancano le parole. Sareste d&#039;accordo se l&#039;editore decidesse di assegnare la creazione del relativo testo a un autore, magari anche bravissimo, ma al quale quelle illustrazioni non dicono proprio niente?
Anche l&#039;autore lavora di fantasia. E anche la sua fantasia non ha limiti. 
Ma io, come lo scrivano Bartleby, &quot;preferirei di no&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che tanto si parla di alpinismo e arrampicata, mi sento chiamato in causa.<br />
Ma la prima cosa che mi è necessario affermare, con tutta la forza che lo spazio generosamente messo a disposizione da Anna consente, è che, diversamente da quanto Andrea scrive sopra e Giovanna ribadisce, non sono affatto convinto che l&#8217;illustratore sia al servizio del testo, né che, d&#8217;altra parte, il testo sia al servizio dell&#8217;illustratore.<br />
Tutte le professionalità impegnate in un progetto editoriale sono al servizio del libro che, come noto, non è pari alla semplice somma di testo e illustrazione.<br />
Tornando all&#8217;arrampicata:<br />
Se un arrampicatore da 6c (difficile), desiderando arrivare al 7c (difficilissimo)  decidesse di affrontare subito la Via del Pesce in Marmolada o la Barmasse al Cervino , sarebbe un pazzo e metterebbe a repentaglio la sicurezza propria, di chi arrampica con lui, ed eventualmente dei volontari del soccorso alpino.<br />
Lo spazio per gli esperimenti, nell&#8217;arrampicata, è la palestra o la falesia, dove ci si può cimentare con la difficoltà in tutta sicurezza senza far correre a sé e ad altri rischi inutili.<br />
Anche l&#8217;illustratore deve trovare un proprio spazio per mettere alla prova le proprie capacità in ambiti tecnici o creativi che gli sono ostici, al fine di acquisire nuove competenze tecniche e capacità interpretative. Ma se partecipa a un progetto editoriale, tutte la altre professionalità coinvolte si aspettano da lui, legittimamente, serietà e preparazione all&#8217;altezza della prova.<br />
Quindi, la professionalità dell&#8217;illustratore sta anche nel saper rinunciare a un progetto editoriale per il quale non è ancora maturo. Questo non significa che non ne possa affrontare altri con soddisfazione di tutti. O che non possa, dopo il necessario &#8220;allenamento&#8221;, affrontare quello che fino a ieri immaginava di non saper fare.<br />
La sperimentazione di modi e tecniche nuove è senza dubbio fondamentale per la crescita dell&#8217;illustratore. Ma nessun illustratore si dovrebbe permettere esperimenti in un progetto complesso, come un libro, se non con l&#8217;espressa autorizzazione di chi altri vi è coinvolto. È semplicemente una questione di onestà e di chiarezza.<br />
Quindi, per chiosare Andrea:  &#8220;Se un testo non ti è familiare, rendilo tale! O quantomeno provaci&#8221;, ma possibilmente senza far pagare ad altri il prezzo dei tuoi esperimenti.<br />
D&#8217;altra parte, immaginate il caso contrario (assai meno remoto di sembri, almeno nella mia esperienza): andate da un editore e gli proponete una bellissima serie di illustrazioni alla quale mancano le parole. Sareste d&#8217;accordo se l&#8217;editore decidesse di assegnare la creazione del relativo testo a un autore, magari anche bravissimo, ma al quale quelle illustrazioni non dicono proprio niente?<br />
Anche l&#8217;autore lavora di fantasia. E anche la sua fantasia non ha limiti.<br />
Ma io, come lo scrivano Bartleby, &#8220;preferirei di no&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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